Farewell to… Forever

E’ recente la news che purtroppo Forever, tra i nuovi show ABC di quest’anno, non avrà una seconda stagione. Alcuni membri del nostro staff hanno deciso di salutare quindi la serie a modo loro.
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Quando ti innamori di una serie tv esordiente, di quelle al primo anno di vita, vai inevitabilmente incontro a un probabile rischio, a una di quelle delusioni che fanno male e che ti lasciano l’amaro in bocca più di quanto volessi, sto parlando della cancellazione prematura. È un rischio questo che noi addicted mettiamo in conto ogni anno ma di certo non ci abituiamo mai a perdere una serie tv che per noi stava diventando importante, che poteva essere la promessa di qualcosa di bello, qualcosa che ci avrebbe accompagnati negli anni e sarebbe diventato una costante della nostra quotidianità. Tutti questi progetti però svaniscono in un solo istante, quando il network fa cadere la sua scure su tutte quelle serie tv che non portano abbastanza ascolti aka soldi nelle casse della casa, perché ammettiamolo, per quanto noi ci vediamo qualcosa di più, le serie tv sono, per chi ci investe denaro, soltanto questo, un business. Con Forever io ero fregata fin dall’inizio. Innanzitutto adoro il genere, il crime procedural potremmo chiamarlo, dove ci sono le indagini, i detective, il distretto, i sospettati e tutta l’allegra (più o meno) compagnia. Secondo punto a favore: un cast incredibilmente affascinante, da Ioan Gruffudd a Alana De La Garza, da Judd Hirsch a Joel David Moore, tutti purtroppo troppo bravi nel loro lavoro al punto da farmi innamorare ben presto dei personaggi. Terza condanna ai miei poveri feels: la cosa in più, ciò che rendeva Forever diverso, originale, unico in un genere piuttosto diffuso e la svolta di cui parlo, in questa serie tv, era data proprio dalla storyline principale, dalla vita straordinaria del dott. Henry Morgan, medico legale di un distretto di polizia di New York. Eccessivamente charmant, illegalmente elegante, irrealisticamente composto e di classe nei modi e nei gusti, Henry Morgan aveva una peculiarità nella sua persona: era immortale. Senza aver avuto modo di scoprire come e perché fosse diventato così, Henry viveva ormai da troppo tempo con lo stesso volto, superando storie, anni, eventi e soprattutto lasciandosi dietro inevitabilmente persone, anche le più importanti, che diventavano per lui giorno dopo giorno soltanto un vivido ricordo. Ciò che ho amato di questa serie tv è stato vedere un uomo immortale tornare a vivere per davvero, e non fisicamente dopo una delle sue numerosi morti, ma con il cuore, con la parte più nascosta di sé che non mostrava ormai più a nessuno se non a suo figlio Abe perché aprirsi con qualcuno solo per perderlo inevitabilmente era un dolore che non voleva più sopportare. E invece contro ogni previsione, la detective Jo Martinez entra nella sua vita, in punta di piedi, con un passato a tratti simile al suo e con il suo stesso bisogno di avere una seconda possibilità. Jo quindi entra nel mondo di Henry e a piccoli passi porta con sé anche la sua realtà, le amicizie, i misteri e le storie, praticamente tutto ciò che rendeva vivo Henry come non lo era da tanto tempo. Ed è stato proprio questo l’aspetto che mi stava facendo perdere la testa per questa serie tv: la profondità e la diversità dei personaggi, i rapporti veri e intensi che si sviluppavano sempre di più, la partnership tra Henry & Jo, all’inizio quasi stereotipata ma che lentamente prendeva forma e diventava unica, come quella fiducia e quel legame che li univa. Coinvolta dal mistero, dall’impossibile e da quell’amore per la storia che Henry diffondeva, mi sono appassionata a Forever episodio dopo episodio, in un crescendo che ha toccato il suo apice nel series finale ossia nel momento in cui ho scoperto che l’avevo perso. Forever meritava soltanto una chance, un’altra possibilità per affermare la sua identità, il suo stile, per provare a convincere chi ancora non aveva notato quanto speciale fosse. Con tanta nostalgia quindi per quello che sarebbe potuto essere, dico addio a Forever, a Henry Morgan, alla coraggiosa detective Martinez per cui avevo un occhio di riguardo, all’inarrestabile Abe, all’esilarante Lucas e a tutti coloro che sono riusciti a conquistarmi anche con una sola stagione. LONG LIVE FOREVER!
