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Cotte Telefilmiche Hannibal Rubriche & Esclusive

Cotte Telefilmiche | Will Graham

10363385_1418000515145304_3202114815870075404_nLa nostra nuova rubrica riguardante gli innamoramenti telefilmici diventa ogni settimana più appassionante: questo è già il mio secondo momento, e ve la dico tutta … potrei scriverne tranquillamente almeno altri 50 di pezzi se considero tutte le volte che un personaggio di un certo tipo mi ha fatto battere il cuore, ma tutte le colleghe che parteciperanno con me, hanno più o meno il mio stesso back-ground (amoroso), quindi sarete certamente in buona compagnia.

 

Oggi parliamo di un altro personaggio atipico e socialmente instabile (eh sì, dev’essere il mio sogno segreto): WILL GRAHAM.

 

Will è l’esperto comportamentale che l’FBI ‘utilizza’ per entrare nella mente dei più pericolosi serial killer del paese, essendo padrone di una fortissima empatia verso qualunque comportamento umano. Parliamo di HANNIBAL, show fortemente amato dalla critica, ma non eccessivamente dai telespettatori (e sotto un certo punto di vista potrei pure capirli).

La psicologia mostrata in Hannibal dipinge la maggior parte degli esseri umani come belve assetate di violenza: argomento a cui non tutti si avvicinano con facilità.

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Tornando a Will, cercherò di usare lo stesso metodo con cui ho trattato Sheldon nel pezzo precedente: analizziamo solo quello che vediamo, senza soffermarci sul modo in cui l’attore (in questo caso l’intenso HUGH DANCY) porta in vita il personaggio.

La ragione è semplice: naturalmente il grado con cui un personaggio ci colpisce dipende soprattutto da quello che vediamo, ma mi piace pensare che quello che penso sia l’attore stesso a farmelo pensare … descrivendo quello che il linguaggio del suo corpo in quel personaggio mi sta dicendo: spero di essermi spiegata. In sintesi: quello che vedo in Will, dovrebbe essere quello che Hugh ha voluto che io vedessi.

Un’altra cosa obbligata: non farò riferimenti a quello che è il personaggio di Will nella saga letteraria di Harris. Ma esaminerò solamente la parte di lui vista nello show.

 

La prima cosa che tutti sappiamo di lui è che Will è un solitario.

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Non si sa quasi nulla del suo passato: i pochi riferimenti che ci fa lui stesso riguardano il padre. Che lo portava a pescare (che probabilmente gli ha insegnato a pescare). In una scena molto intensa, in cui Will descrive a Jack come intende attirare la preda nella sua rete di azioni mirate, è l’uomo stesso a spiegare che la pesca non è solamente questione di fortuna. Ma è questione di attese giuste. Di momenti. Si tratta di rimanere in un angolo (il giusto angolo), calmi ma coi riflessi pronti a scattare.

Nei brevi momenti di vita personale di Will che ci sono stati mostrati in Hannibal, i momenti in cui lui andava a pesca, mi sono sembrati gli unici in cui lui stesso appariva trovarsi a casa. In una sorta di palazzo mentale: tra lui e lui.

10009306_610953115653059_4444170816509336024_nDella madre mi pare non venga fatto nessun riferimento: non voglio addentrarmi nell’analisi del suo tipo di donna legato a questa (probabile) mancanza, ma non penso di andare molto lontano se dico che Will non nutre una grande autostima personale. E da qui la ricerca nel conforto di un certo tipo di elemento femminile. Ma ci arriviamo con calma.

Nella sua solitudine, Will permette solamente ad un certo tipo di creature di rimanergli accanto: i cani. Ma non è proprio così: infatti, come si viene mostrato già nel primo episodio, Will si occupa di raccogliere dalla strada i randagi fuggiaschi.

 

La metafora con lui stesso qui è molto potente (oltre che evidente): si preoccupa lui di qualcosa di cui nessun altro si è mai preoccupato. E’ come se nella sua preoccupazione per loro, Will sublimasse la preoccupazione per sé stesso. Lui stesso è un cane randagio: non voluto dalla società perché diverso. E se il mondo non si preoccupa di lui in alcun modo, questi cani invece, che non hanno altro (come lui) diventano per lui la famiglia da cui tornare a casa la sera, o quella che lo accudisce dopo un brutto sogno.

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L’immagine di quest’uomo intelligente come pochi e sensibile come nessuno, che vive in mezzo al nulla, circondato da cani affettuosi e poco altro, è di una poesia immensa. E in me come donna, si sono insinuate le prima avvisaglie di un interesse nascente: Will merita affetto. Considerazione. E soprattutto qualcuno che si prenda cura di lui perché lui ne ha bisogno. Qualsiasi personaggio disagiato però ci regala questa immagine. Qual è la differenza con Will?

Lui si rende conto meglio di chiunque altro di cosa scatena la sua personalità negli altri, perché la sua smisurata empatia lo porta ad analizzare e padroneggiare qualsiasi reazioni umana.

tumblr_nb8j6cukAK1sonqjko6_r2_250Come è possibile rimanere accanto ad una persona del genere? Se io so che tu sai cosa penserò nel momento esatto in cui lo penserò, la relazione che potrebbe instaurarsi tra noi sarà sempre viziata da una percezione viziata? Sì.

Per questo la decisione di isolarsi dagli altri, Will la prende da solo. Sappiamo che dopo aver provato infatti ad aiutare la squadra omicidi, Will infatti ha deciso di smettere di lavorare sul campo, e di insegnare criminologia, in modo da non essere completamente in mezzo alle vicende che coinvolgono menti criminali.

