Veronica Mars | Capitoli 2 & 3

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CAPITOLO 2

Il traffico era già un incubo quando Veronica lasciò il padre a casa e tornò alle Mars Investigations. Le vacanze di primavera erano calate su Neptune in tutta la loro gloria baccanale, e anche se la parte peggiore di ciò aveva invaso spiagge e lungomare, la festa era esplosa all’interno, spandendosi tra il distretto commerciale e il quartiere storico. Gli ubriachi e i disorientati avevano riempito i bar, i ristoranti, i negozi di tutta la città, anche a mezzogiorno di lunedì. Era già iniziato da più di una settimana, e non sarebbe terminato fino a metà aprile – c’erano centinaia di college nelle vicinanze, ognuno dei quali con i propri giorni di vacanza.
Veronica guardò nello specchietto retrovisore. Il traffico si snodava fin dove riuscì a vedere, fermo al sole. I marciapiedi erano occupati da universitari che urlavano fra di loro, alzando le bottiglie in brindisi improvvisati. Apparentemente le leggi sulla consumazione di alcol in pubblico a Neptune erano state selettivamente rafforzate. Ma venivano ignorate durante le tre settimane delle vacanze di primavera – i soldi parlavano a Neptune, e nessuno li sentiva meglio dello Sceriffo Dan Lamb. Aveva trascorso la maggior parte dell’anno a inseguire “indesiderabili” (traduzione: chiunque rasentasse la povertà), solo per chiudere un occhio sui diciottenni ubriachi che arrivavano in massa.
Qualcuno suonò il clacson. Una ragazza con le extension si accasciò sul marciapiede per vomitare, per poi rialzarsi e continuare a camminare come se niente fosse. Un gruppo di ragazze in bikini sui pattini sfrecciarono ridendo mentre molti ragazzi rimasero sul marciapiedi filmandole con i loro cellulari. Sospirò e giocherellò con la radio. Aveva lasciato il comando delle stazioni a Keith sulla strada di casa e ora Blu Öyster Cult usciva dalle casse, il campanaccio che suonava orgoglioso. Cinquemila stazioni radio su questa cosa e lui è andato dritto nel 1976. Non c’è speranza per alcune persone. Giocò con i controlli, cercando qualcosa per passare il tempo. “Ti posso dire una cosa: non permetterei a mia figlia di andare a Neptune per le vacanze di primavera.”
Veronica si fermò. Riconobbe subito la voce: Trish Turley, grossa, bionda, e texana, sembrava una furia vendicativa attraverso le casse. Il suo show televisivo andava in onda ogni giorno sulla CNN, e la radio locale di Neptune trasmetteva l’audio.
“Voglio dire, il posto è solo un concentrato di ormoni, droghe e alcol. Ai ragazzi di oggi non viene insegnato il rispetto dei loro stessi limiti. E avete visto come si comportando queste ragazze?” Si poteva vedere chiaramente Trish Turley scuotere la testa in approvazione. “Tutto quello che dovete fare è cercare Neptune su internet e troverete video su video di loro che mostrano il seno per avere birra gratis. E poi rimaniamo scioccati quando qualcuno si fa male.”
Ah, i due pilastri del giornalismo oltraggioso: la vergogna e la colpa. A Trish Turley piaceva definirsi un avvocato dei “diritti delle vittime”, ma ogni volta si concentrava sulla generale decadenza della società (come testimone attraverso i suoi occhiali da donna bianca e ricca), facendo in modo di coprire tutte le basi. Corruzione giovanile? Fatto. Decadenza amorale? Fatto. Ragazza bianca scomparsa? Jackpot. Ma anche Veronica doveva ammettere quanto era stata allarmante la poca differenza che aveva fatto la scomparsa della diciottenne Hayley Dewalt alle festività. La notizia era uscita nel week end: Hayley, in città con le amiche dalla UC Berkeley, era scomparsa da una settimana. Ma non l’avreste mai pensato vedendo l’aria di festa che aleggiava in città. I bassi rimbombavano e la birra scorreva a fiumi. Non era sicura quale dovesse essere la reazione, ma la beata e menefreghista determinazione dei ragazzi in vacanza a continuare come se nulla di brutto potesse accadere, sorprese anche lei. Non era sicura di avere mai avuto quell’aria invincibile e indistruttibile, neanche quando era più giovane.
