Veronica Mars | Capitoli 20, 21 & 22

VERONICA-MARS-COVER

CAPITOLO VENTI

“Davvero, sto bene. Non ho bisogno di un sedativo.”
Erano quasi le tre del mattino e Veronica era seduta all’estremità di un letto d’ospedale, una coperta di pile sulle spalle. Indossava un’uniforme blu tre volte più grande – era ancora in bikini quando era arrivata nella sala d’aspetto del pronto soccorso un’ora e mezzo prima, tremante e mezza nuda. Ora teneva alte le mani verso una ciotolina che l’infermiere le stava porgendo e la fece accidentalmente cadere sul pavimento. Due pillole blu scivolarono sul linoleum.
L’infermiere, un basso e paciocco signore con un taglio a spazzola e un paio di occhiali che gli pendevano dalla punta del naso, le diede un’occhiata alla che-cosa-ti-avevo-detto prima di raccoglierle.
“Tu dici, eh? Se escludiamo il fatto che stai tremando come una foglia…”
Mentre erano alla villa, la EMT aveva dato un’occhiata al suo collo e aveva insistito per farla vedere da un dottore. Una volta ripulita la ferita il taglio sembrava minuscolo, lungo solo qualche centimetro, ma l’avevano comunque fatta stendere per un po’ in modo da monitorare un qualsiasi tipo di shock.
“Scusi,” mormorò lei. “Il mio amico sta venendo a prendermi. Starò bene allora.”
Dall’altro lato della leggera tenda in cotone che circondava il letto sentì il violento rumore di qualcuno che stava vomitando in un cestino. Il pronto soccorso era pieno di ragazzini dal volto grigiastro, ancora non diplomati, quasi tutti intossicati dall’alcol. L’infermiere sospirò rumorosamente, le lanciò un’altra occhiata e si girò per dare attenzioni al suo vicino. Veronica si strinse la coperta sulle spalle, felice di essere sola.
L’infermiere aveva ragione, non era il freddo che la faceva rabbrividire. Tutta l’adrenalina della serata le si era accumulata nel sangue, lasciandola debole e nauseabonda. Il braccio le faceva male dove Eduardo l’aveva stretta, e un’altra dozzina di dolori si erano sparsi per tutto il suo corpo. E poi c’era quella linea sottile sul collo, che ancora bruciava dal tocco della lama. Anche se la ferita era superficiale, era ciò che sentiva maggiormente.
Ma non aveva voluto prendere nessuna pillola che l’avrebbe fatta diventare stupida o lenta – non ancora. Non mentre avrebbe dovuto ancora pensare a qualcosa.
La tenda fluttuò aprendosi. Una seconda infermiera fece sporgere la testa. “Signorina Mars? Il suo amico è arrivato. È nella sala d’aspetto, quando sarà pronta per andarsene.”
Lei saltò giù dal letto. “Okay, grazie.”
Wallace se ne stava nella stanza verde lime, indossando un paio di larghi pantaloni della tuta e una t-shirt. La sua chiamata l’aveva ovviamente svegliato; era ancora in dormiveglia, ma i suoi caldi occhi marroni erano in allerta. Stava facendo finta di leggere un poster su come lavarsi le mani nel modo giusto quando lei entrò nella stanza, ma la guardò con uno sguardo gentile e preoccupato, notando la sua uniforme, i suoi capelli annodati e il rosso taglio sul collo. Lei si fermò sulla porta, poi tutto a un tratto il suo labbro cominciò a tremare e scoppiò in lacrime. Era una tempesta inaspettata, arrivata senza preavviso e andata via nello stesso modo. Wallace la tirò a sé in un abbraccio grezzo, senza parlare. Restarono così per qualche minuto, lui che le carezzava la spalla tremante. Finalmente lei si asciugò gli occhi imbarazzata, incapace di parlare. Poi rise debolmente. “Andiamocene di qui okay?”
“Sì, okay.” Le strinse la spalla poi la lasciò andare.
Le strade erano ancora molto popolate, anche alle 3 del mattino. Molti locali avevano esteso l’orario d’apertura durante le vacanze di primavera e loro ne passarono alcuni pieni di luci svolazzanti. Un’ambulanza sfrecciò nella direzione opposta, verso l’ospedale. Veronica appoggiò la testa allo schienale del sedile e guardò Wallace.
