The Walking Dead | Recensione 7×11 – Hostiles and Calamities

“Hostiles and Calamities” ci riporta dritti nel cuore del covo di Negan e costituisce il perfetto corrispettivo – uno specchio, quasi – di “The Cell”, in cui l’attenzione era sul trio Daryl/Dwight/Negan.
Qui, ad essere centrale per l’episodio, è il trio Negan/Dwight/Eugene e quest’ultimo, in particolare: Eugene, ex speranza dell’umanità rivelatasi ben presto un bluff, è accolto da Negan come un futuro prezioso alleato. Complice l’aver brillantemente saputo creare un proiettile, il nostro villain preferito decide di risparmiare il suo quasi uccisore e di dargli una confortevole stanza e svariati benefits, compreso il potersi trattenere (castamente!) con il suo harem. Ed è qui il cuore di questa 7×11, nella storyline che vede due delle mogli-per-forza di Negan tramare nell’ombra e cercare di ingannare Eugene pur di far fuori l’odiato marito: Laura e Tanya sono due donne piegate dagli eventi che non accettano sino il fondo il destino – benevolo, rispetto ad altri! – che è stato loro riservato. Spesso in The Walking Dead le donne sono forti quanto e più degli uomini: il confronto con Eugene, e per certi versi con Dwight, è in un certo senso impietoso: se da un lato abbiamo due donne (tre con Sherry, ex dello sfregiato) che decidono di ribellarsi agli eventi e di piegare i Salvatori dall’interno, dall’altro Eugene non fatica ad unirsi a loro per paura e Dwight vive una vita indegna e che odia pur di continuare ad esistere. Ma è difficile dare giudizi morali in una situazione simile: chi, nei panni di un Eugene, non avrebbe agito come lui? O come Dwight, se ad essere minacciata fosse non solo la propria vita ma anche quella del proprio compagno/a? The Walking Dead ha – talvolta, non sempre – il pregio di farci vedere chiaramente le due facce della medaglia e riflettere sull’animo umano.
E, per questo, Eugene non ne esce male: un uomo impaurito, un uomo qualunque, chiamato a cercare di sopravvivere come può. Vediamo ripetutamente il terrore, l’incertezza e il senso di colpa nei suoi occhi, e capiamo il percorso che lo ha infine portato ad “essere Negan”. Così lui come Dwight.
Sherry è invece un personaggio che aleggia leggiadro per tutta la durata di questa 7×11: la sua fuga, la sua lettera all’ex e le parole di odio/amore spiegano bene i sentimenti di una donna che ha amato molto, ha fatto di tutto per amore ed ora è costretta a lasciare andare l’uomo cui era legata con il rimorso di averlo cambiato in peggio. La rivedremo? Per come lo show ci ha abituati, è quasi certo di sì. Dwight, mentendo sulla morte della donna, ha fatto un passo azzardato che molto probabilmente pagherà caro in futuro: il mentire a Negan e l’aver addirittura incastrato il povero dottor Carson lo rendono ancora più inviso agli spettatori, ma presto o tardi pagherà per le sue azioni.
“Hostiles and Calamities” è un episodio lento, ma non in senso negativo. Si prende il tempo di spiegare il percorso che ha portato due uomini diversissimi tra loro ad essere quello che sono, ad “essere Negan”. Due ex nemici ora – per forza di cose – compagni. Due esseri umani che stanno cercando di sopravvivere come possono, sottomettendosi al più forte, ma pensando costantemente a ciò che erano. Un episodio ben riuscito ed interpretato, nonché un passaggio obbligato che offre il giusto seguito al già citato “The Cell” e che segna il grande ritorno del Negan di Jeffrey Dean Morgan che, pur non essendo costantemente in scena, fa sentire la sua presenza in ogni momento.

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Vi lascio con il promo del prossimo episodio:

https://www.youtube.com/watch?v=2Q_KoUJh5sQ

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