British Addicted – Attori britannici nell’universo Marvel: Hayley Atwell

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Per il secondo appuntamento della nuova e reinventata rubrica di “British Addicted” dedicata agli attori britannici che hanno militato nel mondo Marvel e che quindi possiamo rivedere sulla piattaforma Disney+, vi racconto un’attrice che in realtà non ha bisogno di presentazioni ma solo di profonda ed eterna ammirazione, la straordinaria e passionale Hayley Atwell.

Per quanto il nome di Hayley Atwell sia strettamente legato a quello del suo personaggio più celebre, l’iconica Peggy Carter, è scontato ribadire un’ovvietà: c’è molto altro da raccontare e vivere di questa interprete camaleontica oltre il ruolo che l’ha consacrata all’opinione pubblica. Ma in verità c’è molto altro da scoprire e celebrare di quel ruolo stesso, perché anche Peggy Carter non è e non sarà mai “solo” Peggy Carter.

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Conosciuta per la prima volta alle origini della Fase 1 del Marvel Cinematic Universe, nel primo capitolo della saga dedicato alla storia di Steve Rogers, “Captain America: The First Avenger”, è fin troppo semplice ancora oggi etichettare Peggy Carter come la “fidanzata” di Steve, perché anche nelle migliori delle accezioni Peggy viene spesso considerata come una “tappa” del percorso del Capitano, il suo inizio e, contro ogni previsione, il suo traguardo. La verità però è che Peggy e Steve hanno vissuto percorsi paralleli e differenti e che anche (o soprattutto) fuori dall’ombra dello stesso Steve l’agente Carter si è affermata come uno dei personaggi più rivoluzionari e originali del mondo Marvel, cinematografico e in particolar modo televisivo.

Oltre infatti alle diverse comparse nei film Marvel, Hayley Atwell ha avuto la possibilità di raccontarci la sua Peggy in due stagioni della serie ABC “Marvel’s Agent Carter”, l’unico prodotto che, con una straordinaria qualità di scrittura e caratterizzazione, ha onorato l’importanza di Peggy Carter non solo nella storia del mondo Marvel, essendo infatti l’autentica fondatrice dello S.H.I.E.L.D. ereditato oggi da Phil Coulson e Daisy Johnson, ma anche in quanto emblema dell’indipendenza femminile in un periodo non poi così lontano in cui il posto della donna non era certamente sul campo, visto che si viveva in un mondo di uomini. “Agent Carter” ci ha mostrato il reale valore di Peggy, quello che “Captain America” aveva solo accennato, e lo ha fatto donando al personaggio l’attenzione che ha sempre meritato, distaccandola dall’ombra di Steve e concedendole di intraprendere quella strada di successo a cui Peggy era da sempre destinata, con o senza il Capitano.

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Ma oltre i confini fantastici dell’universo Marvel, Hayley Atwell ha alle sue spalle una carriera originale e variegata, composta da ruoli dallo stile spesso “british” che Hayley ha incarnato con intrigante fascino e contagiosa passione.

Da eccellenza britannica quale è, infatti, tra il 2007 e il 2008 Hayley Atwell si immerge nel mondo dei period drama, tra miniserie e lungometraggi. Diventa la superficiale ma sveglia Mary Crawford nel rifacimento del romanzo di Jane Austen “Mansfield Park” dove lavora accanto a Billie Piper e, per una sola scena, a James D’Arcy, sua futura e perfetta co-star in “Agent Carter” nel ruolo di Edwin Jarvis, mentre nel 2008 brilla nei film “The Duchess”, con Keira Knightley e Ralph Fiennes, nei panni di Bess Foster, e nel remake di “Brideshead Revisited”. In quest’ultimo, nel ruolo di Julia Flyte, la Atwell affianca un cast stellare comprendente Matthew Goode, Ben Whishaw, Emma Thompson (sua grande amica) e Michael Gambon, in una storia romantica, drammatica, sensuale e inaspettatamente spirituale, in cui la Julia di Hayley incarna tutti gli aspetti, con umana magnificenza e irresistibile stile.

