The Writer | 1.02 – Something is rotten in the state of England

THE WRITER
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1.01 – Midsummer Night’s Nightmare

Quello che amo del mio potere è il divertimento che mi procura, le innumerevoli possibilità che mi offre, la capacità di influenzare il destino delle persone semplicemente scrivendo la loro storia non è da tutti. Amo passare ore a fissare passanti anonimi e a divertirmi con loro. Amo sentirmi una divinità pronta a giocare con le sue pedine per il semplice e solo gusto di divertirmi.
La gente ha un hobby, il mio è scrivere!
Con un rapido gesto butto un occhio all’orologio appeso in cucina, è tardi, ma posso concedermi un piccolo sfizio prima. C’è chi ama la cioccolata e chi giocare con la vita degli altri… ma chi sono io per giudicare?! In fin dei conti io amo anche la cioccolata e nessuno che ama qualcosa di così buono può essere cattivo, no?!
Prendo l’agenda rossa custodita nel cassetto della scrivania, accarezzo la pelle lavorata che la ricopre e con un “click” deciso apro la clip. Eccole lì, davanti a me, tutte quelle pagine scritte, tutti i miei lavori. Dal porta penne che si trova all’interno della copertina sfilo la stilografica in tinta, mi domando se finirà mai il suo inchiostro, non nego che temo quel momento. Mi piace guardare quella penna. Amo vedere il suo inchiostro rosso scivolare tra le righe mentre traccia i destini di chi mi circonda, è come un coltello che con la sua fine lama taglia il foglio a rivelarne così le parole già scritte al suo interno.
Mi piace vestire i panni di Cloto e mi domando se mai incontrerò qualcuno con il mio stesso dono, là fuori ci dovrà pur essere un altro “SCRITTORE” e chissà, magari molto presto, ci ricongiugeremo e saremo più forti che mai, insieme.
Mi sforzo di smetterla di fastasticare, ho solo pochi minuti e Amilton mi sta aspettando, si merita un po’ di trambusto dopo quello che mi ha fatto. Quanto odio non potermi svincolare da quel maledetto ‘libero arbitrio’… ma la pagherai comunque non preoccuparti!

Residenza Donovan, Londra. Amilton non aspettava posta per quel giorno, ma una sorpresa lo stava per travolgere e per riportare alla luce antichi dolori. Nella cassetta delle lettere c’era qualcosa che gli avrebbe cambiato la giornata e probabilmente tutte quelle a seguire. Dorota prese dalla tasca del grembiule il suo mazzo di chiavi e scelse quella più piccola, la infilò nella serratura della cassetta delle lettere e estrasse la misteriosa busta indirizzata ad Amilton. La girò tra le mani, non c’erà nessun francobollo, era strano, ma la sua attenzione venne immediatamente catturata da qualcosa di più particolare. Lesse e rilesse il nome del destinatario, quella scrittura a penna così leggera e svolazzante le risultava fin troppo familiare.

“Have fun, Amilton!” penso tra me e me sghignazzando. Chiudo veloce la mia agenda. Sono terribilmente in ritardo!

londraUN GIORNO PRIMA

LONDRA. Cavalcate pesanti, cavalieri disarcionati, grida di battaglia e poi all’improvviso una corsa folle verso la meta, la mente sgombra da tutti i pensieri, soltanto un obiettivo davanti a sé, niente dubbi questa volta, niente paure, il corpo in perfetto equilibrio con la mente, carica il braccio e … PUNTO! Amilton mette a segno un altro punto fondamentale, è il quarto oggi per la sua squadra e la partita di polo volge ormai al termine, mentre il pubblico accorso al club per vederlo lo sostiene con passione nonostante i suoi tifosi non siano esattamente ragazzi ordinari amanti dello sport.
Da una parte del campo erboso, sui primi posti delle gradinate, siedono con eleganza e sicurezza i rampolli delle più nobili e antiche famiglie inglesi, divertiti e disposti a conquistare il mondo. Al loro fianco giovani stelle emergenti della musica e del cinema, acclamati e venerati come Dei. Dall’altra parte del campo di gioco invece, autorità politiche e influenti uomini d’affari si proteggono dal sole osservando la partita nel gazebo appositamente montato per l’occasione mentre proprio ai limiti del campo, protetti da una recinzione di sicurezza, siedono con fare regale ed elegante, consapevoli del loro potere, Trudy e Clyde Davenport, madre di Amilton e suo marito, nonché zio del ragazzo, fratello del defunto padre. Poco distante da loro, una giovane e bellissima ragazza, guarda la partita divertita sostenendo sinceramente, forse l’unica a farlo per davvero, quel giovane campione che affronta la partita come se fosse la sua battaglia più importante.

A fine partita, Amilton e il suo compagno di squadra, nonché amico fraterno Rhys si ritrovano negli spogliatoi del country club, soli perché il resto della squadra è già andato via, e ne approfittano quindi per prendersi un momento di normalità soltanto per loro, senza aspettative o occhi indiscreti, senza nessuno che dica loro come comportarsi o come apparire, senza tutte quelle etichette che il loro ceto sociale troppe volte impone.

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RHYS
(Rivestendosi)
Oggi avevi il fuoco
nelle braccia Amil!
Volevi impressionare
qualcuno in particolare?

AMILTON
Come se ci fosse
qualcuno vagamente
interessante da voler
impressionare!

RHYS
Beh, una persona
che ci teneva davvero c’era
no?

AMILTON
Lei c’è sempre, è
la mia migliore amica

RHYS
Oddio Amil sei un idiota

AMILTON
Grazie amico,
ti voglio bene anch’io

RHYS
Andiamo Amil!
Perché fai così?
IO E TE siamo amici,
migliori amici,
anime gemelle,
destinati a stare insieme …

AMILTON
Che cretino!

RHYS
(continuando)
Ma TU E LEI non siete
SOLTANTO amici,
non lo siete mai stati!
Lei è pazza di te e tu …

AMILTON
Io non so che cosa
provo Rhys!