“E poi c’è questo sceriffo Keystone Kop.”
Questo attirò la sua attenzione. Alzò il volume della radio.
“Questo Dan Lamb? Che soggetto. Chi va su una TV nazionale in un mondo post-Natalee Holloway per dire che non dovremmo preoccuparci di una ragazza scomparsa? Spero che la famiglia Dewalt abbia un buon avvocato. Una denuncia potrebbe attirare l’attenzione di Lamb.”
Un sorriso si spalancò sul viso di Veronica. Trish, Trish, Trish. Abbiamo così poco in comune, eppure ho questa improvvisa voglia di baciarti. Stava tenendo d’occhio Lamb negli ultimi due mesi, aspettando l’occasione per inchiodarlo al muro – ma se continuava così, avrebbe fatto tutto da solo.
Il video che Veronica mandò a TMZ aveva solo aperto i giochi, ovviamente. Aveva registrato su video Lamb parlare dell’omicidio di Bonnie DeVille, dicendo, “Non mi interessa se Logan Echolls non è l’assassino. L’America pensa che sia colpevole e per me è abbastanza.” Quella piccola cosa aveva avuto un forte impatto. Lamb doveva affrontare le elezioni otto mesi dopo, e per la prima volta l’esito di essa era tutt’altro che certo. Gli abitanti più benestanti della città continuavano ad appoggiarlo – Lamb proteggeva i loro interessi, dopotutto, ma negli ultimi mesi i dati riguardanti il generale sostegno nei suoi confronti erano crollati.
“Ascoltiamo la dichiarazione che quest’uomo ha rilasciato quando la stampa lo ha messo finalmente all’angolo venerdì pomeriggio,” continuò la Turley.
La qualità del suono cambiò: il vento crepitava contro un registratore da quattro soldi. La voce dello sceriffo Dan Lamb era calma, ma senza dubbio conteneva un accenno di impazienza.
“Siamo certamente in cerca della signorina Dewalt ma, almeno per quanto siamo in grado di dire, non ci sono prove che indichino la presenza di reati. Al momento non stiamo portando avanti un’indagine, né siamo alla ricerca di una persona scomparsa. Sentite,” disse, alzando la voce sull’improvviso mormorio della folla. “È qualcosa che si verifica ogni anno. Ragazzi che si separano dai loro amici. Esagerano, si dimenticano di farsi sentire e tutti quanti vanno in panico. Ma poi tornano dopo qualche giorno, sani e salvi. Qui a Neptune non c’è assolutamente nessun problema legato alla sicurezza.”
Una parte di Lamb doveva essersi resa conto che rispondere a braccio a domande su una ragazza scomparsa non era stata una buona idea, ma la sua incapacità di rifiutare l’attenzione dei media era patologica. Era chiaramente di famiglia. Suo fratello Don – che era sceriffo quando Veronica frequentava il liceo – era fatto della stessa pasta. E ora la registrazione di Lamb era stata mandata in onda ripetutamente durante tutto il weekend, facendo apparire il Dipartimento dello Sceriffo di Neptune noncurante e incompetente.
Il traffico iniziò a muoversi di nuovo. Veronica fece avanzare l’auto, schivando per un pelo due ragazze che si erano fermate in mezzo alla strada per accendere l’una la sigaretta dell’altra. Entrambe mostrarono il dito medio in perfetta sincronia. Veronica sollevò allegramente il medio a sua volta, poi svoltò a destra verso il distretto industriale di Neptune.
L’edificio di mattoni rossi che ospitava la Mars Investigations era stato un birrificio al volgere del Ventesimo secolo, ma nell’ultimo decennio era stato suddiviso per creare loft e uffici. Veronica ci si stava ancora abituando; quando, durante il liceo, lavorava per suo padre come receptionist, l’ufficio si trovava in un modesto quartiere commerciale, circondato da librerie e takeaway di cibo cinese. Ma quando l’09er’s, un nuovo nightclub esclusivo, aveva aperto i battenti in fondo alla strada in cui si trovava il loro vecchio ufficio, l’affitto era salito alle stelle, praticamente cacciando l’attività solitaria di suo padre fuori dal quartiere. L’affitto nella nuova location era più ragionevole.
