3 motivi per recuperare Dark e 5 cose da sapere prima di farlo

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Anche se non abbiamo ancora una comunicazione ufficiale per il rilascio della terza e ultima stagione di Dark su Netflix, la data su cui la maggior parte dei fan sta speculando (il 27 giugno) avrebbe un suo perché che si lega alla trama della serie… e, viste le scelte simili attuate per la messa in onda delle stagioni precedenti, potrebbe essere realistica. Se la data dovesse venire confermata, vorrebbe dire che avremo modo di assistere al concludersi delle misteriose vicende che coinvolgono gli abitanti della cittadina di Winden in appena poco più di un mese. Tempo sufficiente per chi ancora non ha avuto modo di recuperare questa serie tedesca di dedicarsi alla visione dei 18 episodi finora disponibili!

Ma perché inserire Dark nella vostra lista se non l’avete già fatto (o perché darle priorità qualora sia già presente)? Al vi aveva già proposto tre buoni motivi QUI sul finire della prima stagione, io aggiungo quelle che sono le principali ragioni per me:

1) Non è quello che sembra… è meglio. Basandosi solo sulla descrizione fornita da Netflix forse non avrei mai dato una chance a Dark: “Nel 2019 la scomparsa di un ragazzino del posto provoca il terrore tra i residenti di Winden, piccola cittadina tedesca con una storia bizzarra e tragica”. Ok, quindi? Una sorta di Broadchurch tedesco? Senza offesa ma di storie così ne abbiamo viste tante e molte magari pure fatte meglio…
Per fortuna arriva però il trailer a darci l’indicazione che la storia non gira solo attorno a questo: “Ieri oggi e domani non sono momenti che si susseguono, e sono uniti in un circolo senza fine”. L’introduzione della componente del viaggio nel tempo è quello che mi ha incuriosita abbastanza da dare alla serie la possibilità che effettivamente, a posteriori, posso dire che meritava.

Dark - Quando è Mikkel?2) Trama decisamente ben strutturata. Ora penserete: “Quindi una crime story no, ma il tema del viaggio nel tempo è originale?”. No, di per sé magari no, e ammetto che anche l’espediente che porta alcuni personaggi a diventare viaggiatori non è nulla di straordinario… ma è lo sviluppo della storia a distanziarsi da altri racconti analoghi. Da quando si iniziano a capire le implicazioni che alcuni di questi viaggi hanno avuto sul presente e come a sua volta il presente influenzerà il passato, non si può fare a meno di continuare a fare congetture su quale sia la vera identità di questo personaggio misterioso, cosa abbia causato questo effetto e se i tentativi di modificare un certo evento porteranno effettivamente a qualcosa di diverso o fanno semplicemente parte di una catena di fatti già avvenuti.
La struttura ad anelli interconnessi, i vari richiami (frasi ricorrenti e altri collegamenti che vengono svelati poco alla volta) e i salti da un anno all’altro sono ben strutturati per far sì che si debba seguire la serie con attenzione se si vuole capire dove andranno a parare, chi vuole ottenere cosa ecc.

3) Le scelte di casting. Questa sembrerà una cosa scontata ma c’è stata decisamente un’attenzione certosina verso questo aspetto (d’altronde… sono tedeschi! *badum-tsss*).
In una serie che parla di salti temporali può capitare di vedere vari personaggi in momenti diversi della loro vita, ma sebbene potrebbe apparire ovvio che Tizio da giovane sia interpretato da un ragazzino che gli somiglia, in Dark la cosa viene portata a livelli quasi maniacali. Arriva un punto in cui l’introduzione di un nuovo personaggio in una diversa linea temporale quasi non ha più bisogno di presentazioni formali, perché una caratteristica fisica (anche ricreata ad arte, come l’orecchio di Helge o gli occhi di Claudia) o un comportamento specifico ci permettono di riconoscere immediatamente di chi si tratta (tranne quel paio che si vuole mantenere volutamente anonimi per motivi di sceneggiatura). Questo ha contribuito a creare un mondo che quasi esce dallo schermo: Winden potrebbe essere una cittadina reale, i suoi abitanti potrebbero essere persone vere di cui seguiamo realmente gli sviluppi da un momento storico all’altro.

