True Detective | Recensione 2×01 – The Western Book of the Dead

Non è facile parlare del primo episodio della seconda stagione di True Detective, soprattutto per me che sono alla mia prima recensione, quindi vi prego, siate clementi se scriverò una vagonata di castronerie.
Il punto è che ho amato veramente alla follia la prima serie, complice anche il fatto che provo un amore assurdo e compulsivo nei confronti di Woody Harrelson fin da quando interpretava Nathan in Will & Grace.
Proprio per questo ho deciso che, per mantenere almeno un minimo di imparzialità, cercherò di evitare il più possibile confronti scomodi con le (dis)avventure di Rust e Martin, confronti che per altro stanno imperversando in lungo e in largo per il web.

Partiamo dalla sigla. Per chi, come me, è ancora ancorato a questa vecchia tradizione, le serie della TV via cavo sono sempre una grande fonte di soddisfazione (basti pensare a Game of Thrones, Dexter e True Blood, ma potrei citarne mille altre). Anche in questo caso la HBO non ci delude e ci regala una intro che è già di per sé un piccolo capolavoro.

La sigla ci permette fin da subito di dedurre quello che sarà probabilmente il mood della serie: i colori caldi, i rossi brucianti richiamano immediatamente alla memoria il sole caldo della California, un sole che può riscaldare e illuminare le giornate, ma che all’occorrenza può rivelarsi il più temibile degli aguzzini e ridurre tutto ciò che tocca in arida cenere. Un sole che tormenta, che non da tregua, una luce tagliente a cui non si può sfuggire.

Il primo personaggio di cui facciamo la conoscenza è Ray Velcoro, interpretato da Colin Farrell, che sicuramente non è uno dei miei attori preferiti (quando lo guardo mi viene sempre in mente René Ferretti che da della cagna maledetta a Corinna, non so perché… e se non sapete chi sono René e Corinna vuol dire che vi siete persi Boris, una delle poche serie italiane veramente degna di essere guardata), ma fa sempre simpatia, soprattutto perché la sua faccia mi ricorda vagamente il muso di uno di quegli spinoni che sembran sempre sull’orlo del pianto e del suicidio… come sopracciglia, direi che ci siamo.
Ray Velcoro sicuramente non può aspirare al ruolo di padre dell’anno. Vediamo che si impegna, che ci prova, ma non riesce a superare i suoi limiti quel tanto necessario ad avvicinarsi veramente a suo figlio.

Screenshot 2015-06-23 22.12.23 Screenshot 2015-06-23 22.12.55

Gli sguardi del bambino di cui non mi ricordo assolutamente il nome si classificano fin da subito come qualcosa di assolutamente epico.
Non faccio in tempo a pensare, con quella punta di malignità che mi contraddistingue, “Chiaramente è stato adottato!” che la scena si sposta sul racconto dello stupro della moglie di Ray. Ops…
Grazie a un flashback conosciamo così il secondo dei protagonisti di questa vicenda, il criminale Frank Semyon.
Ora, chi non conosce il lavoro di Vince Vaughn e lo ricorda solo per i film con Ben Stiller avrà forse storto un po’ il naso all’idea di averlo nel cast di una serie dalle tinte fondamentalmente drammatiche. Per quanto mi riguarda, invece, la sua era l’interpretazione che aspettavo con più ansia e devo dire che finora non sono rimasta per niente delusa.
Analizziamo per un attimo il suo primo incontro con Ray e concediamoci per un secondo il lusso di teorizzare sul nulla cosmico, visto che sono passati solo pochi minuti dall’inizio dell’episodio: non so a voi che impressione abbia lasciato il colloquio fra i due, ma io sono fermamente convinta che Semyon non abbia raccontato nemmeno un briciolo di verità all’allora infinitamente smarrito Velcoro.
In un primo momento ho addirittura pensato che lo stupratore della moglie potesse essere lo stesso Semyon e che il suo non fosse altro che un patetico tentativo di fugare ogni sospetto legato alla sua persona. Forse, anzi, sicuramente non è così, ma nessuno riuscirà mai a togliermi dalla testa l’idea che l’uomo consegnato con tanta magnanimità nelle mani desiderose di vendetta di Ray non sia il vero colpevole e che Frank abbia semplicemente sfruttato l’occasione per intrappolare l’ennesima preda nella sua fitta rete di contatti e di favori.

Screenshot 2015-06-23 22.24.06 Screenshot 2015-06-23 22.24.19 Screenshot 2015-06-23 22.24.14Ma per favore, non ci crede nessuno!

La scena al casinò mi è sembrata un po’ forzata, soprattutto nei dialoghi, con Semyon che spara nomi di stati orientali a caso per far vedere che ha le mani in pasta un po’ ovunque. Immancabilmente scopriamo subito che alla fine Frank qualche favoruccio a Velcoro l’ha chiesto eccome. Ray viene indicato come l’uomo giusto per zittire un giornalista troppo loquace, un raro esempio di autocontrollo e discrezione… siamo sicuri che stiamo parlando della stessa persona? No, perché io vedo solo un pirla che se ne sta mezz’ora in strada e che si infila il passamontagna di fronte al primo che capita… invisibile, proprio!

