The Vampire Diaries | Recensione 2×09 – Katerina

The Vampire Diaries Recensione 2×09 – Katerina:
Travolgente. L’ultimo episodio della serie “The vampire diaries”, partita in sordina come serie mediocre e poco emozionante nei primissimi episodi della prima stagione, conferma di aver trovato la sua strada e di essere diventata un prodotto ben scritto e capace di calamitare l’attenzione dello spettatore. Finalmente veniamo a conoscenza delle origini del big bad –ancora per poco data l’ombra incombente del vampiro Klaus- di questa seconda stagione: Katherine Pierce, ovvero Katerina Petrova, è originaria della Bulgaria e la sua nascita risale addirittura alla seconda metà del ‘400 dove, vediamo nelle scene d’apertura, trascorre gran parte della sua vita mortale per poi esserne cacciata dalla sua famiglia, disonorata dal fatto che la ragazza aveva avuto una figlia illegittima, data in adozione. Katerina si trova a riparare in Inghilterra, dove verrà notata dal potente Klaus, dal quale scapperà presto dopo aver saputo che il vampiro si era interessato a lei in quanto doppelganger umana Petrova, cioè l’unica in grado di spezzare con il suo sacrificio la maledizione del giorno e della notte e di far camminare al sole i vampiri. Tutta la storia di Katherine ci viene qui raccontata dalla donna stessa, che viene interrogata da Elena dalla tomba sotto Mystic Falls, dove è rinchiusa da poco, per sapere esattamente a che pericolo lei e i suoi amici stanno andando incontro.

Episodio più introspettivo del precedente, che ci fa vedere un lato inaspettato e diverso di Katherine, madre mancata di una figlia strappatale in fasce, figlia rinnegata dalla sua stessa famiglia e donna in fuga da un destino che l’aveva condannata alla morte e portata a voler diventare vampira pur di sopravvivere in qualche modo. Non il mostro senza cuore e facile da odiare per Stefan e compagnia, ma un personaggio complesso che è arrivato ad essere quello che è per i dolori che la vita le ha riservato.

The Vampire Diaries Recensione 2×09 – Katerina: La storia diviene dunque sempre più coinvolgente, episodio dopo episodio, e fa dimenticare piccoli difetti della serie come personaggi a volte troppo bidimensionali e ingenuità nella sceneggiatura come il non far controllare a Stefan e Damon che Elijah fosse effettivamente morto, pur di far proseguire la storia in un certo modo. In attesa di ulteriori sviluppi, non resta che compiacersi per il lavoro fino ad oggi svolto dai realizzatori della serie, che sembra qui strizzare l’occhio più di una volta agli appassionanti flashbacks di “Buffy the vampire slayer” ed “Angel”, telefilm in cui più volte si è usato questo espediente narrativo per raccontare la storia dei vampiri protagonisti e non.

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