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Flash Recaps #24 | NCIS: Los Angeles, Castle, Nashville, The Musketeers, New Girl!

NCIS: Los Angeles | 6×14 – Black Wind  By Claw

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Questo episodio di NCISLA non mi ha entusiasmato poi tanto. Lo devo dire.
Forse perché mi aspettavo qualcos’altro, forse perché l’ho guardato in un momento no tuttavia le uniche parti che mi hanno davvero entusiasmata son state quelle finali, a caso risolto. La squadra questa settimana si ritrova a dover sventare una possibile minaccia bioterroristica che potrebbe mettere a rischio la sicurezza del paese. Callen e Sam vengono così mandati in Messico, sotto copertura a tentare di comprendere cosa ci sia sotto mentre Kensi e Deeks seguono la pista della famiglia dell’uomo che ha dato inizio all’intero caso, ritrovato più morto che vivo e affidato alle cure dell’ospedale. Le due coppie di agenti danno vita a situazione divertenti, come di consueto, miscelate con la giusta dose di azione che le contraddistingue ma stavolta non son rimasta con l’ansia ne mi son ritrovata coinvolta nelle vicende che hanno visto il team avventurarsi oltre il confine. L’apice delle scene, il meglio per così dire lo si trova nel finale, nella figura del povero padre che per aiutare un indagine rischia di finire in carcere e della famiglia di quel poveretto infettato dall’antrace che si strugge per quello che sta succedendo.
Quando ho visto quel bambino urlare contro Deeks, preoccupato, contrariato, confuso, che lui credeva fossero i buoni e che quello che stava succedendo non era ciò che gli avevano promesso mi son veramente sentita dispiaciuta, sia per il team che per quella famiglia. Lo sguardo negli occhi del gruppo e anche l’atmosfera successiva a quella loro personale “sconfitta” ha risollevato un po’ l’episodio che senza i siparietti comici come quello del cactus o di Sam e Callen a vendere hamburger sarebbe passato totalmente inosservato. Alla fine è Granger a salvare la situazione e riuscire a far rilasciare l’uomo, unico sostegno rimasto per la famiglia di suo figlio, meritandosi anche lo splendido abbraccio di Deeks, forse il più coinvolto nella vicenda. Splendido anche il discorso di Hetty, che vorrei vedere in più scene possibili, sulla leggenda del cactus e gli sguardi che Kensi e Deeks si son lanciati, quando diavolo esploreremo decentemente lo sviluppo nel loro rapporto? MISTERO.
Mi aspetto sinceramente di più dall’episodio della prossima settimana e da quello successivo ancora, noi ci risentiamo presto!

