Fear the Walking Dead | Il boss svela molti dettagli sull’atteso spinoff

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Lo showrunner Dave Erickson ha dichiarato a THR che la serie – “è una storia parallela piuttosto che un prequel” – non rivelerà ancora la causa dell’apocalisse zombie e ha risposto ad alcune scottanti domande del drama estivo.

AMC sembra essere cora piuttosto confusa su Fear the Walking Dead.

Il drama, descritto come “serie compagna” del drama di successo di AMC, darà alla rete via cavo – che ha appena visto la conclusione di Mad Men – uno zombie drama in ogni quarto dell’anno. È comunque un rischio creativo visto che Robert Kirkman vuole raccontare una nuova storia (questa ambientata a Los Angeles) che mostri i primi giorni dell’epidemia – ma non mostrando la causa – che ha cambiato il mondo.

Fear the Walking Dead inizia con lo scoppio di una nuova influenza e racconta di una famiglia – interpretata da Cliff Curtis, Kim Dickens, Frank Dillane e Alycia Debnam Carey – che cerca di sopravvivere e rimanere insieme tra il terrore di morire e drammi familiari.

Qui, lo showrunner Dave Erickson (Sons of Anarchy) – che ha incontrato Kirkman anni fa mentre lavorava con il creatore di The Walking Dead per un poco conosciuto show televisivo, Five Years – ha raccontato tra le altre cose a The Hollywood Reporter il perché Fear the Walking Dead non sia un prequel, delle voci del ritorno di Jenner e se qualcuna delle star – passate o presenti – della serie madre faranno un crossover.

AMC ha dichiarato che Fear the Walking Dead non è compleatamente un prequel. Quindi, di cosa si tratta?

Stiamo vagamente coprendo il periodo di tempo in cui Rick (Andrew Lincoln), di The Walking Dead, era in coma nella Stagione 1. Così potremo vedere le cose che lui si è perso. È più una storia parallela che un prequel; immagina l’apertura, quando Rick viene ferito e va in coma – quel giorno probabilmente era molto vicino a uno dei nostri. Stiamo mettendo in scena l’idea di quelo che stava succedendo nel paese e nel mondo fino a quando lui non si sveglia, esce dall’ospedale e trova l’apocalisse. Ed è per questo che la rete ha usato la frase “serie compagna” per descriverla. Non è un prequel come nel caso di Better Call Saul, in cui si torna indietro a sei, sette anni. È legato molto al pilot dell’originale. “Prequel” non è la parola giusta; è una sorta di ibrido. Vorrei avere una parola migliore, ma purtroppo non c’è.

Kirkman ha detto che l’origine dell’epidemia è qualcosa che non rivelerà nei fumetti o nella serie madre. Si scoprirà qualcosa in questa serie?

Avevo un paio di elementi sulla causa ma Robert non ha voluto che li inserissimo. Per lui, non si è mai trattato di mostrare la causa, ma più che altro voleva mostrare l’impatto che ha avuto sulle persone. Robert ha sempre detto – e questo è quello che abbiamo cercato di fare per Fear: I tuoi genitori divorziano o ci sono zombie. Non vieni invitato al ballo di fine anno, o ci sono zombie. Perché iniziamo da un po’ prima dello scoppio dell’epidemia e questo ci dà l’opportunità di mettere le basi della famiglia e dei loro problemi. Abbiamo questa famiglia disfunzionale e tutti i problemi che affrontano e che avrebbero affrontato se non ci fosse stata l’apocalisse, questi sono i problemi che stiamo esplorando. La narrativa principale riguarda i conflitti interni della dinamica famigliare e quelle cose sono aggravate dall’arrivo dell’epidemia.

Stiamo anche cercando di mostrare cosa è stato percepito prima dal punto di vista civico, come rivolte e poi ci siamo ritrovati in qualcosa di totalmente innaturale. Si tratta di una famiglia: Travis (Curtis) si è appena trasferito con la nuova fidanzata Madison (Dickens) dopo che si sono sposati. Lei ha due figli, uno dei quali ha dei problemi. Travis ha una ex moglie e un figlio sempre incavolato. Stiamo parlando di due persone che, quando la storia comincia, tutto quello che vogliono è unire le loro famiglie sotto un solo tetto. L’ironia per noi è che l’unica cosa che aiuta la loro causa è la fine del mondo. Quello che mi sembra intrigante è prendere questi problemi, che credo facciano un bel drama, e metterli insieme in un’immagine più grande e vedere come vanno avanti. Tutti questi problemi che abbiamo stabilito, queste sono le cose che nella mia testa avranno dei frutti nella Stagione 3, 4,5 e 6. Forgia un’interessante introduzione in questo mondo. È molto più a riguardo gli “squali” che non vedi nella stagione 1. Ovviamente ci saranno diverse storie – e sicuramente ci sono zombie – ma si tratta di persone che cercando di capire cosa diavolo sta succedendo e che non riescono totalmente a capire che sia l’inizio dell’apocalisse zombie. Andremo a fondo di questo processo, vedendo il collega o l’amico con cui bevevi il caffè il giorno prima che ora cerca di ucciderti. E il tuo primo pensiero sarà, “Sono malati, sta succedendo qualcosa.” Ci vuole del tempo prima che tutti capiscano quello che sta succedendo davvero.

