Vintage Addicted | Sex and the City

Ci sono alcune serie che ormai sono entrate a fare parte della nostra storia, della cosiddetta cultura pop, quelle che si citano come esempio e che sono diventate una sorta di riferimento universale quando si parla di un determinato argomento. E quando il tema è un’uscita tra amiche, un po’ di sano cinismo sull’amore e un buon cocktail in mano, beh, è inevitabile finire a parlare di “Sex and the City.

La serie è stata trasmessa per la prima volta in Italia tra il 2000 e il 2004, quando ancora mi sentivo in dovere di guardarla di nascosto da mia madre, perché parlava di sesso e non lo faceva con la voce sibilante di Joey Potter e i monologhi senza fine di Dawson Leery, ma con sfrontatezza e senza inibizioni. Agli occhi di una ragazzina di tredici anni era la novità assoluta.

All’epoca tutte volevano avere l’armadio di Carrie e la classe di Charlotte, la vita sfrenata di Samantha e la carriera brillante di Miranda; e soprattutto volevano perdersi tra le strade di quella New York così piena di luce e di rumore, dove l’occasione della vita ti aspetta sempre dietro l’angolo. Si giocava ad immedesimarsi in una delle ragazze, senza capire forse che rappresentavano tutte le diverse sfaccettature dell’essere donna – una donna complicata, volubile, contraddittoria e a volte irrazionale, ma sempre e comunque autentica. Nel corso delle stagioni le protagoniste hanno avuto modo di evolvere fino a stravolgere completamente l’immagine che ci avevano proposto all’inizio, eppure rimanendo sempre fedeli a loro stesse. Samantha, la mangiauomini, la donna che sa sempre dividere il sesso dal sentimento, riesce a regalare una delle più grandi prove d’amore che io ricordi, quando Smith decide di rasarsi i capelli per dimostrarle la sua solidarietà durante la chemioterapia; così come Charlotte, sempre alla ricerca della perfezione e del principe azzurro, trova infine il vero amore in un avvocato calvo e grassottello, che non si fa problemi a lasciare per casa le bustine del tè usate e l’impronta del sedere nudo sul suo prezioso divano in perfetto stile Park Avenue.

Per quanto esagerate, le loro esperienze sono quello che le rende straordinariamente ordinarie, e che fanno sembrare quella New York tanto splendente un po’ più vicina a quel bar di provincia e a quelle amiche, sempre le stesse dai tempi della scuola, in cui tutte si possono riconoscere.

Fortunatamente “Sex and the City” ha avuto uno dei più alti numeri di repliche della storia, certo forse non ai livelli de “La Signora in giallo”, ma sono praticamente più di dieci anni che nello zapping casuale da un canale all’altro finisco sempre per imbattermi in una vecchia puntata, di cui ormai conosco quasi tutte le battute a memoria, impedendomi praticamente di sentirne la mancanza. Credo fermamente che “Sex and the City” abbia segnato la storia delle serie tv, ma, se qualcuno non fosse d’accordo, posso almeno dire che abbia segnato la MIA storia. Mi ha praticamente accompagnato in ogni fase della mia vita, facendomi scoprire a ogni rewatch delle sfumature nuove. Piano piano il sesso è diventato un tema marginale, una parentesi accattivante e a volte macchiettistica; più crescevo e più mi concentravo sulle quattro protagoniste, le loro sfaccettature e la loro incrollabile amicizia. Al di là dei look appariscenti (che oggi a volte mi viene da pensare fossero l’opera di un costumista cieco) e della sferzante ironia, quello che dopo tutti questi anni mi è rimasto più nel cuore è appunto il desiderio di avere un giorno quello stesso rapporto che Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda condividono, quel modo di supportarsi sempre e comunque, nonostante le difficoltà e nonostante le differenze. La frase emblematica per me rimarrà sempre quel “Avremo un bambino” detto da Charlotte alla notizia della gravidanza (o meglio, mancato aborto) di Miranda: quell’entusiasmo che coinvolge Charlotte, che aveva appena saputo di non poter restare incinta (nonostante fosse la cosa che più desiderasse al mondo), Carrie e Samantha, ancora quanto mai lontane dall’idea di maternità, e che conforta Miranda, che, pur sapendo che questa gravidanza sconvolgerà tutti i suoi piani, sa che avrà sempre l’appoggio incondizionato delle sue ragazze.

Alla fine si parlava di sesso, ma si parlava più che altro d’amore, e queste ragazze hanno trovato la vera anima gemella nel momento in cui si sono incontrate.

4 comments
  1. Bello!! Adoravo Sex and the City, che ho iniziato a guardare un venerdì sera quando ho avuto la televisione in camera (sì, parliamo proprio degli inizi) e forse lo davano su quella che adesso è LA7 (è ancora LA7?)
    Più tardi ho preso l’intero set e l’ho guardato e riguardato (era anche in una confezione molto carina). Ho anche i due film.
    Hai fatto una splendida analisi delle quattro donne, che ho amato tutte!
    Anche per me è normale intavolare discussioni su SATC e, soprattutto su Mr Big.
    Bellissimo ricordo!

  2. Grazie! Anche io ricordo La7, ma se ti sentissi nostalgica l’ho ritrovato per caso qualche sera fa su Paramount Channel – è più forte di me, se mi ci trovo non riesco a non fermarmi a guardarlo! Più che un ricordo per me è veramente una costante 🙂

  3. Articolo PERFETTO, che coglie la versa essenza di Sex And The City.
    Non il sesso, che è solo una componente della vita, ma il rapporto d’amore tra queste quattro donne.
    Questo è il fulcro della storia.
    Quattro donne nella società in cambiamento, che affrontano i normali problemi della vita, le relazioni fallimentare in cui è inevitabile incappare… forti di un qualcosa che permette loro di non arrendersi mai: la loro amicizia.

    “La vita non sempre è come te l’aspetti. Per questo hai bisogno di vere amicizie. Per superare tutto.”

    1. Grazie! Credo proprio che questo sia il punto di forza di questo show, che non lo farà mai passare di moda, perchè qualunque ragazza potrà sempre riconoscersi nelle loro storie.

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