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Doctor Who Recensioni

Doctor Who | Recensione 9×11 – Heaven Sent

Questa è stata fin dall’inizio la mia paura più grande. Scrivere di Doctor Who, raccontare le sue storie, vivere i suoi personaggi e viaggiare attraverso il suo spazio e il suo tempo non ha precedenti secondo me perché questa realtà parallela in cui siamo stati attratti in momenti diversi della nostra vita, da tempo ormai non è più una serie tv, o forse non lo è mai davvero stata, ma è diventata qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, una specie di punto di incontro tra il nostro mondo, le nostre idee, i nostri pensieri e le nostre credenze, e un nuovo mondo, sempre migliore, sempre vero, che ci mostra ogni giorno un’altra possibilità, un altro punto di vista, un’altra strada da poter seguire, un altro modo di affrontare, capire e vivere la nostra vita. Capisco quindi solo ora ciò che Doctor Who è sempre stato per me: un ibrido, un momento singolo e irripetibile in cui si incontrano la realtà in cui vivo e quella che sogno e quest’ultima diventa sempre di più una chiave di lettura della mia quotidianità, come un’insegnante che ci pone costantemente le giuste domande per guidarci mano nella mano e permetterci di approdare alle risposte migliori. Ed ecco quindi perché ho da sempre paura di parlarvi di Doctor Who, perché sono consapevole che arriverà un momento in cui questa storia si eleverà a un tale livello da rendermi impossibile trovare le parole adatte per descrivervi ciò che è successo, per raccontarvi qualcosa di immenso in cui tutto è straordinariamente perfetto, in cui ogni frase, ogni parola pronunciata in precedenza ritorna al suo punto di partenza, chiudendosi nel suo traguardo e poi mostrandosi in tutta la sua epicità. Quel momento è arrivato. La storia sembra sul punto di ripetersi ma in realtà è soltanto di fronte al suo nuovo inizio. E nessuna mia parola sarà abbastanza importante per mostrarvi il ritorno a casa di un uomo la cui storia non potrà mai essere raccontata con la giustizia che merita.

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Hybrid. Truth or Consequences. Confession. Fear. Win. Home. Loss. Death. Clara Oswald. The Doctor.

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Il Dottore, sempre e solo il Dottore, non esiste nient’altro adesso, il mondo intero si annulla, siamo lontani anni luce, siamo immersi in qualcosa di così grande da impedirci di vederne i confini, siamo dentro i suoi occhi, dentro la sua testa, di fronte al suo cuore che si spezza istante dopo istante davanti a noi, siamo più vicini al Dottore di quanto lo siamo mai stati prima, e non vediamo altro che lui, soltanto lui, per la prima volta. Il Dottore diventa la nostra chiave di lettura adesso, non possiamo capire completamente ciò che succede, non possiamo fidarci di ciò che vediamo, sentiamo o addirittura pensiamo, non possiamo “toccare” ciò che viviamo minuto per minuto perché è tutto estremamente labile ed evanescente, lo spazio e il tempo perdono del tutto la loro consistenza, come in un sogno in cui le regole della realtà perdono la loro efficacia e il tempo rallenta al punto tale da poter scandire ogni singolo secondo e sentire ogni pensiero, ogni calcolo, ogni emozione, oppure scorre così velocemente da riuscire ad assistere al ripetersi di anni, secoli, millenni, in cui tutto resta esattamente com’è, tranne per un cambiamento impercettibile che cresce giorno dopo giorno, senza far rumore, senza mostrarsi in tutta quella potenza destinata a rivelarsi soltanto alla fine, proprio come ogni piano del Dottore, come ogni volta in cui sceglie di vincere, e mai come questa volta non era certo di volerlo fare.

