Doctor Who – Recensione 12×02: Quando meno te lo aspetti, risorge

Doctor Who Serie TV

Doctor Who Recensione 12×02 – Tornare a raccontarvi “Doctor Who“, qui, dove ho accompagnato al traguardo quella che sarà sempre la “mia” fase della serie, segnata da Steven Moffat, Jenna Coleman e Peter Capaldi, è una sorpresa anche per me, un evento che ormai iniziavo a considerare altamente improbabile. Questo perché purtroppo non avvertivo più, dopo ogni episodio, quella scarica di adrenalina emozionante che ti riempie la mente di pensieri da sviluppare e che ti costringe a condividere ogni riflessione, sensazione e opinione vissuta durante la visione. Almeno fino ad oggi.

Con “Spyfall pt. 2”, “Doctor Who” spunta tutte le caselle giuste, guardando un po’ al passato ma senza emulare, tralasciando anche chiarimenti di cui c’è ancora bisogno ma mettendo radici in una mitologia eterna e nella promessa di una rivelazione che potrebbe potenzialmente scrivere una nuova pagina nelle origini della storia senza, si spera (e questo è un rischio che dobbiamo correre), sovrascrivere ciò che è stato già fatto e detto.

In questo momento, Chris Chibnall sta camminando in bilico su un confine pericolosamente sottile, tra genialità e blasfemia, tra successo e rovina, tra rinnovata fiducia e imperdonabile condanna, ma dopo questo episodio, dopo aver provato nuovamente quel brivido di entusiasmo per aver guardato un episodio di “Doctor Who”, incrocio le dita e spero di non rimpiangere la decisione di seguirlo ancora una volta ovunque voglia condurmi.

Doctor Who Recensione 12×02 – La trama regge

Questo è il primo pensiero che cresceva dentro di me mentre guardavo la seconda parte della première: la trama, per la prima volta nell’epoca di Chibnall, reggeva, nessun calo d’intensità, nessun punto morto, nessuna vera debolezza di sceneggiatura, che a volte ho ritrovato anche nella prima parte di “Spyfall”, guardavo l’episodio e speravo non finisse perché era giusto, perché era elettrizzante, perché era “Doctor Who”.

La conduzione parallela delle due storyline principali, ossia il gioco del gatto e del topo attraverso la Storia messo in atto dal Dottore e dal Maestro e il tentativo dei Companion di intralciare la missione di Barton & del suo esercito di spie aliene, ha occupato e conquistato ogni minuto dell’ora a disposizione dell’episodio e lo ha fatto con attenzione, con risorse, con una scrittura più matura rispetto al passato, non perfetta, questo non ancora, ma solida, costante e con una sua personalità, ciò che più mancava alla stagione d’esordio di Chibnall.

Elementi sci-fi ed eventi storici si compensavano con ordine e fascino, senza esagerazione e senza sufficienza, ma con modesta e contagiosa intensità, in una semplicità classica dello stile Chibnall ma che per la prima volta non è stata anche sinonimo di vuoto e di mancanza di identità.

Le sfumature “black-mirroriane” del folle piano ideato da Barton di “resettare” l’umanità usufruendo esclusivamente delle informazioni di cui è portatrice veicolano in realtà una verità ben più profonda e inquietante che il genio della tecnologia espone onestamente nel suo discorso di presentazione, rivelando effettivamente tutti quei frammenti di privacy e libertà che quotidianamente concediamo al world wide web accettando “termini e condizioni” che non leggiamo e non consideriamo almeno fino al momento in cui inevitabilmente i nostri dispositivi iniziano a ragionare per noi.

Squisitamente “moffattiano” è invece il piano del Dottore per salvare la sua “fam” dal dirottamento aereo messo in moto dal Maestro, un piano attuato in un passato che non aveva ancora vissuto.

Le due strade quindi si incontrano in un finale preciso che rimette tutto a posto, che spiega ciò che serve e che lascia un sapore soddisfacente, che non assaporavo da troppo tempo, il sapore di “Doctor Who”.

Doctor Who Recensione 12×02 – I personaggi storici

La scelta delle figure storiche che accompagnano Thirteen nei suoi “rimbalzi” temporali è probabilmente l’aspetto che più ho amato dell’episodio e ancora una volta, dopo “Rosa”, Chibnall ha dimostrato quanto a suo agio si trovi nella caratterizzazione umana e “drammatica” delle personalità e di quegli eventi che il Dottore non può cambiare ma che vive pienamente e infonde della sua radicata speranza.