Una delle frasi con cui spesso lo apostrofano è quella di non ‘lasciarlo avvicinare troppo’. Un’empatia così totalizzante infatti lo porta spesso a chiedersi quale siano i reali confini della sua mente, rispetto a quella dei criminali con cui deve sempre confrontarsi.

In questo contesto un primo (dis)appunto negativo devo farlo a Jack: il suo mentore non avrebbe dovuto mettere così in pericolo il suo già fragile equilibrio mentale. Will è una persona trasparente (durante la prima stagione): non si mostra mai differente da quello che in realtà è, rivelando alternativamente punti di forza e punti deboli. E per Hannibal è davvero un gioco da ragazzi incastrarlo.

tumblr_ncuozfB2nJ1rh9i5co2_r1_250Cosa che però non succede nella stagione successiva: Will fa esattamente quello che non avrebbe dovuto fare, e cioè si avvicina TROPPO.

A cosa esattamente? E rispondendo a questa domanda, arriviamo anche ad identificare un’altra caratteristica a cui io personalmente non posso resistere come donna. Will si avvicina all’oscurità.

Oscurità che non è presente solamente in Hannibal, ma anche in lui. Anche in NOI. Anche in tutti. Chi di noi non ha mai provato il così detto fascino del ‘demonio’? Rispondete sinceramente!!

Quella sete di potere sugli altri esseri umani che ci viene dalla paura che riusciamo ad insinuare in loro, è certamente negativa, ma quanto è allettante? E la parte di noi che VI CEDE, riconosce la differenza in quel momento tra il bene e il male? No.

Non mi voglio certamente addentrare in analisi comportamentali sulle menti criminali, ma voglio solamente fare un piccolo appunto sulle persone normali come noi che vengono attirate (nella vita, nei libri, nei film) dalle grandi tragedie di cronaca nera.

Perché? Il male assoluto esercita su di noi lo stesso fascino di quello che non possiamo fare. MA in questo caso, l’interesse è più forte perché si va a toccare qualcosa che non possiamo NEMMENO pensare.

Ecco, dopo questi commenti ci segnaleranno.

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Tornando a Will, lui vive in un mondo formato interamente da pensieri che prendono vita. Alla fine della serie ci troviamo non in pochi a chiederci da quale parte esattamente lui stia (e da quale parte stiamo noi?), e il perché ce lo rivela sempre il modo in cui lui è fatto: tutto quello che lui ‘vede’ prende vita nella sua testa.

Ed essendo circondato dal male assoluto,  l’unica cosa che lui vede è quella. E non riesce a reagire in alcun modo perché non è più sicuro di quello che lui prova. Il ‘fascino del demonio’ (rappresentato da Hannibal, in questo contesto), è diventato reale e lo confonde. Hannibal vince contro l’umanità di Will, che soccombe al male assoluto.

Ed anche IN QUESTO l’ho amato: perché contro tutto quello che è logico pensare, alle donne non piace sempre l’uomo tutto di un pezzo che vince qualunque battaglia grazie ad una moralità che non vacilla mai. ANZI. La debolezza dell’arrendersi alle proprie percezioni, lo rende perfetto per quello che noi donne sappiamo fare meglio: lo stereotipato ‘il mio amore ti salverà’ (che nel mio caso somiglia di più al ‘portami con te nella follia che sono curiosa’).

 

10376822_566000446853469_6121645645679559097_nUltimo passaggio importante sulla figura di Will: il suo rapporto con le donne, e in questo caso identifichiamo il soggetto ‘donne’ con Alana Bloom.

La quale non attira tutte le mie simpatie (anzi, ne attira molto poche), ma incarna (almeno fino ad un certo punto della seconda stagione) tutto quello che potrebbe salvare Will.

Alana fa esattamente quello che Will fa coi suoi cani: lo accoglie e si occupa di lui. Senza preoccuparsi che lui sia ‘un diverso’. Alana dimostra di non temere l’empatia di Will perché lei stessa conosce i confini delle percezioni umane (essendo una psichiatra), e quindi il suo modo di interagire con lui è sincero anche quando non vuole esserlo.

Quando la donna lo ‘rifiuta’ Will sa esattamente il perché: ed Alana glielo confermerà in seguito. Mentire con lui non avrebbe senso: Will se ne accorgerebbe. Il loro rapporto è come il trovarsi davanti ad uno specchio: Will riflette per lei le paure da cui sta cercando di fuggire (lui), e mentre lei fugge … lui rimane ad affrontarle da solo. E vi soccombe: come forse i suoi cani soccomberebbero se nessuno li trascinasse lontano dalla strada.

Il grande dilemma di Will (non) si risolve nel fatto che quella stessa premura che Alana gli ha dimostrato durante la prima parte della storia, gliela dimostra (ad un livello emotivo più profondo) anche Hannibal. Con l’unica differenza che Hannibal vuole la sua resa più totale. La sua umanità in cambio di una connessione emotiva mai provata prima.

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Tutto questo come si risolve per il mio povero Will? 

Ci sono IO: liberamente in equilibrio tra psicopatia ed empatia.

 

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2 comments

Alice_in_seriesland 13 Ottobre 2014 at 13:25

Bellissima analisi, il finale con: “sono io”, mi ha fatto morire! xD Condivido il tuo amore per Will, come sai <3 Ma amo anche di più il modo in cui tu riesci a capire e a descrivere la mente e le emozioni di tutti i personaggi che ti capita di "analizzare". Bravissima, come sempre!

Reply
Mary'sWorld
Mary'sWorld 14 Ottobre 2014 at 11:48

Confesso: ce ne sono alcuni con cui mi sento molto più in sintonia che altri.

Ho uno sviscerato amore per gli asociali psicotici.

Sarò IO?

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