RHYS
Certo che lo sai,
ma ti spaventa!
Così come ti spaventa
il tuo futuro in quella
che dovrebbe essere la TUA
COMPAGNIA!

AMILTON
Dai adesso non ricominciare

RHYS
Perché? Perché
non combatti per il
posto che ti spetta?
E permetti a tuo zio
di fare da padrone nella
compagnia che TUO padre ha
costruito per la sua famiglia!

AMILTON
Zio Clyde era
il vice-presidente
e ha lavorato al fianco
di mio padre per anni
prima che lui morisse, era
la scelta più ovvia,
il CDA ormai lo conosce e si fida
di lui

RHYS
Il CDA amava tuo padre Amil
e avrebbe amato anche te allo
stesso modo se ti fossi proposto
per il suo ruolo, è un’impresa
a conduzione familiare e visto
che tua sorella ha rinunciato
tanto tempo fa, spettava a te
diventare presidente

AMILTON
Jules è sempre stata indipendente,
il suo sogno era l’America
e non ha mai permesso
a niente e a nessuno di impedirle
di raggiungere i suoi obiettivi,
anche contro il parere di mamma

RHYS
E allora FA’ COME LEI!
Vuoi lasciare tutto e andare via?
FALLO!
Vuoi prendere il posto di tuo padre?
PRENDILO!
Questo è il tuo mondo Amil,
non lasciare che altri vivano
la tua vita!

AMILTON
Non lo so
ma non prenderò decisioni
catartiche nello spogliatoio
di un country club!
Pranzo?

RHYS
(imitando il tono
di voce dubbioso di
Amilton)
“Non lo so,
sono indeciso”

AMILTON
(ridendo,
spinge Rhys
fuori dallo
spogliatoio)
Che pagliaccio che sei!

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Sto salendo le scale che portano al mio appartamento, è tardi, butto uno sguardo all’orologio sulla home del mio cellulare e vedo che sono già le 20.30. Ho sonno, sono stanco e non ho nessuna voglia di mettermi a far da mangiare. Mentalmente pregusto già mille piatti gustosi, una pizza da “Gianni’s”, del sushi in quel nuovo locale dove sono stato con Helen… tutte cose buonissime, ma che ora come ora non posso permettermi. Ad attendermi sul pianerottolo c’è un ammasso di buste, prendo il malloppo e infilo la chiave nella toppa. Sono troppo stanco per mettermi a sfogliarle. Appoggio lo zaino sul tavolino in ingresso e mi dirigo dritto al frigo. Lo apro. Il nulla. La luce bianca sterile illumina 2 limoni, un barattolo di yogurt già per metà mangiato e qualche foglia di insalata. Mi assale la depressione, non solo non ho soldi per uscire a cena, ma nemmeno la voglia. Idea! Sfilo il telefono dalla tasca dei jeans, apro Whatsapp e in due secondi netti ho già scritto a Helen: “Help. Cena da me. Porta tu qualcosa :P”. Tiro un sospiro di sollievo, lei non mi delude mai in queste occasioni.
Vista la nuova ondata di vitalità che mi ha travolto decido di affrontare tutte quelle buste, metà sono pubblicità, qualche nuova proposta per una carta di credito per studenti, il volantino di una nuova palestra nel quartiere e poi c’è lei… sono settimane che temevo il suo arrivo ed eccola lì tra le mie mani, ho il terrore ad aprirla.
L’ultima rata, quella più grossa, del viaggio di studio fatto lo scorso settembre del corso di teatro. Mi faccio coraggio, la apro trattenendo il fiato, 800 dollari. Mentalmente elenco tutte le cose che potrei vendere e di cui potrei far a meno per raccimolare quella cifra. Cerco di non perdere la calma, ce la posso fare. Per mesi ho avuto seri dubbi, partecipare o meno a quel viaggio, non avevo i soldi, ma poi l’entusiasmo e l’incoscienza di Helen hanno preso il sopravvento e devo dire che è stato un bene, non mi sono mai divertito così tanto nella mia vita. Aggiungiamoci poi che in quello stesso periodo con Jim formavamo un perfetto terzetto festaiolo e siamo a cavallo.
Preso nella vena dei ricordi mi giro e fisso nuovamente il frigo, non ero mai uscito dagli States prima di quella volta e quindi ho ben pensato di riempirmi di cartoline e magneti commemorativi per decorare il mio misero monolocale.
Tra tutti, svetta la calamita del Globe, il mio amore per il teatro e per la storia, il mio amore per Shakespeare, un po’ mi rammarico per tutte quelle birre che ci siamo scolati nei pub la sera, ho qualche ricordo vago, ma non cambierei nulla, nemmeno quella notte in cui il nostro impossibile trio si è infilato al ‘Babylon at the Roof Gardens’, quel party privato è stato da urlo!
Mi sale un po’ di tristezza, non capisco proprio cosa sia successo a Jim dopo quel viaggio, perchè sia cambiato tanto, come abbia potuto mandarci a quel paese e si sia chiuso in se stesso. Perchè non ci vuole più parlare? Cosa sarà mai successo?
Il mio flusso di pensieri viene interrotto dalla suoneria di un messaggio. “Sono già per strada!”. Helen non delude mai. Scaccio via un po’ di malinconia e vado a prendere il mio portatile. Lo sfilo dalla borsa, lo collego all’alimentatore e riprendo la lettura di ciò che sembra abbia scritto durante la lezione. Il mistero e la curiosità di quello che mi è successo nelle ultime ore continuano a tormentarmi.
Mi salta all’occhio l’ultima frase, c’è qualcosa di strano, sento una fitta alla testa, non riesco a capire come mai ci sia qualcosa di diverso, ricordo perfettamente il momento in cui ho letto quella stessa frase mentre ero al bar e ricordo altrettanto perfettamente che non era scritta in questo modo.

“Jules ricevette una telefonata da Londra, era suo fratello e aveva una comunicazione molto importante da darle, aveva appena ricevuto una lettera dal loro defunto padre.”

