Vikings | Recensione 1×01 – Rites of Passage

Il canale via cavo History si avventura nel mondo dei telefilm e lo fa con un budget di 40 milioni di dollari per 9 episodi di Vikings. Il network non si è proprio risparmiato nemmeno per la ricerca del giusto cast e della giusta crew e, infatti, alla regia troviamo Johan Renck, regista svedese che si è fatto un nome lavorando a serie del calibro di Breaking Bad e The Walkng Dead.

Già dalla prima sequenza emerge quella che sembra essere l’anima dello show: violenza, certo perché stiamo parlando di Vichinghi e non di chierichetti, ma anche cultura, usanze perdute nel tempo e nella memoria che Michael Hirst, creatore della serie, cerca di far rivivere, magari non sempre in modo storicamente corretto, ma sicuramente nella maniera più avvincente possibile.

Anno 793 dopo Cristo, in un campo di battaglia tra sangue, morte e distruzione, Ragnar, un fiero guerriero con occhi ipnotici, di colore blu intenso, ha una visione dal sapore mistico.

Questo pilot ci permette di dare una sbirciatina su quella che appare come una storia destinata a migliorare. L’episodio consente di familiarizzare con le usanze e i costumi di questo popolo, attraverso una serie di scorci di vita quotidiana, di leggi e di credenze religiose. Ci dà anche l’opportunità di incontrare i protagonisti:

Ragnar (Travis Fimmel), un contadino con il sogno di esplorare l’Occidente e vedere quali ricchezze si ergano al di là del mare aperto che sembra insormontabile (non più grazie all’equivalente del GPS, vichingo, strumento in possesso di Ragnar) appare come un personaggio visionario, con molta forza di volontà, testardaggine, spirito avventuriero e sete di conoscenza.

Lagertha (Katheryn Winnick), moglie di Ragnar, una donna forte e combattiva che si occupa della sua famiglia e capace di tenere testa a uomini così cruenti, oltre che di difendersi da qualsiasi malfattore dovesse minacciare lei o i suoi figli.

Bjorn (Nathan O’Toole), figlio di Ragnar e Lagertha, proprio in questo episodio si trova ad affrontare un rito di passaggio per diventare un uomo, durante il quale gli vengono donati terra e sale per ricordargli che il popolo vichingo appartiene sia al mare che alla terra.

Ogni eroe ha bisogno del suo antagonista, di qualcuno a cui opporsi, da combattere per difendere la propria indipendenza: Earl Haraldson (Gabriel Byrne) è il capo dei Vichinghi, insieme alla moglie Siggy (Jessalyn Gilsig), non sopporta che lo si contrasti perché non vuole vedere compromesso il suo potere all’interno del suo regno e rappresenta, in questo caso, le tradizioni, infatti non condivide per nulla la volontà di Ragnar di esplorare l’ovest, ma anzi trova le continue richieste di quest’ultimo esasperanti e minatorie del potere che incarna.

A rendere il tutto più interessante ci sono altri due personaggi: Rollo (Clive Standen), brutale fratello di Ragnar, la cui unica aspirazione è combattere per guadagnarsi l’ingresso nel Valhalla (il paradiso dei Vichinghi) e soprattutto l’eccentrico Floki (Gustaf Skarsgaard, fratello del più famoso Alexander, a.k.a. Eric Northman di True Blood), costruttore di navi che, secondo me, riserverà le sorprese migliori in questo telefilm e che al momento  è in combutta col protagonista per costruire navi più robuste e veloci per assaltare le nuove terre, progetto ovviamente segretissimo, spie permettendo.

Vikings ha un effetto visivo molto potente, soprattutto grazie alle scenografie, girato interamente in Irlanda, la produzione ha cercato, con successo a mio parere, di ricreare una Scandinavia selvaggia e indomita che rispecchi in qualche maniera il carattere del popolo che ci vive. La luce si mantiene sempre su toni molto scuri, probabilmente per dare il senso di pericolosità che non solo si accompagna alla fama di questo popolo, ma che si avverte in questi uomini sanguinari e anche per rispecchiare il fatto che ci troviamo, probabilmente, a fine inverno in un posto dove le ore di luce scarseggiano (ce ne sono circa 8 a Stoccolma nel mese di febbraio) fino in estate quando il sole non tramonta mai.