“Grazie per essere venuto a prendermi,” disse. “Mio padre non può ancora guidare.”
“Nessun problema,” disse Wallace. “Mi dirai cosa è successo?”
Lei guardò le sue nocche stringersi attorno al volante mentre gli raccontava di quella notte – di come era tornata alla festa per cercare Willie Murphy, di come era stata beccata a girovagare per le stanze di sopra. Di come i cugini si fossero chiusi sopra di lei – di come Murphy li avesse interrotti per dirigere un corteo improvvisato nella biblioteca.
“Sai… non avresti dovuto tornare lì dentro da sola.” Riusciva a sentire un briciolo di risentimento nella sua voce. “Sarei potuto venire con te.”
Lei sorrise tristemente. “No, avresti cercato di dissuadermi dal farlo. Probabilmente con buoni motivi.” La mano le si posò sulla gola. “Ma dovevo trovare Murphy, Wallace. Dovevo correre il rischio.”
“Come sempre del resto, no?” Le lanciò uno sguardo, poi tornò a concentrarsi sulla strada. “Senti, non sono arrabbiato, Veronica. Sono solo preoccupato che un giorno la forza che non può essere fermata incontri l’oggetto immobile.”
“Aspetta, quale sarei io?” scherzò lei. “No, non rispondere.”
Lui sbuffò. “Quindi hai trovato questo Murphy. Credi sia stato lui? Che abbia rapito le ragazze?”
Lei osservava il mondo passarle accanto attraverso il finestrino.
“Non lo so più. Sono andata lì pensando che ci fosse Willie Murphy dietro alle sparizioni. Ma avresti dovuto vedere la sua faccia quando Eduardo mi ha afferrato, era terrorizzato. Ed è tornato con Dick e delle altre ragazze e mi ha probabilmente salvato la vita così.”
“Sì, ma aveva la collana, vero?” Wallace la osservò, le dita che picchiettavano sul volante. “Deve essere coinvolto in qualche maniera.”
Aveva ragione. Ma non riusciva a togliersi di dosso la sensazione che qualcosa non quadrasse. Willie Murphy non sembrava un ragazzo in grado di usare la violenza, e ancora meno uno a cui piacesse. Ed era tornato indietro – per quanto spaventato fosse, era tornato perché sapeva che era l’unica maniera per impedire a Eduardo di ucciderla.
“Magari Murphy fa solo parte della loro squadra di pulizia,” disse, pensando ad alta voce. “Magari Eduardo o Rico – o entrambi – hanno ucciso Hayley e Aurora, o perché le ragazze hanno scoperto qualcosa che non dovevano o perché ai due semplicemente piace uccidere. O forse Eduardo parte dal presupposto che chiunque venga beccato a ficcare il naso in giro possa essere un assassino. È abbastanza instabile. Poi chiamano Murphy a ripulire il tutto, a liberarsi dei corpi. E Murphy ha visto la collana e non è riuscito a resistere.” Si massaggiò la fronte. “Vabbé, non importa. Lamb gli darà il fatto suo. Willie Murphy è l’incarnazione del bersaglio facile. Ha dei precedenti e sembra parecchio sospetto.”
Wallace non disse nulla per un istante. Poi parlò. “Quindi credi che le ragazze siano morte?”
Non rispose. Il taglio sulla gola le pulsava un poco. Non c’era modo di sapere per certo cosa fosse capitato a quelle ragazze, ma dopo ciò che aveva appena passato, il piccolo barlume di speranza a cui si era aggrappata durante le indagini era sparito.
Girarono a sinistra, nel quartiere di Veronica. Qui le case erano buie e silenziose, i loro occupanti già addormentati. Da qualche parte un cane abbaiò, un suono profondo e solitario.
Si fermarono di fronte al bungalow. All’improvviso lei realizzò che avrebbe dovuto raccontare a Keith cosa fosse successo in quel paio d’ore. Quello sarebbe stato un incubo. Sia ringraziata la marina militare. Almeno posso evitare di dirlo a Logan. L’ultima cosa di cui ho bisogno è che il mio ragazzo vada ad attaccar briga con un’organizzazione criminale a livello internazionale.
“Vuoi che entri con te?” Wallace si girò a guardarla, le sopracciglia aggrottate. Lei scosse la testa.
