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Absentia Recensioni

Absentia 1×08 – La forza della famiglia che smuove montagne e un calmante per noi

Premessa: questa ottava puntata mi è piaciuta moltissimo, sia nella struttura generale che nello specifico delle scelte narrative. Ha ritrovato quel ritmo, spessore ed equilibrio a cui ci aveva abituati, e che aveva momentaneamente – a mia sensazione -, messo da parte la scorsa settimana, recuperando soprattutto quell’attenzione ai dettagli e alla complessità delle relazioni che sono sempre stati il punto forte di Absentia, quello in cui sa valorizzarsi al meglio.  La parte personale, intimistica, il vedere come eventi fuori dall’ordinario mettano alla prova le persone comuni, gli “eroi per caso” è dove Absentia riesce a brillare. Inoltre, ogni parte della puntata va a comporsi in un tutto armonioso.

Family first.
Adoro, universalmente, le tematiche legate alla famiglia, abituale teatro di corposo materiale narrativo e di grandi possibilità di indagine psicologica. La famiglia è spesso il luogo dove si ricevono le ferite più dolorose (Emily che si rende finalmente conto del tradimento di Nick su più livelli, uno più meschino dell’altro), ma anche dove viene donato aiuto, sostegno e supporto incondizionato (Emily con il padre e il fratello, finalmente uniti), e dove è soprattutto sempre possibile ritrovare l’amore a lungo cercato e sempre negato (Jack con il padre). La puntata si destreggia molto bene mostrandoci uno sviluppo organico di relazioni che, grazie a un grave evento iniziale che funge da catalizzatore, sono state in grado nel tempo di fortificarsi, sanarsi e diventare una fonte di salvezza per i propri membri.

Jack mi ha definitivamente conquistato. È riusciuto a elevarsi oltre le sue personali condizioni difficili e a reagire. Non si nasconde più dietro una corazza, non cerca più l’obnubilamento dei sensi per fuggire al rifiuto paterno, ma ha il coraggio di affrontarlo a viso aperto, aprendosi con Warren. Soffre nel farlo, lo vediamo infatti molto provato e commosso (e noi a ruota), ma ottiene quello che ha sempre desiderato: la consapevolezza che il padre lo ha sempre amato e apprezzato. È una grande vittoria emotiva che avrà effetti molto positivi sulla sua vita, e io sono molto, molto orgogliosa e felice per lui. Anche e soprattutto perché, scendendo su un piano meno aulico, è il personaggio che prende la situazione di petto e ne dice quattro al cognato ormai in preda al delirio, sbattendogli in faccia una realtà che tutti avremmo voluto avere il piacere di fargli notare a bastonate forti: Emily non è colpevole e tu sotto sotto lo sai, infingardo. E nondimeno sei diventato il suo primo persecutore, vergognati. 

Nick ha perso completamente la testa. Io non più ho parole nè armi pesanti da usare contro di lui. È irrecuperabile, ossessionato e non in grado di ragionare lucidamente.

[Emily offre armi per la causa]

Ora, come spettatrice magari no, ma come recensore mi sento sempre moralmente in obbligo di provare a dare il beneficio del dubbio a tutti i personaggi. Le ho pensate tutte: si trova di colpo precipitato nello stesso incubo già vissuto sei anni prima, aggravato dal fatto che adesso anche il figlio è una vittima. E lo vedo nella mano che trema che è un uomo a pezzi, non sono priva di misericordia. Ma, credetemi, non riesco a farmene una ragione, nessuna giustificazione regge di fronte alla sua cieca, ottusa, furibonda convinzione che Emily sia sempre colpevole. Mi sono perfino chiesta se magari lui non abbia provato una forma di amore/odio nei suoi confronti, perché è evidente dal flashback del loro primo incontro (che ho trovato molto utile, per capire meglio il loro rapporto passato) che lui è sempre stato un uomo mite e tranquillo (leggi: totalmente passivo, ma non possiamo ucciderlo per questo), mentre Emily deve aver rappresentato l’elemento conturbante, misterioso. Una donna dalla personalità senz’altro complicata, ma estremamente attraente, proprio per quei conflitti irrisolti che si portava dietro  e per quel carattere deciso e determinato a ottenere quello che voleva, tra cui lui (perché, Emily? Parliamone), con qualsiasi mezzo.

