Absentia 1×05 – Toglietemi di mano oggetti contundenti

Bentornati! Come procede la visione di Absentia? Anche voi volete disperatamente sapere chi c’è dietro a tutto questo e arrivati a questo punto siete ancora immersi nella nebbia sospettando di tutti?
A quanto pare non è necessario che io mi dedichi profusamente a una (meritatissima!!) invettiva contro il nostro signor Durand (*insert sarcasm*) perché ci ha già pensato Papà Byrne con grande cognizione di causa e io non posso che alzarmi in piedi ad applaudire il nerbo di un uomo d’un pezzo che, nell’ordine, snocciola al genero costantemente afflitto un: “You’re a poor excuse for a man“, “Traitor“, “Coward“, inframmezzato da “Come se ti fosse mai importato di lei” e “Io mia moglie l’avrei riportata dall’Inferno, altro che darmi per vinto dopo UN anno”, oltre che da occhiate silenziose colme di disprezzo. Signori, non abbiamo un uomo, abbiamo un Esempio.

Papà Byrne esprime senza mezzi termini la nostra medesima reazione di fronte alla feroce determinazione da parte di chiunque di far diventare Emily il capro espiatorio senza non dico un minimo di compassione umana, ma proprio il beneficio del dubbio. Oltre a incarnare lo stesso tipo di trasporto che sentiamo nei suoi confronti, lo stesso affetto, ammirazione, slancio, stima e preoccupazione. Papà Byrne è il personaggio che ci meritiamo, l’unico che sappia controbilanciare il vuoto da cui Emily – e noi – siamo circondati. Avrà per sempre la mia imperitura devozione.

Se la scorsa recensione mi ero trattenuta per pudore, io a questo punto non trovo nessun motivo oggettivo per non  far rotolare Nick da un dirupo dentro a un barile chiodato. Credetemi, quando viene specificatamente incaricato di riportare indietro la pazza sana e salva, con la motivazione:”Perché tu comprendi come ragiona”, io ho temuto seriamente di non arrivare a sera fuori dal carcere. Ma di che cosa stiamo parlando? Di uno che alla prima occasione si convince che sua moglie – che dovrebbe per l’appunto conoscere tanto bene – sia non solo l’assassina del suo precedente partner lavorativo, ma pure una che di punto in bianco si mette a sparar contro suo marito? È fuori da ogni logica. Il problema non è aver cambiato idea repentinamente. Il problema è che se basta un evento di questo tipo per convincersi della colpevolezza di una persona, è perché, nel profondo, qualche dubbio lo si aveva già, che viene quindi confermato, non manifestato nell’occasione. Perché il mio primo pensiero, che mi si palesa istintivo, è che ovviamente la stanno incastrando. Non certo il suo brutale  – ripeto – voltafaccia. (“Una parte di me la amerà per sempre“. Ma per favore).

Confesso di non sopportare più il suo presentarsi sempre tanto debole e dimesso, non sopporto il suo sguardo fisso al pavimento, la voce spezzata e la generale aura di tragedia incombente che si porta dietro, mentre lui si autoflagella perché “qualsiasi cosa faccia adesso Emily, dal prossimo omicidio al prossimo uragano con nome femminile, è colpa mia”. Piangersi addosso pensandoti colpevole ti farà sentire un martire, ma non risolve le cose, non è qualcosa di proattivo, ti lascia fermo nelle tue sabbie mobili. Emily meritava di meglio. Perfino Alice merita di meglio.

Mi spiace profondamente per Emily, perché, oltre a tutto il resto, deve accettare di essere stata tradita dalla persona di cui si fidava, che l’aveva rassicurata in tal senso, quella a cui aveva indirizzato in caso di dubbio il figlio amatissimo, da cui è ora invece braccata. L’uomo a cui continua a telefonare – mettendosi in pericolo – perché preoccupata per la sua incolumità! Emily, scegli noi!!

In questa puntata come mai prima d’ora, sento una profondissima ammirazione per questa incredibile donna, a fianco della quale percorriamo un’assurda e cupissima avventura. In cinque puntate è passata dall’essere vittima del peggiore trauma immaginabile, con ancora qualche strascico che si presenta all’improvviso, a prendere in mano le sorti della propria vita, a lottare per la propria sicurezza, reputazione, per un futuro finalmente felice e libero, per il proprio bene e quello della propria famiglia – che ora significa solo suo figlio. Non è ancora completamente lucida nella sua folle corsa contro tutto e tutti, non ha una strategia ben pianificata, perché naturalmente non aveva ancora avuto il tempo di metabolizzare il trauma precedente, prima di trovarsi nuovamente coinvolta in qualcosa di molto simile a un crudele gioco infernale, per cui agisce talvolta in modo impulsivo e un po’ confuso, anche indotta dalle circostanze e dalla tempistica, ma ha una tempra che io ho raramente visto nella mia vita in un essere umano. Emily è emblema di forza, di resilienza e di spirito di sopravvivenza davanti al quale possiamo solo sperare di avvicinarci.