“No. Non voglio svegliare papà.” Si sporse a dargli una pacca sul braccio con allegria forzata. “Sto bene. Ti chiamo domani. Stavolta a un orario più ragionevole.”
“Veronica…” Esitò, poi scosse la testa. “Sei sicura di star bene?”
Lei abbozzò un sorriso. “Sto sempre bene.” Poi, vedendo che lui non se la beveva, lo abbracciò intorno al collo.
“Grazie ancora, Wallace. Per tutto.”
Scese dalla macchina e salì le scale verso casa sua. Lui aspettò fino a quando non la vide arrivare alla porta prima di ripartire.
E per la milionesima volta in vita sua, lei provò una gratitudine infinita nei confronti del suo migliore amico. Sapeva che lui non ne avrebbe più parlato; sapeva che lui non l’avrebbe preso come un segno che lei stesse perdendo concentrazione o ci fosse troppo dentro. Non c’erano molte persone al mondo che ti lasciavano essere vulnerabile pur continuando a credere che tu fossi forte.

 

CAPITOLO VENTUNO

Il mattino seguente il sole splendeva pallido sui gradini del palazzo di giustizia, mentre una folla di giornalisti ci si accalcava con le telecamere pronte. Il drammatico arresto di Willie Murphy da parte del dipartimento dello sceriffo di Balboa County era stato al centro delle news del mattino, e Lamb aveva indetto una conferenza alle nove per renderlo ufficiale. Un brusio scorreva fra la folla, mentre giornalisti tutti in tiro dicevano ai propri spettatori che in pochi minuti avrebbero avuto l’esclusiva sulle spring breaker scomparse a Neptune.
Veronica era davanti al palco, Keith e Mac al suo fianco. Sarebbe stata felice di assistere al tutto da casa, ma Petra Landros l’aveva chiamata circa un’ora prima chiedendole di presenziare. Non era riuscita a dormire; aveva i nervi troppo tesi. Ma si era fatta una doccia e sistemata i capelli in uno chignon molto professionale.
In maniera quasi passivo-aggressiva, sotto al maglione indossava un top a collo largo, rendendo la linea rossa sul suo collo particolarmente visibile. Che mi chiedano qualcosa, pensò. Gli renderò noto chi sia stato senza girarci intorno.
Lanciò uno sguardo di soppiatto a Keith. Era con entrambe le mani appoggiate al suo bastone, l’espressione di pietra. Quella mattina era rimasto in silenzio, il suo visto teso mentre ascoltava gli eventi della notte prima. Poi l’aveva abbracciata forte, incapace di parlare. Veronica aveva visto i suoi occhi posarsi sulla pistola nella scatola di legno, ma Keith non le disse nulla. Quando uscì dalla sua stanza, ripulita e pronta per andare in tribunale, lui era già in giacca e cravatta, aspettandola alla porta. E doveva aver chiamato Mac, perché era lì ad aspettarli, ansiosa, con tre caffè in mano.
Veronica ne era grata. Stare di fronte a tutte queste persone, da sola, aspettando di sentire Lamb agire come se il caso fosse risolto, ignorando il pezzo più importante – i violenti cugini del cartello – avrebbe potuto farla diventare matta.
Guardò la folla. I Dewalt erano più in là, le braccia di Mike strette intorno alle spalle di Ella da dietro. Crane sembrava esausto, nervoso, gli occhi spalancati e pieni di panico. Margie piangeva. Veronica si guardò attorno per cercare la madre e la trovò, in fondo alla folla, con Hunter che la teneva fra le braccia, il viso nascosto nel suo collo. In parte a lei, Tanner si guardava attorno come un uomo che non ha idea di dove si trovi. Si domandò se Petra avesse chiesto anche a loro di essere presenti, o se erano così disperati e affamati di informazioni come i giornalisti.
“Signorina Mars?”
Si girò, spaventata, per vedere Petra Landros proprio di fronte a lei. I suoi capelli neri erano raccolti, e il suo vestito di Armani era grigio e le abbracciava le curve.
“Deve essere fiera,” disse Petra, stringendo la mano di Veronica. “Ha preso il cattivo.” Si voltò verso Keith. “E lei deve essere il famoso Signor Mars. È un piacere conoscerla.”
Le sopracciglia di Keith si alzarono. “Famoso?”
