Wandavision: il futuro delle serie tv è il rilascio settimanale o il bingewatching?

È passata solo una settimana dal finale di “WandaVision”, prima serie tv di casa Marvel. Dopo le recensioni della nostra Chelsea, parliamo ancora della serie, confrontando il suo rilascio settimanale con il bingewatching.

Parlare di “WandaVision” è, in realtà, una scusa per affrontare un argomento più ampio, ovvero l’annosa questione della fruizione delle serie tv e dunque se sia meglio il bingewatching o il rilascio settimanale.

A favore del bingewatching

Inutile negarlo, tutti amiamo il bingewatching e tutti ne usufruiamo, in un modo o nell’altro. Come dire, l’indizio è nel termine: telefilm addicted. Dunque amiamo il bingewatching perché abbiamo bisogno di sapere. Subito. L’attesa con cui le emittenti e i creatori delle serie tv ci hanno torturato per anni, rigirando il coltello nella piaga e spruzzandovi limone con i cliffhanger, è stata annullata grazie al bingewatching, che ci ha permesso di decidere come vedere gli episodi avendo in ogni caso la rassicurante consapevolezza che era tutto pronto, a disposizione per noi, e che pertanto non avremmo mai dovuto aspettare per sapere se non quelle poche ore che ci separavano dalla ripresa della visione.

Molti di noi avevano in realtà già “creato” un personale bingewatching anche con le serie annuali, magari decidendo di vederne alcune in estate, quindi con tutta la stagione a disposizione, o di vederle “a blocchi”, la prima parte durante la pausa invernale e la seconda una volta finita, all’inizio dell’estate.

Quando Netflix, seguita velocemente da Amazon Prime, ha “ufficializzato” il bingewatching scegliendolo come unico mezzo di fruizione delle sue serie e preferendolo dunque al rilascio settimanale, è sembrato di essere di fronte a un cambiamento epocale, un altro segnato proprio da Netflix, un punto di non ritorno che sul lungo periodo avrebbe indotto tutti a ripensare al modo di rilasciare le serie tv e forse non ci siamo accorti che c’era un rovescio della medaglia.
A farci riflettere ci ha pensato la Disney con l’avvento di Disney+ e della prima serie tv: “The Mandalorian”, che ha cambiato le carte in tavola.

A favore del rilascio settimanale

Per quanto questo metodo di fruizione costituisca per noi anche una tortura, perché passiamo una sola sera a settimana con la serie che amiamo (o le serie) per un tempo limitato e poi dobbiamo anche aspettare un’intera settimana per avere una nuova puntata, e nonostante il fatto che questo metodo di tortura possa essere reso ancora più sadico da eventuali cliffhanger… la verità è che così possiamo passare più tempo con le nostre storie preferite. E siamo onesti: per quanto quaranta minuti a settimana (o anche un’ora) siano pochi per noi addicted, attendiamo così tanto le nuove stagioni (a volte addirittura due anni) che passare più tempo possibile con queste storie ci rende felici.

Altro aspetto innegabile è che così si è generalmente tutti allo stesso punto e non si corrono grossi rischi di spoiler, perché nonostante ci siano rischi di incappare in rivelazioni questi sono limitati e si riferiscono al solo episodio, non a un’intera stagione, non a un finale di stagione.

Infine, il rilascio settimanale, proprio perché ci mette generalmente tutti sullo stesso piano, consente una cosa che il bingewatching aveva fatto venire meno: la condivisione dell’esperienza in modo completo, passo dopo passo, il che fa parte del divertimento.

Bingewatching vs rilascio settimanale: chi vince e perché

Togliamo di mezzo i dubbi e diciamolo subito: il modo migliore per rilasciare le serie tv è quello settimanale.

I motivi si possono suddividere in due gruppi, da un punto di vista degli spettatori e da quello della casa di produzione.

I motivi per gli spettatori sono:

– Come si diceva, si passa molto più tempo con la storia amata invece di un periodo limitato che va da un weekend a una settimana al massimo, in generale. In questo modo, inoltre, il periodo di attesa per la stagione successiva è più breve, proprio perché quella in fase di rilascio dura più a lungo.

– Sempre come anticipato, il rischio spoiler è molto ridotto.

– La condivisione, di cui si è parlato prima, porta a una conseguenza che il bingewatching aveva fatto venire meno persino senza che ce ne rendessimo conto, ovvero la possibilità di fare teorie, di essere stimolati dai misteri e dunque di confrontarci con i nostri amici sulle possibili implicazioni/conseguenze di quanto è stato rivelato o suggerito. Questo rende attiva la nostra fruizione della serie tv, invece di essere passiva come è nel bingewatching (poiché vedendo tutta la stagione non abbiamo il tempo di essere affascinati dai misteri e ricevendo praticamente subito la risposta, sapendo che la riceveremo nel giro di poco, non siamo indotti a voler riflettere in merito agli stessi, aspettiamo semplicemente la spiegazione). E scambiare idee, ipotesi, teorie con gli amici aumenta il divertimento dato dal telefilm. L’esperienza, in questo modo, è molto più completa e stimolante. “WandaVision” rappresenta al meglio tutto questo.

I motivi per quanto riguarda la casa di produzione sono:

– La serie tv ha molto spazio e dunque molta visibilità.

