Blindspot – Recensione 2×11 – Droll Autumn, Unmutual Lord

Eccomi!

Scusate il ritardo, questa settimana scrivere la recensione è stato peggio di scrivere la tesi di laurea: ogni volta che mi sedevo per scrivere succedeva un mezzo casino che richiedeva la mia attenzione. E così eccoci qui, a un passo dalla prossima puntata a commentare quella vecchia! Portate pazienza, ne varrà la pena!

Perché dite? Ebbene, perché ho una trovato un qualcosa nei titoli. INCREDIBILE! Ora, avete presente le frasi palindromiche? Tipo “i topi non avevano nipoti” per intenderci, ovvero, quelle frasi che lette da sinistra a destra e poi da destra a sinistra hanno la stessa sequenza? Provate proprio con la frase sopra: se leggete da sinistra a destra avrete “I topi non avevano nipoti” e se leggete da destra a sinistra sarà sempre la stessa!

Ecco, ho notato che da quando i titoli sono diventati ancora più assurdi del solito (se possono davvero esserlo di più) non sono altro che palindromi:

Nor I, Nigel, AKA Leg in Iron

Droll Autumn, Unmutual Lord

Avete provato a leggere da sinistra a destra e viceversa?!?

Bravi, se sì avrete sicuramente notato che c’è una lettera in più, proprio in mezzo alla frase e fa diciamo da cuneo:

Nor I, Nigel, AKA Leg in Iron

Droll Autumn, Unmutual Lord

E se prendiamo il titolo della prossima puntata (che è proprio quello che mi ha dato l’idea) abbiamo un’altra lettera:

Devil NeveR Even Lived

Mettendo tutto insieme abbiamo: KUR… e se tanto mi dà tanto come minimo la parola finale sarà KURT, che dite? Chiaro che bisognerà attendere l’uscita del titolo della puntata numero 13, però mi sembra palese…che tutto questo abbia a che fare con il piano di Sandstorm per il nostro Weller? Speriamo ci diano qualche lettera in più così da mettere insieme i pezzi di queste parole stile scarabeo (il gioco per intenderci…)!

Detto questo, la puntata è stata come dire “frenetica ma statica“, non so se mi sono spiegata! Ok, non credo, ci riprovo. Come sempre, anche questo episodio è stato ricco di azione e non ultimo di una giusta dose di “ansia”, il che ha reso tutto frenetico ovviamente; però dal punto di vista della trama orizzontale solo gli ultimi secondi sono stati “decisivi” per altro portando in scena un nuovo personaggio femminile del tutto ignoto ai più (ovvero me per esempio). Devo dire che per me la cosa più bella è che si lavori sui tattoo, d’altronde se Remi ha deciso di sottoporsi a quest’opera d’arte vivente ci saranno dei validissimi motivi e, finora, tutti i tatuaggi sono stati sempre legati a eventi della mala o comunque che potessero (o avessero in passato) ledere alla sicurezza della popolazione. Il che se ci pensiamo è molto strano visto che Sandstorm in teoria (e secondo quanto ha prospettato l’FBI) sta progettando l’attacco terroristico più imponente degli ultimi vent’anni… Eppure finora hanno fornito solo informazioni per sventare crimini o catturare assassini. E se il piano fosse un altro? O meglio, se il piano non prevedesse (ingenti) vittime civili? Se fosse qualcosa mirato contro le istituzioni? Avete presente V per vendetta? Ecco, e se fosse una cosa simile? Comunque, per tornare al punto di partenza, la puntata è stata “statica” proprio perché non è stata evolutiva dal lato della storia globale, non sappiamo ancora niente di niente di Kurt e della fase due.

Il caso del giorno ci riporta in contatto con Keaton, l’agente della CIA che ha torturato Jane per mesi e che abbiamo visto in Bulgaria nella puntata che ha portato all’avvicinamento tra Weller e Naz (ma ci torniamo dopo). Ora, io ve lo dico: a me Keaton piace. E’ uno stronzo? Sì assolutamente sì. Fa il suo lavoro? Sì, decisamente. E in tutto questo io gli credo quando dice a Jane “Non c’era niente di personale, facevo quello che mi hanno detto di fare“. Ovviamente ci sono dei limiti a quello che si dovrebbe fare (tipo ammazzare di botte qualcuno non è bello neanche se ti dicono di farlo), ma dobbiamo ricordarci che si tratta della CIA e dell’FBI e non guardano in faccia a nessuno per ottenere ciò che vogliono. E’ corretto questo? Probabilmente no, anzi, sicuramente no, del resto però mi chiedo: un avvocato penalista che difende un criminale, non dovrebbe fare il suo lavoro ovvero garantire un processo equo al suo assistito (e se non ci fossero prove farlo scagionare)? C’è un altro film che ci spiega bene questo discorso ed è “L’avvocato del diavolo” (vi ricordate Al Pacino e un giovanissimo Keanu Reeves?) ove si vede come quando fai il tuo lavoro, devi farlo, MA quello che cambia è il COME LO FAI. A Keaton servivano informazioni da Jane, informazioni che tutti probabilmente pensano di non dover più chiederle ormai, e i metodi dell’FBI non avevano portato a nulla e così ecco le maniere forti.

