20 momenti telefilmici memorabili per cui “noi c’eravamo”

20 momenti telefilmici memorabili

Oggi Telefilm Addicted festeggia ben DIECI ANNI online. Un traguardo che sembrava lontanissimo e quasi impossibile quando il sito ha mosso i suoi primi passi in una rete che cambia in continuazione… o anche solo mezzo decennio fa. Soprattutto il modo di fruire della nostra passione, i telefilm, ha subito profondi cambiamenti nell’arco di questi anni e ciò ha portato anche noi a cercare di adattarci a nuovi metodi e nuove tempistiche.
Per festeggiare questa importante tappa nella vita di TA, alcuni di noi si sono voluti riunire per una passeggiata sul viale dei ricordi.
Eccovi dunque una carrellata di quelli che secondo noi sono stati 20 momenti telefilmici memorabili per cui lo staff di TA può dire “noi c’eravamo”.

 

Ale – Già due anni fa esatti avevo scritto qui del mio rapporto con TA, quindi oggi non ripeterò quali sono stati gli oneri e i piaceri del far parte così a lungo di questo staff, il mettersi in gioco con le proprie opinioni e darsi in pasto a un pubblico di lettori che potrebbe a volte non dimostrarsi comprensivo e aperto al dialogo. Ora che siamo giunti al primo compleanno a due cifre per TA, guardo indietro a sette di questi dieci anni che ho avuto il piacere di passare con il resto del team, una “famiglia” con cui nel frattempo i rapporti si sono stretti ulteriormente: con alcuni ci siamo conosciuti di persona, abbiamo stretto amicizie sincere, condiviso momenti di vita importanti, abbiamo anche viaggiato insieme e ci siamo scambiati confidenze, lamentele e raccontati piccoli e grandi successi con costanza quasi giornaliera. Credo che al di là delle soddisfazioni “editoriali” sia stato a mani basse questo il regalo più grande che ho avuto da Telefilm Addicted.
Ma andiamo a vedere cosa invece il mondo telefilmico ha regalato a tutti noi nell’arco di un decennio seguito fedelmente da TA:

1) Lost e uno dei primi finali che ha irrimediabilmente spezzato il fandom

A settembre 2004 un aereo era caduto su una strana isola del Pacifico e le vicissitudini dei sopravvissuti hanno fin da subito appassionato il pubblico, facendoci intuire che eravamo di fronte a una serie tv che avrebbe cambiato per sempre il modo di produrre serie tv. E avevamo ragione sotto molti punti di vista, perché Lost non ha solo fatto scuola dal punto di vista narrativo, ma ha creato una mitologia così ermetica da portare inevitabilmente a un bivio: c’eravamo tutti dentro fino al collo quando quell’ultima stagione ha scombinato tutte le carte in tavola e, nel maggio del 2010, ci ha presentato un finale tutt’oggi discusso e criticato. L’essere così invischiati ha per forza di cose causato una reazione estrema, sia da una parte che dall’altra: c’è chi l’ha amato e chi l’ha odiato, ma non ci sono mezze misure. Altre serie in seguito hanno rovinato famiglie per diatribe legate al gradimento o meno di alcune scelte stilistiche e/o narrative, cose che Pandoro vs Panettone scansate, ma Lost ha avuto il suo primato anche da quel punto di vista… e noi abbiamo continuato a parlarne nel tempo.

2) L’avvento di Game of Thrones 

Aprile 2011: il canale via cavo HBO lancia l’adattamento televisivo della saga A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin e quell’universo in stile medievale dal sapore fantasy ha subito attirato curiosità. C’erano quelli che l’hanno associato al Signore degli Anelli e quelli che, in uno slancio di positività (ed evidentemente ignari di cosa significasse il casting di Sean Bean), hanno creduto di sedersi a seguire le nobili gesta di Eddard Stark e della sua bella famigliola. Per questo motivo, nonostante negli anni i twist si siano susseguiti e ci siano state innumerevoli sequenze che hanno stracciato i nostri poveri cuoricini prima di giungere a una qualche forma di gioia, sento di dover menzionare la morte di Ned come uno dei primi momenti storici di una serie che ha già di per sé fatto storia (incetta di Emmy e Golden Globe, performance attoriali indimenticabili, episodi girati magistralmente… in breve, una qualità cinematografica che entra fieramente nel mondo della serialità televisiva). Se fino a quel momento coloro che non avevano letto i romanzi pensavano di star seguendo un telefilm sì avvincente ma tutto sommato lineare, l’esecuzione del patriarca Stark ha fornito a tutti una doccia fredda: in questo mondo NESSUNO È AL SICURO, i buoni non necessariamente vincono e i cattivi non necessariamente hanno quel che si meritano. Le svolte impreviste e incredibili saranno sempre dietro l’angolo… fino alla fine, quando purtroppo ad aspettarci dietro l’angolo c’era un imprevisto eccesso di droga degli autori e un’incredibile delusione (che però devo dire che per me non cancellerà mai del tutto il fenomenale percorso che è stato fino ad allora quello di GoT).

