A Soundtrack for… The 100 (and Bellarke)

Bentornati ad un nuovo appuntamento con la nostra rubrica dedicata alle soundtrack.

Il candidato di questa settimana è la mia ossessione degli ultimi mesi: The 100. Avete presente? I 100 che lottano per restare in 100*…ma non ci riescono tanto bene visto che sono rimasti in poco più di 40.

Partita in sordina con episodi molto leggerini, nell’arco della prima stagione è riuscita a conquistarmi e con la seconda mi ha totalmente preso, impacchettato e fatto giurare eterna fedeltà grazie a temi importanti e personaggi meravigliosi che hanno subito evoluzioni veramente straordinarie in alcuni casi.

Questi 100 (+1) ragazzi mandati allo sbaraglio sulla Terra post-apocalittica come avamposto di una nuova civiltà, costretti a crescere di colpo e ad affrontare decisioni che distruggerebbero l’anima di una persona adulta, sono al centro dei miei pensieri ogni volta che ascolto una – bella – canzone del 2012 di Santigold “Disperate Youth”.

Vediamo insieme il perché…

Don’t look ahead, there’s stormy weather
Another roadblock in our way
But if we go, we go together
Our hands are tied here if we stay

“But if we go, we go together” è un po’ il leit motiv del gruppo. Dopo i primi giorni di caos e anarchia, col tempo hanno saputo costruire qualcosa di prezioso: costretti dalla minaccia esterna, sono diventati uniti e compatti e nessuno – NESSUNO- è mai lasciato indietro. Ognuno di loro occupa un posto nel gruppo e la morte di ciascun personaggio è stata vissuta dagli altri con lo stesso trasporto emotivo, come se un pezzo della grande famiglia della navicella spaziale se ne fosse andato. Nella seconda stagione, abbiamo visto i due leader del gruppo, dimostrarsi letteralmente disposti a fare qualunque cosa pur di riportare al sicuro i loro amici reclusi in Mount Weather, spingendo la propria disperata (il disperate del titolo della canzone) ricerca di una vita migliore fino al sacrificio più estremo: quello della propria anima. E «together» è anche ciò che Bellamy dice a Clarke prima di abbassare insieme la leva che avrebbe irradiato il level 5 di Mount Weather, ponendo fine alla battaglia. Un peso condiviso che distrugge coloro che lo portano e le cui conseguenze approfondiremo quando inizierà la terza stagione.

Oh, we said our dreams will carry us
And if they don’t fly we will run
Now we push right past to find out
Oh, how to win what they all lost

In un episodio della prima stagione, Clarke dice: «Non posso credere che siamo sopravvissuti ad una catastrofe nucleare per centinaia di anni solo per tornare ad ucciderci» (non ricordo le parole precise ma il senso è questo). La ricostruzione di una civiltà, la possibilità di un nuovo inizio con nuove regole in un luogo che era stato perso: certamente è uno dei temi che sottendono alla serie tv. Dopo che gli uomini hanno distrutto tutto, uccidendosi a vicenda, questi naufraghi della Terra hanno la possibilità di tornare, di ricominciare da capo, sperando di poter rompere con un passato violento. Un passato che per i ragazzi della Dropship è una rottura con le regole dell’Arca, quelle leggi che hanno costretto molti di loro in carcere, che hanno fatto vivere Octavia per anni sotto un pavimento e causato l’esecuzione di Aurora Blake, senza che Bellamy potesse fare nulla, le regole che hanno sottratto i genitori a molti di questi ragazzi, quelle regole che nei primi episodi vengono sovvertite, senza alcuna cernita fra ciò che è buono e ciò che non lo è. Non dimentichiamo nemmeno le parole pre-battaglia di Bellamy nella prima stagione quando ricorda ai suoi compagni che loro sono sulla Terra, che hanno lottato per sopravvivere, che hanno perso delle persone care e che sono «terrestri» esattamente come il loro nemico.

Una possibilità di fresh-start che è rispecchiata anche dalla visione utopica di Jaha della City of Lights come nuova Terra Promessa. Una speranza che verrà largamente disattesa.