Emily è braccata. Inseguita. Colpevolizzata. Tradita da chi amava. Non ha nessuno a cui appoggiarsi, se non il padre ma solo in senso più spirituale che concreto. Nonostante lui sia disposto a tutto per lei, sia il suo alleato e la difenda da tutti, non può fare affidamento su di lui nelle decisioni pratiche. Emily affronta tutto quello che le si para davanti mossa da un’inesauribile spinta a continuare, a sopravvivere, a ottenere giustizia. Nel farlo si imbatte nuovamente nel trauma ancora vivo e atroce, quello dell’acqua e deve buttarcisi a capofitto senza indietreggiare. Si tuffa nel lago gelato, di notte, perché le sembra la sua unica salvezza (e di fatto lo è) nonostante questo significhi far rivivere brutalmente le esperienze sconvolgenti di cui è stata vittima. E lo fa, in una sorta di atto simbolico. Riemerge a riva quasi si trattasse di una nuova vita, consapevole della sua robustissima fibra fisica e psicologica.

Nel frattempo, invece, un consesso di uomini sta a perdere tempo a partorire greche e pensierini sul tema del giorno: Emily è vittima del carnefice o è essa stessa il carnefice? L’attesa del treno non è essa stessa il treno? Sentirà le voci? Avrà delle personalità multiple? Satana le suggerisce all’orecchio chi uccidere? È molto ben visibile la differenza tra la forza prorompente di Emily quando si muove da un indizio all’altro, rispetto alla calma con cui uomini rispettabili e ragionevoli – avercene così – stanno a pontificare sulla sua salute mentale.

Faccio ancora un po’ fatica a inquadrare Jack. Naturalmente dovrebbe far parte anche lui della lista dei cattivi senza alcun dubbio, ma sono in parte toccata dalla sua acuta storia di sofferenza. Essere stato messo in disparte per “colpa” dell’arrivo della sorella adottiva, descritta come problematica fin dall’inizio, è indubbiamente doloroso, anche perché si innesta su una personalità che avverto fragile. Il comportamento del padre, se pur ammirabile da un lato, non è decisamente molto indulgente nei suoi confronti perché, sì, anche io vorrei dirgli che è un uomo adulto, forse è il caso di affrontare la ferita del non essere stato amato una volta per tutte, ma il muro di rifiuto che gli oppone davanti ogni volta è davvero troppo categorico.

Voto infine con un NO enorme la deriva da soap opera del test di gravidanza. Non avevamo sinceramente bisogno anche di questo, la situazione era già abbastanza difficile, complessa e dolorosa senza continuare a mettere carne al fuoco. I rapporti tra Nick e Alice non necessitavano, secondo me, anche di un evento che profuma tanto di cliché.

Top Three della settimana.

1. Stana Emily che parla russo. Oltre proprio all’effetto che mi fa sentirla parlare così, applaudo alla sua capacità camaleontica (letteralmente) di inventarsi su due piedi il modo migliore per cavarsi d’impiccio in ogni situazione, così come la presenza di spirito di chiamare in ospedale con tono gaio presentandosi come Katherine (ehm) per ottenere informazioni sul pacemaker ritrovato nella fossa. Lo sguardo di fuoco rivolto alla donna che si era lamentata con la polizia è il momento topico dell’episodio.

2. L’intera scena del lago (girata peraltro in pieno inverno in Bulgaria, e senza double). Emily salva se stessa affrontando il trauma ancora fresco, sprofondando nei suoi luoghi più oscuri, per trarne forza.

3. Non è un momento vero e proprio, ma approfitto per rimarcare, se ancora fosse necessario, l’incredibile bravura di Stana Katic nell’essere in grado di padroneggiare senza esitazioni una vastissima gamma di sfumature recitative, regalandoci interpretazioni di enorme spessore e talento. Applausi.

Che cosa mi dite? Che congetture state facendo a metà del percorso? Fatemi sapere!