 

Andando a ritroso, quindi, io mi chiedo se ci sia stato effettivamente amore sano tra loro, o se lui sia sempre stato ossessionato e incapace di resisterle e se questa ossessione si sia trasformata in negativo nella brama cieca di trovarla colpevole. Di quante cose la vuoi accusare ancora, Nick? La seconda ipotesi, più attuale, è che lui stia proiettando sui di lei il suo senso di colpa per averla tradita sposando Alice e non averla cercata abbastanza. O, infine, ma è una ipotesi più debole, che lui sia sempre sentito perdente nella competizione con lei (come ci fa sapere Warren, Emily a quanto pare è sempre stata più brillante di lui). So che sono contorsioni psicologiche, ma non voglio credere che sia semplicemente un uomo delle caverne, senza sostanza. Sarebbe troppo banale e il personaggio troppo bidimensionale.

Da un punto di vista più concreto, inoltre, io non credo che Nick sia la persona adatta a portare avanti le indagini. È in preda al panico, non è in sé, è troppo coinvolto e rischia di fare solo danno e l’FBI dovrebbe rendersene conto. (Tommy infatti se ne accorge, quando gli chiede come si sente, in vista del manicomio. Tommy è stato purtroppo utilizzato molto poco, ma è un personaggio interessante che avrebbe potuto apportare un maggior contributo).

Emily è sottoposta a una prova durissima, in questa puntata (non che prima pasteggiassimo a fragole e champagne, ovviamente). È terribilmente sconvolta dal rapimento del figlio sia perché, come madre, si tratta di una sofferenza inimmaginabile in ogni circostanza, sia perché lei conosce nel dettaglio le torture a cui verrà sottoposto e non può che sentirsi distrutta. Stana Katic è in grado di rappresentare ogni sfumatura che un ruolo tanto complesso, centrale e poliedrico impone, immergendosi completamente in un personaggio che ha oceani dentro di sé, senza mai, come dicevo nelle prime recensioni, perdersi all’interno di esso. Lo controlla perfettamente. Le sue performance sono sempre straordinarie, ma è nel ruolo di madre che sa dare il meglio di sé, regalandoci scene commoventi in cui partecipiamo completamente al suo calvario.

 

Per inciso, trovo tutti gli attori molto bravi, ovviamente in base alle opportunità che il loro ruolo concede e che, in questa puntata, fanno spiccare soprattutto Jack (Neil Jackson) e il padre di Emily (Paul Freeman), per la natura delle loro interazioni che  offre loro di dare il meglio di sè. [Momento Fangirl: Papà Warren sei un mito!].

Emily subisce un’ulteriore trasformazione, nel suo percorso di ritorno alla vecchia se stessa. Abbiamo assistito a una vera e propria guarigione emotiva, che la rende sempre più attenta, produttiva e concreta, capace di non disperdere energie e di usare le sue risorse e il suo addestramento per focalizzarsi sull’obbiettivo primario. Anche, naturalmente, ha dei momenti di sconforto, di rabbia e delusione che sono comprensibili e che la rendono completamente umana. Per quanto abbia una personalità che non si arrende mai, e una spinta vitale ragguardevole, ha anche momenti di cedimento inevitabili che, inoltre, ce la fanno sentire ancora più vicina.

Alla fine della puntata abbiamo un confronto tra Emily e Nick che era quantomai necessario e imprescindibile, a questo punto. Il fatto che sia una sorta di duello armato aumenta il significato simbolico della scena, quasi ci trovassimo di fronte a una tragedia classica. Li vediamo fronteggiarsi con le pistole puntate, due persone che sono ormai irriconoscibili all’altro e agli antipodi. Emily è resiliente, tenace, impossibile da piegare o spezzare. Si è rafforzata dopo il trauma subito, è in grado di superare ogni avversità, ha trasformato la debolezza in qualcosa di formidabile. Nick, invece, è l’uomo petulante che si crede una vittima e proietta tutto su un nemico immaginario. Per lui si tratta del punto finale di quella che è diventata quasi una vendetta contro i suoi mostri interiori, mentre per Emily è un solo passo dell’indagine: deve togliere di mezzo l’ostacolo che sta ritardando la salvezza del figlio. È lei che ragiona come un agente addestrato, senza farsi fuorviare da sentimenti rabbiosi ed è lei che sa che per il bene più grande è necessario ricorrere a misure pesanti.