3) Quando Kickstarter ha salvato una serie cancellata da anni

Era il lontano 2013, proprio l’anno in cui sono entrata nello staff di TA e in cui ho partecipato ad articoli corali per festeggiare eventi storici della tv come il cinquantenario di Doctor Who mentre prendevo residenza per qualche mese a Londra, quando un altro grande cambiamento si è stagliato all’orizzonte. Il fandom appassionato di Veronica Mars, dopo anni di incertezze sulla ripresa o meno della serie (cancellata dal proprio network di appartenenza al termine della terza stagione ma il cui prosieguo è sempre stato caldeggiato da autore e cast), ha subito una resurrezione impensabile. Il sito di crowdfunding Kickstarter non era mai stato impiegato per un progetto simile prima di allora, ma è letteralmente esploso quando ai fan è stato chiesto se volevano partecipare con piccole e grandi donazioni al ritorno di Veronica Mars con un film conclusivo. Anni dopo Hulu ci ha regalato addirittura una inaspettata quarta stagione, ma allora è stato incredibile constatare il potere della volontà di un fandom, che si è guadagnata questo regalo grazie al proprio intervento in prima linea… segnando un importante precedente per il  successivo coinvolgimento in altre “sommosse popolari” volte a riportare in vita serie date per spacciate (seppure non sempre con i risultati sperati).

4) Il ritorno nella labirintica mente di Lynch atteso per un quarto di secolo

Parlando di serie che hanno fatto la storia della televisione, non si può non pensare a Twin Peaks e al mantra “Chi ha ucciso Laura Palmer?” che ci ha accompagnati per mesi agli inizi degli anni Novanta. Nel 1991 avevamo lasciato quella cittadina dall’apparenza tranquilla, che dopo essere stata sconvolta dall’efferato assassinio si era gradualmente scoperta nascondere un sottobosco di intrighi umani e disturbanti presenze sovrannaturali, con un inquietante cliffhanger riguardante la sorte dell’agente Cooper. La promessa della Laura della Loggia Nera (“I’ll see you again in 25 years“) sembrava in qualche modo rivolta anche allo spettatore… e infatti riceviamo la notizia del revival di Twin Peaks previsto a circa un quarto di secolo di distanza dalla conclusione. C’è da aspettare un po’ di più per l’effettiva messa in onda, ma per quanto il ritorno nella cittadina creata da David Lynch e Mark Frost possa avere in parte disatteso le aspettative e diviso il pubblico a livello di gradimento, l’evento in sé (che noi abbiamo recensito in due parti qui e qui) è stato senz’altro una pietra miliare della serialità.