Castle | 7×14 – Resurrection By WalkeRita

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Ve l’avevo detto o sbaglio? Secondo me Castle è una serie tv che, in qualsiasi genere spazi, sarà sempre sottovalutata perché ho come la sensazione che non sarà mai considerata abbastanza: non abbastanza divertente, non abbastanza romantica, non abbastanza intrigante. Ma per quanto mi riguarda, non cambierò mai idea: quando la storia diventa più seria, quando le sfumature si colorano di tonalità più oscure, quando si comincia a giocare in acque più pericolose, Castle non ha rivali e gli episodi divisi in due parti che puntualmente arrivano a metà stagione sono la testimonianza più evidente di un livello qualitativo a mio parere innegabilmente elevato. A un primo stadio di analisi, vi parlo brevemente di una storia che riusciva a trasmettere una crescente sensazione d’ansia per un pericolo che sentivamo terribilmente imminente ma che non sapevamo quando e soprattutto chi avrebbe colpito. In un caso che pensavano fosse soltanto uno dei tanti, Beckett e la sua squadra si ritrovano faccia a faccia con un nemico che ogni volta diventa sempre più evanescente, come un fantasma che non riescono mai a fermare del tutto e che continua a reinventarsi mantenendosi sempre un passo avanti a loro. Il triplice omicida, 3XK, sembra essere tornato a tutti gli effetti e questa volta senza indovinelli o inganni, senza neanche cercare di nascondersi, semplicemente a viso aperto perché secondo lui si tratta soltanto di questo, di un viso che ha preso in prestito e che indossa come una maschera. Senza prove o campioni di dna a disposizione, Beckett e Castle (reintegrato eccezionalmente) sono nuovamente di fronte a Jerry Tyson e ancora una volta non possono fermarlo perché agli occhi della legge, delle prove scientifiche e della società, quell’uomo non è Tyson ma soltanto qualcuno che ne indossa il volto. In un gioco di equivoci voluti e di scambi d’identità, ragazze bionde dagli occhi chiari (il tipo di vittima prediletto dal triplice omicida) sembrano essere prodotte in serie e a capo di questa macabra fabbrica vi è la clinica in cui lavora la dott.ssa Kelly Nieman, “discepolo” di Jerry Tyson. Gelida, imperscrutabile, geniale e sicura di sé, la Nieman diventa la nemesi di Kate Beckett, con cui dà vita a duelli di sguardi in cui diventa quasi facile riuscirne a leggere i messaggi nascosti. Tra flashback illuminanti e necessari per collegare gli elementi di una storyline che viene snocciolata con parsimonia fin dalla terza stagione, Beckett, Castle e il resto della squadra cercano disperatamente ogni piccolo spiraglio disponibile, ogni minima crepa nell’architettura perfetta delle bugie e dei piani di Tyson per riuscire finalmente a incastrarlo ma ogni tentativo viene infine vanificato senza neanche troppi sforzi. E in un finale che raggiunge il culmine dell’ansia accumulata durante l’episodio, proprio come le era stato promesso tramite le note e le parole di una canzone, Kate Beckett subisce la prima vera mossa del triplice omicida e della sua partner, svelando così soltanto l’inizio di quello che evidentemente era un piano a lungo termine, pensato nei minimi dettagli a partire dalla sua ultima apparizione. Meravigliosamente precisa e profonda è la caratterizzazione dei personaggi, a partire dai secondari come Lanie che finalmente ottiene un minimo di spazio in più riuscendo a riconoscere prima di tutti il lavoro della dott.ssa Nieman, fino ad arrivare ai contrasti quasi paralleli tra Castle e Tyson da una parte e Beckett e Nieman dall’altra. Menzione speciale per quanto mi riguarda la merita Annie Wersching, una delle migliori guest star mai viste in Castle. E adesso, mi dicono dalla regia, che dobbiamo aspettare una settimana per la seconda parte dell’episodio, io spero che siano soltanto voci di corridoio!

Nashville | 3×12 – I’ve got reason to hat you by The Lady and The Band

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Basta. È ora che lo ammetta: Hayden Panettiere è meravigliosa! Riesce con facilità disarmante a vestire tutte le sfumature emozionali: dalla donna incinta ormonale buffa alla donna artista terrorizzata che la sua vita possa cambiare in peggio. Per ovvie ragioni, ha ultimamente meno spazio ma la cosa non mi dispiace: il suo personaggio aveva bisogno di un po’ di normalità.
Il tema dell’episodio è stato fondamentalmente descritto dalla canzone finale che Reyna James ha condiviso con le figlie: è la vita con i suoi alti e bassi, con le sue gioie e le sue tragedie.
La storyline di Deacon e la sorella si è risolta in un nulla di fatto: me l’aspettavo, sarebbe stato tutto troppo bello e troppo semplice e per niente Nashville. Beverly si è comportata esattamente come mi aspettavo che facesse anche se anche io come Scarlett, per un po’ avevo sperato in un esito diverso. Parlando di Scarlett, la ragazza ha seriamente bisogno di un sostegno che spero non le arrivi (ma mi sa tanto di sì, i bei dottorini delle serie tv non arrivano senza secondi fini) dal medico ma da qualcun altro (qualcuno ha detto Gunnar?Quei due mi mancano un sacco).
Nel frattempo, mr Scott riprende le fila del rapporto col nipote: com’è logico, i nonni hanno raccontato al ragazzino solo le cose brutte del padre e il bambino – giustamente – va in crisi. È dura crescere convinti di non avere altra scelta che trasformarsi nel proprio genitore quando questi è un cattivo soggetto. Il little brother che risiede in Gunnar, però, riesce a fargli vedere i lati positivi di Jason e soprattutto fa notare al nipote che a lui non succederà mai nulla del genere perché non è solo. La domanda nasce però spontanea, da che è fuggita, è la prima volta che nominano Keyle: non è molto normale, comunque, era pur sempre la madre.
Interessanti le storyline secondarie: Sadie e i postumi delle violenze e, soprattutto, i nuovi casini in cui si è ficcato (e coinvolgerà presto innocenti) mr Mayor. Avrebbe dovuto aspettarsi che il Verme Viscido avrebbe prima o poi usato il suo rencontre con la escort per ricattarlo, mi scoccia solo che a farne le spese siano due povere ragazzine. La storyline è bella fresca e non dubito che Reyna gli darà filo da torcere. Adoro Reyna James versione leonessa!
Alla prossima settimana!

