Blindspot – Recensione 2×10 – Nor I, Nigel, AKA Leg in Iron

Ben ritrovati! L’anno nuovo è appena iniziato e l’attesa per la première di Blindspot è finalmente finita! Eccoci qui, quindi, a commentare questo decimo episodio che possiamo definire di chiusura di questa primo ciclo narrativo della stagione: da qui possiamo ripartire con la costruzione di un nuovo percorso.

Prima considerazione: vogliamo parlare del titolo?!? Ora, io sono abbastanza incapace con gli anagrammi, e forse questo nemmeno lo è (dubito), però di sicuro in questo titolo è contenuto il vero nome di Borden! Nigel è il suo nome di battesimo prima che sua moglie venisse uccisa dal governo e lui decidesse (dopo aver incontrato Jane) di unirsi a Sandstorm (o come si chiama l’organizzazione, non dimentichiamo che nel finale invernale Roman dice a Jane “E’ così che ci chiamate?” indicando che qualcosa sotto c’è…). Come mai lasciare un indizio così? Io ogni tanto ci provo anche a capirli questi titoli, e alcuni ce l’avevo anche fatta, ma niente, ma che titoli sono?!?!?

Iniziamo subito dalle belle notizie: Patterson è viva!!! Alla fine Borden ha avuto la meglio e la pallottola se l’è davvero presa la nostra genietta… Borden sembrava quasi ferito quanto lei, almeno emotivamente e la nostra Patterson ha chiarito subito la sua posizione perché LUI ORMAI PER LEI ERA UN NEMICO.  Non deve essere facile per lei, un ex ragazzo morto a causa del suo lavoro (quanto lo amavo BTW) e ora questa scoperta: ma che sfiga assurda! Diciamo che, la scorsa puntata, avevamo tutti pensato che fosse lui la talpa, quando lui le ha portato la colazione a letto e si è rivelato come l’uomo perfetto abbiamo chiaramente capito che c’era qualcosa che non andava e infatti era da saperlo, l’uomo perfetto non esiste! Purtroppo questa situazione porta Patterson direttamente nella tana del lupo come si suol dire ed ecco, infatti, che si ritrova faccia a faccia con Shepherd, la quale non sembra molto contenta di avere in uno dei suoi nascondigli un agente dell’FBI e solo l’intervento di Borden tiene in vita Patterson. Solo l’unica ad aver notato quanto poco incline a far torturare Patterson fosse Borden? In qualche modo c’è in lui qualcosa di diverso dal team Sandstorm, è come se non fosse del tutto convinto dell’operazione o dei modi, anche se, in quel momento, una Patterson torturata è sicuramente meglio di una Patterson morta. Eppure è lui che anche di fronte al silenzio della ragazza e all’ordine di Shepherd di ucciderla temporeggia e si fa carico dell’attività: LUI NON VUOLE CHE LEI MUOIA. E le parole che gli dice Patterson sono così vere: la sua ex moglie non vorrebbe tutto questo, e lui non può ucciderla perché in fondo ama anche lei, perché se la uccidesse diventerebbe esattamente come gli assassini che hanno ucciso sua moglie. Borden può scegliere di non uccidere Patterson MA NON PUO’ PIU’ TORNARE INDIETRO perché ormai la sua strada è stata tracciata. E’ vero che non è un assassino, ma collaborare con una cellula terroristica, anche se dalle retrovie, non ti rende migliore di loro agli occhi della legge.

La caparbietà di Patterson, il suo reagire alla paura con l’ironia denotano una grande lucidità mentale e una grande forza mentale. Ho adorato la sua frase “Are you slow or something?” a Shepherd, nonostante fosse legata a un tavolo non ha di certo perso di vista i suoi punti fermi: il suo team, il suo lavoro; queste sono per lei le cose importanti, le cose che non avrebbe mai tradito, nemmeno a costo della sua vita.