5) La rivincita dei nerd e la “comicità intelligente” di The Big Bang Theory

Avevamo già avuto modo di appassionarci a serie comedy più profonde grazie a Scrubs, che ha lanciato un sottogenere di successo mescolando sit-com a medical drama e rendendo una serie esilarante e a tratti demenziali anche il veicolo per emozioni che, forse proprio per via di un contesto che sembrava poco predisposto alla tristezza, ci hanno colpito ancora più nel profondo.
Poi nel 2007 nel panorama televisivo si è stagliata un’altra comedy che avrà un lunghissimo corso (ben dodici stagioni), che proseguirà sul filone “sit-com non significa privo di emozioni vere” (abbiamo riso e pianto in egual misura con i suoi protagonisti), ma soprattutto che ribalterà gli assetti sociali nella vita reale così come Scrubs aveva scelto di portare umorismo in un ambiente perlopiù serioso come l’ospedale. The Big Bang Theory presenta al mondo la rivincita di un gruppo di nerd, reiterando con ancora più successo quello che aveva provato in piccolo a fare Freaks&Geeks, ma qui il format da sit-com e le idiosincrasie più accentuate di alcuni dei protagonisti (Sheldon in primis) decretano il successo di pubblico. Certo, con gli anni la vena tecnico-scientifica si è andata affievolendo ed è stata resa sempre più “mainstream” per avvicinarsi a tutti, ma è stato bello per tutti gli appassionati di fumetti, cinecomic, serie tv, giochi di ruolo e chi più ne ha più ne metta vedersi “raccontati” in tv con autoironia, ma anche in un modo che ha permesso di rendere tutte quelle passioni prima un po’ di nicchia un qualcosa di più globale. Magari non tutti ritengono questa apertura dell’universo geek al resto del mondo una cosa positiva, ma rimane innegabile che a suo modo The Big Bang Theory abbia rivoluzionato un genere televisivo… diciamo che la serie ha influenzato il mondo mentre il mondo influenzava e modificava anche il più granitico dei suoi personaggi: mi sento di riportare il toccante discorso di Sheldon nel series finale dello scorso anno tra i momenti storici che abbiamo seguito insieme perché è l’apice di uno dei character development più estenuanti, forse, ma comunque meglio orchestrati della serialità recente.

Sam – Il nostro sito oggi compie dieci anni. Dieci anni a tenervi compagnia, a parlare ed analizzare con voi tutto quello che accadeva nelle nostre serie preferite, a rivivere i nostri momenti preferiti.
Per me gli anni sono quasi sei, ma prima di entrare nello staff ero un’utente e come tutti correvo a leggere gli articoli sugli episodi della settimana. Anzi, gli appuntamenti con le recensioni e le rubriche rendevano ancora più piacevole l’arrivo delle nuove puntate.
Come per Ale, inoltre, l’avventura di Telefilm Addicted è stata resa ancora più speciale dai rapporti personali diventati importanti amicizie, che hanno portato a molti momenti condivisi, a weekend e viaggi indimenticabili e che permettono di stare insieme nonostante le distanze e le emergenze sanitarie nazionali come sta accadendo adesso.
Dicevamo, però, dei momenti più salienti delle serie tv. Eccone altri particolarmente memorabili.

1) Emily Thorne aka Amanda Clarke ha abbracciato la filosofia del Conte di Montecristo e si è presa la sua vendetta

Per quanto, secondo l’opinione generale, alla fine lo show avesse avuto un calo, non si può negare che Revenge, con la sua protagonista Emily Thorne-Amanda Clarke, abbia lasciato un segno indelebile nella storia della televisione. Una versione XXI Secolo del famigerato Conte, una giovane donna geniale e badass come pochi che decide di portare giustizia su chi ha distrutto tante vite, la sua compresa. Ci manchi, Emily.

2) New Orleans è diventata (o meglio, è tornata ad essere) la città dei vampiri e del soprannaturale per eccellenza

The Originals è stato lo spin-off che tutti gli amanti del soprannaturale e dei vampiri aspettavano e la famiglia Mikaelson non ha deluso le aspettative, portando noi appassionati nella Big Easy e dando vita a un “party” che di certo non verrà mai dimenticato, anche grazie alle numerosissime celebri citazioni della letteratura di genere e di Shakespeare, perfette per dei personaggi complessi e meravigliosi come Elijah, Klaus e gli altri. Episodi come Tangled Up In Blue e tanti altri resteranno per sempre nei nostri cuori.

3) Lady Mary Grantham ha fatto jackpot due volte ed Edith ha finalmente avuto gioie

Downton Abbey è arrivato e, esattamente come successo a molti di voi, noi abbiamo vissuto e sofferto con la famiglia dei Conti di Grantham e le persone al loro servizio: amavamo disperatamente Sybil e siamo rimasti sconvolti dall’infelice esito della sua storia con l’adorabile Tom Branson; al ritorno di quest’ultimo a Downton e alle sue parole, “Ho scoperto che Downton è la mia casa e voi siete la mia famiglia”, abbiamo esclamato “Oh, grazie a Dio! Finalmente l’ha capito!”; anche a noi è sembrato di aspettare sette lunghissimi anni prima di vedere Mary e Matthew finalmente insieme, per poi piombare nella disperazione quando Dan Stevens ha deciso di mollare e quegli infami a Natale lo hanno fatto morire (prendendo spunto dai diari di Steven Moffat e Mark Gatiss aka Satana and Satana’s Best Friend… cosa per cui mio padre, da fangirl sotto mentite spoglie qual è, ha smesso di guardare Downton Abbey perché “Come, ci hanno messo tutti quegli anni a finire insieme e adesso lui muore?!”) e hanno fatto subire a noi due-dico-due stagioni dell’inutile Lord Tony Gillingham… ma anche noi, come Mary, siamo stati ripagati dal suo secondo jackpot in fatto di uomini, ovvero Henry Talbot, alias quel figaccione intergalattico di Matthew Goode, che ha dato vita all’unico uomo che potesse prendere il posto di Matthew Crawley (buon nome non mente, è il caso di dirlo).