Tuttavia, se non avessero lavorato a un buon caso al più presto, non sarebbe stato sufficientemente ragionevole.
Il logo della Mars Investigations – un Occhio della Provvidenza modificato con delle linee orizzontali nel triangolo – era sulla porta che conduceva alle scale, impresso nel vetro. Veronica salì le scale scricchiolanti. Quel luogo aveva l’odore di un vecchio edificio, asciutto e polveroso e tiepido. Una volta in cima alla rampa spinse la doppia porta che si apriva sull’ufficio esterno.
La stanza era pulita ma trasandata. La luce filtrava tra le imposte, ricadendo sul pavimento in lunghe linee. I muri erano di un color grigio talpa scuro che nelle zone d’ombra assumeva una sfumatura tenebrosa: il colore era stato scelto più per il suo basso costo che per qualità estetiche. Sotto alle finestre del corridoio si trovava un divano di seconda mano e nell’angolo c’era un polveroso albero di gomma. Di fronte alla fotocopiatrice a colori un acquario gorgogliava tranquillo.
Cindy Mackenzie sedeva alla reception, guardando Trish Turley sul più grande dei tre monitor che aveva sulla scrivania. I corti capelli castani di Mac le ricadevano su un occhio e da una delle sue spalle strette scivolava di traverso un maglione grigio. Veronica e Mac erano amiche fin dal penultimo anno alla Neptune High. Le qualità da hacker di Mac le avevano avvicinate, ma era stata la loro comune misantropia a siglare la loro amicizia.
Mac alzò lo sguardo mentre Veronica si toglieva la giacca di pelle e la appendeva su un attaccapanni vicino alla porta. “’Giorno, boss.”
“Boss?” Veronica spalancò gli occhi. “Ho iniziato a pagarti?”
“No”, disse Mac, i suoi occhi guizzarono di nuovo verso lo schermo. “Ma non è neanche davvero giorno.”
“Penso che migliaia di spring breaker non sarebbero d’accordo con te” disse Veronica.
“Touché.”
Qualche mese prima, Mac aveva lasciato un lavoro sicuro alla Kane Software per lavorare con Veronica alla Mars Investigations. La paga alla Kane era eccellente, ma il lavoro in se era un po’ troppo noioso per un’autoproclamata fuorilegge digitale. Trovare modi nuovi e creativi di portare alla luce lo sporco per i clienti di Veronica faceva molto più al caso suo. Avevano buttato giù il titolo di “analista tecnico”, ma a questo punto sembrava quasi del tutto filosofico – la cassa era vuota da settimane, e quei pochi lavoretti che avevano avuto erano stati completamente di basso livello. Coniugi infedeli, richieste d’indennizzo assicurativo fraudolente, indagini di adeguata verifica. Cose che Veronica avrebbe potuto tranquillamente gestire da sola.
“Hai visto che Neptune ha fatto notizia?” Mac annuì al monitor e alzò il volume. Gli enormi capelli della Turley riempivano gran parte dello schermo, un rigido sbuffo vaporoso biondo che non si spostava quando lei si muoveva. Gli occhi della donna ardevano mentre parlava, pronunciando ogni parola con indignazione morale.
“Mi piacerebbe incoraggiare chiunque ne abbia la possibilità a donare al Fondo Trova Hayley. Se questo sceriffo non lo farà, sta a noi, spettatori.”
“Il fondo è a quasi quattrocentomila dollari ed è aperto solo da pochi giorni,” disse Mac.
Veronica fischiò. “Beh, Trish Turley sarà anche una parassita opportunista che prospera sul nostro sistema di giustizia criminale corrotto, ma sa di sicuro come fare una vendita di richiamo.”
Sprofondò nel divano consumato e poggiò la testa all’indietro contro il muro. “Il prossimo anno andiamo da qualche parte per la pausa primaverile, Mac. In qualsiasi luogo dove non ci siano ragazzini che vomitano. Da qualche parte dove non ci sia alcol.”
“L’anno prossimo, pausa primaverile a Teheran. Prenoto adesso,” disse Mac, senza nemmeno alzare lo sguardo dal suo computer. “Come sta tuo padre?”
“Bene. Il dottore dice che ancora qualche settimana e potrà fare qualche lavoretto leggero. Non vede l’ora di tornare qui.”