Non avevo più toccato il mio portatile da quella mattina, era mai possibile che mi fosse sfuggito un dettaglio del genere? E’ possibile che qualcuno mi stia facendo uno scherzo? Cosa sta succedendo?

newyork_2705424b4È sera tarda ormai a Londra e Clyde e sua moglie Trudy sono già rilassati nella loro regale camera da letto, una delle tante dell’immensa residenza Davenport. Clyde è un uomo d’affari abituato a raggiungere sempre i suoi obiettivi, a conquistare ogni suo desiderio e non tollera nessun ostacolo sul suo cammino. In quel momento della sua vita, Clyde ha ottenuto tutto ciò che ha sempre voluto: una vita agiata, un lavoro di successo e potere, la donna che ama al suo fianco e poco importa ormai se quell’esistenza da favola gli sia piovuta dal cielo con la morte di suo fratello, avvenuta tre anni prima.
A capo di una delle più importanti imprese edili della nazione, Clyde Davenport comincia a farsi conoscere come l’uomo che sta cambiando il volto di Londra e quella sera è proprio una delicata questione di lavoro a turbarlo.
Mentre sua moglie Trudy si prepara per mettersi a letto, Clyde legge alcuni documenti sul suo Ipad ma la situazione sembra peggiorare il suo umore.

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CLYDE
(posando con rabbia
l’Ipad)
Maledetti bastardi!

TRUDY
Che cosa succede?

CLYDE
Quei dannati avvocati,
mi impediranno di costruire
il centro commerciale nella
parte storica della città,
hai idea di quante gente avrebbe
attirato?

TRUDY
Certo, quella zona
è colma ogni giorno di
turisti e visitatori
ma ci sono anche diversi
edifici storici per la città

CLYDE
Non me ne parlare,
è esattamente per quei
vecchi mattoni che gli avvocati
vinceranno la causa,
odio questo aspetto così
dannatamente conservatore
di questo paese

Trudy è una donna molto particolare. Affascinante e di classe, è la sua intelligenza a colpire maggiormente, una ricchezza intellettuale mai ostentata o vantata, ma mostrata sempre con parsimonia, come se a volte non volesse neanche scoprirsi in tutte quelle sue qualità che conserva gelosamente come armi nascoste. Dal carattere comunque deciso e indipendente, in più occasioni Trudy si era dimostrata all’altezza anche di questioni economiche, essendo stata per diverso tempo un supporto morale e professionale prima per il suo defunto marito, e adesso per il suo nuovo consorte Clyde, dapprima suo cognato.
Raggiungendo suo marito a letto, Trudy sembra riflettere sulla difficile questione che sta affrontando Clyde.

TRUDY
Quegli edifici rappresentano la
storia della nostra città Clyde,
non vinceresti mai una causa legale
per abbatterli e costruire un centro
commerciale al loro posto,
si opporrebbe persino la Regina

CLYDE
E cosa dovrei fare?
Arrendermi? MAI!
Ho impiegato troppe risorse
in questo progetto per permettere
a qualche sentimentale di portarmelo via

TRUDY
È anche vero che sono
costruzioni davvero molto
antiche e magari anche fortemente
instabili …
Sarebbe quasi pericoloso
lasciarle lì, senza una
degna perizia sulla loro
stabilità

A quelle parole, il volto di Clyde sembra illuminarsi come ogni volta in cui raggiunge un traguardo che credeva ormai perso. Ancora sorpreso e entusiasta, Clyde prende il volto di sua moglie tra le mani e la bacia con piena soddisfazione. Poi lasciandola andare, continua a sorridere

CLYDE
Amore mio sei un genio

TRUDY
Cosa? Ma di che parli?

CLYDE
Hai appena permesso al mio progetto
di essere approvato e in più diventerò
anche una sorta di eroe per la città,
la Vecchia dovrà nominarmi
cavaliere dopo questa

TRUDY
Clyde ma di cosa stai parlando?

CLYDE
Gli edifici storici Trudy,
sono vecchi ormai!!
Mi servirà solo una perizia che attesti
la pericolosità di quelle costruzioni
per buttarle giù come castelli di sabbia!
E poi, di fronte alla stampa,
farò una commovente arringa
in cui mi ergerò a difensore
della sicurezza dei miei amati
concittadini!

TRUDY
Come fai ad essere certo
che il risultato della perizia
sarà dalla tua parte?

CLYDE
Lo sarà amore mio,
credimi,
lo sarà

E ancora sorridendo, Clyde riprende l’Ipad tra le mani per ricominciare a lavorare alla luce di questa svolta fondamentale per il suo futuro.
Ancora stranita dal cambio di rotta della serata, Trudy apre il cassetto del comodino alla sua sinistra e prende il libro al suo interno. Poi, ritrovando il suo segnalibro che le aveva permesso di segnare i suoi progressi nella lettura, lo apre e si immerge nuovamente nelle parole de “L’arte della Guerra”.

london-viewIL GIORNO DOPO

È un pomeriggio piuttosto soleggiato a Londra e l’evento è così raro per la città padrona della pioggia e delle nuvole che la notizia sarebbe quasi degna dei giornali locali ma in fondo non poteva essere altrimenti quel giorno perché il clima sereno e primaverile rispecchia l’animo e la purezza di due giovani ragazzi seduti al tavolino esterno di un grazioso bistrot che sembra unire le culture di diversi paesi, dal cappuccino italiano al donut americano, passando per i pretzel tedeschi e tornando poi a casa con la più vasta selezione di tè di origine prettamente britannica.
Lontani dai loro mondi, dai doveri, dalle aspettative del prossimo e dall’immagine che gli altri hanno di loro, Amilton e Liz vivono, anche solo per un paio d’ore, la loro spensieratezza con semplicità e amicizia, un’amicizia però che tante volte profuma di qualcosa di più, qualcosa perennemente sul punto di nascere ma poi puntualmente riportata indietro al punto di partenza, come se facesse troppa paura rischiare e mettersi in gioco in una sfida di cui nessuno conosce il risultato finale.