Ada Lovelace & Noor Kahn, rispettivamente la prima programmatrice di computer della storia e la prima operatrice di radio inviata come spia in Francia durante l’occupazione in supporto della Resistenza, non soltanto si rivelano meravigliosamente giuste per una serie come “Doctor Who”, in quanto portatrici di momenti storici e ambientazioni che profumano della più autentica essenza dello show, ma diventano anche le perfette compagne di viaggio e alleate del Dottore, due donne che racchiudono e condividono il suo stesso entusiasmo per la conoscenza e per il progresso, la sua stessa caparbietà nel prendere posizione per la giusta causa, la sua stessa apertura mentale in grado di concepire e abbracciare anche l’impossibile perché la loro stessa esistenza, in tempi non troppo distanti dal loro presente, sarebbe stata considerata impossibile.

Ada & Noor diventano immediatamente perfette companion per il Dottore perché semplicemente si fidano di lei: Ada quasi si impone nella missione di Thirteen, non capisce cosa dica la metà del tempo ma vede in lei conoscenze che brama e obiettivi che fino a quel momento ha potuto solo sognare, perché il Dottore è donna come lei ma nessuno le dice cosa può o non può fare. Noor invece è più disillusa, inevitabilmente, quasi nulla la spaventa davvero, una milizia nazista al seguito del Maestro crivella il pavimento della sua stanza con una raffica di colpi e lei non batte ciglio, non abbassa lo sguardo, non si arrende.

Immediatamente complici e simili nonostante un secolo di distanza tra loro, Ada & Noor, nel breve screentime a loro disposizione, brillano in una caratterizzazione che non solo convince ma emoziona, accompagnano il Dottore ma riescono anche a prendere le redini di una situazione assurda e incomprensibile e diventano fondamentali per la riuscita di un piano che esula le loro conoscenze ma non la loro intelligenza. Anche il loro addio è straordinariamente in linea con ciò che entrambe simboleggiano: Noor non oppone resistenza, ci sono fin troppi ricordi che vorrebbe cancellare, ma pone a Thirteen solo una domanda, l’unica che contava, anche se non lo ricorderà, per un solo attimo voleva sapere se l’oscurità avesse vinto e se i suoi sacrifici fossero stati vani;

Ada invece lotta contro l’idea di perdere tutte le sue nuove conoscenze, indietreggia, prova a evitarlo, perché una donna come lei non può tornare indietro da ciò che ha vissuto e saputo. Ma il Dottore deve liberarla dal “peso” dei suoi ricordi ugualmente, perché in fondo non cambierà nulla per Ada e per il destino che è chiamata a compiere.

Doctor Who Recensione 12×02 – Gallifrey Falls

“We see what’s hidden even from yourself, The outcast, abandoned and unknown.”

Per molto tempo ci siamo domandati cosa significasse questa scena, cosa le creature del secondo episodio dell’undicesima stagione riuscissero a vedere nell’animo e nel passato del Dottore che persino lei ignorava, cosa Chibnall volesse che noi aspettassimo. Ma ammettiamolo, la fiducia nella nuova guida di “Doctor Who” era giunta ormai ai minimi storici e a un certo punto abbiamo smesso di credere e di aspettare e abbiamo pensato avesse solo pronunciato parole a caso.

Oggi il timore è diverso, è più profondo, è più terrificante, perché oggi sappiamo che non erano parole a caso le sue e che, seppure con una stagione di distacco, Chris Chibnall non ha mai avuto intenzione di abbandonare quel dettaglio misterioso e non sappiamo se a fine stagione desidereremo che l’avesse fatto. Sì, perché nonostante quell’elettrizzante sensazione di mistero adrenalinico che avverto in seguito a questa inaspettata rinascita della storia, non possiamo negare che adesso Chibnall si trovi esattamente sull’orlo di un precipizio: o compie quel salto che lo consacrerà come parte della mitologia di Gallifrey e dei Signori del Tempo o all’unanimità ignoreremo i suoi scritti come Vangeli Apocrifi qualunque e non pronunceremo mai più il suo nome.

La verità sul “Timeless Childha spinto il Maestro a radere al suolo Gallifrey e chiunque ci vivesse come neanche i Dalek sono stati in grado di fare dopo un Guerra del Tempo, ha minato le fondamenta delle sue certezze, ha assestato un disturbante colpo a un equilibrio mentale e morale già precario e ha infine ricreato il Maestro così come l’abbiamo conosciuto: sociopatico, irato, irraggiungibile.