– Syl

4 comments
  1. E così, abbiamo capito che Nick non ha la minima idea di cosa sia l’amore. Va beh, peggio per lui. Il non concedere un benché minimo beneficio del dubbio alla sua presunta, molto presunta, amata lo dimostra ampiamente. L’amore non ha bisogno di prove d’innocenza, lo sa bene il padre di lei. Finora ho difeso Nick, soprattutto ho cercato di comprendere il suo dramma, ma a questo punto alzo le mani e mi arrendo: è proprio un vigliacco mollaccione. Con i colleghi si comporta in un modo, con Al in un altro. Da che parte stai? E, soprattutto, perché non indaghi più come fa lei? Ma Emily non se n’era mai accorta prima di che pasta fosse fatto? Non solo, ma pare anche che le parole del padre (le ho insegnato io a sparare, l’hai vista farlo, ecc.) non lo sfiorino più di tanto. Peggio di così… E poi, possibile che sia così imbecille da non capire che l’arresto sfocerebbe in una condanna sicura? Perlomeno, anche se per altri motivi, persino Al chiede a Nick se sia stata Emily ad uccidere Adam. Ovvio che lo speri, ma non giudica senza la minima prova come invece fa lui.
    Questo, più la gravidanza di Al (secondo me messa lì apposta e non tanto a mo’ di soap) mi spingono sempre di più a prevedere un finale con Emily lontana da lui insieme al figlio a percorrere nuove strade.
    Jack non mi piace proprio. E’ grande e grosso, basta col vittimismo, su. Anche se la odi, devi pensare per forza che sia colpevole? Andiamo, troppo facile.

    Atmosfere sempre cupe, inquadrature soffocanti e ravvicinate offrono un taglio adatto alla situazione, anche se non vedo l’ora di vedere un po’ di sole e disponibilità di aria da respirare.
    Le congetture le ho già fatte, ma sono ancora troppo pochi, anzi nessuno, gli elementi per prevedere gli sviluppi investigativi. Anche se, ripeto, il collega di Nick è in qualche modo coinvolto, come in ogni giallo che si rispetti. Nel breve, il camionista la lascerà andare, sicuro.
    Il finale l’ho già scelto riguardo alla situazione sentimentale con l’unico dubbio sulla figura del detective, un po’ troppo presente dal momento che non è dell’FBI. Potrebbe essere un indizio. La fantasia mi porta a pensare che se non altro avrà un ruolo rilevante nell’aiutarla a risolvere la faccenda.
    Ho un dubbio: ma la scientifica non ha rilevato che i proiettili non provengono dalla pistola di Adam? D’accordo che Emily potrebbe essersene procurata un altra, però…

    Stana è molto convincente ed Emily direi tenera, nonostante tutto, nel suo cercare indizi anche al buio e senza sosta. Anche gli altri attori sono bravi, pur se non chiamati a prestazioni particolari.
    A proposito, lei ha (aveva) paura d’essere felice, è testarda, risoluta, intelligente, decisionista, parla russo… tanto valeva che la chiamassero Kate.
    Ciao, Syl.

    1. Più che altro lui non si era accorto di come fosse fatta Emily? Non sa niente del suo passato, del tipo di infanzia avuto? Sono allibita.
      Anche io mi sono chiesta del proittile, ma credo non importi alla scientifica perchè danno per scontato ci fosse solo lei con Adam (non mi convince nemmeno mentre lo dico, ma tanto a loro importa solo che lei sia colpevole).
      Condivido la tua visione di Emily che si allontana con il figlio da soli. Dubito esista un espediente narrativo che possa riunirli a questo punto (Emily e Nick).

  2. “Emily,tu sei la mia persona”! Mi sento solo di pronunciare la famosa frase di Cristina Yang a Meredith Gray (o viceversa, Non ricordo bene).Dopo tutto quello che avete scritto tu e Appassionato non posso fare altro che condividere,sarebbe inutile aggiungere altro,troppo ripetitivo! Dico solo una cosa : ma l’attore Patrick-Nick non ha altre espressioni facciali? Se gliel’ha chiesto il regista allora…chapeau! Ma in confronto a Stana tutti gli altri impallidiscono e scompaiono. Comunque l’angst sta aumentando di puntata in puntata (e ogni tanto di notte mi viene qualche incubo!) Sicuramente ci saranno dei coup de théâtre clamorosi in crescendo nei prossimi episodi e perciò qui concludo dicendo : viva il nonno e il nipotino!
    P. S. Ah dimenticavo! Ma….lo scheletro (col pace maker) ai piedi dell’albero con gli occhi….cosa sta a significare?
    Alla prossima!

    1. Che Beck… ehm… Emily ha assistito al suo omicidio (suo di quello col cuore pasticciato, non suo di lei) e/o alla relativa sepoltura, si suppone almeno sei anni prima. Laonde per cui, chi la sta incastrando ha a che fare con detto omicidio. Come, dove, perché, quando, per ora rimane fantascienza, si può congetturare qualunque cosa, ché siamo solo a metà del cammino e il fatto che lei ricordi l’albero fin da piccola, contribuisce ad alimentare il mistero. Così come non mi è chiaro che c’entrasse Adam con lo stesso albero. Mi sa che sia molto complicato.
      A me non dispiace l’attore che interpreta Nick, rende bene l’idea del personaggio mollusco. Sperando sia un’interpretazione, naturalmente. Per il resto, mi pare che tutti, tranne il padre, abbiano un aria un po’ annoiata. Non so se volutamente o meno. D’altronde l’atmosfera nell’insieme è molto rarefatta e piuttosto squallida, può essere che sia tutto voluto.

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