“Il suo ruolo come sceriffo non è stato il più pro-affari, sa. Ma il suo nome è continuato a riapparire quando si stava decidendo chi assumere per trovare Hayley. Tutti dicono che lei sia il migliore.” Un piccolo sorriso si fece strada sulle labbra di Petra. “Comunque, sua figlia sta rendendo giustizia al suo nome.” Tornò verso Veronica. “Ora, dovremmo parlare del pagamento, o preferisce venire nel mio ufficio per un assegno?”
Veronica si accigliò. “Di solito non vengo pagata finché il caso non è chiuso, signora Landros. Non abbiamo ancora trovato le ragazze.”
Il sorriso di Petra svanì velocemente. Adottò una sincera e preoccupata espressione.
“Certamente,” disse. “Se possiamo ritrovare le ragazze, ci piacerebbe farlo per le famiglie.”
Veronica si tese involontariamente. Non era difficile leggere tra le righe. Per quanto riguardava la Camera di Commercio, il caso era risolto. Willie Murphy era un perfetto sospetto, che fosse coinvolto con le ragazze o meno.
L’immagine di legge e ordine è buona come quando è reale, giusto? Finché i soldi dei turisti continuano a girare, a chi importa se abbiamo preso il ragazzo giusto?
All’improvviso la folla si ammutolì quando Lamb si fece strada sul podio. Le macchine fotografiche cominciarono a scattare, i microfoni tesi in avanti. L’uniforme di Lamb era perfetta, i bottoni che splendevano al sole. Fece una pausa drammatica mentre guardava in modo arrogante la folla, poi guardò i suoi appunti.
“Questa mattina, appena dopo mezzanotte, abbiamo arrestato un sospetto per la scomparsa di Hayley Dewalt e Aurora Scott. Williams Murphy, ventiquattrenne, è stato visto con entrambe le ragazze prima della scomparsa. Non posso parlare delle prove in questo caso, ma…”
I giornalisti cominciarono a protestare. In parte a lei, suo padre si alzò con le nocche bianche appoggiate al bastone. Mac face una piccola smorfia sprezzante. Sul podio, Lamb alzò le mani con un sorriso benevolo e incoraggiante. “Uno alla volta, per favore. Uno alla volta.”
“Per cosa lo accusate?” urlò un uomo occhialuto con un ciuffo di capelli in testa. “Sapete cosa è successo a Hayley e Aurora?”
“Murphy ha confessato?” chiese una donna dai capelli scuri in un vestito viola. “O avete qualche prova fisica che lo colleghi al crimine?”
“Dove sono le ragazze?” Veronica non riusciva a capire da dove venisse la voce, ma la domanda era stata ripetuta qualche volta tra la folla.
“Dove sono Hayley e Aurora?”
“Sarete in grado di riportarle a casa?”
Lamb si schiarì la gola. “A questo punto, andremo avanti con un’investigazione per omicidio.”
Rumori si alzarono tra la folla. Qualche ansito, qualche singhiozzo. Veronica scambiò uno sguardo con Keith. Murphy aveva detto qualcosa, o era Lamb a esagerare per avere il massimo effetto?
“Ancora non posso discutere dei dettagli del caso, perché stiamo ancora parlando con il procuratore distrettuale su come muoverci. Ma la cosa importante è che abbiamo tolto questo ragazzo dalle strade, e Neptune è di nuovo al sicuro.”
“Sceriffo Lamb, alcune persone dicono che Murphy sia coinvolto con un’organizzazione criminale più grande. Può dire qualcosa su queste voci?”
Allora non erano del tutto stupidi. Veronica non si sorprese del fatto che la domanda venisse da Martina Vasquez, una reporter del giornale locale di San Diego. Gli occhi di Lamb guizzarono verso di lei, con la bocca che per un momento rimase spalancata prima che riuscisse a ricomporsi.
“Beh, Martina, non posso rispondere a speculazioni selvagge, e francamente credo sia irresponsabile, da parte dei media, riportare le dicerie come fatti.” Appoggiò un braccio sul leggio, sorridendo a Martina come se avesse commesso un qualche errore infantile e carino.
Mac emise un suono strozzato dal fondo della gola.
“È proprio difficile credere che sia single, vero?” sussurrò Veronica.