“Le lesioni catastrofiche sono sprecate su certe persone” Mac scosse la testa. “Se io mi fossi rotta ogni singolo organo, avrei sfruttato la cosa in tutto il suo valore.”
Veronica fissò una lunga crepa che zigzagava come una costellazione per il soffitto. Si rese vagamente conto che doveva chiamare il proprietario in proposito. Ma parlare a Sven del tetto merdoso avrebbe reso necessario parlare a Sven dell’affitto, che era in ritardo di tre giorni. Espirò rumorosamente e chiuse gli occhi.
“Potresti aver notato che è passato un altro venerdì e il tuo bilancio bancario è tuttavia immutato,” iniziò.
Mac la fermò. “È okay, Veronica. So che ci sono state un po’ di difficoltà.”
Veronica aprì gli occhi e sorrise flebilmente. “Mac, mi dispiace tanto. Non è così che immaginavo niente di tutto ciò.”
“Hey,” disse Mac a mo’ di rimprovero. “Sapevamo entrambe che c’era la possibilità che non avrebbe funzionato. Guarda, ho già iniziato a cercare un altro lavoretto pagato. Giusto per coprire le bollette, capisci? E poi posso ancora venire qui come consulente la prossima volta che hai bisogno di me.” Le fece un sorriso sbilenco. “Ovviamente i miei prezzi raddoppiano per le consulenze.”
“Ovviamente.” Veronica sorrise ma dentro si sentiva piccola. Non era solo perché stava deludendo Mac, ma per giunta era preoccupata che non ci sarebbe mai stato un altro caso abbastanza complicato da richiedere l’esperienza tecnica di Mac. Aveva lavorato con suo padre abbastanza a lungo da sapere la verità sul lavoro da Investigatore Privato – per ogni caso ad alto profilo, per ogni puzzle a livello Sherlock, c’erano un centinaio di casi noiosi e insignificanti. E a malapena stava raggiungendo quel numero.
Era davvero ciò che aveva scelto? Invece di New York, invece di un lavoro come avvocato aziendale dove avrebbe fatto entrare sei cifre – prima del periodo bonus? Beh, di questo passo non sarebbe durato a lungo. A meno che non fosse cambiato qualcosa, avrebbe portato la Mars Investigations – e tutto il lavoro di suo padre – a crollarle intorno.
Proprio nel momento più opportuno, la porta si spalancò di colpo. A entrare fu una donna con ricci castani che si allargavano da zigomi alti e un leggero vestito di lana fatto su misura per le sue curve abbondanti. I suoi tacchi a spillo risuonavano in maniera netta contro il pavimento mentre proseguiva in avanti a grandi passi. Si muoveva con una grazia pesante, quasi sensuale. I suoi morbidi occhi scuri fecero il giro della stanza prima di posarsi finalmente sul divano dove sedeva Veronica.
“Sto cercando Keith Mars,” disse. “Ho bisogno del suo aiuto.”

 

CAPITOLO 3

Veronica cercò di rimettersi in piedi, maledicendo mentalmente il divano floscio, ma non c’era proprio modo di farlo in maniera aggraziata. Finì col barcollare senza dignità nel tentativo di ritrovare l’equilibrio.
“Il signor Mars al momento non è in servizio. Mi sto occupando io dei suoi casi.” Le porse la mano e la donna esitò un attimo prima di stringerla. “Sono Veronica Mars.”
“Petra Landros.” La sua voce era bassa e musicale, con un minimo accenno di accento. Veronica la studiò in fretta, una porzione distaccata e calcolatrice del suo cervello che già faceva scorrere i numeri. Completo di Armani, Jimmy Choo, diamanti alle orecchie, diamanti sulle dita. Piccole rughe che iniziavano a formarsi agli angoli degli occhi, ma un corpo che era evidentemente scolpito dalla magia nera, dal pilates, o da intimo molto stretto. Aveva un’aria familiare. Ma cosa più importante, sembrava benestante, una vera e propria opportunità per tirare avanti un’altra settimana, specialmente con le tariffe speciali che Veronica applicava alle riccastre.
Petra si accigliò. “Mi scusi, per quanto ha detto che il signor Mars sarà assente?”
“Non ci sarà per un paio di mesi.” Beh, di sicuro non sarebbe stato nella condizione fisica di andare a spiare dalle finestre, quindi non è che fosse esattamente una bugia. “Ma lasci che la rassicuri sul fatto che siamo determinati a fornire lo stesso servizio eccellente ai nostri clienti, anche in sua assenza.”