E il senso di tutto questo è racchiuso nelle parole (ironiche ma nemmeno così tanto) di Jane: quando fai il tuo lavoro, quando non c’è niente di personale tu SCEGLI, e nella scelta ti schieri e decidi per te e per gli ALTRI. E allora forse è bene considerare che le strade di tutti un giorno si possono incontrare e dobbiamo sempre comportarci verso gli altri nel modo in cui vorremmo che gli altri si comportassero con noi. Quindi NO, TUTTO E’ PERSONALE, anche un comportamento tenuto sulla base delle circostanze, semplicemente perché può avere un impatto su qualcun altro.

Bellissimi gli scambi tra i nostri Jeller: non mi stancherò mai di dirlo, IO LI ADORO. E non mi capito del fatto che ci sia ancora storia tra Weller e Naz, non perché lei non mi piaccia, anzi, mi piace eccome, ma semplicemente perché il modo in cui Kurt guarda Jane è indescrivibile, il modo in cui le dice “grazie, per cosa, per aver quasi ucciso un uomo a sangue freddo (per te)”?

Ve lo devo davvero dire? Dai cavolo, guardate la SUA ESPRESSIONE! Lui ci prova ma non ce la fa a nascondere quanto tenga a lei, e quello che c’è stato tra loro nella prima stagione, quel misero bacio, non è avvenuto perché lei era Taylor, no, è avvenuto per lei, per il suo essere forte ma al tempo stesso fragile, insicura. Perché lui è da sempre il suo punto di partenza:

E Kurt è davvero un uomo meraviglioso, riconosce i suoi limiti e si impegna al 100% per migliorare: cavolo, ha sistemato la cameretta per la sua bimba, le ha comprato una culla! E giustamente gli autori gli regalano il migliore dei #maiunagioia facendo allontare (per motivi lavorativi) Allie e la loro bambina: con tanto di mazzata finale “e ma sei stato tu a dirmi di non fare l’operativa” no ma dico, ma stai scherzando?!?!? Hai visto come c’è rimasto demmerda, tu rincari anche la dose dicendogli praticamente che è colpa sua?!?!? GIURO SONO MORTA, MA DAI, NON SI PUO’.

In mezzo tutto a questo ho davvero apprezzato l’avvicinamento tra Patterson e Jane: proprio la nostra cervellona (con qualche problema di mal di testa…messo lì per giustificare le pillole e quindi il decifrare il tatuaggio sul collo oppure perché avrà conseguenze per la salute/ruolo di Patterson?!?) dice delle parole a Jane che davvero non potevano essere più vere. Weller ha sempre creduto in lei, non importava il passato, tutto quello che Jane avrebbe potuto essere o aver fatto, lei andava bene così come era. Lui non l’ha mai giudicata, lui le ha davvero concesso una nuova vita. Lui non è stato obiettivo. E questo è esattamente il modo in cui Jane si pone nei confronti di Roman: lei lo ama, è suo fratello, e quindi vuole il meglio per lui, ovvero vuole che abbia una seconda opportunità. Eppure Roman parte da un punto in cui lei stessa si è trovata, a cavallo tra la fine della prima stagione e l’inizio della seconda, ovvero il punto in cui lei ha commesso un passo falso, un’azione “contro” il team, causando la morte della Mayfair. Non è la stessa situazione di Roman me ne rendo conto, eppure di fatto il concetto è simile: quando un’azione ti definisce tutto quello che sei stato o che avresti potuto essere non contano più, conta solo quello che hai fatto. E Roman di cose note ( e non troppo corrette) ne ha fatte purtroppo.

E i ricordi di Roman fanno davvero paura: onestamente, quanti non avrebbero avuto problemi sociali dopo quanto successo a lui? Ma problemi sociali non significa necessariamente essere un assassino, c’è una bella differenza. Eppure fin da bambino Roman è stato trasformato in un assassino, E’ STATO TRASFORMATO, non lo era, lo è diventato per colpa del contesto. Come deve essere ricordare episodi di quel tipo? Uno skifo, di sicuro. Ma la vera domanda è: è possibile redimersi? E’ possibile ritrovare la strada giusta? Secondo la dottoressa Sun NO, non ci sono speranze e l’unica soluzione è la reclusione e l’isolamento. Eppure io credo nella riabilitazione. IO CI CREDO. E spero che la storyline di Roman ci porti a qualcosa di inaspettato…e se fosse un sacrificio finale appannaggio di Jane?

Infine, Tasha e Reade. Cosa dire se non che qui c’è vento da ship in alto mare (ovvero già bella che salpata)?!? Devo dire che non ho particolarmente apprezzato le varie scene tra i due, voglio dire, questo continuare a rimarcare quello che è successo tra loro da parte di Tasha dice molto di più del suo tentativo di far sembrare tutto normale. Così come anche lo sguardo che Tasha lancia a Reade uscendo dal locale e lasciandolo in compagnia della bionda…Tasha, ormai ti conosciamo molto bene: tu hai paura di lasciarti andare, di ammettere di provare qualcosa e allora ecco che ti tiri indietro. Secondo me scatterà l’amore (la consapevolezza dell’amore) più prima che poi…

QUESTO E QUELLO…

  • Parlando di Reade e Tasha al bar: ma se Reade dava le spalle alla tizia, come ha fatto questa a vederlo e capire di essere attratta da lui?!?
  • Sempre in merito a questa scena al bar…ma quale donna guarderebbe mai un uomo seduto al tavolo/bancone con un’altra donna?! Io credo nessuna…quindi questa cosa è una pazza suicida?
  • Va bene che Jane è Jane ma caspita, si trova sempre al posto giusto al momento giusto…

Vi lascio con il promo del prossimo episodio, alla prossima!

 

 

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