– Walkerita

Alla fine, è successo. Nonostante tutti i nostri auspici, i nostri scongiuri, le nostre suppliche… “Forever” è stato cancellato dalla abc e noi ci troviamo qui a dovergli dire addio.
Tralasciando tutti gli improperi rivolti all’emittente televisiva, della quale, lo ripeto da anni, non bisogna mai fidarsi, visto che è in grado anche di cancellare di punto in bianco show che hanno buon riscontro di pubblico e di critica e ottengono persino nomination agli Emmy Awards… non ci resta che dare un piccolo e, a mio modesto avviso, giusto tributo a questa serie che ha appassionato tanti di noi.
Permettetemi di dire che “Forever” ha dimostrato già dopo pochi episodi di avere un grandissimo potenziale e nel corso della stagione lo ha confermato sempre più.
Ovvio, era un prodotto nato per intrattenere piacevolmente, ma, per l’appunto, non è che si possa sempre guardare “La Grande Bellezza” (film stupendo), così come non si può sempre e solo leggere Kafka, giusto?
Uno dei piaceri di un telefilm addicted è anche quello di sedersi o sdraiarsi (va bene, siamo seri: divanarsi) per godersi il puro intrattenimento e divertimento, inteso in senso lato, che alcuni degli show amati hanno da offrire.
Questo telefilm si era proposto proprio tale scopo e vi riusciva pienamente.
La storia era accattivante e dotata di quel tocco di mistero che intrigava e incollava allo schermo e anche l’elemento soprannaturale non era eccessivo, tale da, come dire, allinearlo a tutti gli show soprannaturali che circolano sulla televisione americana e far pensare una sorta di “Ah, eccone un altro”.
“Forever”, infatti, aveva mischiato, a mio modo di vedere sapientemente, il giallo alla componente soprannaturale, per creare questo mistero che si dipanava nei secoli di cui nemmeno il protagonista conosceva il più piccolo aspetto.
Ogni episodio era come una sorta di pezzo di un puzzle, che si aggiungeva un tocco alla volta, per andare lentamente a formare l’immagine rappresentativa della verità e noi spettatori seguivamo il protagonista in questa ricerca e scoperta. E questo è uno schema che cattura subito la mia attenzione, poiché le “storie a puzzle”, che comportano la scoperta di un mistero, la risoluzione di esso, sono quelle che mi divertono di più.
L’eccitazione della caccia al tesoro. Chi può resistervi?
E poi c’era lui: il Dott. Henry Morgan. Un apparentemente giovane medico, inglese, affascinante, gentleman e geniale. E, nonostante “giovane, inglese, affascinante, gentleman” siano già caratteristiche sufficienti (come suol dirsi: basta e avanza!) a catturare l’attenzione di chiunque… va bene, in particolare di una certa parte di spettatori… nonostante questo, dicevo, l’accento va posto su “geniale”. Henry Morgan era un genio, con ciò intendendosi un genio totalmente in stile Sherlock Holmes.
Dunque, ecco l’ulteriore tocco “di pregio” della storia. Un protagonista con le stesse capacità di osservazione e deduzione del più grande detective della storia della letteratura, Sherlock Holmes per l’appunto.