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Sposando proprio il genere classico delle produzioni britanniche, nel 2012, Hayley diventa protagonista di una nuova miniserie in due puntate, in uno dei suoi ruoli migliori, ossia quello di Eva Delectorskaya in “Restless”. La serie, amabilmente narrata su due livelli narrativi che si ambientano rispettivamente durante il secondo conflitto mondiale e negli anni ’70, racconta proprio la storia di una spia britannica (Eva), reclutata dopo la morte di suo fratello, ingannata e tradita dal suo mentore e istruttore (Rufus Sewell) per una missione doppiogiochista inconsapevole. Seppure dalla breve durata, “Restless” travolge col suo mistero e con la narrazione sempre viva e intensa, affermandosi come un’imperdibile testimonianza di spy-drama storico.

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Nel 2013, Hayley resta in televisione e lo fa con due ruoli particolari ma indispensabili forse per riuscire a far emergere tutta quella dirompente passione che questa interprete riesce a trasmettere al suo personaggio, qualunque esso sia. La sua comparsa in “Black Mirror”, nel primo episodio della seconda stagione, uno dei più sconvolgenti e realistici dal punto di vista della distopia tecnologica, riesce a portare in scena una gamma di emozioni umane disturbanti e angoscianti che però sono fin dal principio spaventosamente vere; nei tre episodi di “Life of Crime”, la sua Denise Woods affronta un percorso personale e professionale che si dispiega in quasi 30 anni e mostra quella che è a tutti gli effetti la scelta consapevole di una donna e una detective di sacrificare la sua intera vita e in parte anche la sua serenità mentale alla ricerca di un assassino, accettando anche tutte quelle perdite collaterali che una tale dedizione al lavoro comporta.

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Nel 2015, Hayley Atwell torna sul grande schermo con un ruolo minore, nel film Disney “Cinderella” (anche questo presente sulla piattaforma streaming) ma è nel 2016 che si riappropria della sua doppia cittadinanza abbracciando il suo animo statunitense e tornando sulla ABC (dopo la cancellazione assurda di Agent Carter”) con il legal drama “Conviction”. La serie è un diesel, stenta a carburare ma ha del potenziale in cui la rete non ha mai davvero creduto. Ma è proprio la sua Hayes Morrison a eccellere nel progetto, con una caratterizzazione sfumata e problematica che la Atwell rende meravigliosamente empatica e sfaccettata.

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E per quanto il cambio di nazionalità non sia affatto un deterrente per lei come attrice, quando torna “a casa”, Hayley Atwell si ricongiunge davvero con la sua anima e con quell’arte immensa che la pervade. Nel 2017 infatti entra letteralmente nei panni di Margaret Schlegel nel nuovo rifacimento del romanzo “Howards End”, un personaggio che sembra quasi scritto per la Atwell e che lei stessa riesce a studiare e a capire in ogni piccola sfumatura, facendo proprie la ribellione, l’intelligenza, la noncuranza delle etichette e delle convenzioni sociali del tempo e il romanticismo di questa donna insolita e originale disposta a tutto pur di proteggere la sua famiglia ma capace anche di vedere il meglio nel prossimo e di far emergere in loro quelle luci da tempo soffocate.

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In un tour de force che ha compreso quindi anche il suo ritorno nella Marvel, a teatro e sul grande schermo con le pellicole “Blinded by the light” e “Ritorno al bosco dei 100 acri”, uno degli ultimi ruoli di Hayley Atwell è quello di Stacey Doyle nella serie antologica targata Netflix “Criminal”, nel secondo episodio della sezione “United Kingdom”.

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Inarrestabile, l’ultimo progetto di Hayley Atwell riguarda il suo ingresso nel franchising di “Mission Impossible”, nei capitoli 7 e 8, rispettivamente in post-produzione e lavorazione, almeno prima dell’emergenza pandemica dovuta al Corona virus.

Hayley Atwell è una di quelle attrici in grado di mimetizzarsi perfettamente sia con il panorama cinematografico e televisivo britannico che con quello statunitense, abbracciando con precisione e costante puntualità le particolarità e le caratteristiche più definite di entrambi gli stili di recitazione e presentazione delle storie. Strabiliante certezza in ogni sua sfida, Hayley Atwell ha reso la sua Peggy Carter indimenticabile, ma il percorso che ha preceduto e poi seguito quell’iconica interpretazione ha reso evidente un’innegabile verità: qualunque sia l’esigenza che il copione richiede, Hayley Atwell sarà sempre la soluzione migliore.

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