E, incredibile ma vero, anche Edith ha avuto gioie!!! Al che come in voi ci è scattato il mood “Protect Bertie at all costs!”. E ovviamente, ovviamente, abbiamo aspettato le perle della settimana di Lady Violet come si attende una crêpe alla Nutella.

E soprattutto, abbiamo giocato a INDOVINA IL CAMERIERE, che verrà brevettato e un giorno sarà nella vostra colonna di giochi da tavolo.

4) Steven Moffat e Mark Gatiss ci hanno presentato una versione totalmente inedita di Sherlock Holmes

Una versione che si è rivelata una perla assoluta, ha conquistato all’istante e ci ha fatto urlare “Come ho potuto vivere senza tutto questo, prima?!”. Ovviamente anche per merito dei suoi interpreti ben più che perfetti, Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, lo stesso Mark Gatiss e tutta la compagnia.

Dopodiché, essendo Satana and Satana’s Best Friend, hanno deciso di averci concesso già troppo e che era ora di passare ai metodi soliti, ovvero la tortura, facendoci aspettare anni tra una stagione e l’altra, arrivando fino a tre interrotti solo da uno speciale natalizio, tanto che “persino il Futuro è tornato prima di Sherlock”. A proposito, Moftiss: va bene che ci avete dato Dracula e lo abbiamo amato, ma ora smettetela di gozzovigliare e dateci una quinta stagione di Sherlock, uno speciale, QUALCOSA!!!

(Anche perché abbiamo bisogno di cose nuove da commentare.)

5) Steven Moffat ha scritto la storia della televisione con Doctor Who

Prima come autore nel team di Russell T. Davies, poi come showrunner, affiancato dall’inseparabile best friend Mark Gatiss. Moffat ha scritto alcuni degli episodi più belli dell’era Davies e, preso il timone dello show, ha creato alcune delle stagioni più incredibili e avvincenti, dei puzzle da ricostruire perfetti per uno show il cui protagonista è un Signore del Tempo.

Steven Moffat ha preso quello che generalmente era uno show “di nicchia” (anche se molti di noi già lo seguivano da tanto tempo) e lo ha reso un successo planetario, tanto da garantirsi folle oceaniche di gente nelle manifestazioni internazionali. E, infine, ha creato The Day of The Doctor, con il quale non solo ha proseguito l’opera da “Re Mida”, visto che lo speciale del cinquantesimo anniversario è stato mandato in onda in contemporanea in qualcosa come una novantina di Paesi in tutto il mondo ed è stato trasmesso persino in 3D nei cinema, ma dal punto di vista della storia ha creato un momento fondamentale per il protagonista e ha celebrato perfettamente il passato, il presente e il futuro del Dottore.

Gnappies_mari – Dieci anni di Telefilm Addicted, dieci anni di momenti incredibili! Alcuni lontani nel tempo, altri più vicini, eppure tutti ancora indelebili nella mia memoria! Iniziamo:

1) The Vampire Diaries e quel bacio tanto agognato

Correva l’anno 2012 e, dopo 63 episodi di “Sarà sempre Stefan”, eccoci catapultati nella 3×19, la puntata in cui finalmente Elena bacia Damon… e noi Delena partiamo con la ola che nemmeno dopo il gol di Grosso a Berlino 2006. Per chi come me ha da subito fatto salpare la ship Delena, questo episodio è solo la punta dell’iceberg di un insieme infinito di cose non dette, ma che tanto noi avevamo capito benissimo. E la conferma del nostro non essere dei visionari arriva alla fine della quarta stagione, quando purtroppo però TVD aveva ormai perso il suo splendore.