C’è un riferimento nello script del pilot di Fear alla Dottoressa Candace Jenner – ovvero il Soggetto 19 ai test del serie madre. C’è una possibilità che Claire Bronson possa ritornare? Edwin Jenner (interpretato da Noah Emmerich) – l’uomo che ha detto a Rick che tutti sono già infetti – possa apparire? Kirkman ha detto che l’episodio al CDC (Centro Controllo Malattie) della Stagione 1 sia uno dei suoi più grandi rimpianti.

Non dirò che non ci andremo mai, ma come è stato scritto originariamente, questo doveva essere una sorta di connessione per I fan. Robert ha detto molto precisamente che lui vorrebbe evitare la prospettiva del CDC e della FEMA (Agenzia federale per il controllo delle emergenze). È qualcosa con cui sono d’accordo; non racconteremo mai la storia dal punto di vista burocratico, poilitico o generale. Ma partiremo sempre dalla base, dalle persone. C’è qualcosa di veramente travolgente e bello nelle persone, nei vicini che cercano di capire l’apocalisse. È qualcosa di veramente spaventoso.

Ci sarà l’opportunità di vedere alcuni personaggi della serie madre, magari alcuni che non ci sono più ora? Per molti fan, perdere Andrea è stato un cambiamento immenso.

Non ci avevo mai pensato. Diverse domande come questa mi sono state già poste, e non ci sono piani al momento. Credo che logisticamente, sarebbe molto difficile. Non ci sono piani per crossover. Non ho mai considerato di vederlo in questo modo; quello show è andato avanti di cinque anni dallo scoppio dell’epidemia, mentre noi siamo ai momenti di partenza. Non ci sono piani per il momento, ma dico questo: Viviamo nella stessa mitologia. Stiamo raccontando due parti della stessa storia di questo mondo che Robert ha creato. Dal punto di vista del racconto della storia, mi piace l’idea della fusione delle storie; mi piace l’idea delle cose che si uniscono. Se questo dovesse mai succedere, non sarebbe prima di molte stagioni, e non ci sono piani attualmente. Ma credo che ci sia qualcosa di interessante in tutto questo.

In che stato si trova Los Angeles quando la stagione inizia e come può essere paragonata alla condizione dei primi sei episodi della Stagione 1 della serie madre?

Lo scopo era di tracciare vagamente il periodo di quattro-cinque settimane in cui Rick era in coma. Quando lui si sveglia e va fuori, è fatta; il mondo è arrivato alla fine. Noi non siamo a questo punto. Abbiamo un mezzo con cui tenere i nostri personaggi – la nostra famiglia principalmente – in qualche modo ignorate di quello che sta succedendo. Ora, la nostra L.A. sembra più l’East Side. È operaia, è più vicina al centro. Non mostreremo luoghi particolari. Credo che ci siano molte più opportunità di farlo più avanti nella stagione. Lo scopo era quello di mostrare una versione vibrante e segnata della città. Ogni volta che mostri una parte della città, è il momento in cui il pubblico realizza che ci sono migliaia di persone là, e tutte stanno per affrontare qualcosa di terribile e molti di loro moriranno. Non direi che finiremo la stagione nello stesso momento in cui Rick si sveglia, ma direi che vagamente si tratta di quel frangente di tempo. Le cose saranno messe molto male alla fine della Stagione 1.

Una delle cose migliore della serie madre è che esplora l’umanità e chi siamo davvero. Secondo te quale potrebbe essere il tema centrale di Fear?

Per noi, in realtà è una delle ragione per cui Los Angeles è così importante per noi. Si tratta molto dell’identità e del reinventarsi. La cosa bella della California, soprattutto di Los Angeles, è che questo è un posto in cui molte persone – a parte i nativi losangelini – ci vanno per ricostruire, reinventare o seppellire il loro passato. Molti dei nostri personaggi, come scopriremo, hanno affrontato delle cose terribili – storie che cercano di seppellire. Con l’avanzare dell’apocalisse, avranno delle scelte da fare, se rispolverare la loro parte oscura da cui hanno cercato di distanziarsi per cercare di sopravvivere ora. In una famiglia mista, ci sono persone che magari sono già state sposate e che hanno persone le persone amate; sono state sposate e hanno divorziato; e hanno affrontato i loro cambiamenti. Poi, quando tutto diventa più serio, sei costretto a cambiare, aggiustarti e a diventare quello che odiavi. Ci sono delle intersezioni interessanti tra alcune delle tematiche dello show originale, dove ad un certo punto fare la cosa giusta diventa una pessima idea. Inizieremo con alcune relazioni, soprattutto quella tra Travis e Madison – che è bellissima e tutto sembra armonioso e sono davvero innamorati – e li metteremo a dura prova durante tutta la stagione.