“E con “noi”, intende… lei, giusto?” La Landros la osservò scettica.
Veronica aveva già visto quello sguardo, soprattutto da parte delle clienti femminili. Di solito significava che stava per perdere un incarico. Quando lo faceva nel tempo libero, il fatto che non sembrasse un’investigatrice era sempre stato un vantaggio. Coglieva la gente di sorpresa, lasciandole libertà di movimento. Ma ora che aveva assunto il comando dell’impresa, stava diventando chiaro che la sua figura minuta e i capelli biondi non contribuivano ad accaparrare la fiducia dei clienti.
Di colpo si trovò sopraffatta dall’indignazione. Senza pensare indicò la finestra. “Vede l’insegna che recita Mars Investigations? Beh, eccomi. Sono una Mars. Quindi, sì. Intendo me stessa.”
Alle spalle della Landros, Veronica vide Mac far finta di picchiare la testa sulla scrivania. Forse dovremmo assumere un addetto alle pubbliche relazioni, pensò con tuffo al cuore. Ma quando si voltò nuovamente, la donna sembrava divertita.
“So chi è lei, signorina Mars. È la donna che ha scovato l’assassino di Bonnie DeVille. E che ha umiliato lo sceriffo sulla televisione nazionale.”
Veronica scosse le spalle. “Lamb si è umiliato da solo. Io ho solo fatto in modo che tutti lo vedessero.”
La Landros fece un sorriso sarcastico. “Sì, beh, questo è l’atteggiamento per il quale vorrei che suo padre fosse disponibile. Da ciò che ho sentito lui è più… discreto. Ma vista la situazione…”
Un bigliettino da visita si materializzò nella mano di Veronica, che dovette trattenersi dal far cadere la mascella a terra. Sull’angolo a sinistra del bigliettino c’era il logo rosso e oro del Neptune Grand Hotel. Sotto al nome di Petra Landros c’era scritto semplicemente: PROPRIETARIA. Ed ecco perché la donna le era sembrata così familiare. Petra Landros, l’ex modella di intimo che aveva sposato il proprietario di hotel più importante della California del sud. Veronica ricordava le sue foto nelle riviste patinate che leggeva a bordo piscina con la sua migliore amica Lilly Kane, nelle quali era raffigurata in reggiseni tempestati di diamanti. Per un paio d’anni era stata la moglie da esibire, come Veronica la reputava, fino alla morte del marito in un tragico incedente sugli scii, all’età di quarantasei anni. E poi, con grande sorpresa di tutti, aveva preso in mano le redini della compagnia. Sulle prime nessuno l’aveva presa sul serio. Ma se era stata ferita da tutto ciò, si era fatta valere facendosi strada in banca. Non solo aveva incrementato i profitti Grand, ma aveva anche comprato grosse porzioni di terreno e aveva iniziato la costruzione di due nuovi ristoranti. In più aveva escluso il fratello del marito defunto dal consiglio di amministrazione, con una spietatezza che avrebbe fatto impallidire Leona Helmesley.
In altre parole, le tariffe di Veronica erano appena salite alle stelle.
“Perché non ci spostiamo nel mio ufficio?” Veronica indicò la porta aperta.
L’ufficio di Veronica – l’ufficio di Keith – era più luminoso dell’altra stanza, grazie alle due finestre che si affacciavano a est e sud. I muri erano stati dipinti di un giallo solare, e i modellini di navi del padre erano posizionati sui davanzali e sopra agli schedari. La Landros precedette Veronica, sedendosi su una delle sedie e incrociando le gambe. Veronica ebbe giusto il tempo di scambiare un’occhiata sconcertata con Mac, prima di chiudersi la porta alle spalle.
“Mi dica, cosa posso fare per lei?” Veronica andò dietro alla scrivania, e si sedette nella sedia di pelle del padre. Raggi di luce si infiltravano nella grande finestra dietro la scrivania, catturando ogni diamante indossato dalla Landros in modo che brillasse ad ogni gesto.
“In realtà sono qui da parte della Camera di Commercio di Neptune. Avrà visto i telegiornali in questi giorni.” La donna increspò le sue labbra piene. “Il nostro caro sceriffo ha creato un comunicato stampa da incubo.”