tumblr_nyjs6ka6Ov1um6r2wo1_250In un percorso dalle sfumature oniriche, confuse, disordinate e criptiche, affrontiamo un viaggio che non abbiamo mai intrapreso prima, un viaggio nella più autentica essenza del Dottore, nella sua mente, nelle sue paure, nei suoi segreti e nelle sue verità ma soprattutto nell’immagine costante dei suoi ricordi, ormai l’unica compagna che gli resta, la sua ultima possibilità di non restare solo. Ma questo viaggio lo viviamo su due livelli, affrontando le due proverbiali facce della stessa medaglia, abbracciando la dicotomia più antica del mondo, quella tra ragione e sentimento, quella che separa ciò che va fatto da ciò che si vorrebbe fare, la sfida che il Dottore è costretto a fronteggiare e le emozioni che custodisce gelosamente dentro di sé e che non riesce a lasciar andare. Da una parte quindi assistiamo, per la prima volta così da vicino, alle indagini del Dottore, alle sue continue domande, alle ipotesi, alle congetture, alle promesse o alle minacce che rivolge a chiunque lo stia osservando, a chiunque lo abbia intrappolato in un castello labirintico messo in moto da meccanismi che assomigliano tanto agli ingranaggi di un orologio, quasi come un crudele scherzo ironico confezionato a sue spese in cui lui, il Signore del Tempo, resta imprigionato con le sue paure più grandi in un posto che non capisce, con misteri che non riesce a risolvere ma soprattutto con un tempo che non può modificare, che non gli appartiene. Passo dopo passo, stanza dopo stanza, il Dottore viene seguito costantemente dalla personificazione di un incubo del suo passato che adesso torna a tormentarlo, a interrogarlo, a metterlo di fronte non solo alle sue paure ma soprattutto alle verità che custodisce, ai segreti che non possono essere rivelati e a quelle confessioni che comunque devono essere fatte per fermare il tempo, per aprire una porta e per fare un passo avanti verso quella soluzione che il Dottore stesso non sembra davvero convinto di voler trovare.

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Eppure lui sceglie di continuare a giocare, portandoci dentro la sua testa, mettendosi in mostra come sempre, testando in un istante tutto ciò che lo circonda e prendendo il controllo su di sé e su chiunque creda di poterlo fermare, di poter porre un freno al suo viaggio, di legarlo a terra e impedirgli di andar via e di liberarsi dalle catene che le sue paure hanno creato. Più va avanti, più i dubbi si trasformano in risposte, e da prigioniero e vittima che era, il Dottore si trasforma e comincia a capire per davvero chiunque si nasconda dietro le quinte del suo teatro, accettando il suo ruolo da protagonista e riuscendo finalmente a vedere il quadro complessivo in cui riconosce la sua vera prigione: un loop circolare che continua a ripetersi, senza sosta, per miliardi di anni, avviandosi con l’arrivo del Dottore e chiudendosi con la sua morte, ogni volta, per poter ricominciare tutto da capo perché quando succede, in ogni sua vita, il Dottore si avvicina sempre di più alla sua via d’uscita, scalfendo in modo impercettibile la sua ultima barriera e liberandosi alla fine da quella trappola … più grande all’interno.

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Dall’altra parte però, c’è quel lato della storia a cui nessuno a parte noi può assistere, l’altra faccia della medaglia, l’altro volto del Dottore, quello che ha pensato in tante, troppe, occasioni di fermarsi, di smettere di cercare una soluzione, una via di fuga, smettere di provare a capire come sopravvivere, come vincere, perché per una volta voleva soltanto perdere, lasciarsi andare e chissà, magari cercare di dimenticare. Per tutta la durata della sua permanenza in quella trappola, il Dottore ha combattuto la sua battaglia più importante e quindi più difficile da affrontare, ha lottato con tutte le sue forze contro quella verità che non voleva accettare, che non poteva fronteggiare perché sarebbe diventata la sua maggior debolezza così come invece, fino a poco tempo prima, era la sua maggior forza. Ancora una volta il Dottore è solo con i suoi ricordi e a quelli si aggrappa per provare a sopravvivere, per fingere che nulla sia cambiato. Lui la vede nella sua testa, sente le sue domande, richiama i suoi vezzi, il suo carattere predominante, il suo voler vivere come il Dottore e soprattutto lui parla con lei come se fosse ancora lì al suo fianco, mentre ascolta e assiste alle sue grandi gesta, a quei piani spettacolari che lui le spiega solo per vederla sorridere.

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“I let Clara Oswald get inside my head, trust me, she doesn’t leave”

E aveva ragione, il Dottore non mentiva quando ha pronunciato quelle parole e soltanto ora possiamo vedere quanto il loro significato fosse letterale. Clara Oswald vive dentro di lui, è un pensiero costante che non lo abbandona mai, che continua a guidarlo nella giusta direzione, che lo spinge a rialzarsi sempre, che lo obbliga a reagire, a vivere perché quella vita lei l’aveva protetta sempre e non gli avrebbe mai permesso di sprecarla, nemmeno per lei. Ma arriva sempre quel momento in cui il dolore prende il sopravvento, ti travolge e spazza via la convinzione di poterci convivere e magari di riuscire ad evitarlo. Di fronte a una delle sue tante paure, di fronte all’ennesima possibilità di non farcela questa volta, il Dottore capisce di non voler andare avanti, di essere stanco di combattere perché alla fine, se anche dovesse vincere questa sfida, continuerà a perdere l’unica battaglia che conta e lo farà ogni giorno in cui lei non ci sarà mentre lui sarà costretto a ricordarla e a lasciare che quel ricordo lo annienti.