In parallelo alla storia di Patterson abbiamo ritrovato Jane e Roman in fuga. Chiaramente Roman si risveglia dall’iniezione dello ZIP totalmente privo di ricordi e ovviamente la prima cosa che fa è menare Jane e buttarsi da una macchina in corsa: chi non l’avrebbe fatto dico io?! Jane cerca di farlo ragionare ma lui in tutta risposta le ruba l’auto e la lascia in mezzo alla strada. Geniale.

La cosa divertente è che Jane ci mette anche relativamente poco ad arrivare alla centrale dell’FBI, Red Bull ti mette le ali! Scherzo, però insomma, lei arriva alla centrale da sola e qui la bloccano, c’è da chiedersi come abbia ad arrivarci: aveva un telefono e ha chiamato qualcuno? Non credo visto che era prigioniera di Shepherd e poi è scappata con Roman il quale aveva il suo cellulare con sè… insomma, questo a parte, vogliamo parlare di come Weller reagisce quando la vede? Corre subito da lei, a liberarla, ad abbracciarla, a sincerarsi delle sue condizioni; lui che MAI ha messo in dubbio la sua lealtà verso di loro. MAI. E quando Jane spiega cosa è successo, quando chiede dove siano tutti, lei cerca l’approvazione di Kurt, cerca il suo sguardo, cerca in lui un conforto. Se questa non è una ship in cui imbarcarsi non so cosa sia.

Come la guarda lui… come la guarda!!! Io ci credo così tanto in loro…ci sarà una gioia prima o poi dico io! E poi dai, diciamocelo, anche Naz (che rimane, per ora, la “compagna” di Weller) fa di quelle facce quando vede Weller abbracciare Jane al suo ritorno, di certo non pensa solo che lui sia felice di rivederla:

E a proposito di Naz, viene allontanata dalla missione, sollevata dagli incarichi, la sconfitta e la debacle subita dall’FBI pesano troppo… eppure c’è una frase che mi ha fatta riflettere, quanto meno strana: Weller, come al solito poco incline ad accettare ordini che non gli siano congeniali, le dice che parlerà con il capo dell’NSA e lei gli risponde “Farà finta di non conoscermi”….mmmmmhhh, perché dovrebbe?!? Alla fine lei è lì in missione ufficiale, ce l’avrà pur mandata qualcuno, no? Molto inquietante questa cosa perché va bene che quando le cose vanno male si viene abbandonati a se stessi, ma tra l’abbandonare e il rinnegare ce ne passa di acqua…Avremo tempo credo per capire questo visto che comunque Kurt riesce a far reinserire Naz nel team in quanto elemento di rilievo viste le sue conoscenze su Sandstorm, conoscenze da sfruttare ora che Roman è nelle mani dell’FBI.

Comunque, tornando al ritorno di Jane, quest’ultima riepiloga la situazione e ovviamente smaschera Borden rivelando il suo essere un infiltrato per conto di Sandstorm e così tutti capiscono che Patterson è in pericolo e si attivano per cercarla. Weller in questo episodio è stato davvero molto Weller: concentrato, determinato, sicuro di sè, un leader. Ha saputo tenere in pugno la situazione in ogni frangente, portando su di sè il peso della responsabilità per ciò che accadrà, tipico da Weller. Grande personalità davvero.

In questo contesto quella visibilmente più arrabbiata è Tasha: ha quasi perso il suo migliore amico e ora è determinata a non mostrare debolezze, a reagire per ricomporre la sua Famiglia, perché quelle persone, Reade, Weller, Patterson sono la sua Famiglia, ed è per questo che lei non può rimanere a guardare e seguire delle piste “non tangibili”, lei deve essere utile, deve agire. E in effetti si rivela molto in gamba, anche con gli aggeggi di Patterson (merito forse delle lezioni che quest’ultima le ha dato?), riesce a contattare Roman e a localizzarlo dando a Jane e Weller la possibilità di trovarlo e portarlo da loro, cosa che effettivamente accade. Mi dispiace molto per come si sia messo il rapporto tra Tasha e Reade: io stessa avrei voluto un bacio tra di loro (quanto sono pucciosi!) ma effettivamente il contesto, questo contesto, era profondamente sbagliato. La tua vita è a rischio e allora capisci che la tua migliore amica è qualcosa di più ed è giusto provarci: ma anche no. Reade non ha pensato a come si è sentita Tasha in tutta questa situazione: l’impotenza di fronte alle condizioni dell’amico, il dolore e la paura di non riabbracciarlo mai più, di non averlo più al suo fianco sono sentimenti troppo pesanti per lei da gestire. NO, il BACIO NON CI STAVA. MA! Questa scena è per me l’inizio della discesa (voglio essere positiva) per il loro rapporto, è l’inizio della consapevolezza che qualcosa ci può essere, perché Reade alla fine c’ha visto giusto: il loro rapporto va al di là dell’amicizia, ma ancora molto deve essere fatto.