L’aspetto interessante e intelligente di questa scelta narrativa, per la caratterizzazione del protagonista, per di più, era che nonostante le caratteristiche lo accomunassero al detective inglese, Henry non era una copiatura di Sherlock Holmes, tale da far pensare a un tentativo di creare una sorta di americanata (l’ennesima?), una specie di nuova versione di Sherlock Holmes, con in più quel tocco di soprannaturale.
Infatti, la scelta intelligente è stata quella di presentare un personaggio in costante evoluzione: ovvero, un uomo in cui, stante la grande e innegabile intelligenza, le capacità sherlockiane non erano innate (come invece è, per l’appunto, nel leggendario detective), bensì apprese e sviluppate nel corso del tempo e per necessità.
Un tempo davvero lungo, perché… già dimenticavo di specificare che Henry Morgan era immortale.
E il punto chiave della questione era che lui non era nato così, né aveva subìto alcuna magica trasformazione tale da renderlo una qualche creatura… come dire… poco raccomandabile (vampiri e via dicendo).
Un giorno del XIX secolo (era nato alla fine del XVIII), il Dott. Morgan era morto, ma invece di restare morto come qualunque altra persona, era scomparso e riapparso in acqua, nudo e nuovamente vivo. E da quel giorno, sino al presente, era stato sempre così. Henry era morto innumerevoli volte, per incidente o per suoi tentativi (diciamo prevalentemente a fini scientifici), e ogni volta era riapparso in acqua, nudo. Una palese allegoria della nascita e quindi una sorta di costante rinascita, per lui, come se potesse avere infinite possibilità. E tuttavia, anche una “maledizione” foriera di solitudine e dolore.
11311755_10206294305064103_1269770197_nQuesta sua nuova e inspiegabile condizione aveva indotto Henry a uno studio della morte e delle sue più svariate cause e dunque delle ferite e dei sintomi di malattie, veleni e via dicendo ed era stato questo costante studio a sviluppare la sua intelligenza e a fornirgli, dunque, le famigerate capacità sherlockiane.
E come se questo non bastasse (e, per quanto mi riguarda, basta e avanza… basta dirmi Sherlock Holmes e sono conquistata), il fatto che fosse immortale permetteva di assistere a flashback che portavano ai più svariati periodi storici, più remoti così come più recenti: il diciannovesimo secolo in Africa, la Seconda Guerra Mondiale e il D-Day, la Londra vittoriana terrorizzata da Jack Lo Squartatore, l’Orient Express a metà del XX secolo, l’omicidio della Black Dahlia… il tutto necessario anche a scoprire il mistero della natura di Henry… e del misterioso altro immortale che a lui si era palesato, addirittura millenario e molto pericoloso.
Ora, onestamente: non aveva tutti gli ingredienti per essere davvero un bell’intrattenimento? Sì, eccome.
Infine, ciliegina sulla torta, l’interprete: Ioan Gruffudd.
Per citare solo alcuni dei suoi ruoli… Per chi lo ricorda, uno dei membri dell’equipaggio in “Titanic”; l’adorabile padrone di dalmata in “La Carica Dei 102”; il giovane ufficiale della marina britannica nell’epoca napoleonica Horatio Hornblower, destinato a grandi onori, in “Hornblower”; il favoloso Lancillotto in “King Arthur” (quanto l’ho amato in questo ruolo! Se penso a Lancillotto vedo irrimediabilmente lui); il perfetto Reed Richards ne “I Fantastici 4” (anche qui, stesso discorso… sembra l’incarnazione di Reed Richards); il misterioso e solitario nobile in “Moonacre – I Segreti Dell’Ultima Luna”; il primo ministro Tony Blair in “W”; l’affascinante milionario con una famiglia estremamente complicata e al centro di svariati segreti e intrighi in “Ringer” (telefilm con Sarah Michelle Gellar, cancellato anch’esso)…
Un attore bravissimo e affascinante, capace di passare senza problemi attraverso qualunque ruolo, drammatico o leggero che sia, sempre con stile… Oh, devo forse specificare? E’ britannico, naturalmente. Henry Morgan sembrava cucito appositamente su di lui, tanto che Ioan stesso, all’indomani della cancellazione dello show, insieme ai ringraziamenti per il supporto ricevuto ha espresso la profonda tristezza per la perdita di questo ruolo che ha definito quello che attendeva “da tutta la vita”.