Mi ha molto colpita la scena di padre e figlio che parlano nella foresta, il dialogo mostra quanto importante fosse per la cultura vichinga la famiglia, almeno secondo Hirst. Bjorn infatti risponde alla domanda di Ragnar su cosa fa un uomo dicendo che “combatte e si prende cura della famiglia”. Questo scambio di battute inoltre aiuta lo spettatore a capire che nonostante Ragnar sia il protagonista indiscusso dell’intera vicenda, anche la sua famiglia assume un ruolo importante. Inoltre la visione mozzafiato dell’aurora boreale (a riprova del fatto che ci troviamo a fine inverno, periodo in cui sono maggiormente visibili) subito dopo la fine di questa scena, la imprime nella nostra memoria.

Online ho visto molti cercare di comparare Vikings a Game of Thrones, probabilmente a causa delle tagline molto simili (Storm is coming non è poi tanto diverso da Winter is coming), ma io non sono d’accordo con questo paragone per diverse ragioni. Primo Game of Thrones arriva da una saga di libri di proporzioni bibliche (George R. R. Martin se crepi prima di finire la saga vengo personalmente all’Inferno per farti morire di nuovo, ma stavolta con indicibili sofferenze) con quasi altrettanti personaggi, tutti impegnati in relazioni familiari che neanche Beautiful si sogna (serve una cartina per orientarsi), per non parlare del fatto che alla fine si può ridurre la trama ad una faida tra diverse famiglie per il potere e per il trono di spade. Vikings evidentemente non ha questo tipo di background e parte in maniera molto meno articolata, non ci sono palazzi e intrighi politici da sventare. Tuttavia sembra che non ci mancheranno i drammi familiari, infatti già da questo primo episodio scopriamo che Rollo ha un debole per Lagertha e quando ci prova, lei non è sorpresa, dando quindi l’impressione che non sia la prima volta che succede. Lagertha è uno dei personaggi che mi ha, onestamente, colpita di più, forse perché molto diversa dai modelli femminili che propongono in genere i telefilm o i film in costume, non è certo sottomessa all’uomo e mostra capacità guerriere di gran lunga superiori alla media, ma nonostante ciò non manca di sensualità e abilità tipicamente femminili, come tessere.

Anche la violenza e il sesso per quanto presenti in Vikings non raggiungono i livelli di esposizione che si hanno in canali come HBO o Showtime (dove andavano in onda i Tudors) o la Starz, ma sono più contenuti e perciò la serie può essere vista da un pubblico più giovane. Insomma non aspettatevi un nuovo Spartacus ambientato qualche grado di latitudine più a nord! Attenzione però, questo non vuol dire che non vedremo razzie e stupri e tutti gli orrori che un’invasione nemica e una guerra comportano.

Volevo parlarvi anche dei titoli d’apertura che, secondo me, meritano davvero. Usano una canzone di qualche anno fa, del 2008 precisamente, “If I Had A Heart” di Fever Ray; l’eco in sottofondo molto ritmico corrisponde ad un pianto rituale dei Nativi Americani e richiama alla mente (almeno a me) popoli scomparsi, inoltre il tono “dark e ipnotico”, definito così dalla critica, si sposa benissimo con le sequenze video che vedono protagonista il mare con scorci di battaglie, fuoco e sangue.

L’unica critica che mi sento di fare a questo pilot è la mancanza di profondità dei personaggi, anche di quelli principali, probabilmente è un problema che si risolverà col tempo; in fondo 40 minuti non sono poi molti per presentare tutto questo. Spero che con il passare degli episodi la serie cresca, la storia si faccia più avvincente e i personaggi siano meglio caratterizzati e più sfaccettati, inoltre non vedo l’ora di poter gustarmi Lagertha combattere al fianco del marito. Forse non sapete che Katheryn Winnick, l’attrice che interpreta Lagertha, è un’esperta di arti marziali e non ha praticamente bisogno di una controfigura.

Vikings torna domenica prossima con il secondo episodio.

Volevo ringraziare Lestblue per la pazienza con cui ogni volta mi ascolta e mi consiglia, se questa recensione vi è piaciuta, il merito è anche suo.

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3 COMMENTS

  1. Bellissima recensione!!! La serie promette veramente bene non vedo l’ora sia lunedì prossimo (evidentemente il lunedì è il mio giorno seriale!) per gustarmi il secondo episodio!!! Bravissima!!!

  2. Recensione fantastica, concordo su tutto e già amo da morire questa serie. Il paragone con Game of Thrones non è completamente errato secondo me, anche se solo per il fatto che anche Martin fa un po’ riferimento all’antica cultura nordica soprattutto per quanto riguardo gli Stark e gli uomini del Nord, ma è soltanto questioni di fonti e nient’altro.

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