Se vi ho convinti a dare un’occhiata a Dark con questa TOP 3, vi invito però a tenere a mente le seguenti indicazioni che possono aiutarvi ad apprezzare al meglio la trama fin da subito e a districarne meglio la matassa:

1 – Non fatevi scoraggiare dal ritmo iniziale

La Germania ha un notevole bagaglio culturale quando si tratta di espressioni creative: tra rinomati studi di registrazione musicale e studi cinematografici, vi sono stati sfornati molti prodotti di buona qualità (non solo da artisti locali) nell’arco dei decenni. A livello televisivo, però, i palinsesti italiani che trasmettono solo un certo filone non ci hanno proprio abituati a prodotti di una certa tipologia di provenienza tedesca. Questo “spaesamento”, unito a uno stile caratterizzato da un background decisamente diverso rispetto a prodotti di genere simile di provenienza americana o comunque anglosassone, possono far sì che i primi episodi risultino a tratti pesanti. Il consiglio è però di superare lo shock culturale iniziale: arriverà un punto in cui la trama comincerà seriamente a dare dipendenza.

2 – Procuratevi un taccuino per i personaggi

Dark - personaggiDetta così sembra che non siamo abituati a serie con un corpus di personaggi piuttosto ampio (Dark, per dire, non ha neanche un terzo dei personaggi principali e secondari di Game of Thrones…). Il punto non è tanto il numero di personaggi in sé, bensì il loro “moltiplicarsi” nel momento in cui si iniziano a esplorare diversi momenti storici: 1953, 1986 e 2019 sono solo i cardini principali, ma nella seconda stagione abbiamo anche un paio di incursioni nel 1921 e in un futuro post-apocalittico. In tutte queste linee temporali vediamo diverse età di alcuni personaggi e scopriamo le connessioni tra loro in momenti diversi. La serie ci permette di venire a capo di alcune di queste connessioni grazie allo schema a muro creato da uno dei personaggi (comodamente correlato da foto di tutti i “giocatori in campo” a diverse età), ma avere carta e penna sotto mano per annotarsi chi è chi e fa cosa in diverse timeline può essere un aiuto ulteriore per non perdersi dettagli per strada.

3 – (Quasi) nessuno è marginale

Parlando di dettagli che possono perdersi per strada, una delle cose che ho apprezzato è stato il fatto che si arriva a un punto in cui sono davvero poche le storyline meramente di contorno, quindi non si può mai davvero abbassare l’attenzione. Pensavo ad esempio di potermi deconcentrare in parte quando apparivano sullo schermo Magnus e Franziska, che con i loro drammi da teenager scontenti non mi sembravano aggiungere granché alla trama generale, poi arriva il finale della seconda stagione che mi fa intuire che forse in futuro avranno un ruolo ben più complesso [SPOILER: quando Jonas adulto li porta via con sé per salvarli dall’apocalisse imminente probabilmente dà il via a un nuovo arco narrativo per i due, che li porterà a diventare viaggiatori del tempo come lui… a quanto pare sono proprio loro due che vediamo spesso in compagnia di Adam FINE SPOILER].
Se nei primi due/tre episodi ci sono personaggi che potrebbero apparirvi stereotipati o di scarso interesse, prima o poi scoprirete che hanno il loro personale mistero da svelare… quando non sono proprio coinvolti più o meno direttamente nel quadro più ampio.