Insomma, quest’uomo merita tutto il giusto spazio, dateglielo!
Invece, eccoci qui senza più “Forever”. Dannata abc, a volte ti odio con tutta me stessa.
L’unica speranza è che qualche altra emittente mostri interesse e decida di dare a questo show una seconda possibilità, che davvero merita.
Per il momento… Addio, “Forever”. Arrivederci Ioan, spero a presto. Mi mancherete moltissimo entrambi.
– Simo

“My name is Henry Morgan…” Quanto mi mancherà sentire questa frase? TROPPO. Ogni volta che una serie tv che amo viene cancellata, il mio dolore immancabilmente mi fa straparlare. QUESTO dolore, in particolare, non se ne andrà MAI. Forever è stata una delle serie che mi ha coinvolto di più nella stagione appena conclusa. Non ho perso un episodio. Bramavo quello successivo. Mi ha fatta commuovere e ridere a crepapelle, mi ha incantata, mi ha fatta innamorare di se e dei protagonisti. Serie curatissima nei dettagli storici, nei costumi e nelle ricostruzioni, Forever non ha lasciato nulla al caso. Flashback ben bilanciati e mai invadenti ci mostravano la vita pluricentenaria di questo strano e dolcissimo medico legale e studioso della morte, convinto di poter sopravvivere al mondo senza legarsi più a nessuno, ma che in itinere non solo trova una compagna che lentamente si innamora di lui, ma trova anche un apprendista/figlio che cresce nel suo esempio e che lo adora, degli amici, una famiglia allargata che per lui si preoccupa e alla quale manca terribilmente nei rari momenti d’assenza. Henry Morgan è virtualmente immortale, e nei suoi quasi tre secoli di vita ha perso troppo (così crede) per potersi legare serenamente a qualcun altro che non sia il suo ormai anziano figlio Abraham. Oltre a mostrarci il meraviglioso rapporto padre-figlio che lega Henry ad Abe, Forever è stato in grado di delineare, nel corso di questa stupenda e sottovalutatissima prima serie, ogni personaggio che accompagna il protagonista nel suo viaggio alla ri-scoperta di se stesso. Via di mezzo tra un poliziesco e la vecchia saga di Highlander (della quale parlai nel Pilot Addicted e che spesso viene citata sottilmente nella serie), Forever appassiona non solo per i casi che la squadra di Henry deve risolvere, ma soprattutto per le 11258989_10206294305304109_1468864086_nlezioni che questi casi insegnano al pubblico ed ai protagonisti. Persino la storyline che si dipana attraverso gli episodi, di questo antico immortale divenuto evidentemente psicoparico a causa delle inenarrabili torture subite nei secoli e che ha deciso di trasformarsi nello stalker perfetto per tormentare Henry forse alla ricerca di un compagno o forse alla ricerca di una contorta redenzione, è ben fatta e strutturata magistralmente. Adam è la nemesi perfetta, tanto intelligente quanto subdolo, tanto scaltro quanto deviato, è tutto quello che Henry sarebbe potuto diventare nelle sue stesse condizioni, senza affetti a collegarlo al mondo in evoluzione e senza amore. Persino il loro scontro finale, e la successiva risoluzione del problema, sono meravigliosamente equilibrate senza snaturare il protagonista e rispettando il suo percorso. Ho amato ogni momento di questo viaggio in compagnia di Henry Morgan, ogni battuta, ogni storia. Ho amato la Detective Martinez, Jo, il modo in cui pian piano arriva a fidarsi di lui e delle sue intuizioni e a credere, assieme al resto della squadra, a qualsiasi volo pindarico (che comunque si rivela immancabilmente giusto) col quale lui gira attorno al fatto di avere 200 e passa anni di esperienza alle spalle. Ho amato anche