Wicked City | Erika Christensen parla del suo personaggio sociopatico

Wicked City

Un piccolo avvertimento per tutti quei fan che guardano da molto tempo Parenthood: abbandonate ogni speranza di ritrovare un po’ di Julia Braverman nel nuovissimo ruolo di Erika Christensen.

Oltre ad avere due figli, l’alter ego della Christensen di Wicked City, Betty Beaumont, non ha niente in comune con il tanto amato personaggio della commedia drammatica di NBC, l’avvocato che aveva scelto di essere una mamma a tempo pieno – e Christensen lo sa benissimo.

“Alla fine mi sono convinta che i fan di Julia Braverman dovevano essere avvisati del fatto che Betty è molto diversa da lei”, ha detto Christensen a TVLine, aggiungendo con una risata che “voleva fare qualcosa di più dark, e caspita se i suoi desideri sono stati realizzati”.

Nella prima stagione di Wicked City – una serie antologica, che potrebbe essere rinnovata per una seconda stagione – la Betty di Christensen è un’infermiera sociopatica che fa squadra con un assassino manipolatore di nome Kent (Ed Westwick di Gossip Girl). I due iniziano ad uccidere persone sulla Sunset Strip della Los Angeles del 1982.

Prima dell’inizio dello show, che debutterà il 27 ottobre sulla ABC, TVLine ha raggiunto la Christensen per parlare del passato tragico di Betty, della sua complicata relazione con Kent e di come l’attrice ha riposto alle critiche fatte allo show per la violenza sulle donne.

TVLINE | Quasi non hai avuto tempo tra la fine di Parenthood e l’inizio di Wicked City. Stavi cercando un altro ruolo importante in una serie TV prima che Parenthood finisse?

Si, lo stavo facendo. Mi sono innamorata di questo lavoro. Credo che la TV sia un mezzo così interessante, ed ero pronta a lanciarmi in un nuovo progetto e continuare a lavorarci. Il mio piano è di lavorare a Wicked City solo per un anno. Non credo sia uno spoiler. Ah! [Ride]

Si è già discusso di chi potrebbe tornare per una possibile seconda stagione?

Si, ma in modo molto ipotetico. Sono solo rumors.

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Sono così tanti i fan che ti conoscono come Julia Braverman, e Betty è così diversa. Ti sei preoccupata davanti alla prospettiva di un ruolo così dark?

All’inizio ero semplicemente su di giri. In sintesi, Julia è una così brava persona e si impegna così tanto, e Betty invece è così persa nel mondo. Se dovessi affibbiarle una definizione, se dovessi darle della brava o della cattiva persona, non credo che la definirei una brava persona [Ride]. Anche se, ad un primo sguardo, sembra innocua, visto che è un’infermiera e una mamma single che cerca di far quadrare tutto. Ma si, [Julia e Betty] sono assolutamente diverse. Sono leggermente preoccupata per i fan di Julia Braverman, ma continuerò ad avvisarli mentre andiamo avanti.

Non abbiamo visto Betty, tanto quanto abbiamo visto Kent, nel pilot. Le hai affibbiato il tuo retroscena per lei? 

Assolutamente si. Si intravede quando lei racconta a Kent che il padre dei suoi figli l’ha lasciata quando aspettava il loro secondo figlio. In pratica, la loro era una relazione pessima, anzi, qualsiasi sua storia d’amore era pessima. Direi che non ha gusto in fatto di uomini, le hanno semplicemente fatto del male. Hanno abusato di lei, verbalmente e fisicamente, e lei ci è stata male. Ha provato a compensare e a trovare la sua forza in altre cose.

Le pubblicità di Wicked City si sono concentrate molto sugli interessi eccentrici di Kent. Betty sarà sempre più attratta dal suo lato strano – anche se all’inizio la cosa la disturba un po’?

È così presa da lui, totalmente, da tutto ciò che vuole lui e da tutto ciò che fa. Sarà disposta ad andare ovunque voglia lui. Ovviamente il sesso è la prima cosa. È un po’ così: “Ok! Kent vuole andare in posti nuovi! E Betty andrà con lui!”

Saranno mai due pari, in questa situazione alla Bonnie e Clyde?

Non c’è alcun dubbio sul fatto che, alla fine del primo episodio, il leader è Kent. E continuerà ad esserlo per un po’, questo è sicuro. Betty deve davvero capire a fondo la faccenda in cui si sta facendo coinvolgere, deve iniziare a compiere delle scelte e prendersene la responsabilità.

La musica del 1982 ha un ruolo non indifferente nella premiere della serie, lo stesso vale per i locali notturni. Continueranno ad essere parte integrante della storia?

Questa musica non ha tempo. Tutti la conosciamo, anzi la ascoltiamo ancora. Ma quando metti tutto assieme, c’è un contesto che ti riporta davvero indietro nella zona del 1982, sulla Sunset Strip. È un bene che si siano impuntati a quel modo perché tutto fosse così [accurato], per quanto riguarda le date, ed è magnifico. Lo rispetto. [La musica] aiuta ad esprimere il punto di vista delle persone che fanno lo show riguardo alle cose che stiamo dicendo.

Wicked City ha avuto il suo panel al TCA press tour ad agosto, e ci sono state un po’ di discussioni sulla violenza contro le donne, e di come la serie possa inserirsi nel panorama televisivo odierno. Cosa ne pensi di queste critiche, non soltanto come donna, ma anche da personaggio che compie certi crimini?

Le mie opinioni sono così tante e così diverse. Come prima cosa, da spettatrice tendo ad apprezzare i film e le serie tv violente, perché non sono reali. Secondo, per quanto riguarda la violenza sulle donne: le donne non sono le uniche vittime di violenza nello show, anche gli uomini subiscono.

E poi, terzo, si può vedere Kent sia come il protagonista che come l’antagonista. Ma le sue tendenze e i suoi punti di vista – non si può cercare di giustificare le azioni di qualcuno che è evidentemente pazzo. È inutile. Non ha importanza. Ho anche sperato che la ABC, di proprietà Disney, andasse fino in fondo, che facesse capire al pubblico cosa stava accadendo, evitando di far risultare il tutto gratuito – si spera senza ferire nessuno degli spettatori dello show.

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