“Si riferisce alla scomparsa di Hayley Dewalt?” La Landros sospirò. “Ovviamente. Avevamo chiesto a Lamb di far mantenere la calma. Invece ha trovato il modo di far sembrare la nostra città una manica di sociopatici. E ora anche Trish Turley ha messo lo zampino nella storia, dicendo ai genitori di non lasciare che i loro figli vengano a Neptune per le vacanze di primavera.”
Veronica alzò un sopracciglio. “Capisco. Quindi voi volevate che Lamb mantenesse segreta la sparizione di Hayley, ma non in modo che la gente pensasse che vi interessano più i soldi ricavati dal turismo che, diciamo, della vita di una ragazzina.”
“Gli affari non fanno proprio per lei, vero?” La Landros alzò un sopracciglio perfettamente sagomato. La sua poltrona emise un rumore mentre spostò il suo peso. “Senta, non le racconterò cazzate, signorina Mars. Il mio hotel e il turismo qui a Neptune durante le vacanze di primavera rappresentano il quaranta percento del loro introito annuale. Non sono certo numeri che possiamo permetterci di perdere. Quindi sì, vogliamo che questa sparizione venga gestita con delicatezza. Ma questo non vuol dire che non vogliamo trovare Hayley.”
Veronica si allungò sulla sua poltrona, voltando lo sguardo alla finestra. Anche dal silenzioso ufficio poteva sentire il rumorio delle autoradio, gli scoppi di stridule risa e il suono di vetri rotti dalla strada commerciale qualche isolato più avanti. “Non mi sembra che stia perdendo troppa clientela.”
“Un paio di isolati pieni di ragazzini non fanno le vacanze di primavera,” disse calma la Landros. “Questo è niente in confronto all’anno scorso. Abbiamo ricevuto centinaia di cancellazioni solo nel weekend. E questo non vuol dire solo centinaia di camere non occupate, ma anche drink mai ordinati. Centinaia di pasti mai consumati. Centinaia di costumi da bagno e ciabatte mai acquistati. Centinaia di maschere da sub, kayak e moto d’acqua mai presi a noleggio. E ogni giorno Turley se ne va in giro a dire che Neptune non è un posto sicuro, dicendo che le loro figlie verranno rapite, stuprate o uccise se metteranno piede oltre il limite della città.”
“Quindi vuole che io..?”
“Trovi Hayley Dewalt.”
Veronica le rivolse un lungo e apatico sguardo. “Non è compito dello sceriffo questo?”
Petra si sporse in avanti, guardando Veronica dritto negli occhi. “Pensa davvero che Lamb sia in grado di trovarla?”
“Questo significa forse che la Camera di Commercio rifiuti l’aiuto dello sceriffo Lamb?” chiese Veronica gentilmente.
La Landros increspò le labbra. Veronica lesse la risposta nel viso della donna. Lamb, per quanto fosse inetto, era troppo utile per essere accantonato dalla Camera. Si prendeva troppa cura dei loro interessi. Avevano finanziato la sua campagna e assunto Veronica per occuparsi del vero lavoro. Per loro era una spesa giustificata.
“Lo farà?” Chiese la Landros, evitando la domanda.
Veronica si mise in ascolto della folla. Da qualche parte, nella sua testa, riusciva a vedere Hayley Dewalt – la pulita – moretta la cui faccia era stata in televisione fino alla settimana prima – e sentì un’acuta fitta. Non conosceva Hayley Dewalt, ma aveva conosciuto ragazze come lei.
“Sono duecento dollari all’ora, più le spese. Avrò bisogno di un onorario giornaliero di settecento dollari per tutta la durata del caso. Se riesco a trovare Hayley, mi tengo tutti i soldi relativi alla ricompensa, oltre alla mia parcella.” La voce di Veronica era dura e piatta. Intrecciò le dita davanti al mento. Non poteva permettersi il lusso di esaminare troppo da vicino le sue motivazioni. Se in ballo c’erano così tanti soldi, la Camera avrebbe pagato. E se fosse riuscita a trovare una ragazza scomparsa mentre cercava di tenere aperto l’ufficio di suo padre, tanto meglio.