Oh ah, oh ah
We know now we want more
Oh ah, oh ah
A life worth fighting for
Oh ah, oh ah
We know that we want more
Oh ah, oh ah
A life worth fighting for

Nella seconda stagione, Clarke dice a Lexa, comandante dei Terrestri, che nella vita ci deve essere qualcos’altro oltre al semplice sopravvivere: è il legame con gli altri, i rapporti umani che Lexa vede come nocivi, latori di debolezza, mentre Clarke (dopo un primo momento di comprensibile shock: aveva lasciato qualcuno che amava morire per poter avere una tregua con i Grounders) ha capito che l’amicizia, l’affetto, la famiglia sono ciò che consente di continuare a combattere. Clarke non lotta per un ideale, non lotta per amore della violenza: Clarke fa ciascuna delle sue scelte guidata dalla devozione per coloro che contano su di lei, dall’amore per coloro che la circondano. Chiude il portellone della dropship per salvare almeno 48 degli 83 compagni da morte certa, sacrifica Finn (e gli dona una morte veloce) perché era l’unica cosa da fare per avere un’alleanza contro Mount Weather, lascia che un missile distrugga Ton DC nel disperato – ecco che ritorna la parola “disperate”– tentativo di proteggere Bellamy e il piano di aggirare le difese del Monte, permette a se stessa (e a Bellamy, costantemente al suo fianco) di commettere un genocidio (perché tale è) perché non aveva altra scelta che proteggere ad ogni costo il suo popolo. Poco importa che questa serie di scelte l’avrebbero spezzata al punto che deciderà di abbandonare tutto e tutti. Bellamy, invece, ha sempre avuto ben chiaro tutto questo: fin dalla nascita di Octavia. Lottare per coloro che ami è un po’ il motto del maggiore dei Blake e sarà ciò (non ho dubbi) che gli permetterà di sopportare il fardello del post-Mount Weather.

So let them say we won’t do better
Lay out the rules that we can’t break
They wanna sit and watch you wither
Their legacy’s too hard to take

[…]

Il tema del contrasto con gli adulti, la ribellione dei ragazzi della Dropship nei confronti del mondo dell’Arca, che li tratta come fossero ancora gli stessi ragazzini, avanzi di galera, mandati sulla Terra a morire. Come dice Raven nella seconda stagione: «She [Clarke] stopped being a kid the day you sent down here to die». I ragazzi conoscono la Terra meglio degli adulti, conoscono i Grouders meglio degli abitanti dell’Arca, hanno imparato a convivere ed hanno usato regole nuove, diverse dal passato. Il contrasto di leadership fra la chancellor Griffin e sua figlia è solo l’inizio: non abbiamo ancora realmente avuto occasione di vedere come procederà la convivenza fra i sopravvissuti di Mount Weather e la gente di Camp Jaha ma è facile pensare che non sarà certo facile.

Da notare, poi, che i 100 non accettano nemmeno le regole dei Grounders. E come potrebbero visto che hanno cercato di ucciderli dal primo giorno?

04

Ma per una canzone seria e più profonda di quanto pensassi, ce n’è un’altra che amo moltissimo e che mi ricorda la mia OTP. Una coppia che non è tale dal punto di vista romantico (e non lo sarà ancora per un po’ considerato lo stato psico-emotivo di lei) ma che, per come la vedo io, è una di quelle partnership televisive che non riesci a immaginare disgiunte. Ovviamente parlo dei Bellarke: quei due personaggi che fin dal pilot hanno fatto scoccare scintille ogni volta che condividevano una scena. Molto si deve all’incredibile chimica dei due attori che sembrano essere buoni amici anche nella vita reale, ma anche ad una sceneggiatura che ha sempre saputo valorizzare la dualità della leadership dei 100, suggerendoci quanto in realtà siano l’uno la metà dell’altro: come due facce della stessa moneta. Ad un episodio dalla conclusione della seconda stagione, ricordo di aver detto ad una mia amica: «Il Bellarke deve essere costruito bene e quando accadrà deve essere definitivo. Sono disposta a sopportare l’angst necessario purché non me li dividano ogni due per tre»: è evidente che mi son portata jella da me (o che Rothenberg mi abbia sentito)!