 

[“I’m done believing you” – *Inserire insulti a piacimento e anche un bel chissenefrega, Nick. Siamo noi che ne abbiamo abbastanza di te]

C’è solo giustizia nel suo gesto, nessun rancore, nonostante sia finalmente consapevole che hai rotto con ‘sta storia, Nick da lui non otterrà nessun aiuto, e che è anzi quello che sta ostacolando il salvataggio di Flynn. Non vuole ucciderlo, vuole solo fermarlo, e ci riesce, mirando alla spalla. [Farei notare, invece, la sfumatura vittimistica sempre presente in Nick quando le dice “Non farmelo fare”. Perché ovviamente lui non ha mai colpe e non si assume mai alcuna responsabilità delle proprie scelte. Del resto, è lei la cattiva].
C’è una fierezza indomita in Emily, nel modo in cui respinge le sue accuse, e questo ci segnala quanto sia cambiata rispetto all’inizio, dove tutti le davano contro e lei sembrava intimamente accettare le accuse, pur sapendo che erano false. Come se si scusasse di procurare tanto disturbo. Non è certamente più quella donna.

Altri tre momenti notevoli della puntata, che mi preme tantissimo citare:
– Warren che si trasforma in parte attiva e corre in aiuto della figlia, che ha bisogno di lui. Nonostante la situazione, nonostante le condizioni fisiche vacillanti, un padre non si tira indietro quando si tratta  di un figlio. Lo fa con entrambi in figli, in realtà (madò mi scoppia il cuore per quest’uomo!), perché ci vuole certamente coraggio per buttarsi nella mischia, ma ce ne vuole altrettanto per accettare di farsi accusare da un figlio di mancanza di amore e considerazione, cosa che Warren accetta senza battere ciglio. Mentre io ho sento ancora le lacrime per quel “I love you – I love you too, dad“. Quanta tenerezza per la sua bambina forte e fragile allo stesso tempo!

  

– Non ho certo dimenticato la terribile prova che Alice e Flynn stanno vivendo, che è resa più agghiacciante dal fatto di sapere perfettamente anche noi a quale forme di sadimo il “Soggetto B” arriverà. È oltre ogni tollerabilità umana il fatto che sia coinvolto un bambino. Quanto amore materno incondizionato e conforto è in grado di offrire Alice a quello che è suo figlio, al di là di legami biologici, quanta forza disperata c’è nel modo in cui fa scudi con il suo corpo, per proteggerlo dal pericolo, come una vera leonessa, terrorizzata anch’essa. Flynn è immensamente amato da due donne notevoli, ognuna a modo loro. Ed è anche un bambino di raro coraggio, grazie ai suoi geni e all’esempio ricevuto, quando si offre lui per farsi torturare, al posto di Alice. Ma quanto sono orgogliosa di questo piccolo eroe? E quanto patimento a vederli in quella cella, terrorizzati a morte mentre il padre, di cui si fidano ciecamente, rincorre lucciole e farfalle.

– Ho trovato molto ben fatta tutta la parte relativa al manicomio perché il rischio stereotipi in un ambiente del genere è elevato. L’ho trovato invece molto realistico e con degli ottimi personaggi, molto ben calati nella parte, capaci di lasciare il segno anche comparendo solo per qualche minuto. Miglior scambio di battute della puntata (in senso ironico):

 

L’indagine è forse la parte un po’ più lenta della puntata, soprattutto perché si tratta di un doppione di cose che noi sappiamo già, ma del resto Emily ci era arrivata prima e l’FBI non può che ripercorrere le sue stesse tappe. E della giornalista che vogliamo farne? A me insospettisce e non poco. Paga la cauzione a Jack e gli offre simpatia mentre è tanto vulnerabile? Mmh. 