È evidente che la rivelazione sull’identità e sulla storia di un “timeless child” abbandonato ed esiliato risalga alle origini stesse dei Signori del Tempo e del Dottore, origini che conosciamo ma che presentano certamente ancora zone grigie in cui Chibnall potrebbe essersi inserito, esattamente come Steven Moffat ha fatto in passato, in particolar modo con la creazione del War Doctor o l’inserimento di Clara Oswald nella mitologia classica della serie. La paura sta adesso nella possibilità che Chibnall non riconosca il limite delle sue parole ma soprattutto di quelle altrui, andando così non a occupare le zone grigie ma a riscrivere quelle già definite, mutando inesorabilmente così la storia eterna di “Doctor Who”.

Non si può negare quanto anche solo l’accenno di questa rivelazione abbia dato i brividi e soprattutto abbia permesso a Jodie Whittaker di rapportarsi con un eccezionale Sacha Dhawan e di dare prova infine delle sue indiscutibili ed eccellenti capacità recitative. Il confronto tra il Dottore e il Maestro ha dato vita, anche in questa fase della serie, a un rapporto che esula ogni etichetta etico-morale, a una lotta che non può essere ridotta solo agli opposti primordiali ma che si combatte in realtà tra facce di una stessa medaglia, a un’amicizia che a volte sembra essersi persa irrimediabilmente e a volte sembra ancora lì, alla base di tutto.

È ancora difficile intuire a quale rigenerazione del Maestro stiamo effettivamente assistendo poiché alcun riferimento è stato fatto all’arco narrativo e alla redenzione di Missy né dal Maestro stesso né dal Dottore e per quanto questa decisione possa sfiorare prepotentemente la mancanza di rispetto nei confronti di una delle storie più straordinarie di Moffat, dobbiamo ora mettere in conto la possibilità che la verità sul “timeless child” abbia resettato la redenzione del Maestro oppure dobbiamo solo scoprire che la rigenerazione di Sacha Dhawan non sia effettivamente successiva a quella di Missy.

Doctor Who Recensione 12×02 – Comportarsi da Companion

A modo loro, anche i Companion, che finora – fa male dirlo – sono stati la maggiore debolezza di questa nuova era della serie, hanno lentamente assunto una loro dimensione, ritrovandosi forse per la prima volta a dover agire attivamente senza la supervisione del Dottore, braccati ed esclusi da ogni forma di comunicazione o di tecnologia e soprattutto inconsapevoli delle sorti o dell’identità stessa della persona con cui viaggiano ormai da tempo.

Ciò che personalmente ho sempre recriminato a questi Companion è la loro inerzia, l’incapacità di compiere quel passo avanti nella vita e negli spazi del Dottore, il desiderio di uscire dalla comfort zone e lasciare un segno in una quotidianità che il Dottore ha cambiato ma che spetta a loro adesso vivere in modo diverso, senza apatia, senza arrendersi mai.

Per la prima volta, Yaz, Graham e Ryan hanno agito da Companion, individualmente e come gruppo ma soprattutto come persone che vivono il Dottore per ciò che quel nome significa: speranza, fiducia, resistenza. Tutti loro hanno avuto dubbi e si sono resi conto di tutte quelle domande che non le hanno mai posto ma hanno creduto in lei fino alla fine e hanno affrontato la loro missione in parte come anche lei avrebbe fatto e in parte come le loro risorse dettavano.

Ryan, Graham e Yaz hanno ancora tanta strada da percorrere prima di affermarsi davvero Companion, protagonisti indimenticabili alla stregua del Dottore, ma dopo 12 episodi, il primo passo è stato compiuto. Meglio tardi che mai!

Doctor Who Recensione 12×02 – E adesso?

Spyfall” ha probabilmente dimostrato che non tutto è stato detto e mostrato in questa nuova fase della serie, aprendo possibilità che potrebbero rivelarsi rivoluzionarie per la mitologia dello show, ma al tempo stesso intaccare le radici della storia porta con sé il pericolo di rovinare ciò che è stato creato 57 anni fa e in quel caso Chibnall non avrebbe un posto sicuro in cui nascondersi. Con timore e speranza dunque, saliamo nuovamente a bordo del TARDIS, vediamo dove sceglie di condurci e godiamoci, per il momento, il vero ritorno di “Doctor Who”.

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