Amilton più di tutti è un ragazzo da sempre attanagliato da timori e dubbi, da insicurezze che lo tengono spesso ancorato a una realtà che non gli piace ma che non riesce a cambiare proprio perché le sue paure continuano a frenarlo. Eppure con Liz sembra sempre tutto più facile, lei che della sua vita vuole fare grandi cose e che abbraccia le sue battaglie come fossero le imprese più importanti della storia. Determinata e dolce al tempo stesso, Liz è una ragazza di origini americane come si nota chiaramente dal suo accento, arrivata in Inghilterra dieci anni prima con la sua famiglia per via degli affari di suo padre, ora ben inserito nell’alta società inglese. Anche lei, come Amilton, sembra intenzionata a intraprendere strade diverse da quelle seguite dalla sua famiglia. E proprio uno dei suoi interessi quel giorno cattura particolarmente la sua attenzione.

Liz legge un quotidiano locale seduta al tavolino esterno del bistrot mentre Amilton torna dal locale portando tra le mani una tazza di tè e un caffè americano. Sedendosi, porge il tè a Liz che mette via il giornale, scura in volto.

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AMILTON
(notando la sua
espressione)
Cosa succede?

LIZ
Come? Niente,
perché?

AMILTON
Perché quando sono
andato a prendere
da bere eri un raggio
di sole e adesso
ti sei eclissata

LIZ
Apprezzo
le metafore geografiche,
ma davvero, non c’è niente
che non va

AMILTON
Si, se non
ti conoscessi bene!

LIZ
(sorridendo
dolcemente)
Già, quasi dimenticavo

Liz e Amilton si guardano dolcemente senza dire una parola, semplicemente sorridono, come hanno fatto tante volte, perché quello che si crea tra di loro in quei momenti è più importante e profondo di mille parole, perché da quando si conoscono, loro ci sono sempre stati l’uno per l’altra, senza condizioni, senza chiedere niente in cambio.

LIZ
(continuando)
È solo che …
Hanno dato il via
libera alla demolizione
di alcuni edifici storici
di Londra per fare spazio
al centro commerciale di …

AMILTON
Mio zio

LIZ
Già, e onestamente
per me è –

AMILTON
Inaccettabile!

LIZ
(esaltata)
LO PENSO ANCH’IO!
E poi hanno tirato fuori
un’assurda perizia sulla
stabilità degli edifici
e sul fatto che siano
un pericolo per i visitatori

AMILTON
Stronzate! Non mi
stupirebbe se Clyde avesse
pagato il perito che si è occupato
del caso, farebbe di tutto
per raggiungere i suoi
obiettivi!

LIZ
Non riesco ancora
a capire come tu possa
essere imparentato con
quell’uomo!

AMILTON
Lo so, se ci fosse
ancora mio padre a capo
della compagnia, tutto
questo non sarebbe mai successo…
O se ci fossi io

LIZ
(sorpresa)
Cosa? Tu? Non
riuscirei a vederti
a capo di una compagnia
del genere

AMILTON
Pensi che non
sia in grado?

LIZ
Io penso che tu
sia in grado di fare
qualunque cosa tu
voglia Amil, sei fantastico
e non so come tu non riesca
a vederlo
(imbarazzata)
credo solo che quel posto,
quel potere,
possa cambiare le persone

AMILTON
Non ha cambiato mio padre

LIZ
Ma in troppi hanno gioito
per la sua morte, non potrei
mai sopportare se succedesse
lo stesso a te
(pausa)

Amilton continua a guardare Liz come se fosse l’unica in grado di leggere le sue paure e capirle davvero ma allo stesso tempo riesce a donargli sicurezza e affetto come nessuno prima eppure ogni volta che prova ad avvicinarsi a lei come più di un amico farebbe, qualcosa lo spinge indietro, forse per il timore di perderla come amica, forse per la paura di rischiare davvero per una volta e scegliere di cadere in qualcosa di diverso, di nuovo. Ma quel giorno sembra diverso, quel giorno Amilton guarda Liz e semplicemente non vuole lasciarla andare.

LIZ
(continuando)
Ad ogni modo,
io non mi arrendo,
farò partire una protesta,
conosco alcune persone e —

AMILTON
NO! Ti prego non farlo,
tu non conosci mio zio,
sarebbe in grado di distruggerti
se vedesse in te un ostacolo

LIZ
(sorridendo)
Ma ci sarai tu
a proteggermi no?

AMILTON
Sempre

Amilton e Liz si guardano intensamente un’ultima volta prima di alzarsi per lasciare il bistrot. Pronti a dividersi, Amilton e Liz si salutano amichevolmente ma prima che la ragazza potesse lasciarlo, Amilton le trattiene la mano

AMILTON
Stavo pensando …
Rhys mi parlava
di una rassegna
cinematografica che si
terrà questa sera,
ti andrebbe di andarci,
con me intendo?

LIZ
(tentando di
nascondere
l’emozione)
Si, certo,
insomma ci sarebbe
il finale di Doctor Who
ma posso sempre registrarlo no?

AMILTON
Rinunci al tuo Dottore per me?
Sono onorato!

LIZ
Ricordalo sempre,
Amilton Davenport,
sei un ragazzo fortunato

E dopo un veloce bacio sulla guancia, Liz lascia Amilton più felice e sereno di quanto non lo fosse prima di incontrarla.

Ring-doorbell-and-get-SMS-text-300x200Il suono del campanello mi riporta alla realtà, mi ero nuovamente perso nei miei pensieri. Non so esattamente quando ma avevo cominciato a scrivere un’altra storia e tutto mi sembrava tremendamente giusto, tranne quella lettera, c’era qualcosa di sbagliato in quella lettera, non la sentivo mia. Scuoto la testa. Helen doveva essere arrivata. Abbasso il coperchio del portatile, lo appoggio sul letto e corro ad aprire la porta.