Si guardarono per un momento da una parte all’altra della scrivania. La luce della finestra colpì l’orecchino sinistro della Landros, e per un momento fu così insopportabilmente luminoso che Veronica dovette chiudere gli occhi. Finalmente, la Landros annuì.
“Non è una venditrice, ma di certo sa fare affari.” Sorrise. “Molto bene, signorina Mars, abbiamo un accordo.”
Veronica tirò fuori una penna dal contenitore a forma di botte sulla scrivania. “Cosa sa del caso? Dov’è stata vista Hayley per l’ultima volta?”
“A una festa su a Manzanita Drive. Nessuna delle ragazze che erano con lei sembra sapere di chi fosse la casa, ma stando a quanto dice Lamb, era di un’agenzia che le affitta. Dovrebbe star cercando chi l’ha affittata.” Si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio, con mano distratta. “Ho messo a disposizione la sala conferenze più grande del Neptune Grand per il lavoro di ricerca. Abbiamo anche predisposto un sito per indizi e donazioni per aiutare nel finanziarla, probabilmente avrà sentito Trish Turley che ne parlava. Abbiamo già raccolto quasi mezzo milione in tre giorni, e sembra non dia segni di rallentamento. Abbiamo spillato diecimila dollari come ricompensa, quindi se riuscià a trovare Hayley, per lei ci sarà un incentivo extra.”
“Dov’è alloggiata la sua famiglia?”
“Li ho sistemati in una delle business suit. Possono metterla in contatto con gli amici che erano sempre con Hayley.”
“Sono già arrivati degli indizi? Qualcosa di credibile?”
La Landros sbuffò. “I soliti scherzi disgustosi. Se per caso avessi avuto una qualche fiducia nell’umanità, certi messaggi che ho visto arrivare da parte di alcuni “informatori” anonimi me l’avrebbero fatta passare. Per ora siamo almeno riusciti a evitare che i genitori li vedessero, abbiamo dei volontari che filtrano i messaggi nella casella di posta.” Si aggiustò un delicato braccialetto sul polso. “Ho fissato un appuntamento con lo sceriffo Lamb oggi pomeriggio. Vorrei che fosse presente anche lei.”
Veronica picchiettò la penna sulla scrivania. “Non sono propriamente una delle sue persone preferite.”
“Nemmeno io.” Il suo sorriso era una stretta curva sul suo viso, priva di divertimento. “Ma tecnicamente lei sta lavorando in collaborazione su questo caso, e voglio essere sicura che tutto vada nel modo migliore possibile. Inoltre, lui può aggiornarla sugli ultimi risvolti molto meglio di come potrei fare io.”
Si alzò. Per un momento, Veronica poté immaginare come dovesse essere stata su una passerella, con i fianchi che ondeggiavano a ritmo di una martellante musica techno, con ali di piume di un bianco purissimo legate sulla schiena. Lottò per non sorridere. Questa era una donna che aveva imparato a essere impavida, pur stando in biancheria intima.
La Landros si lisciò la gonna. “Devo tornare a lavoro. Mi faccia mandare il contratto via mail dalla sua segretaria, e glielo rimanderò a fine giornata.”
“Certo.” Veronica accompagnò la Landros alla porta e gliela aprì. La donna si fermò per un momento, quindi si voltò per guardarla in faccia.
“Mi faccia un favore, però, signorina Mars. La prego di tenere un basso profilo. Vogliamo risposte. Niente cinema.”
Veronica sorrise. “Ho capito.”Si strinsero la mano ancora una volta. Poi Petra Landros se ne andò.
Veronica si girò lentamente. Mac sedeva alla sua scrivania, con la bocca che penzolava aperta. I loro occhi si incontrarono, e Veronica non poté farne a meno. Sorrise.
“Ti va di lavorare per Mars Investigations ancora un po’?”
Le guance di Mac si colorirono di rosea eccitazione. “Abbiamo un caso?”
“Uno grosso.” Percorse a grandi passi la stanza e sì piegò in avanti sulla scrivania di Mac per guardarla, faccia a faccia. “Avrò bisogno di una verifica dei trascorsi dei familiari più prossimi di Hayley Dewalt, insieme ai registri telefonici e le e-mail di Hayley degli ultimi mesi. Ma prima le cose importanti. Da dove lo ordiniamo il pranzo oggi? Perché sto morendo di fame… E offre Neptune.”

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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