New Girl | 4×15 – The Crawl by Ale

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È vero che peggio dello scorso episodio non si poteva fare, ma devo dire che con questo New Girl non solo si riprende, ma lo fa anche abbastanza con stile. Torniamo alla struttura corale, che tanto mi piace e con cui lo show riesce sempre decisamente meglio che spezzettando le vicende in più storyline parallele. Sullo sfondo c’è, ovviamente, la prossima “festività” sul calendario, San Valentino, e tutti nel loft hanno i loro programmi: Winston dovrà essere reperibile per lavoro, Jess ha prenotato una cenetta romantica con Ryan in un “fancy restaurant”, Schmidt parteciperà a un evento pubblico con la sua nuova accompagnatrice (il ritorno di Fawn, che come immaginavo si è rifatta viva presto) e Coach…beh, per lui va bene tutto purché possa approfittare della serata più romantica dell’anno per abbordare qualche ragazza solitaria in un bar. Ma l’idea vincente è quella di Nick, la maratona da un pub all’altro (il “bar crawl” del titolo) in una sera, e anche se la cosa è da matti nessuno se la sente di lasciarlo da solo vista la sua recente rottura con Kai. Quindi, al grido di “the crawl is for all”, la gang si butta in questa pazza avventura, raccattando nuovi acquisti lungo la strada, fino a quel fiume umano che vediamo sfilare sotto il loft in direzione sesto e ultimo pub.
Devo dire di essere soddisfatta dalla gestione uniforme dell’intera vicenda, in cui hanno trovato uguale spazio tutti i protagonisti, gag e risate, momenti più intimi e perfino la richiesta con la R maiuscola: Ryan chiede a Jess di andare a vivere con lui. Questa è la fine di New Girl, iniziato proprio con l’arrivo di Jess nel loft e destinato a chiudersi con la sua partenza? Ovviamente no, perché la ragazza prima svincola goffamente la domanda, poi una volta decisasi (anche grazie a CeCe e all’anonima occupante di un bagno del pub) subentra il destino nella forma di un’offerta che non si può rifiutare: Ryan, che aveva lasciato il posto alla scuola di Jess per poter stare con lei e stava faticando a trovarne un altro, viene richiesto in Patria come Preside della prestigiosa Wellington Prep. Non è una sorpresa, Julian Morris aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo episodio nello show, ma il modo in cui i due si lasciano, con lei che ostenta ottimismo e lui che la guarda con occhi cucciolosi è stato lo stesso di una tenerezza disarmante.
Il destino interviene anche nel percorso di Coach, che incontra la stessa ragazza in tutti i pub in cui vanno e alla fine, parlandole, scopre di avere molto in comune con lei. Anche in questo caso a un primo rifiuto (perché una cosa seria non era quello che stava cercando) segue una presa di consapevolezza, e il ragazzo corre a scusarsi. May, interpretata da Meaghan Rath, è un bell’osso duro, fa subito capire di pretende impegno da Coach (dargli la mail anziché il numero? Genio!) e questo non può che farmela piacere da morire in coppia con questo personaggio che finora non abbiamo mai visto impegnarsi in relazioni serie. E, chissà, potrebbe anche essere la base per la partenza di Damon Wayans Jr., che come sappiamo lascerà di nuovo lo show entro la fine di questa stagione.
E poi, ultimo ma non ultimo, il momento Schmidt-CeCe, che sono la cosa più dolce del mondo, con lui che esce con Fawn ma si vede lontano un chilometro che le vuole ancora un gran bene (cioè, reggerle i capelli mentre dà di stomaco è un ENORME segno d’amore, fact!) e lei che, cominciamo a intravederlo, non l’ha ancora dimenticato. Che diavolo aspettate a tornare insieme??
A far rinsavire Coach, a fare la voce della coscienza per CeCe, “guida spirituale” del gruppo nonché “black Mary Poppins” è l’immenso Winston, che torna a occupare quel posto apparentemente marginale ma in realtà estremamente importante di “smuovi-pedine”, dando un consiglio, un appoggio e, se necessario, una sberla d’incoraggiamento ai suoi amici. Un mito!
Sono decisamente soddisfatta da questo “The Crawl”, esempio perfetto del fatto che se un episodio ha una struttura soldia le risate si possono calibrare perfettamente con vari momenti di riflessione e approfondimento dei personaggi, riuscendo comunque a confezionare un prodotto degno.
Menzione speciale a Schmidt che fa freestyling, a Nick che alza i calici al grido di “U-S-A! U-S-A! And also where you’re from…” (riferito a Ryan) e ai female condoms di Winston di cui magari un giorno capirò l’utilizzo.
Alla prossima, e per rimanere sempre aggiornati sullo show non scordate di passare dai nostri amici di New Girl (Italia)