Finalmente facciamo la conoscenza con l’unica donna che fa parte del quartetto dei protagonisti, la bella  Ani Bezzerides, che ha il volto di Rachel McAdams.
Il suo personaggio non mi ha entusiasmata, mi è sembrato un po’ vittima di troppi cliché, ma sono sicura che mi ricrederò molto presto su di lei.
Per ora abbiamo appreso che ha una sorella di cui chiaramente non capisce le enormi potenzialità artistiche (del resto il cinema d’avanguardia ha sempre suscitato una reazione tiepida nelle masse) e un genitore guru che si gioca con Velcoro il posto di padre inutile dell’anno.
Unica donna in un ambiente tipicamente maschile, come sottolinea la scena nello spogliatoio, secondo me nel corso degli episodi sarà in grado di tirare fuori la sua vera forza e di rivelarci non poche sorprese.

L’ultimo dei protagonisti non fa in tempo ad apparire in scena che già gli stiamo dando tutti del pirla intonando un coro da stadio. Eh sì, perché l’agente Paul Woodrugh, che ha il volto dell’astro nascente Taylor Kitsch (alzi la mano chi lo ricorda in Friday Night Lights… ah, i bei tempi in cui desideravo disperatamente essere una lattina di birra!), si lascia corrompere in un battito di ciglia da un’aitante biondina che ha commesso più infrazioni stradali in dieci metri che Toretto in tutta la saga di Fast & Furious. Risultato: Paul si fa sospendere dopo nemmeno cinque minuti di presenza sullo schermo… qualcuno lo ufficializzi perché si tratta di un nuovo record.
Che questo personaggio nasconda dei segreti, è indubbio. La cosa viene sottolineata in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi durante il colloquio con la sua… fidanzata? Amante? Concubina? Compro una vocale e giro la ruota.
Woodrugh ha un passato da combattente, che lo ha segnato nel fisico  e anche nello spirito e che sembra aver compromesso anche le sue capacità, come dire, emotive.

Screenshot 2015-06-23 23.22.02Nel frattempo, mentre i nostri eroi delle forze dell’ordine se la vedono con famiglie sui generis e deliri post-traumatici mica da ridere, Semyon si ritrova alle prese con un problema di natura decisamente più concreta.In procinto di concludere l’affare (quasi legale) più importante della sua vita, rischia di veder sfumare tutto a un passo dal traguardo. Il consigliere Caspere, che doveva essere il fulcro della trattativa, sembra essere scomparso nel nulla a seguito della pubblicazione di un articolo di accusa nei suoi confronti. A nulla vale il suo tentativo di inviare Velcoro sulle tracce del politico, l’uomo continua a essere missing in action (in realtà noi sono quaranta minuti che lo vediamo scarrozzato in auto a destra a manca, nel più puro stile Week-end con il morto... gli hanno pure messo gli occhiali da sole, per dire).

Screenshot 2015-06-23 23.38.04 Screenshot 2015-06-23 23.37.58

La scena che ci accompagna verso il gran finale dell’episodio è assolutamente splendida. Attraverso dei semplici primi piani dei protagonisti, il regista Justin Lin riesce a raccontarci fino a che punto questi uomini e questa donna siano distrutti, stanchi, forse persino vicini al punto di rottura. Il momento in cui Paul spegne i fari della moto e si lascia completamente andare in balia della notte e dell’oscurità è perfetto, assolutamente da brividi.

Ed è proprio Paul a trovare il cadavere di Caspere, abbandonato su una panchina ai margini dell’autostrada tanto amata dal ragazzo. In un crescendo di tensione muta, Pizzolatto stringe finalmente i fili che aveva tessuto per tutto l’episodio e le esistenze di questi individui spinti al limite arrivano ad intrecciarsi in un momento sospeso fuori dal tempo, che sa molto di premonizione, come se i tre in qualche modo già sapessero che le loro esistenze sono indissolubilmente legate.

L’episodio è stato squisitamente lento, ma assolutamente non noioso. Era prevedibile che la prima ora sarebbe stata una sorta di introduzione votata alla presentazione di una storia tutto sommato corale e alla paziente costruzione dell’antefatto che avrebbe portato all’inevitabile incontro dei protagonisti.
Sulla trama non si può dire molto, perché quasi nulla è stato svelato, ma i presupposti mi sembrano più che buoni e sono sicura che Pizzolatto non si smentirà. I personaggi sono ben delineati e gli attori ben scelti e i paesaggi urbani che fanno da sfondo alla vicenda vengono usati sapientemente per costruire il mood sotterraneo dell’episodio, affermandosi come comprimari muti, ma fondamentali nella loro opprimente onnipresenza.
Non ci resta che aspettare e vedere cosa ci riserverà il secondo episodio, che ci permetterà di addentrarci sicuramente di più nel complicato intreccio che finora abbiamo soltanto intravisto.

Vi lascio con il promo della seconda puntata e vi do appuntamento alla settimana prossima.

4 comments
  1. Ottima recensione, non sembra assolutamente la tua prima 🙂 Comunque si, la scena della moto è stata bella, ma quella frenata così “tranquilla” ha fatto sembrare che lui stesse facendo un giretto romantico!

    1. Grazie mille ^^ , effettivamente ha fatto sembrare un’inchiodata ai cento all’ora come una passeggiatina di salute XD

  2. ora capisco che Farrell sia un attore ottimo nell’interpretare personaggi corrotti o complicati, ma qui siamo caduti nel solito cliché, ricordo che in un film dove c’era anche Edward Norton mi pare Colin faceva…il poliziotto corrotto!

    mi è sembrato prevedibile tutto qui

    il personaggio della McAdams deve ancora ingranare a mio parere-figlia ribelle che non sopporta le idee del papà hippy e con sorella fuori dagli schemi- anche qui scontata la cosa.

    quello di Taylor Kitsch invece mi ha intrigata da subito, e che voce profonda! XD

    Ciao alla prossima!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.