4 – Principio di autoconsistenza

Dark NetflixRiguardo la questione viaggi nel tempo, è forse bene sapere fin da subito che tipo di “scuola di pensiero” ha deciso di seguire questa serie, per settarsi già dal principio sulla stessa linea. È noto che, nonostante l’impossibilità fisica del viaggio nel tempo sia per svariati motivi la corrente di pensiero principale all’interno della comunità scientifica, nei decenni molti hanno comunque teorizzato diversi postulati riguardanti tale possibilità. Si parla di causa-effetto, consequenzialità degli eventi e chi più ne ha più ne metta. Uno dei nodi principali che arrovella il cervello dei teorici in tal senso è il principio che viaggiare nel tempo possa creare paradossi e come questi paradossi possano eventualmente essere sciolti. Pensiamo al classico esempio del viaggiatore nel tempo che va nel passato per uccidere Hitler, ma una volta riuscito nell’impresa nel futuro (suo presente) non avrebbe più motivo per viaggiare indietro nel tempo, quindi non lo farebbe, quindi Hitler non verrebbe ucciso, quindi il viaggiatore avrebbe di nuovo motivo di andare nel passato… capito dove voglio arrivare?
Uno dei postulati teorizzati per appianare tali problematiche da viaggio nel tempo è il principio di autoconsistenza di Novikov, anche noto come paradosso della predestinazione: come suggerito dal nome, si dà per scontato che qualunque cosa succederà al viaggiatore proveniente dal futuro mentre si trova nel passato è già successa, perciò ogni sua azione (che sia inconsapevole o finalizzata a realizzare o sventare un certo evento) non modificherà la realtà a lui nota in quanto il suo intervento “era già previsto” (es.: il viaggiatore che va nel passato per uccidere Hitler riesce nella sua impresa, ma in qualche modo avvia una catena di eventi per cui qualcun altro prenderà il posto del dittatore e avremo comunque un Hitler nei libri di storia).
Questo è lo stesso principio che regola la storia in Dark… il che fa sì che durante la visione siamo più volte portati a chiederci: “Ok, ma visto che lui è consapevole di ciò che ha fatto in passato per arrivare dove non vuole arrivare, basterà che nel presente che stiamo osservando si comporti diversamente da come ha fatto/farà?”. Il quesito che diventerà il vostro mantra è proprio questo: basterà?

5 – Dimenticate alcuni dei paradossi classici

Parlando di paradossi legati a un teorico viaggio nel tempo, una delle prime cose che siamo abituati a sentire in storie di questo tipo è “evita contatti con il te stesso del passato/futuro”: che sia l’avvertimento accorato di Doc in Ritorno al Futuro o lo stesso argomento affrontato con ironia da Futurama (il “nonno di se stesso” è ancora uno dei momenti più geniali che ricordi nella serie), sappiamo che la cosa porta in genere a conseguenze nefaste.
Ecco, dimenticate completamente questo principio: mi sono messa le mani nei capelli decine di volte durante la visione di Dark vista la nonchalance con cui metà dei personaggi affrontano la cosa. Siamo abituati a storie in cui la scoperta di una macchina del tempo deve necessariamente rimanere un segreto (che sia per motivi etici o per il rischio di implicazioni negative qualora la scoperta dovesse finire in mani sbagliate), quindi vedere come a un certo punto metà cittadina scopra il passaggio nelle grotte e ne disquisisca amabilmente con altri all’ora del tè mi ha inizialmente lasciata basita. Senza contare poi come spesso un personaggio comunichi con assoluta normalità con il proprio sé passato o futuro… tutti punti che vanno semplicemente presi per ciò che sono: in Dark è così, non ci si spaventa di fronte a ciò che è normalmente un grosso tabù in altre narrazioni dello stesso genere.
E posso già anticipare ai più puntigliosi, pronti come me a evidenziare un paio di buchi di trama (“Ma come? Possibile che chi ha conosciuto quel personaggio da ragazzino non abbia mai notato una certa somiglianza con quest’altro personaggio che è un bambino nel nostro tempo?”), che a un certo punto della seconda stagione verranno trattati anche alcuni di questi punti che all’inizio sembravano fare acqua da tutte le parti.

Spero di avervi dato qualche buona ragione per recuperare Dark in questo periodo prima del rilascio della stagione conclusiva… e anche qualche approfondimento possibilmente utile prima di approcciarvi alla visione, così da non farvi scoraggiare da dettagli non proprio chiari fin da subito.
Quanti di voi metteranno Dark in lista? E quanti l’hanno invece già visto? Se siete tra questi ultimi, siete d’accordo con la lista o aggiungereste/togliereste qualcosa? Cosa non vi ha convinto e cosa avete invece apprezzato di più della serie?
Fatemelo sapere qui sotto nei commenti
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Alla prossima!

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