2) This is us: la morte di Jack Pearson

This is us ci ha abituati fin dal primissimo episodio a colpi di scena che ti piombano addosso negli ultimi trenta secondi di ogni puntata. DI OGNI PUNTATA. E quando ti ritrovi per due stagioni a chiederti come sia morto uno dei personaggi che ti ruba il cuore (perché alla fine te lo rubano tutti, ma qualcuno, tipo Jack, un po’ più degli altri), alla fine l’episodio che te lo fa scoprire non può che essere traumatico e devastante. Ma anche un punto di inizio.

3) Grey’s Anatomy e quelle morti che ti distruggono

Le serie medical sono sempre state tra le mie preferite. Poi è arrivato GA.
Io sono una fanatica delle ship, in ogni serie mi parte almeno una ship e GA non ha fatto eccezione. Izzie e Alex erano la mia ship, poi lei se ne è andata. In mezzo a questo ci sono stati Mark e Lexie, e io non mi sono ancora ripresa per la loro morte. Penso che nulla mi abbia devastata così tanto, talmente tanto da farmi abbandonare la serie.

4) Sense8 e quel finale voluto a tutti i costi

Che si trattasse di marketing o no, in moltissimi si sono mobilitati per dare a Sense8 un finale degno di questo nome. Può essere piaciuto oppure no, e in effetti accontentare tutti tirando le fila delle varie storyline in sole due ore non era impresa facile, ma è sicuro che questa serie abbia lasciato il segno. In positivo o in negativo dipende dal proprio giudizio personale, o la si odia o la si ama, ma gli autori sono riusciti a evidenziare l’importanza del diverso, del gruppo e del singolo nel gruppo. A me manca tantissimo.

5) Finalmente Chuck e Blair

Gossip Girl ha scritto la storia dei telefilm “per spegnere il cervello” e, nonostante svolte narrative del tutto improbabili, è entrato irrimediabilmente nei nostri cuori… e con lo show due personaggi e una coppia in particolare: Chuck Bass e Blair Waldorf. Complicati, viziati, insopportabili, a volte meschini, machiavellici, affascinanti. Avresti voluto strozzarli la metà del tempo, ma era impossibile non amarli.

E vogliamo parlare di cos’erano in coppia?
Anni di tira e molla, rimescolamenti di coppie tali da rivaleggiare con Beautiful, ma alla fine sono arrivate quella domanda e quella risposta con sospiro di sollievo: “Verresti in guerra con me?” – “Credevo che non me l’avresti mai chiesto!”. E anche noi abbiamo potuto sospirare, finalmente appagati.

 

The Lady And The Band – Una cosa è sicura: di momenti memorabili, gli ultimi dieci anni, ne hanno avuti diversi. Alcuni legati all’aspetto sociale del mondo delle serie tv.
Ecco i miei:

1) Il finale di How I Met Your Mother: quando il pubblico ha attaccato direttamente gli sceneggiatori

HIMYM è stata la prima serie tv che ho recensito per Telefilm Addicted, per cui sono legata al telefilm e al finale (qui il link alla mia recensione dell’epoca) da una componente affettiva oltre che critica.
Senza spoilerare coloro che non hanno ancora visto la serie tv, il finale verrà ricordato come uno di quelli che ha comportato un sollevamento dei fan in massa. Per quanto i segnali fossero stati dati da tempo, non eravamo pronti e la scelta del modo in cui far concludere la serie tv provocò un’ondata di proteste tali da costringere i due creatori a rendere pubblico il finale alternativo, decisamente più appagante.

2) L’ondata di proteste dopo la morte di Lexa in The 100 e la fine del tropebury the gays

Lexa doveva morire. Il suo ruolo era quello del «mentore» in un romanzo di formazione, pertanto era destinata a morire: anche fosse stata un uomo o etero. Il suo ruolo all’interno della storia si era esaurito e la sua morte era necessaria alla storia per proseguire. Ciò non significa che non sia stato doloroso vederla scomparire.
Fatta questa premessa, veniamo alla ragione per cui è stato un evento epocale.
Il topos che vuole i personaggi omosessuali (soprattutto lesbiche) morire all’interno delle serie tv è una piaga che ha segnato decenni di televisione. La morte del personaggio del Commander segna il punto di rottura. Lexa diventa un simbolo e il suo personaggio è usato, trasformato in cosplay, in centinaia di cortei LGBTQ come esempio di ingiustizia sociale. È curioso che una serie tv, che si è distinta nel panorama televisivo per non aver mai fatto delle etichette il suo motore, si sia ritrovata sotto accusa per avere eliminato un personaggio che di quell’etichetta non ha mai fatto il suo carattere distintivo. E se è vero che i toni della protesta raggiunsero vette al limite del penalmente perseguibile, per la minoranza che manifestò in maniera civile resta un momento epocale.