mary-louise-parker-pics-1-300x195Helen in tutto il suo splendore sfoggia un sorriso sornione e mi mostra non so quale pietanza del take away cinese. Il profumo mi inebria i sensi. Lo amo, la amo, voglio buttarmi sul cibo e rimpinzarmi come un tacchino per non pensare a tutto quello che mi sta succedendo.
Ci sediamo a tavola, non ci vedo più dalla fame, Helen mi racconta della palestra, di quell’abito giallo a fiori che ha comperato ieri, di quel nuovo ragazzo spuntato da chissà dove a lezione, di quanto sia affascinante e bello, di come non possa vivere senza uscirci almeno una volta. Ogni tanto mi perdo il filo del discorso, il pensiero di quella rata da pagare mi distrae, ma cerco di concentrarmi, alla fine dei conti è stata così carina a portarmi da mangiare che almeno un po’ di attenzione devo dargliela.
All’improvviso mi domanda se la sto ascoltando, merda, mi sono perso nuovamente nei miei pensieri, faccio una faccia buffa, mi fingo colto in flagrante e le parlo della rata da pagare, ma in due secondi netti l’attenzione è di nuovo riportata ad altro, ma questa volta riguarda anche me. Stiamo parlando di Londra, di quanto sia affascinante e ricca di storia… di locali… e di bei ragazzi… Helen è di nuovo alla carica. Parliamo di quella sera al Babylon, del tizio che si è rimorchiata quando io, lei e Jim ci siamo persi di vista. Ripenso a quel momento, al momento in cui tutto è cambiato, a come Jim sia diventato lo stronzo che è adesso e a come la mia amicizia con Helen si sia rafforzata dopo quel viaggio. Helen è la mia migliore amica, veniamo da due mondi diversi, a lei l’università la pagano i suoi genitori ed è sempre ben rifornita di denaro, io invece sono qui in un appartamento grande quanto uno sputo a cercare di arrivare a fine mese raccimolando i soldi con qualche lavoretto e scrivendo un articoletto ogni tanto per qualche rivista. Helen però è strepitosa, è generosa sotto tutti i punti di vista e sempre pronta ad aiutarmi. Lo scorso anno anno dividevamo un appartamento con Jim, o meglio… lei ci aveva permesso di occupare due stanze nell’Helenuniverse, l’appartamento che aveva all’epoca, ma le cose cambiano e, seppure i suoi continuino a sguazzare nei soldi, hanno venduto l’Helenuniverse e “costretto” la figlia ad abitare più vicino al campus in un attico openspace. Da qui la delusione di dividerci… Non ci sarebbe stato spazio per Rick in un openspace dove Helen regnava. Ma questo non è mai stato un problema, anzi, l’esserci allontanati aveva rafforzato il nostro rapporto simbiotico. Jim però ha avuto un percorso diverso, da Londra è tornato cambiato. Cerco di interrogare Helen su questo cambiamento, ma tutto ciò che ottengo è un “avrà capito che non poteva avere nessuno di noi due perchè siamo troppo belli e bravi”… La risposta non mi sorprende, l’avevo già sentita eppure non mi aveva mai convinto. I discorsi ci riportano al Babylon e alla rissa di quella serata, a Jim colpito in faccia da un estraneo durante la collutazione, a Helen costretta a ritornare in albergo ancora sobria e con me sempre più innamorato di quella città fantastica.
Mi alzo da tavola e vado in bagno. Nel tragitto mi guardo allo specchio appeso sulla parete all’ingresso e vedo due occhiaie da paura, i segni di una dura giornata.
Pochi minuti dopo, uscendo dal bagno vedo Helen tutta intenta a scrivere al mio computer. Panico. E’ su Facebook e sta chattando dal mio profilo. Il terrore mi assale. Helen sa come essere inopportuna in queste occasioni.

“Hei Hei cosa stai facendo?!”

“Io?! Niente!” mi risponde con un sorriso malizioso a 32 denti,

“Ma come hai fatto a scoprire la password per attivare il monitor”,

“Caro… dovresti inventarti qualcosa di più difficile dal nome della tua attrice preferita. Trovata al secondo tentativo!” Helen si congratula con se stessa imitando il gesto della vittoria. In effetti dovevo ammettere che mi conosceva meglio di chiunque altro… anche perchè chi altri avrebbe mai potuto pensare di scrivere Karen_Gillan come password.
Mi fiondo a sottrarre il laptop dalle sue grinfie, stava già chattando con una ragazza random e con il tizio nuovo del corso di teatro che aveva prontamente aggiunto tra le mie amicizie.

“Cosa ne pensi di Helen? Ti piace?”

Il suo messaggio di esordio. Resto allibito ed esplodo in una fragorosa risata, Helen mi segue, senza ombra di dubbio un modo discreto per fare amicizia.
Helen interrompe la risata solo per sottolineare “Tanto oggi avevi già fatto una figura di merda a lezione, cosa sarà mai una in più?” e poi continua a sbellicarsi dal ridere.

london-view1Amilton è nella sua stanza mentre finisce di prepararsi per la serata. È emozionato ma non lo ammetterebbe mai anche se sa che quella sera non sarebbe stata come tutte le altre, non voleva che fosse come le altre e spera che anche Liz l’avesse capito quando le aveva chiesto di uscire alcune ore prima all’uscita di quel bistrot dove avevano passato il pomeriggio insieme. Si guarda nello specchio, non vuole essere né troppo elegante né sfacciatamente casual, così ha scelto di indossare un semplice maglioncino con una giacca nera sopra, per trovare il giusto equilibrio. Ha paura sì, quella forse non passerà mai, ma non ha intenzione di cambiare strada questa volta, ha atteso per troppo tempo questo momento e adesso gli sembra soltanto tempo prezioso perso inutilmente. È pronto ormai, afferra le chiavi dell’auto dalla scrivania, prende un piccolo pacchetto incartato posato sul suo comodino, lo guarda e sorride pensando all’espressione che avrebbe fatto Liz quando avrebbe visto il regalo, e si avvicina alla porta della sua stanza quando proprio nel momento in cui sta per aprirla, qualcuno dall’esterno ci bussa sopra.
Amilton apre la porta e di fronte a sé vede la domestica di casa Davenport con una lettera tra le mani

the writer_amilton.pngdorota

AMILTON
Ciao Dorota,
che succede?

DOROTA
Buonasera signor
Amilton, hanno lasciato
questa per lei
(porgendogli la lettera)

AMILTON
Chi è stato a
recapitarla?