Ma non riuscì a nascondere il sorrisetto. Se c’era qualcuno che avrebbe scavato un po’ più a fondo, quella era Martina Vasquez, che sembrava apprezzare il dipartimento dello sceriffo almeno tanto quanto Veronica. Magari avrebbe potuto mandare a Martina una soffiata anonima o due riguardo i ragazzi Gutiérrez. Un po’ di attenzione da parte dei media avrebbe aiutato a far sì che Lamb si interessasse alle operazioni di riciclaggio del cartello.
“Pensa che Murphy possa portarvi ai corpi delle ragazze?” chiese qualcuno dalla folla.
Lamb muoveva freneticamente i cartoncini che si era preparato. “Fino ad ora non ci ha dato nessuna informazione. Ma sono fiducioso che prima o poi gliene caveremo fuori qualcuna. Una volta che capirà di non avere scelta sarà solo questione di tempo.”
Accanto a lei, Veronica sentì Keith tirare un piccolo ed esasperato sospiro. La sua mascella era contratta, ma guardò gli eventi senza nessun’altra reazione. Conosceva per esperienza quella faccia da poker. Più profonda era la rabbia, più difficile era il puzzle, più alta era la posta in gioco e più calmo appariva Keith Mars.
Il che significava che in quel momento era incazzato.
A un paio di iarde di distanza, Margie Dewalt piangeva silenziosamente nel suo fazzoletto. Gli occhi di Veronica incontrarono quelli di Ella per un lungo e terribile momento, mentre si costringeva a non distogliere lo sguardo. Aveva il fiato corto. Vide il signor Dewalt che tirava fuori il telefono dalla tasca e infilava l’indice nell’orecchio per bloccare i suoni della folla mentre rispondeva al telefono. Aveva un’espressione confusa. Poi la folla si spostò, oscurandolo alla sua vista per un momento.
“Bene, se non ci sono ulteriori domande…”
“Oh mio Dio! È viva!”
Le persone si girarono e stirarono il collo per vedere da dove fosse venuto quel grido improvviso. Un momento dopo, Veronica vide Mike Dewalt, la sua faccia era una maschera di ansioso stupore.
Teneva il telefono serrato all’orecchio.
Un mormorio si alzò dalla folla, per poi morire non appena il signor Dewalt parlò. “Hayley è ancora viva.” La sua voce era gracchiante e affannata. Gli occhi apparivano selvaggi. “Come lo è l’altra ragazza. Sono ancora vive.”
Tenne in alto il telefono, come se fosse una specie di prova. I suoi occhi erano spaventati ed eccitati allo stesso tempo.
“Hanno appena chiamato i loro rapitori. Vogliono un riscatto.”

 

CAPITOLO VENTIDUE

La stanza interrogatori B non era cambiata di una virgola nei quasi dieci anni in cui Veronica era stata via. Rivestimenti in legno scuro, squallida vernice gialla, una lavagna scarabocchiata con quelli che a prima vista sembravano gli indizi di qualche intricato caso ma che poi si rivelavano essere i punteggi del fantacalcio. Era proprio come mettere piede in una distorsione temporale.
Con l’eccezione che invece di esserci un vanitoso, pigro e incompetente Sceriffo Lamb, ora c’è un vanitoso, pigro, incompetente e corrotto Sceriffo Lamb. Guardò oltre il tavolo, verso il volto furente di Lamb. Era appena stato messo in ombra, e non ne era felice.
La stanza era piena. Veronica e Keith sedevano di fronte a Dan Lamb e Petra Landros. Mike, Margie ed Ella Dewalt sedevano vicini nel lato alla sinistra di Veronica, Crane stava in piedi dietro di loro. Alla destra di Keith sedevano gli Scott. Lianne era a pochi metri da Keith, cosa che mandava una carica elettrica d’ansia dietro alla schiena di Veronica ogni volta che guardava dalla loro parte.
Keith e Lianne ormai non si vedevano da più di dieci anni; il loro divorzio era stato veloce e incontestato, una firma su di un pezzo di carta. Veronica temeva che la loro presenza nella stessa stanza sarebbe stata come materia e antimateria, che esplodono al contatto in un trambusto di luce accecante. Ma tutto ciò che accadde fu un sorriso e una stretta di mano. Uno scambio civile. Uno scambio civile.
“Ciao, Keith.”