Per la prima volta dopo tanto tempo, un personaggio diventa simbolo di una lotta sociale e il pubblico ha ottenuto la voce per farsi sentire. La «bury the gays» si è rarefatta sugli schermi e il merito è tutto nelle mani di chi ha scritto così bene il personaggio della Heda.

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3) La nascita dell’Arrowverse

Di spin-off e reboot è piena la televisione e non sempre hanno successo. Ma non è questo il caso.  Lo avevano già fatto il franchise di CSI e quello di Law&Order (e lo faranno la Shondaland e il Chicago Franchise), ma nel 2012 il canale CW inizia a porre le basi per un universo televisivo dedicato agli eroi della DC Comics, dando vita ad una serie di telefilm collegati fra loro dal comune denominatore: l’eroe DC.
Apre le danze Arrow che racconta della genesi e delle avventure di Green Arrow, seguito da The Flash (2014), Supergirl (2015), Legends of Tomorrow (2016), Black Lightning (2018), Batwoman (2019), StarGirl (2020), Superman and Lois (in lavorazione), a cui si affiancano le serie animate Vixen e Freedom Fighters.
Un intero universo, quindi, che popola le settimane del canale CW, contiene trame orizzontali tra loro collegate (soprattutto dal punto di vista delle tematiche) e che almeno una volta all’anno si riunisce per un unico, grande crossover.

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4) Nasce lo streaming legalizzato e fare binge-watching diventa un’esperienza comune

L’azienda è nata nel 1997 (lo sapevate?! Io l’ho appena scoperto), ma è nel 2010 che Netflix inizia a sbarcare sugli schermi di mezzo mondo. Al momento solo cinque Paesi del mondo non ce l’hanno disponibile.
Per la prima volta, dietro un abbonamento tutto sommato a un prezzo ragionevole, nasce una piattaforma che non solo consente di guardare film e telefilm di altri canali, ma ne produce di propri originali, spesso usando un linguaggio nuovo legato soprattutto alla totale indipendenza economica (ovvero, gli sponsor non possono spingere per avere un dato contenuto o non averne un altro).
Una delle prime serie della piattaforma fu House of Cards, ma dopo qualche mese a essa si affiancarono prodotti eccellenti come Arrested Devolpment, Orange is the new black, Hemlock Grove. Negli anni successivi la concorrenza si è fatta serrata e negli ultimi tempi Netflix non ha avuto paura di adottare una prospettiva volta a un guadagno spietato, a scapito talvolta della qualità, ma la novità introdotta dalla sua nascita ha cambiato (e sta cambiando forse per sempre) la fruizione di film e serie tv.

5) “Bandersnatch” e la tv interattiva

Il 28 dicembre 2018 Netflix lancia un film legato all’universo di Black Mirror che in tutto e per tutto è guidato dallo spettatore. Coadiuvato da due esperti del campo del gaming, il team di Netflix ha realizzato un canovaccio a partire dal quale gli eventi sarebbero stati scelti dai singoli spettatori.
La durata va dai 90 ai 40 minuti a seconda delle scelte fatte dagli spettatori e i finali sono tutti diversi.
Per quanto l’accoglienza da parte del pubblico non sia stata unanime, la possibilità di scegliere autonomamente il percorso da far compiere ai personaggi e di poter ricominciare da capo ad ogni visione da un lato porta alle estreme conseguenze la tendenza degli ultimi anni, per la quale sempre più spesso gli spettatori pretendono di intervenire nella scrittura delle serie tv (spesso attaccando direttamente l’indipendenza creativa degli autori); dall’altro, Bandersnatch costituisce un esperimento interessantissimo dal punto di vista del rapporto spettatore-prodotto, e apre a future esperienze analoghe.

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E per voi, quali sono stati alcuni dei momenti televisivi che hanno definito questi dieci anni passati a commentare le nostre serie tv preferite insieme? Fatecelo sapere qui sotto nei commenti.

Ancora
TANTI AUGURI
TELEFILM ADDICTED!

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