DOROTA
Non lo so,
l’ho trovata
sull’uscio,
c’è il suo nome sopra
quindi ho pensato di
portargliela

AMILTON
Ti ringrazio Dorota

DOROTA
Si figuri signor Amilton,
buona serata

AMILTON
Anche a te

Amilton chiude la porta distrattamente, ormai già attratto da quella lettera misteriosa e dalla calligrafia con la quale il suo nome era stato scritto sulla busta. Conosce bene quella calligrafia ma in quel momento non riesce a richiamare alla mente la persona a cui appartiene. Avrebbe voluto lasciare la lettera, l’avrebbe letta una volta tornato a casa alcune ore dopo ma la curiosità si è ormai impossessata di lui e non può fare a meno di chiedersi cosa ci sia scritto. Così decide che altri due minuti non sarebbero stati un problema anche se, dentro di sé, una strana sensazione comincia a crescere, qualcosa di oscuro, come un’inquietudine di cui non riesce a liberarsi.

brief-300x209Amilton si siede sul suo letto e cercando di restare calmo, apre la busta, tira fuori la lettera al suo interno e comincia a leggere. Il suo respiro segue il ritmo dei suoi occhi con il quale scandisce la lettura nella sua mente e ogni parola in più che legge rende il suo respiro sempre più affannoso, sempre più pesante, mentre quella sensazione d’ansia dentro di sé sembra galoppare secondo dopo secondo, istante dopo istante. La lettera non era troppo lunga e Amilton ha già finito di leggerla ma la sua mente non riesce a restare lucida, quell’inquietudine ha preso il controllo del suo corpo e sembra che voglia stringerlo in una morsa dalla quale non intende lasciarlo andare. Si alza di scatto dal letto, cammina per la stanza, la vista offuscata, la testa pesante e la sensazione che tutto intorno a sé cominciasse a girargli intorno a ritmo sempre più incalzante. Si risiede sul letto, le mani sulla testa, sta tremando e non riesce a fermarlo. Nella sua mente risuonano ancora le parole lette, con la stessa voce di quello che dovrebbe essere il mittente. Ma non è possibile, non può essere LUI …

“Mio amato figlio, non avrei voluto scriverti queste parole, non avrei mai voluto sconvolgerti come so di fare con questa lettera ma c’è qualcosa che devi sapere, qualcosa che non mi permette di riposare in pace …”

Amilton riprende la lettera, la rilegge, come se non riuscisse ad accettare quelle parole.

AMILTON
Non può essere vero,
dev’essere uno scherzo,
un dannato scherzo

Eppure, contro ogni logica, Amilton sentiva che doveva essere vero perché c’erano cose in quella lettera che nessuno poteva sapere, che soltanto suo padre conosceva.

“Sono morto da tre anni ormai, speravo che la verità venisse fuori e come ti dicevo sempre quando eri bambino “La verità richiede tempo” ma adesso io non posso più aspettare, non posso riposare come vorrei finché qualcuno non mi renda giustizia, finché tu figlio mio non mi renda giustizia …”

Cosa significano quelle parole? Come può sapere quello che suo padre gli diceva quando era piccolo? L’unica risposta a quelle domande Amilton non può accettarla perché farlo significa stravolgere tutto ciò in cui crede, farlo significa che tutto quello che viene detto in quella lettera è vero, tutto quanto.

“So che sei convinto che io sia morto per un infarto Amilton, ma devi conoscere la verità, non è andata come dicono, sono stato avvelenato figlio mio, qualcuno ha cambiato le medicine che assumevo per i miei problemi di ansia con altre pillole, e sono state proprio quelle pillole a provocarmi la morte, qualcuno mi ha ucciso Amilton, qualcuno molto vicino a me! Ti prego mio adorato figlio, scopri chi è stato e vendica la mia morte, il colpevole non dovrà restare impunito, soltanto allora potrò finalmente riposare in pace …”

Tutto è surreale, la sua stanza, quella lettera, qualunque cosa vedesse di fronte a sé assume forme rarefatte, come se Amilton stesse vivendo un sogno o forse un incubo da cui non riesce a svegliarsi. Ha bisogno di calmarsi, ha bisogno di riacquistare lucidità ma farlo davvero non è poi così facile. Seduto ancora sul letto, con le mani sul volto, Amilton sente il suo cellulare squillare e quel suono sembra riportarlo alla realtà per qualche minuto. Prende il telefono e sul display compare il volto sorridente di Liz mentre il suo nome accompagna la chiamata in arrivo. L’aveva dimenticato. La serata che aspetta da tutta la vita Amilton l’aveva dimenticata ma non può incontrarla, non quella sera, non può essere il ragazzo giusto per lei, non avrebbe mai saputo spiegarglielo senza sembrare completamente pazzo. Così rifiuta la chiamata e subito dopo le invia un semplice messaggio, poche parole che gli spezzano il cuore ma che non possono essere evitate, non più ormai. “Mi dispiace, non posso venire”, messaggio inviato.

Di fronte ad un’ennesima emozione forte, Amilton sembra però riacquistare lucidità così si alza, apre la finestra della sua camera e respira a pieni polmoni quanta più aria riesce a prendere. Poi torna a sedersi, riprende la lettera tra le mani cercando di guardarla con nuovi occhi, con razionalità. Sapeva che era impossibile, le sua logica, la ragione, tutto gli dice che è impossibile ma allora perché sente che è tutto vero? Forse è davvero suo padre a contattarlo dall’aldilà, forse stanno soltanto giocando con lui, ma quelle parole, quell’accusa, Amilton la sente reale perché tre anni prima, quando suo padre morì, lui per primo fu assalito dai dubbi, dalle paure, dal pensiero che non fosse davvero morto per cause naturali e quell’inquietudine probabilmente non l’aveva mai davvero abbandonato forse perché, dentro di sé, Amilton sapeva di aver ragione.