02Questa seconda stagione ci ha lasciati con quel bel bacio sulla guancia e un «May we meet again» che ci tormenterà per mesi, fino al ritorno della serie a gennaio (o marzo…troppo lontano comunque). Per questo, oltre a nutrirmi di fanfiction e vivere su Tumblr, ogni canzone mi ricorda un po’ loro e il loro addio o ricongiungimento. Fra tutte ce n’è però una in particolare che è perfetta per loro ed è  “In your hands” di Joshua Radin.

My oh my this hair of gold
Pull it back from over your eyes.
I know you’re scared and alone
But you don’t have to hide.
You need to take your time
So I’ll set you free.
I don’t want you when you’re blind.
And in time you’ll come back to me.

So I’ll wait for that day
When I hear you say
“Don’t drop me ’cause I’m hopin’ to land
In your hands.”
And if you
Don’t believe
I promise to make you see
I’ll come find you
But mind you it’s time
You are mine
Forever mine

And now it’s winter settin’ in
Two days is auld lang syne
But you don’t like the shape you’re in
This year has peace to find
But if you feel like you could fall
Maybe I could fall too
But if you give it, give it all
‘Cause if you promise me the best of you

Then I’ll wait for that day
When I hear you say
Don’t drop me ’cause I’m hopin’ to land
In your hands
And if you don’t believe
I promise to make you see
I’ll come find you
Mind you it’s time
You are mine
Forever mine

You’re scared if you wait too long
Your light won’t guide me home
But don’t be frightened by the dark before dawn
Sometimes we must go ahead alone
‘Til then I’ll wait
For that day
When I hear you say
Don’t drop me ’cause I’m hopin’ to land
In your hands
And if you don’t believe
I promise to make you see
I’ll come find you
Mind you it’s time
You are mine
Forever mine

Come potete notare dalla quantità di versi evidenziati, sono molteplici le situazioni che ben si adattano ai miei (e vostri) Bellarke. Non solo gli «hair of gold» di Clarke che tanto spesso si trovano nelle descrizioni delle fanficion ma soprattutto il profondo rispetto per l’altra persona, la fiducia nel suo ritorno (anche se, come emerso dalle interviste al Comic-Con, i due avranno parecchio da affrontare quando si rivedranno) e la costante presenza di lui al fianco di lei: perché, ammetto, è ciò che adoro di più di loro due, il costante spalleggiarsi, anche quando non la vedono allo stesso modo. Ma è anche presente quel mio discorso sul «se succederà sarà definitivo» perché un po’, lo ammetto, la canzone rispecchia i miei sentimenti al riguardo. Una sorta di ship nella ship ahahahah. L’altro giorno sulla pagina facebook “OTP is the way” ho trovato la miglior definizione di OTP di sempre: «It’s like being in a relationship with a relationship» ed ho pensato: sono io!

03Ma tornando alla bella canzone di Radin, trovo che riesca a cogliere lo spirito della loro partnership: quella fede, fiducia cieca che ha Clarke in Bellamy (ho perso il conto di quante volte lo abbia ribadito nella serie tv!) e la consapevolezza di lui che anche se lei gioca a fare la dura, lui è la sua àncora, lo scudo contro il mondo: «He’ll do anything for her. To protect her».

E la dichiarazione di Eliza/Clarke al Comic-Con in cui auspicava che Bellamy andasse a cercare Clarke per riportarla a Camp-Jaha, ci fa ben sperare in una bella vagonata di sentimenti repressi, qualche bel litigio e riconciliazione adatta a nutrire i nostri poveri cuoricini infranti da quell’addio frettoloso alle porte di Camp-Jaha seguito da quel drink che Bellamy sta cercando di propinare a Clarke dallo Unity Day in poi.

01Il mio articolo finisce qui, nonostante andrei avanti a parlare di loro per ore e ore, ma prima di chiudere ci terrei a ringraziare le meravigliose pagine facebook che mi stanno aiutando a superare questo lunghissimo hiatus che sembra sempre più eterno: DeCento, I’m not Afraid. The 100, The 100-Bellarke e The 100 Italia.

*Geniale descrizione della trama trovata su Tumblr

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