THE MUSKETEERS | 2×05 – The Return By Eilidh

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Dopo Aramis, è il turno di Athos di essere il protagonista assoluto. Lontano dal palazzo, da Rochefort e dalle sue macchinazioni, e lontano da Milady (anche se la sua presenza è sempre nell’aria), i moschettieri fanno un tuffo nel passato di Athos. Era già successo nella scorsa stagione, ma stavolta, il ritorno alla vita di Athos prima che entrasse nei moschettieri segna un addio definitivo a tutto ciò che rappresentava.
Tutto ruota sul suo rifiuto verso la sua terra e il suo titolo, abbandonati dopo il tradimento della moglie. Quando l’eredità della sua famiglia, viene messa in pericolo, Athos deve fare nuovamente i conti con la sua vita precedente, e riesce a trovare finalmente pace con una parte di essa. E’ sempre stato una figura eroica, tragica, un uomo tormentato da un enorme dolore di cui non riuscirà mai a liberarsi completamente, da un amore che lo ha condannato per tutta la sua vita a sentirsi legato a una donna che non potrà ma dargli la felicità. Nella serie anche Aramis e D’Artagnan sono innamorati di donne che non possono avere; anzi, Aramis deve starle lontano per la sua stessa sicurezza e quella di lei, ma Athos ha sempre attorno a sé quell’aura tormentata che gli altri non hanno e la donna che ama è pericolosa, ma lui non riesce a separarla dall’immagine della moglie che lo aveva reso tanto felice. Anche quando Catherine gli fa quella fatidica domanda (“Avresti preferito me a lei?”) la risposta è sempre la stessa, perché rimane fedele ai suoi sentimenti per Milady, nonostante tutto. Ma, anche se non riesce (forse non ci riuscirà mai) a liberarsi di quest’amore, riesce a rimettere ordine nella sua vecchia tenuta, spinge i contadini a combattere per i propri diritti, dà loro la possibilità di governarsi da soli, senza nessuno che li controlli. Dà loro una libertà assoluta, perché sa che potranno fare per quelle terre più di quanto farà mai lui, che ormai ha scelto una strada diversa.
Gli altri moschettieri appaiono poco, sono più un contorno: lo sostengono, come sempre fanno, ma è lui il centro della vicenda, e riesce a reggere questa responsabilità. L’unica vicenda che ha una certa importanza e che viene nominata è quella di Treville e Porthos, che ormai sta diventando impaziente di sapere la verità su suo padre.
I moschettieri portano avanti l’episodio da soli, senza gli altri personaggi principali, e riescono a farlo bene; anzi, un nuovo nemico di Milady è ora entrato in scena: Catherine, la ex cognata/fidanzata di Athos, piena di rancore verso entrambi. Milady si è ben protetta, diventando l’amante del re, ma i suoi nemici stanno aumentando, rendendo la storia sempre più intrigante.

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