“Lianne. È bello rivederti. Mi dispiace per le circostanze.”
E poi si erano seduti. Ed è stato tutto.
Veronica guardò le altre facce intorno al tavolo. Gli occhi di Mike DeWalt brillavano di sollievo. Margie non riusciva a smettere di piangere, il viso nascosto dietro il suo enorme fazzoletto. Ella appariva pallida, le labbra e gli occhi erano come dei segni neri su un foglio. Dietro di loro, Crane stringeva il retro di una sedia, le dita erano diventate bianche. Dall’altro lato del tavolo, Tanner e Lianne si tenevano per mano. Hunter sedeva in grembo alla madre, riposando la testa contro la sua spalla, senza guardare nessuno.
Avevano appena sentito che le loro figlie erano state uccise, solo per ricevere quella che sembrava una tregua pochi minuti dopo. Un senso di cauto sollievo era nell’aria.
“L’indirizzo e-mail da cui è venuto è solo un mucchio di numeri a caso,” disse Mike, posando il telefono sul tavolo. “Ma aveva un… un file sonoro. Come si chiama, tesoro?”
“MP3,” disse Ella con voce tenue e distante.
“MP3,” ripeté lui. “Ecco, ascoltate.”
Premette Play. Ne uscì la voce di un uomo, alterata attraverso qualche tipo di modulatore vocale così che suonasse come quella di un robot giocattolo per bambini.
“DeWalt: vostra figlia è viva. Se volete vederla di nuovo, seguite le nostre istruzioni alla lettera. Vogliamo seicento mila dollari in banconote non contrassegnate, non seriali. Metteteli in una piccola valigia. Non cercate di inserire dei tracker o della vernice nei soldi; ciò porterà alla morte immediata di vostra figlia. Non coinvolgete la polizia; ciò comporterà la morte immediata di vostra figlia. Ci metteremo in contatto la sera del ventisei per darvi istruzioni su dove lasciare il denaro. Non cercate di mettere in atto alcun tipo di operazione, perché guarderemo ogni vostra mossa.
“Per il momento lei è al sicuro e al comodo, ma è molto spaventata. Per provare che è viva le abbiamo chiesto di dirci qualcosa che solo lei saprebbe. Ha detto che una volta vi siete lasciati scappare che è stata concepita durante ‘I’d Do Anything For Love’ di Meat Loaf. Ha detto che solo tu, Signora DeWalt, Signor DeWalt, e lei siete a conoscenza di quel fatto.
“Non provate a raggirarci. Se seguite le istruzioni alla lettera, riavrete di nuovo vostra figlia entro il weekend. Non vogliamo essere violenti, ma lo saremo, se necessario.”
Margie ora nascondeva interamente il viso, i suoi singhiozzi erano forti e risuonavano nella stanza silenziosa. Ella mise un braccio sottile intorno al collo della madre, il volto emaciato e spaventato. Per un attimo, nessuno parlò.
“Qualcuno ha tracciato i soldi sul sito web,” disse Veronica. La sua voce sembrava troppo alta nella stanza tranquilla. “Stanno chiedendo l’esatta cifra di soldi che sono stati raccolti. Non è una coincidenza.”
“Il nostro è quasi uguale,” disse finalmente Tanner. Indossava una T-shirt con una foto di sua figlia stampata sul lato frontale. Diceva Trovate Aurora in grandi lettere rosa sopra la fronte. Le rughe sul suo viso sembravano più profonde, più austere di prima. Premette un pulsante sul suo cellulare per far partire il messaggio.
Aveva ragione, era lo stesso, parola per parola, fino al paragrafo della prova che fosse viva.
“Aurora ha detto che lei e Lianne avete fatto dei pancake di pan di zenzero nel mezzo della notte durante l’ultima ricaduta di Tanner. Stavate aspettando che ritornasse a casa, e avete fatto i pancake per passare il tempo e li avete dati al cane.”
“È stato anni fa,” sussurrò Lianne. “Aveva dodici o tredici anni. Non penso ne abbiamo mai parlato da allora.” Fece un respiro tremulo e guardò intorno alla stanza, i suoi occhi erano rotondi, speranzosi. “Ma è una buona notizia, giusto? Significa che le ragazze sono ancora vive. Significa che possiamo farle tornare.”