Puntata ansiogena, adrenalinica, ma  allo stesso tempo molto intima e piena di calore. Inoltre, il thriller sta prendendo un’interessantissima piega psicologica, a voi piace? Ve lo aspettavate? Alla prossima!

Concluderei così, perché ci sta sempre bene (e sappiamo a chi indirizzare l’insulto)!

 

– Syl

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10 comments

appassionato 9 Novembre 2017 at 14:05

Nick. Sarei più per farla semplice: è soltanto un uomo debole messo di fronte alle sue debolezze, non lo sopporta e vigliaccamente scarica tutto su Emily. Si è sempre sentito inferiore a lei e coglie l’occasione per “vendicarsi”.

Warren. Ma quanto mi piace quest’uomo! Non ha bisogno di particolari o di prove. Lui sa che la figlia è innocente, che Nick non la merita. Mi stupisce solo che non abbia mai pensato che Jack potesse avere problemi nell’accettare di essere in qualche modo in subordine nella famiglia rispetto ad Emily. Tre secondi (troppo pochi nella realtà) di colloquio sincero e tutto si sistema. Mi pare alquanto semplicistico e frettoloso. Tipico dei telefilm o film, allorché un personaggio trova la frase giusta al momento giusto e qualsiasi situazione si delinea chiara e superata in un attimo, nonostante, magari, anni di sofferenze e incomprensioni. Va beh.

Non ho capito niente del dottore psicopatico. Perché la vasca per Emily dopo tanti anni, perché pure per il figlio e cosa c’entrano Semerov e compagnia assassinante?

Episodio comunque trascinante che mi ha coinvolto più di altri precedenti e concordo su tutto ciò che metti in rilievo nella tua splendida recensione.
Un unico appunto sulla trama: la “cliente” del manicomio che aiuta Emily come una provetta spia inventandosi un piano in men che non si dica (e attuandolo). Mah!
P.S.: saluti dalle caprette.

Reply
Syl
Syl 9 Novembre 2017 at 14:23

Ciao! Io credo che Warren abbia sempre saputo che Jack avesse problemi con la sorella, ma stiamo parlando di un uomo di una certa età, con un’educazione e un background emotivo creatosi in tempi diversi da quelli attuali, di un agente delle forze dell’ordine che si trova a trattare con un figlio maschio. Penso che se mettiamo tutto insieme, per me è normale che non abbiano mai affrontato il problema (che, a mio avviso, non è mai facile da affrontare tra genitori e figli) e che quando finalmente esce allo scoperto, superato quindi il pudore e una certa incapacità a esprimere sentimenti che io trovo molto realistica, le cose si mettano a posto in fretta. Perché non è che Warren abbia detto “Oh, no, come, davvero ti ho trascurato? Non mi risulta”. È lui a tirar fuori il discorso, e Jack è in un momento in cui le sue difese si sono azzerate (si era già aperto alla riunione di alcolisti anonimi, anche se ovviamente lì era stato più facile, per la natura dell’assemblea, appunto anonima). Per cui a me non è sembrato troppo veloce, o da telefilm. Mi sembra che regga.

Il dottore psicopatico è morto, e per il momento abbiamo due sue vittime certe: Charles, che è in manicomio e il “Soggetto B” di cui non sappiamo l’identità, ma che, secondo Emily, è il colpevole di tutto e sta riproponendo le stesse torture su Emily e gente legata a Emily. Il collegamento con le ragazze di Semerov ancora non è definitivo. Edit: riporto il punto in cui Emily fa la connessione:
Ce ne sono due,
da quello che ho scoperto, ma…
Sono stati torturati nel mio stesso modo. Uno era un ragazzo, si chiamava Charles,
stava al mio orfanotrofio. E l’altro…
era il “Soggetto B”. Credo che uno di loro potrebbe avere Flynn.

Sul manicomio e sulla ragazza (di Poldark!) che aiuta Emily, io credo che proprio per il luogo che è, sia più semplice che accadano cose improbabili, tipo uno che ti dà la vestaglia per un dolcetto o una che prima vuole dire a tutti che ti sei infiltrata, ma poi ti aiuta. Per lei sarà stato un gioco divertente, senza implicazioni.