– Avendo visibilità, le testate e i social ne parlano a lungo, il fenomeno della nuova stagione non si esaurisce in pochi giorni, come invece accade con le stagioni che vengono rilasciate tutte insieme su Netflix e Prime. Una cosa cui forse non tutti hanno prestato attenzione, infatti, è che anche per le serie tv più acclamate e attese, come accadde con “Daredevil” e le altre serie sui Defenders, come accaduto con “Sense8” e come avviene con “The Umbrella Academy” e “Stranger Things” ed è successo anche con la serie “fenomeno” (parlando di riscontri) “Bridgerton” (che ha avuto un margine più ampio per la felice, e di certo oculata, scelta di rilascio, cioè i giorni delle vacanze natalizie), l’eccitazione scema molto in fretta praticamente ovunque, e questo accade perché nel giro di una settimana circa quasi tutti hanno visto la stagione, le recensioni sono uscite nei primissimi giorni, poco dopo sono stati pubblicati gli articoli di commento sul finale, anche in caso di cliffhanger, e pertanto non vi è più nulla da dire.
Con il rilascio settimanale, invece, la serie tv è costantemente sulla bocca di tutti, social e testate giornalistiche, per almeno due/tre mesi. Ogni settimana vengono scritte recensioni, articoli di commento sul nuovo episodio, sugli eventuali cliffhanger, sugli indizi nel caso la storia abbia anche la componente mystery. Questo, a sua volta, aumenta ancora la visibilità del telefilm e dunque ne aumenta il successo, cosa fondamentale per ogni prodotto ma in particolare per gli show delle piattaforme streaming a pagamento, perché questo porta a un aumento delle iscrizioni.

– Per quanto riguarda le piattaforme streaming che sono anche produttrici delle serie, c’è un ulteriore risvolto positivo: le iscrizioni degli utenti durano più a lungo e dunque la piattaforma incassa di più. Molti utenti, infatti, si iscrivono solo per vedere un determinato telefilm, visto il quale disdicono la sottoscrizione che rifaranno solo all’arrivo di un’altra serie tv di loro interesse o della nuova stagione. Il che vuol dire che molte persone si iscrivono per un mese in caso di bingewatching. Con un rilascio settimanale, invece, per quanto non si possa fare di tutta l’erba un fascio i mesi diventano almeno due, se non tre. Rilasciando poco dopo una nuova serie di grande interesse (come sta facendo Disney+ con “The Mandalorian”, seguito da “WandaVision” cui ora seguirà “The Falcon and The Winter Soldier”) i mesi di iscrizione, e dunque gli incassi per la piattaforma, aumentano ulteriormente.

In questo modo, insomma, i soldi piovono a palate molto più di quanto avvenga rilasciando le stagioni tutte insieme seguendo il metodo del bingewatching.

Alla luce di questi fatti è molto probabile che il bingewatching, che come si diceva prima è sembrato una sorta di rivoluzione epocale, sia destinato a esaurirsi, quantomeno in parte. Infatti, questo metodo funzionava alla perfezione quando il mercato era dominato da Netflix o condiviso tra quest’ultimo e Prime (con Netflix in ogni caso sempre in posizione di vantaggio, per così dire), ma ora le cose stanno cambiando. Le piattaforme streaming si stanno moltiplicando, in particolare in America, e la guerra per la sopravvivenza di queste sta cominciando a farsi serrata. In tale prospettiva, la visibilità e la pubblicità sono fondamentali perché apportano guadagni e la visibilità e la pubblicità sono determinate anche, o forse addirittura in primo luogo, dal metodo di rilascio delle serie e delle loro stagioni.
I numeri di Disney+ infatti parlano chiaro e sono una “minaccia” anche per Netflix: in poco più di un anno dal suo lancio negli USA e in meno di un anno dal suo lancio mondiale (anche se ci sono Paesi in cui la piattaforma non è ancora arrivata), Disney+ ha superato i cento milioni di iscritti, quasi la metà di quelli di Netflix, che quest’ultima piattaforma ha costruito in anni e anni. A ottobre ne aveva circa ottanta milioni, il tutto con un solo vero prodotto nuovo, “The Mandalorian”. Ovviamente la piattaforma ha giovato del marchio Disney e di tutto il catalogo della casa di produzione, compresi quelli Marvel e Lucasfilm, ed è su questo che ha costruito le prime decine di milioni di adesioni, ma all’Investor’s Day di Dicembre le sottoscrizioni erano salite a più di novanta milioni e adesso, tre mesi e due serie tv dopo (la seconda stagione di “The Mandalorian” e “WandaVision” per l’appunto) e con l’annuncio di dieci nuove serie tv sia per la Marvel che per Star Wars e delle date per le serie Marvel già pronte come “The Falcon e The Winter Soldier” e “Loki”, Disney+ ha superato la boa dei cento milioni di iscritti. Il tutto rilasciando le stagioni settimanalmente.

“WandaVision” è stato lo show più visto al mondo e secondo Forbes questo successo è dovuto al rilascio settimanale degli episodi.

Disney+ è il diretto competitor di Netflix, che agli utenti mensilmente costa quasi il triplo di Disney+ avendo forse un catalogo meno vasto (anche alla luce dell’arrivo, per noi utenti europei, di STAR come componente ulteriore di Disney+), e Netflix dovrà quindi trovare il modo di incentivare iscrizioni, di mantenere alta l’attenzione sui propri prodotti, anche su quelli già affermati, perché alta attenzione vuol dire pubblicità e tutto questo vuol dire incassi più alti. Il modo migliore per far mantenere alta l’attenzione sui propri prodotti è dare modo di parlarne a lungo… e per far parlare a lungo di una nuova stagione/serie tv c’è bisogno di avere più tempo. Anche Netflix, prima o poi, dovrà quindi ripensare al metodo di rilascio delle proprie serie, magari non tutte, ma quantomeno quelle dal potenziale più alto.

E voi cosa ne pensate, a seguito del successo di “WandaVision” qual è il futuro, secondo voi, rilascio settimanale o completo, per il bingewatching? Avete un metodo di fruizione preferito?

Sam
Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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