The Walking Dead no ha paura ad uccidere i suoi personaggi chiave quando serve alla storia. Qual è l’approccio con Fear? Farete fuori molti personaggi tra i principali, come ha fatto la serie originale?

Non voglio essere troppo specifico in termini di conteggio di cadaveri perché credo che alla fine non creerei qualcuno per ucciderlo solo per lo scopo di crearlo e farlo fuori. Tutti possono essere morsi in qualsiasi momento; può succedere a tutti. Nessuno è al sicuro, ma ho anche degli archi narrativi specifici nella mia testa che probabilmente proteggeranno alcune persone. Ho lavorato in Sons of Anarchy, e alcune volte devi uccidere quelli che ami. Quando uccidi un personaggi principale, devi averlo previsto. Ci sono alcune morti che ho nella mia testa che non credo che arriveranno presto nello show, ma fino a quando non vediamo con tutto si sviluppa, sarà difficile da dire.

Per quanto riguarda la durata, pensi che questo show dovrebbe avere quante stagione? 5, 6, 7?

Direi 5 o 6. Più scaviamo, più scopriamo. Lo show originale ha almeno un altro paio di stagioni grazie al material che Robert ha scritto già nel fumetto, e questo serve come guida. Mi piacciono i finali, e – non ne ho ancora discusso con Robert ma credo che si tratta di più di una domanda tra di noi quando ci siederemo a discuterne e a pensare alla Stagione 2 – in Sons, Kurt Sutter aveva delle idee in testa. Lui sapeva che ci sarebbe stato un certo numero di stagione che gli sembrava adatto. Non ho un numero specifico in mente ora come ora. Credo che però il fardello ad un certo punto, quando per esempio arrivi a 10 anni…sia piuttosto difficoltoso. Ho dei punti chiave, che non vanno avanti moltissimo nel tempo, ma non posso dire nulla perché è una questione di AMC.

Se la Stagione 1 prende la storia di Rick Grimes che si sveglia e vede che il mondo è andato all’inferno, come può essere diverso Fear dall’originale? Diventa più simile all’originale – solo in una città diversa, tipo NCIS e NCIS: Los Angeles?

No, questa è una grande sfida per lo show. Idealmente, quello che voglio fare è trovare un tema portante per ogni stagione e che abbia una sua strutta; è un racconto ogni stagione.

Come si fa con un grande cattivo a stagione – tipo il Governatore (David Morrisey)?

No. Lo scopo per noi – non è che vogliamo trovare per forza una differenza ma lo è, perché funziona perfettamente in The Walking Dead e in Sons. Abbiamo introdotto un nuovo cattivo in ogni stagione e questo è diventato il tema principale. Quello che mi interessa invece è cercare di analizzare internamente il più possibile e creare dinamiche come quella che c’era tra Rick e Shane (Jon Bernthal). Questo è quello che penso sia il problema più interessante e credo che le cose siano più emozionanti. Lo schema che non vogliamo avere è quello di arrivare al nuovo paradiso per poi dipendere da questo. Funziona benissimo nel fumetto – e c’è sempre l’elemento della sopravvivenza – ma abbiamo alcune idee che ci daranno, in termini di location e struttura, un’opportunità di fare un film a stagione. L’idea è quella di renderlo specifico e analizzare internamente il dramma il più possibile. La cosa che vogliamo evitare è quella di essere un’emulazione. Non vogliamo che sia The Walking Dead: L.A. o The Walking Dead: Vancouver, o The Walking Dead: Ovunque la storia ci porti. Abbiamo certe idee per I cattivi ma l’idea è quella di spezzare dall’interno per ricostruire piuttosto che avere un antagonista esterno ogni stagione che arriva e scombina le cose.

Preferiresti avere una stagione da 6 episodi oppure seguire più l’originale e magari avere 13 o 16 episodi?

Immagino che la rete abbia un piano piuttosto specifico. Credo che 13 sia un grande numero; 15, 16, è semplicemente una questione di avere il tempo di sedersi e assicurarci di portare avanti la storia bene e non perché dobbiamo farlo; di essere capaci di costruire qualcosa che è consistente e sfaccettato e emozionante. Credo che sia una scommessa sicura se le cose vanno bene, probabilmente loro vorranno più episodi, ma non sono sicuro di che numero abbiano in mente.

Fear the Walking Dead debutta questa estate. Non è ancora stata annunciate una data. Siete pronti?

 

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