Watchmen – Recensione di un finale che speriamo sia definitivo

Watchmen Serie TV

Bentornati al terzo appuntamento con la mia recensione di questa stagione di “Watchmen” che ha sfornato il proprio finale domenica scorsa e che mi ha richiesto qualche giorno di digestione prima di scriverne. 

Se voleste recuperare le prime due recensioni, le troverete qui e qui.

Guardare gli episodi in maratona si è rivelata una scelta fortunata perché in più di un caso la fluidità della storia è stata accentuata dal guardare le puntate una dopo l’altra.

La qualità promessa dalla prima parte della stagione è stata mantenuta ed è stato soddisfacente vedere dipanarsi la matassa davanti ai nostri occhi. Malgrado non tutti i colpi di scena siano stati tali, il modo in cui sono stati portati alla luce merita un applauso perché, non so voi, ma io, ad esempio, non avevo capito che tutta la storyline di Ozymandias fosse antecedente gli eventi e che il “caro” Veidt fosse in modalità mantecatura dorata nell’ufficio di Lady Trieu.

Sicuramente gli episodi migliori sono stati quelli dedicati alle memorie di Will e di Angela. Il legame familiare che univa i due doveva essere rafforzato da una condivisione delle esperienze che, grazie all’inserimento di Nostalgia, ha permesso che avvenisse in maniera fluida e accattivante per lo spettatore.

Tuttavia, a stagione finita, non si può non notare come al centro ci sia stata nuovamente la riflessione della graphic novel sulla figura dell’Eroe e come la storia finisca per ripetersi, con un potenziale peggiore per l’umanità.

Lady Trieu, figlia di Veidt e malata dello stesso delirio di onnipotenza, ordisce un piano per uccidere il Dottor Manhattan e sostituirsi a lui, promettendo un mondo più pacifico, più verde, più bello di quello attuale. La serie tv non fa sconti a Jon Osterman – come non li faceva la graphic novel – che viene dipinto esattamente come lo conoscevamo: distante, arma al servizio di convinzioni non sempre legittime, viziato nelle sue scelte dalle altre vite che vive e delle quali vede già l’esito. La scelta di Jon di restare sulla Terra ma acquisendo una forma umana, lo rende improvvisamente fragile e la sua morte, anziché essere la morte di un dio, sembra una morte qualunque.

Ma d’altronde Jon è un uomo qualunque. Nonostante le sue abilità, è passibile di errori ai quali cerca di porre rimedio ma troppo tardi. Per dire, lui avrebbe potuto fermare Veidt e un’ipotetica catastrofe nucleare ma non lo ha fatto e, per pulirsi la coscienza, ha creato un mondo ad hoc per imprigionare Ozymandias.

Dall’altro lato, scopriamo che Adrian Veidt aveva progettato un congegno per neutralizzare il Dottor Manhattan e che per trent’anni, invece, il suo marchingegno mortale ha continuato a rappresentare una minaccia (fantasma) esterna per mantenere la pace interna.

Ma non poteva sapere che lui, Grande Burattinaio, sarebbe stato giocato dalla sua stessa figlia che, armata di conoscenze e milioni, ha tessuto una tela così fitta e intricata che solo molto tardi si è riusciti a dipanarla del tutto.

Inizialmente, poi, ero amareggiata per come il rapporto fra Veidt e Trieu fosse stato risolto velocemente, in un secondo momento mi sono chiesta: ma Veidt si è realmente redento o pentito? Oppure semplicemente ha fermato la figlia perché la donna era riuscita a batterlo al suo stesso gioco?

La Settima Cavalleria, infine, era un semplice mezzo per raggiungere il fine ultimo. Joe Keene diventa il perfetto parallelo della forza bruta e crudele del Comico e come il watchmen, anche lui viene ucciso al momento opportuno dal Burattinaio.

La mia recensione della tranche finale di Watchmen non può esulare dai suoi personaggi femminili, su tutti: Angela e Laurie.

Angela Abar (soprattutto alla luce del suo passato e del suo legame con Doc Manhattan), si è confermata un personaggio favoloso e, come ha scritto qualcuno su twitter, ha goduto della storyline che di solito si da al protagonista maschio e bianco in tv. Mi sento orgogliosa per aver potuto assistere a questo evento e speriamo che in futuro avvenga sempre più spesso. La sua resilienza e umanità la renderebbero un ottimo sostituto per Manhattan ma il fatto stesso che abbia mangiato l’uovo mi fa chiedere se forse anche in lei non si annidi il germe dell’onnipotenza.

(più o meno la reazione di tutti coloro che hanno a che fare con Doc Manhattan)

Alla stessa maniera, dobbiamo dare credito a Laurie Blake per aver regalato al pubblico i momenti migliori e più onesti della serie tv:

E in fondo rivedere nella stessa stanza, 3 dei Watchmen mi ha un po’ gasato.

Tra l’altro, sicuramente è una coincidenza, ma Jeremy Irons è molto credibile come versione invecchiata di Matthew Goode.

La serie tv si è conclusa sicuramente con una serie di interrogativi aperti che, se HBO e Lidelof volessero, potrebbe creare materiale per una seconda stagione. Ad esempio, chi è il tizio che a saponetta si è infilato nel tombino? Cosa voleva da Angela? E per quanto riguarda Topher: sbaglio o in una delle sue prime scene stava facendo fluttuare il puzzle 3D che stava costruendo? Cosa succederà ora a Veidt? Ma soprattutto, la scena di chiusura della serie tv:

Si è trasformata? Non si è trasformata? Il dubbio ci attanaglia. Come sarebbe un mondo senza Dottor Manhattan o con un dio blu diverso?

Voi la vorreste una seconda stagione? Io no, perché secondo me hanno raccontato tutto il raccontabile e, se dovessero tornare, vorrei che lo facessero solo con materiale di qualità.

Voglio concludere questa mia recensione del finale di Watchmen con il messaggio migliore della serie tv che potrebbe rappresentare la morale dell’intera storia.

Cosa vi è parso di questo spin-off? Delusi? Intrigati? Vorreste una seconda stagione? Vi aspetto nei commenti e, nel frattempo, vi auguro BUONE FESTE!

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