Lamb si schiarì la gola. Sembrava stesse combattendo per mantenere un’espressione comprensiva, ma non era naturale per lui – l’effetto che veniva fuori era quasi passivo-aggressivo, come se fosse davvero sul punto di uccidere qualcuno con gentilezza.
“Non voglio distruggere le vostre speranze, gente, ma ci sono quasi sempre richieste di riscatto fasulle che arrivano dopo una scomparsa. Il figlio dei Lindbergh, JonBenét… è possibile che sia qualche sorta di scherzo o imbroglio.”
Margie si lasciò scappare un singhiozzo. “È impossibile che Hayley abbia detto a qualcuno di quella canzone. Era così imbarazzata. Una sera la stavano dando alla radio mentre stavamo preparando la cena, e io… ho pensato fosse divertente. Non ho potuto farne a meno. Dovevo dirglielo. Ma lei è scappata nella sua stanza e si è nascosta lì per tutta la notte.”
“Avrebbe potuto dirlo a un’amica, un fidanzato…” disse Lamb.
“No. Lei non conosce Hayley quanto me. Era furiosa che gliel’avessi detto. Non riesco a immaginarla mentre lo racconta a qualcun altro.”
Lamb sospirò. “Sentite, voglio solo avvertirvi di non farvi troppe speranze. Indagheremo ogni possibile pista, ma il fatto è che abbiamo un sospetto in custodia che possiamo collocare sulla scena di entrambi i crimini. E abbiamo prove fisiche che lo collegano a una delle scomparse. I segni non danno nulla di buono, e sarebbe un errore assecondare queste richieste.”
Quello fu il momento in cui parlò Lianne, e Veronica lo vide – vide di sfuggita sua madre, la donna che era stata sposata con un poliziotto, quella che aveva sempre combattuto per ciò che amava, almeno quando la vodka non le offuscava la ragione.
“Uno sbaglio?” Lianne si protese in avanti. Stia a sentire, sceriffo. Finché ci sarà la possibilità di trovare Aurora viva, noi la coglieremo. Faremo tutto quello che dobbiamo per riaverla.”
La Landros, il cui viso era molto più convincente di quello di Lamb nella sua maschera di compassione, sollevò le mani. Le sue labbra morbide erano piegate all’ingiù, i suoi occhi scuri erano dolci. “Per favore, Signora Scott. Siamo qui per aiutare. State certi che faremo tutto ciò che è in nostro potere per potare a casa le ragazze, vive e sane e salve.”
Con una sorprendente intensità, Lianne voltò la testa fino ad avere di fronte Keith e Veronica. “Che cosa ne pensi, Keith?”.
Keith scosse la testa. “Non ho lavorato a questo caso. Non posso davvero parlare dei dettagli. È Veronica quella a cui dovremmo chiederlo.”
Tutti gli occhi si posarono su Veronica. Il suo cuore acquistò velocità e le sue mani, quasi inconsciamente, si sollevarono per toccare il taglio sul collo.
“Be’” disse cautamente. “Non so nulla di certo. Ma non sono persuasa che Willie Murphy sia il nostro uomo.”
Lamb la guardò incredulo. “Sei tu che mi hai portato le prove, Mars. Ora dici che…”
Dico che ancora non conosciamo tutta la storia,” disse, parlandogli sopra. “Murphy ha rischiato la sua vita per aiutarmi alla villa dei Gutiérrez. Penso che sappia qualcosa di quello che è successo alle ragazze, ma non sono convinta che sia un rapitore. O un assassino. E stiamo tutti ignorando il fatto che era in stato di fermo quando sono arrivate le richieste di riscatto. O ha un complice o non è stato lui.”
Si fissarono a vicenda attraverso la Formica, lo spazio tra loro elettrico per l’odio reciproco. Mantenne il livello del suo sguardo, con il mento leggermente sollevato.
Al lato adiacente del tavolo Margie Dewalt alzò lo sguardo dal suo fazzoletto. “Possiamo usare i soldi della raccolta fondi per pagare il riscatto? Ci è… ci è permesso farlo, Signora Landros? So che avrebbe dovuto essere usato per la ricompensa, ma fino ad ora non ci ha aiutato a trovarla. Forse può aiutarci a portarla a casa.”