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Prima di quel momento, il Dottore aveva caratterizzato la “sua” Clara perfettamente, con le stesse parole che lei gli avrebbe detto, con lo stesso coraggio che avrebbe dimostrato, con la stessa volontà di stargli accanto e aiutarlo a conoscersi meglio ma per tutto quel tempo lei restava in silenzio, gli voltava le spalle, perché immaginarla così era più facile da sopportare ma nel suo istante più buio, nel suo dolore più profondo, il Dottore abbraccia la sua verità, lasciando cadere ogni barriera e ammettendo di aver bisogno di lei, del suo sguardo buono e mai arrendevole, del sua carezza leggera, del suo volto così gentile e di quelle parole che soltanto lei gli avrebbe detto per aiutarlo a rialzarsi ancora una volta, per ricordargli chi davvero lui sia, IL DOTTORE, il SUO Dottore.

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Clara Oswald era la sua umanità, era il motivo per cui lui ancora esisteva, perché lei aveva pregato i Signori del Tempo di concedergli un’altra possibilità, era la persona che lo conosceva meglio di quanto lui conosca se stesso e adesso che non c’è più, Clara è ancora la sua ragione più importante per continuare a lottare e per la seconda volta, Clara ha riportato il Dottore a casa, a Gallifrey.

Probabilmente lo aveva immaginato tante volte, sicuramente aveva ricreato nella sua mente il momento in cui sarebbe tornato a casa, in cui avrebbe rivisto per la prima volta quel posto che ha lasciato, distrutto e poi salvato. Ma la sua gente, i Signori del Tempo che lui aveva riportato indietro, lo hanno ingannato, intrappolato e hanno innescato quel domino che nel suo percorso ha travolto anche Clara, quasi come un danno collaterale, spaventati da una profezia che incombe da sempre sul loro destino e per i cui segreti avrebbero fatto ogni cosa. In questo modo però hanno riportato a Gallifrey qualcosa di ben più pericoloso di una profezia o di un ibrido destinato a conquistare l’intero pianeta ergendosi sulle sue rovine, hanno riportato a casa il Dottore, deluso, arrabbiato, con il cuore spezzato e una promessa da infrangere.

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In un episodio epico per l’intera serie, Steven Moffat lascia la sua firma indelebile nella storia dimostrando quanto Doctor Who gli appartenga; la regia e la fotografia si impongono a mio parere come maestri insuperabili nel loro mondo; la musica assume un’importanza quasi inedita negli ultimi tempi, accompagnando l’intero episodio con toni solenni ma a volte quasi funerei, mentre quell’unico nome che compare nella sigla diventa l’emblema di questa realtà: il Dottore, nella sua totalità, È LA STORIA, non esiste altro all’infuori di lui e il Dottore È PETER CAPALDI, un interprete magistrale che non solo ha segnato uno standard impossibile da raggiungere per chiunque verrà dopo di lui ma ha reso difficile anche solo immaginare che qualcun altro possa adesso o in futuro prendere il suo posto.

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3 comments

Fran
Fran 30 Novembre 2015 at 20:52

Il fatto che il Dottore abbia dovuto rivivere all’infinito il lutto di Clara è un elemento straziante della storia, oltre che dare la giustissima importanza ad una companion che più di tutte ha saputo capirlo e tenergli testa.
Io reputo questa una delle migliori puntate del New Who, se non addirittura la migliore.
Peter Capaldi spiccia casa a tutti gli altri.

Reply
WalkeRita 30 Novembre 2015 at 21:12

Sono totalmente d’accordo! Ho amato notare quanto, nonostante tutto, la presenza di Clara sia stata fondamentale, il suo ricordo era così vivo in lui che è stato ancora una volta il suo motivo per continuare a combattere. E poi Peter Capaldi, mi inchino di fronte a tanta perfezione, questo ruolo è SUO, gli appartiene da sempre!

Reply
Celia
Celia 1 Dicembre 2015 at 12:09

Come sempre un’ottima recensione! Non ho molto da dire sull’episodio se non che Capaldi è stato magnifico e che da qualche parte in una recensione ho letto che l’episodio era un ‘instant classic’ e mi trovo perfettamente d’accordo!

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