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appassionato 9 Novembre 2017 at 17:06

Hai ragione, mi sono confuso sul dottore psicopatico e sì che l’ho seguito bene per cercare di capire chi fosse il possibile reprobo. Mah! Sarà l’età.
Riguardo a Warren invece, non sto dicendo che avrebbero dovuto affrontare prima il chiarimento, ma che un padre, a maggior ragione se a conoscenza del problema, avrebbe dovuto fare di tutto per non farlo insorgere. Tu lo giustifichi con l’educazione e il proprio lavoro, io molto meno. Comunque mi piace lo stesso, anche per come “sistema” quelli che gli stanno sulle scatole. Chiaro e brusco, zittendoli. Fortissimo anche l’imperturbabile amico con i piccioni!
In ogni caso, pare, ripeto pare, che ora, nonostante i pregiudizi sul rapimento ecc., gli inquirenti stiano cominciando ad indagare nuove strade. Anche se, in effetti, quasi costretti per trovare Emily. Era ora, complimenti!

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Realista 9 Novembre 2017 at 19:53

“Io ho visto cose che voi autori non potreste immaginare…è tempo di… guardare in faccia la realtà”!!?

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Bruna 9 Novembre 2017 at 23:23

Ciao gente! La tachicardia che mi prende ogni volta che guardo un episodio,non potete neppure immaginarla! Cercherò di ritrovare la lucidità per biascicare due parole di commento! Allora…Byrne family : grazie alle parole del padre Jack riacquista maggior fiducia in sé ed è pronto a battersi per la sorella, contro quell’infingardo (appunto! ) del cognato (vergognati, veramente! ) Definire Nick un perdente non mi pare una “ipotesi debole” , anzi! Manca proprio di lucidità, per essere un agente FBI ben addestrato (le mani che tremano…ma dai!) soprattutto
se confrontato a Tommy, sempre perplesso e a volte compassato. (A proposito, avete visto Angel Bonanni in False Flag? Molto intrigante!)
Durante il duello alla “mezzogiorno di fuoco” (anzi di gelo) mi ha leggermente turbata quell’inquadratura del suo volto così tormentato,sarà stato un caso o avrà voluto significare qualcos’altro?
Riguardo a nonno Warren, penso che la sua “manifestazione di affetto” tardiva a suo figlio non sia una cosa così affrettata ma, sapete, in tarda età si è più disposti a ripensare alle mancanze del passato!
P. S. Una piccola curiosità : non so se avete notato, a casa della sorella di Alice c’erano parecchi quadri e foto. Mi è paesi di vedere un’iquadratura/ingrandimento degli occhi di Stana. L’avete vista anche voi oppure ho le traveggole? E con questo passo e chiudo!

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appassionato 10 Novembre 2017 at 00:06

No, non hai le traveggole, l’ho notata anch’io. Le somiglia molto, pur essendo solo una parte del viso, però mi sembra che Stana abbia le sopracciglia più ravvicinate.

Reply
Syl
Syl 10 Novembre 2017 at 11:55

Visto ora. No, non mi pare Stana.

Reply
Syl
Syl 10 Novembre 2017 at 09:05

Ciao 🙂
Non ho capito chi ha lo sguardo tormentato? Tommy?
Non ho fatto caso ai quadri a casa di Maura, vado a vedere!

Reply
Bruna 11 Novembre 2017 at 00:05

Nooo, Tommy no,mi sembra l’unico lucido di tutta la compagnia, capisce che c’è sotto qualcosa di grosso. Intendevo Nick,ma a questo punto mi sento leggermente. ..spaesato e non so più cosa pensare di lui!

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Georgie 12 Novembre 2017 at 09:42

Non sei l’unica ad aver notato il quadro, anche a me sembra lei, però il solo dubbio che mi viene é che un’immagine così sarebbe stata più logica nella casa di Nick piuttosto che in quella della sorella di Alice…

Per il resto episodio adrenalinico mitici i maschi della famiglia! (escluso Nick ovviamente) Ed Emily interpretata in modo ineccepibile da Stana in ogni minuto

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