All’improvviso parlò Crane, la sua voce era alta e beffarda. “Sentite, questo tizio che è stato arrestato aveva la sua collana. Ovviamente l’ha uccisa.” Voltò la testa verso Veronica. “Come ha detto lei, Willie era già in prigione quando sono state inviate le email. Chiunque le abbia inviate sta solo cercando di ottenere il vostro denaro.”
Mike Dewalt scattò in piedi. Il suo volto era spaventoso, le sue spesse sopracciglia folte si abbassarono sugli occhi. Senza una parola, afferrò il davanti della camicia di suo figlio, tirando duramente Crane verso di sé. Margie gridò, allontanando la sua sedia da entrambi. Veronica colse un’immagine del volto di Ella, un vuoto improvviso e protettivo.
Prima che chiunque altro potesse muoversi, Keith si alzò dalla sedia. Sollevò entrambe le mani in modo non minaccioso, ma fece qualche cauto passo verso i due uomini. “Signor Dewalt. Per favore, è in un palazzo di giustizia. Non voglio vederla chiuso in gabbia. Non quando dovremmo concentrarci su come riportare a casa Hayley.”
La sua voce era calma ma ferma, con un tono che era più compassionevole che critico. La stanza era silenziosa. Veronica si rese conto che stava trattenendo il fiato e che i suoi muscoli erano tesi. Mike rimase immobile, fissando per un altro istante il viso di suo figlio. Poi lasciò la presa. Crane si appoggiò al muro, tremando: se fosse per rabbia o paura, Veronica non lo sapeva.
Petra attese che Mike tornasse a sedersi prima di parlare di nuovo. “Per quanto riguarda la sua domanda, signora Dewalt, questo pomeriggio parlerò con gli avvocati per accertarmene, ma non vedo motivi per non usare le donazioni nei modi a cui siamo obbligati.”
Fu Tanner a rompere il silenzio.
“Che cosa ne pensate di uno specialista di riscatti?”
La gravità della stanza si spostò, tutti gli occhi si rivolsero verso il fondo del tavolo, verso il suo volto esausto. Si guardò attorno per osservarli tutti.
“Un che cosa?” Petra lo fissò con perplessità Lui sembrò dispiaciuto, come se aver sollevato la questione fosse in qualche modo imbarazzante.
“Sapete… le persone che si occupano del riscatto in modo che tutto vada secondo i piani? Ne hanno parlato a Dateline un paio di anni fa. Un sacco di ditte di sicurezza fa questo genere di cose di questi tempi.” Si leccò le labbra secche, guardando attorno al tavolo. Margie lanciò uno sguardo a suo marito, ovviamente interessata all’idea. Lamb aggrottò le sopracciglia ma rimase in silenzio.
“Be’, certo, se pensa che sia il modo migliore per gestire la situazione…” iniziò Petra. Lianne si alzò all’improvviso, stringendo Hunter al petto.
“Penso che sia così,” fulminò Lamb con lo sguardo. “Mi sentirei un po’ più sicura con un professionista al mio fianco.”
Veronica sapeva che la frecciata era rivolta a Lamb, ma internamente trasalì comunque. Come se non fosse una professionista; come se non avesse fatto del suo meglio per riportare a casa le ragazze. Ma Lianne era già a metà strada verso la porta, con Hunter in braccio. Tanner fece un sorriso goffo al tavolo e si affrettò dietro di lei.
Con ciò, sembrava che l’incontro fosse aggiornato. Crane uscì infuriato davanti alla sua famiglia, lanciandosi violentemente verso la porta. Tutti gli altri si alzarono lentamente, raccogliendo le proprie cose con movimenti incerti. Veronica lanciò un’ultima occhiata a Lamb, poi se ne andò, con Keith subito dietro di lei.
“Stai bene?” chiese Keith a Veronica quando si trovarono all’esterno sui gradini. Lei sorrise debolmente.
“Sì. Sto bene.”
Ma il suo cuore era pesante mentre camminavano insieme verso l’auto. Per una volta aveva la sensazione che Lamb potesse avere ragione… non su Willie Murphy, ma riguardo al fatto che quelle email fossero una truffa. E da qualche parte nello stomaco avvertiva la spiacevole sensazione che le ragazze non sarebbero riuscite ad arrivare a casa. Se le famiglie avessero pagato, qualcuno l’avrebbe passata liscia per la frode nel caso migliore… in quello peggiore per l’omicidio.

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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