il fatto che Jo, seppure fiduciosa, seppure innamorata, non demorda MAI e non si comporti come la classica oca giuliva e lagnosa quando si tratta di venire a patti col fatto che Henry le stia mentendo. Ho amato il fatto che, nonostante ci sia posto per l’amore, venissero mostrate in parallelo le sofferte e romanticissime storie dell’Henry del passato, prima con Abigail e poi con la sua prima moglie che lo aveva rinchiuso in un manicomio. Persino della bella e dolce Abigail ci si innamora, attraverso i ricordi di Henry e di Abraham, nonostante non faccia più parte della loro vita. Ci si innamora della sua tenacia e del suo coraggio, del suo amore per loro, della consapevolezza che quel tempo è passato e non può tornare. E’ difficile parlare del perchè di una cancellazione simile. Sicuramente, la serie non ha ottenuto sufficienti ascolti, e si sa che la ABC non perdona. Di certo, la rete non ha fatto NULLA per pubblicizzarla a dovere, per aiutarla a crescere o per darle almeno una possibilità. Forever non tratta certo un argomento in linea con gli standard odierni. Gli immortali non vanno di moda, a meno che non abbiano zanne e super velocità e bevano sangue umano. I trend del momento sono vampiri, fiabe e super eroi, per chi ama le serie a tema sovrannaturale. Gà questo avrebbe dovuto penalizzare la serie, che però ha raccolto una, seppur piccola, solidissima fanbase. Eppure… eppure la fascia oraria non ha aiutato, e nemmeno la quasi nulla pubblicità che è stata fatta. Insomma: Forever, a quanto pare, era una piccola perla usata per tappare un buco in calendario, e destinata al dimenticatoio. Ed è un peccato quasi capitale. Non possiamo imputare il fallimento nemmeno al cast, che oltre a vantare eccellenze come Ioan Gruffudd (che adoro, che seguo da quando lo vidi per la prima volta interpretare Lancelot in King Arthur e che non solo è un attore eccezionale e un ottimo cantante, ma che è anche un manzo di primissima qualità!) e Judd Hirsch (Che io ho soprannominato affettuosamente “l’Ebreo”, perchè ha fatto quarantasettemila ruoli di personaggi di credo Ebraico in qualsiasi telefilm e film che io ricordi), da spazio anche a talenti “in erba” come il bravissimo Joel David Moore (che ho AMATO in Avatar e che riesce ad essere un caratterista mostruosamente in gamba). Insomma… Sottovalutata dai suoi stessi produttori, Forever avrebbe certamente meritato di più. Non posso comunque dire che il finale non mi abbia soddisfatta. La sconfitta di Adam è la chiusura perfetta del cerchio avviato da questo bad guy inquietantissimo. Di certo, avrei di gran lunga preferito sapere come sarebbe andata avanti la storia tra Jo ed Henry, se lei avrebbe accettato la sua natura di immortale, se Lucas prima o poi l’avrebbe scoperta e come avrebbe reagito…. soffrirò per sempre,consapevole del fatto che non vedremo mai un bacio tra Henry e Martinez, o che Lucas ed Abe, (figli in spirito del Dottore, se non nella carne) non si siederanno mai davanti a una birra a parlare di quanto sia difficile tenere il passo col loro padre putativo, e seguirne l’esempio perfetto. Dal canto mio, fantasticherò su Jo ed Henry che si sposano, che continuano a risolvere casi assieme e che ricercano un modo per rendere lui un uomo mortale, che possa invecchiare con la sua compagna di vita. Voi, intanto, guardate Forever. E’ sicuro che io scaricherò questa serie e me la terrò cara, riguardandola come il piccolo, preioso gioiello che è, e che non meritava un giudizio così severo.
-Ocean

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