Infine, Roman. Gli ultimi saranno i primi si dice e Dio, mi si è spezzato il cuore per questo ragazzo. Roman è un debole, è chiaro come il sole che il suo temperamento deriva da tutto ciò che ha vissuto, che lui non ha mai voluto essere il cattivo, ci si è trovato. E non voglio giustificarlo, ma alla tavola calda, sebbene la sua prima risposta alla paura sia la violenza (basti vedere come reagisce all’approccio della bambina), quando percepisce il pericolo lui si preoccupa della donna e di sua figlia, consiglia loro di andarsene. Vedere Roman in azione fa paura, perché è una macchina da guerra, studia i dettagli e agisce, colpisce. Eppure, solo nella cella, tra tutti i ricordi che gli possono tornare lui si vede così indifeso, vessato dai compagni di orfanotrofio, picchiato e deriso e così, come un bambino, debole e indifeso, si rannicchia in un angolo della cella in cui è rinchiuso. Una scena davvero emblematica: quello è il vero Roman.

Roman a cui scende una lacrima quando confida a Jane di aver paura di ciò che potrebbe ricordare (forse per via delle foto e dei racconti che gli hanno buttato addosso), eppure Jane ha ragione: nonostante tutto quello che è stato, anche quello che vivrà adesso contribuirà a renderlo Roman, il passato è passato e questa è davvero la possibilità di un futuro che Jane ha voluto offrirgli.

Dicevo all’inizio che questa puntata segna l’inizio per una seconda parte: un pò come la fase due di Sandstorm in cui ci stiamo addentrando e di cui sappiamo solo che Weller è il fulcro finale. E il nuovo tatuaggio che Patterson e Weller trovano sul collo di Jane (poi non realizzato) potrebbe essere la chiave di volta per permettere all’FBI di scoprire qualcosa in più (del nulla che sanno ora, quindi basta poco) dell’attacco che Sheperd sta progettando.

QUESTO E QUELLO…

  • Ma se Shepherd non sa una cippa di quello che l’FBI conosce su Sandstorm, cosa cavolo se ne faceva di Borden all’interno come talpa?!? Diciamo che essere lo psicologo del team non è che abbia giovato a molto visto che era tagliato fuori da tutta l’operatività…
  • Le scene della tortura a Patterson secondo me sono state poco credibili: ti cacciano una siringa ripetutamente nelle orecchie tra l’altro risucchiando materiale (come fosse una biopsia) e niente, tu tieni botta come se ti stessero facendo un risciacquo, neanche un minimo di sangue. E in più ti danno un tubo di metallo in faccia e va bene che svieni ma poi hai solo qualche piccola escoriazione… vorrei avere anche io la resistenza e la pelle di Patterson!
  • Weller che si fa legare come un allocco da Borden…seriamente?!? A parte che più che un dottore sembrava un acrobata, chiaramente si è ispirato a Robin di Batman e alle sue attività circensi… un solo pugno di Weller avrebbe dovuto metterlo KO e invece no, alla faccia della preparazione atletica!
  • Molto bello il rapporto Weller-Patterson, le scene all’ospedale delineano il loro rapporto non solo come tra un capo e un componente del team, ma bensì come tra un fratello maggiore con la sorellina. Loro sono davvero una Famiglia.

Vi lascio con il promo del prossimo episodio, intitolato “Droll Autumn, Unmutual Lord

 

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