Cotte telefilmiche – Doctor Who: Eleventh Doctor

Doctor Who Eleventh Doctor

 

Spesso una serie tv non ci regala solo una storia bellissima a cui appassionarci, ma anche un personaggio per cui il nostro cuore inizia a battere in modo irreversibile. Anche “Doctor Who” non fa eccezione e ogni Whovian ha un’Incarnazione dell’iconico protagonista che ha rapito la sua anima. La mia è Eleven o, per meglio dire, l’Eleventh Doctor.

Premessa: per una Whovian di vecchissima data come me i Dottori amati in modo particolare sono vari, tra cui Four, Eight, Nine, Ten… ma se devo dire chi sia il padrone del mio cuore in questo universo (e in molti altri), Eleven è la risposta immediata. L’unica. Perché? Lasciate che lo spieghi.

1. E’ la perfetta resa del personaggio. Dicendo questo intendo che, scegliendo ancora una volta un attore giovane (anche più di David Tennant) e unendo questo a una caratterizzazione più dark senza togliere nulla alla sua innata bontà, Steven Moffat è riuscito a dare una rappresentazione a 360 gradi, mostrando come la Rigenerazione possa sfociare in un aspetto giovanile sebbene la sua anima resti quella di un essere ben più che millenario.

2. Ha una magnifica dualità. Proprio grazie a quanto appena detto, il risultato è quello di un’Incarnazione del Dottore che è giovane e antica allo stesso tempo, così leggera e così saggia, un aspetto da ragazzo che si mischia a un’aura da docente di Oxford. E non solo.

3. L’atteggiamento a volte “childish” è solo apparenza. Una verità che è sembrata sfuggire a parte del pubblico. Quell’iperattività da ragazzino curioso, così come quell’atteggiamento da “dandy”, le continue battutine che indubbiamente sono in qualche modo tipiche dell’Eleventh Doctor di “Doctor Who”, sono solo un modo per mascherare quello che brucia sotto la superficie ed è pronto a esplodere. Non che siano falsi, fanno parte del suo modo di essere, in ogni sua Incarnazione il Dottore è sempre colui che fuggì per andare a vedere le stelle e correre incontro alla bellezza dell’Universo, affamato di avventura e conoscenza, ma tutte queste cose sono usate come armatura per non far vedere ciò che prova davvero.

4. E’ oscuro. Per l’appunto, l’atteggiamento leggero è solo una facciata, l’Eleventh è il Dottore più oscuro visto sino a quel momento (forse anche dopo, più che oscuro Twelve è addolorato) in “Doctor Who”: all’improvviso si mette a urlare, anche contro coloro che ama e di cui si fida. Sotto quell’aspetto giovane c’è un fuoco che arde, pronto a esplodere al minimo spiraglio e quando questo accade improvvisamente tutta la rassicurazione che emana da lui scompare e sembra un “serial killer”.

Ogni Incarnazione è la summa delle precedenti e dunque anche del dolore delle precedenti ed Eleven è rabbioso, infuriato, per nulla incline a sopportare di essere sfidato e, di contro, molto incline a farla pagare cara a coloro che lo sfidano. “The man who can turn an army around at the mention of his name.”
E come dire… gli piacciono i fuochi d’artificio.

5. E’ molto “sherlockiano”, più che mai. Sia per lo stile della narrazione che per il fatto che, come detto da Steven Moffat stesso, Matt Smith sarebbe stato il candidato perfetto per Sherlock Holmes se la parte non fosse già appartenuta a Benedict Cumberbatch, come mai prima (e anche dopo) il Dottore sembra essere il perfetto ispiratore della mente di Sherlock Holmes (e anche del suo atteggiamento scostante).

6. E’ eroico. Per quanto oscuro, Eleven è in ogni caso il Dottore, l’uomo sempre impegnato a salvare l’universo, e se Ten è una sorta di eroe romantico, Eleven è eroico e basta, come ben rappresentato dal suo tema musicale.

7. Si lascia andare davvero all’amore, in tutte le sue forme. Nonostante la sua oscurità e un’aura romantica decisamente meno accentuata, Eleven è l’Incarnazione del Dottore che, pur tendando di resistere, cede ai suoi sentimenti e fa ciò che non aveva più fatto da Gallifrey, ovvero crea una famiglia in senso letterale: si sposa. Per amore. Pur sapendo già che sua moglie è destinata a morire. E così facendo rende i suoi migliori amici parte di quella famiglia.

8. Ha la storyline più bella. Per quanto alcuni dei miei episodi preferiti siano nelle stagioni di Davies, la struttura di quelle di Moffat è più complessa e articolata, in particolare la quinta e la sesta, caratterizzate da una trama orizzontale che si sviluppa in entrambe, legandole indissolubilmente. Una storia a puzzle che sfida lo spettatore a prestare la massima attenzione ai dettagli, cogliere gli indizi, collegare i pezzi. Una particolarità fondamentale quando si ha a che fare con un personaggio che è un Signore del Tempo.

9. I suoi monologhi. Uno dei punti forti sia della narrazione che del personaggio.

10. Matt Smith. Il più giovane interprete della storia pluridecennale di “Doctor Who”, che ha fatto entrare lo show nella storia della televisione anche perché è colui che ha portato la prima candidatura ai BAFTA per lo show. Aveva 26 anni quando venne scritturato ed è stato immediatamente chiaro che il suo talento era qualcosa di raro. Nessun altro avrebbe potuto rendere Eleven, anzi, il Dottore, in modo così perfetto.

Questi sono i motivi per cui in “Doctor Who” Eleventh Doctor è il mio amore indiscusso. Qual è il vostro? E, se anche per voi è Eleven, perché?

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