Era solo in quella casa, non poteva chiamare Rhys, non ancora, e non voleva sconvolgere sua madre, tanto più che ne avrebbe parlato con Clyde e lui non sarebbe mai dovuto venire a conoscenza di questa storia. Cercando quindi di abbracciare quanta più calma riuscisse ad accumulare, Amilton prende il telefono per chiamare l’unica persona che avrebbe voluto al suo fianco in quel momento.

AMILTON
(al telefono)
Jules? Sono io, Amil
(ascolta)
Si, si certo,
Jules è successo qualcosa
(ascolta)
Ho appena ricevuto una
lettera, è di papà …
sembra appena scritta
(ascolta)
Lo so, Jules lo so,
io, io non riesco a capire,
ci sono cose che nessuno
poteva sapere a parte lui,
e poi …

Amilton si ferma, sapeva cosa sarebbe successo se le avesse raccontato il resto della storia, Jules non l’avrebbe mai lasciato solo a gestire quella situazione e sarebbe tornata a Londra prima ancora che quella telefonata fosse conclusa così sceglie di tacere e di andare in fondo a quella storia da solo, avrebbe chiamato Jules soltanto dopo aver fatto un po’ di chiarezza.

thewriter_julesthe writer_amilton.png

JULES
(voce dal telefono
di Amilton)
Poi cosa Amil?
Amil ci sei??

AMILTON
Si, si sono qui,
niente, non c’è nient’altro,
è solo che sono un po’ scosso,
tutto qui,
sarà stato uno stupido scherzo
e io ci sono cascato in pieno

JULES
(al telefono)
Amilton mi stai preoccupando,
arrivo quando vuoi

AMILTON
No, no, no,
non ci provare,
va tutto bene adesso,
forse avevo solo bisogno di
sentirti

JULES
D’accordo ma chiamami
se succede ancora!
E domani voglio sentirti su
Skype, è chiaro?

AMILTON
(ridendo)
Agli ordini generale!
Ciao Jules!

JULES
Ciao Amil!

new-york

NEW YORK. Jules riaggancia, ancora confusa dalla telefonata appena terminata. Cercando di tornare presente alla sua realtà, un pensiero si riappropria della sua mente, rimettendole un dolce sorriso sulle labbra. Con quello stesso sorriso Jules entra nel suo ufficio e ancora sovrappensiero non si rende conto della presenza di John sdraiato comodamente sul suo divano con una rivista tra le mani.

thewriter_johnthewriter_jules

JOHN
Buongiorno Dolcezza!

JULES
(trasalendo)
Oddio mio, John,
stai cercando di uccidermi!

JOHN
Un’ora e un quarto di ritardo,
questo è un record!

JULES
No, non è vero

JOHN
Torneremo sulle tue bugie
più tardi. Tu hai una notizia,
io ho una notizia,
chi comincia?

JULES
Prima tu

JOHN
Allora siediti
mio amorino,
perché sto per sconvolgerti

JULES
Avanti! Devo strapparti
le parole di bocca?

JOHN
Ok, allora …
oddio non riesco ancora
a crederci, ok devo calmarmi,
hai presente il gruppo Le Roi?

JULES
Uno dei gruppi editoriali
più grandi, potenti e
all’avanguardia del mondo intero
con sede a Los Angeles?
QUEL gruppo Le Roi?
Si, penso di avere una
mezza idea di chi siano!

JOHN
Bene, ho appena ricevuto
la notizia, guarda, tremo ancora
(mostrando la mano tremante)
Il presidente ha deciso di lasciare
il mondo dell’editoria per darsi
al football, o al calcio o
al cricket non ho capito bene,
e vuole smembrare le azioni del
gruppo tra 3 riviste del paese,
e una di queste riceverà il pacchetto
di maggioranza! Così
ha indetto un concorso
ma un uccellino mi ha confessato
che ci sono tre riviste sulla corsia
preferenziale

JULES
(emozionata)
E queste riviste sono …

JOHN
“Intel” di Los Angeles,
“Extreme” di Chicago e …

JULES
E …

JOHN
E BE YOURSELF
DI NEW YORK!!!!!

Jules e John cominciano a gridare di gioia e saltare insieme come ragazzini di fronte alla loro band preferita

JOHN
Siamo in gara baby,
siamo in gara!

To-be-continued

The Writer è un’opera di fantasia, una fanfiction nata con l’unico scopo di intrattenere.
Se ti ha fatto piacere leggere questo capitolo, se ti sono piaciuti alcuni personaggi più di altri, o semplicemente se vuoi lasciare traccia della tua opinione, il posto più adatto per farlo sono proprio i commenti qui sotto.

I due autori, Walkerita e Lestblue, saranno felici di ascoltare ciò che pensi e di fare del loro meglio per rendere questa lettura un’ esperienza valida.

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Ringraziamo le seguenti PAGINE FACEBOOK per il loro supporto e vi invitiamo a passarle a trovarle e a lasciare un bel MI PIACE!

Le Lande Incantate / • Clara Oswald » Jenna Louise Coleman. / ϟAlfred Enoch Italia / • Thank you; Always • Castle / Billie Piper Italia / Lyndsy Fonseca ϟ Italian Fanpage / David Tennant Italian Page / Doctor Who pagina italiana / Doctor Who Channel / Just A Mad Man With A Blue Phone Box.

Non dimenticate di recuperare anche le due piccole anteprima di The Writer se ancora non l’avete fatto:

SNEAK PEEK #1 | SNEAK PEEK #2

16 comments
  1. Mamma mia è strepitoso! Sono veramente rapita ragazzi! Un episodio a settimana è troppo poco! Poi leggerlo anche sullo smartphone è fighissimo! Bravi non so cosa dire tranne che vorrei qualche delucidazione su Jim, perché è cambiato? Cosa è successo? Rilascerete qualche spoiler?

    1. Grazie Marta!! Jim è un personaggio silenzioso ma che ha tanto da dire e da raccontare! Ogni capitolo nasconde piccoli dettagli che forse all’inizio possono passare inosservati ma che al momento giusto si sveleranno in tutta la loro evidenza! Stay tuned!

  2. Avete fatto un altro ottimo lavoro guys. Mi piace molto il modo in cui avete collegato i personaggi dello scorso capitolo con quelli di questo, è stato un passaggio veramente ben riuscito. La storia della lettera è decisamente inquietante e mi astengo da qualsiasi altro commento perché ho paura di spoilerare qualcosa.

    1. Shhhh!! C’è troppo da scoprire!! Vorremmo potervi dire tantissime cose ma amerete scoprirle col tempo!!! Almeno lo speriamo!!

  3. La prima puntata mi è piaciuta molto ma devo dire che questa ancora di più, stiamo cominciando a conoscere nuovi personaggi e mi piace che nonostante ognuno di loro abbia un’identità ben precisa siano comunque tutti, in un modo o nell’altro collegati tra di loro. Nello scorso episodio mi sono fatta diverse domande ed alcune hanno già avuto risposta ma ora mi chiedo se la lettera è stata inviata dal The Writer per indirizzare Amilton sulla giusta strada e per dargli un nuovo obbiettivo o l’elemento soprannaturale è qualcosa di più profondo e centri veramente il defunto padre. Clyde ha proprio la faccia di uno disposto a tutto per raggiungere uno scopo, anche eliminare il proprio fratello.
    Mi piace che sia Amilton che Rick abbiano delle amiche del cuore su cui possono sempre contare, forse per “creare” Liz, lo scrittore, si è ispirato ad Helen?

    1. Grazie mille Marianna!!!! Ci affascina questo tuo parallelismo tra la storyline dello scrittore e quella di Amilton!! Ci sono sviluppi in questa storia che non vedrai arrivare ma che ti sorprenderanno tanto e ti daranno anche le risposte che cerchi!

    1. Grazie mille!! Ci intrigava tanto l’idea di portare un po’ di british nella nostra storia, così diverso e distante eppure così vicino e intrecciato con le altre storyline! Roman & Jules, british trasferiti negli USA e Liz, americana ormai british d’adozione! Mix is good!

  4. State cercando di uccidermi vero? Ho AMATO la prima puntata, i personaggi, i dialoghi, le situazioni ecc. …ma questo secondo episodio ambientato in UK mi stava letteralmente commuovendo!!! Poi l’omaggio all’Amleto è stato un tocco di classe, dal titolo della puntata ai nomi dei personaggi della famiglia Davenport, dalla trama del “giallo” con tanto di contatto tra figlio e padre defunto a KENNETH BRANAGH nel ruolo dello zio manipolatore (perfetto in una trama shakespeariana)…non so che dire, sono sempre più emozionata da questo lavoro, mi sbrodolerei in complimenti fino a rendermi ridicola!
    Ho sempre più domande sullo scrittore (pare ce ne sia un altro oltre a Rick, uno che è però consapevole del suo potere) e comincio a elaborare teorie e speculazioni come se non ci fosse un domani…e se quello che è successo a Jim a Londra e che l’ha cambiato sia in qualche modo collegato? Vi prego, qualcuno dibatta con me, non lasciatemi impazzire di congetture da sola!
    E voi dateci il resto, ORA!!!

    1. Come facciamo a ringraziarti dopo un commento del genere?? Innanzitutto sei fantastica perchè hai riconosciuto il tocco del Bardo nella nostra storia, è stato il punto in cui abbiamo attinto di più dai suoi insegnamenti!! La storyline di Amilton ci ha conquistato molto fin dall’inizio in quanto è allo stesso tempo parallela ma anche incredibilmente intrecciata con le altre! Diciamo che è una storia che vi riserverà tante sorprese e tanti enigmi! Le tue osservazioni e le tue teorie sullo scrittore ci mandano in brodo di giuggiole, è meraviglioso vederti così presa! Vorremmo dirti qualcosa di più ma … forse in parte stiamo cercando di ucciderti!! xD Non hai idea di cosa stia per accadere …

  5. Questa storia mi sta completamente rapendo! Anche in questo episodio c’è quell’alone di mistero che mi rende sempre più curiosa di leggere e scoprire altro dei personaggi; tra l’altro sono ben costruiti. Scoprire il volto di Dorota è stata una piacevole sorpresa 🙂

    1. Speriamo di continuare a coinvolgerti sempre di più, è il nostro obiettivo! E il mistero farà da padrone nella storia di Amilton! Grazie mille!

  6. Anche questo episodio si conferma piacevole da leggere, scorrevole e avvincente. I personaggi sono già molto ben caratterizzati, voglio dire, dopo soli due episodi e dopo averli visti al massimo due volte ciascuno, questi personaggi sono facilmente riconoscibili, i tratti peculiari del carattere sono tangibili e ben delineati.

    Adesso passo al terzo episodio!
    Ps. Team Amilton

  7. Okay, sono rimasta incollata allo schermo del pc per tutto il capitolo e mi è volato. Avete un modo di raccontare le vicende che tiene incollati allo schermo e non stanca mai! In genere mi è difficile affezionarmi ai personaggi o essere così presa già dal secondo capitolo, ma ormai ho iniziato a legare con i personaggi e a sentirli “miei”, alcuni più di altri.
    Mentre leggevo riuscivo proprio a vedere le scene nella mia testa e a provare le emozioni con i personaggi. Ho riso con loro, ho avuto un senso di inquietudine anche io mentre Amilton leggeva la lettera e ho esultato come una bambina con Jules e John.
    Inizio a conoscere emglio i personaggi e li adoro, mi piace molto tutta questa storyline dello “Scrittore” e mi incuriosisce, poi il mistero nella storia di Amilton e della morte del padre sembra davvero interessante e non vedo l’ora di saperne di più.
    Ah e un’ultima cosa: stavo già amando Liz (e anche il suo rapporto con Amilton), da come è stato impostato il suo personaggio per ora sembra proprio uno di quei caratteri di cui potrei innamorarmi facilmente, poi si è rivelata fan di Doctor Who e quindi amo questa ragazza!!!

    Ora corro a leggere il prossimo perché non vedo l’ora. Grazie ad entrambi per avermi tenuta incollata allo schermo del pc (i miei occhi ringraziano un po’ meno, ma who cares?)

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