The Originals 5×02/5×03 – Essere Klaus ed Elijah Mikaelson

Con il secondo e terzo episodio di questa quinta e ultima stagione, “The Originals” ha messo a segno due settimane di pura emozione. In “One Wrong Turn On Bourbon” ci siamo trovati dinanzi al confronto tra padre e figlia, mentre con “Ne Me Quitte Pas” lo show si è concentrato su uno dei più amati dei Fratelli Originari, ovvero Elijah, in entrambi i casi dandoci dei momenti davvero belli.

Avrei dovuto commentare il secondo episodio ma i ponti del 25 aprile e quello del 1 maggio (aka le grigliate) non mi hanno aiutata, tuttavia devo confessarlo: preferirei vedere tutte le puntate insieme, e non averle centellinate settimana dopo settimana fino all’inesorabile fine. NON SONO PRONTA, Niklaus Mikaelson mi mancherà troppo. Dopo questa puntata ancora di più.

(la mia reazione sempre composta)

Questa puntata ha regalato delle scene davvero meravigliose e impressionanti anche da un punto di vista di effetti, prima fra tutte quella in dalla bocca di Hope è uscito il serpente, una scena che mi ha fatto ribrezzo e mi ha affascinata allo stesso tempo.

Devo dire che i serpenti non sono esattamente i miei animali preferiti, e vederne così tanti tutti insieme mi ha davvero messo ansia, però il serpente è il simbolo del Male, quindi non ci si poteva aspettare niente di diverso, perché il Male è davvero lì fuori (e dentro di loro).
La presentazione che Hope ha fatto di se stessa, al molto inquietante vampiro di cui ha visibilmente una super cotta, è stata molto bella:

Tra l’altro è alquanto “strano” e decisamente sospettoso il fatto che questo belloccio abbia fatto il viaggio da Mystic Falls a New Orleans per poter avere accesso a casa Mikaelson, capire chi fosse in realtà la sua compagna di classe Hope Marshall e poi andarsene con tale tranquillità. Ovviamente c’è qualcosa che non va.

Il cuore del’episodio sicuramente è stato il rapporto padre-figlia, Klaus-Hope: è stato tutto PERFETTO. Abbiamo capito perché Klaus si è allontanato dalla figlia, sconvolto, come tutti potevano immaginare, per quello che la figlia ha visto, e così ha deciso di non essere meritevole, di essere un pericolo per lei e se ne è andato. E tuttavia, quando si è trovato davanti sua figlia, lui non è stato nemmeno in grado di guardarla in faccia: Klaus non è riuscito a sostenere lo sguardo di Hope, si è vergognato di sé, della persona che è, dinnanzi a lei il Re è risultato essere nudo.

Sappiamo, però, quanto Klaus tenga a lei e infatti quando si è reso conto di quello che è successo davvero a Hayley, alla madre di sua figlia, si è messo in gioco promettendo, come al solito, di risolvere la situazione, di riportare a casa Hayley. E nel momento in cui Hope ne ha avuto più bisogno, ecco che lui semplicemente ha affermato quella verità nascosta agli occhi di sua figlia, “I love you“, perché è tutto ciò che conta, è tutto ciò a cui lui crede davvero, il suo amore per lei. In quel momento, l’espressione di Hope ha parlato per lei, come se un macigno le sia stato sollevato dal cuore.

Splendido anche il rapporto tra Marcel e Hope: come sempre Marcel è stato in grado di dire le parole giuste al momento giusto; quel suo “Questo abbraccio non è per te, è per me” è un gesto bellissimo, Marcel si è messo sul piano di Hope e le ha dato ciò di cui lei ha bisogno, facendole credere di essere lei lì per lui. Ogni volta Marcel dimostra a tutti quanto sia empatico, quanto sia sempre capace di camminare nelle scarpe delle altre persone riuscendo a dare loro gli incentivi e le motivazioni migliori.
Meno convincente il suo ritorno da King in New Orleans, un Re non può esserci a tratti, tra le parentesi in cui si ritirara a vita privata; pertanto, Josh ha fatto benissimo a dirgli che è stato lui a rimanere a New Orleans durante tutto quel periodo, mentre il Re se ne stava a New York per amore… però di fatto poi il fuoco della rivolta si è spento subito e Josh è tornato a essere il suo sottoposto. Questo spiace, Josh dovrebbe avere una storyline degna di questo nome. Oppure una fine decorosa, almeno servirebbe a qualcosa.

Nonostante il fatto che l’iniziale responsabile della scomparsa di Hayley fosse Hope, ci siamo poi trovati davanti a un vero rapimento: chi ha rapito Hayley? Considerando che c’erano segni di artigli, possibile che fosse sotto forma di lupo? Cosa intendeva poi Freya dicendo che l’unica cosa che sentiva nella stanza era il dolore di Hayley?

Parlando di Freya: dopo une bellissima scorsa stagione per lei e Keelen, le due ormai non sono più coinvolngenti. Le storie impossibili perché “la famiglia viene prima”, “se devo stare dietro alla mia famiglia non ho spazio per te” e via dicendo, un po’ come per Marcel e Rebekah, risultano pesanti, motivo per cui potrebbe essere interessante un avvicinamento tra Freya e Vincent, i quali hanno avuto anche dei momenti molti teneri (perciò chiederei agli autori di darmi mezza gioia).

Alcune delle scene più belle sono state quelle di Vincent e la cartomante per la potenza di immagine dimostrata. Tra i due, indubbiamente, c’è una certa chimica, per cui c’è da augurarsi di rivedere ancora questa donna bella ed estremamente interessante (e dai poteri non indifferenti), ma ovviamente il succo di tutte queste scene sta nel fatto che Hope è stata descritta come colei che porterà morte e distruzione a New Orleans. I segnali non sono sembrati giocare molto a suo vantaggio (sangue, serpenti, ibridi che penzolano morti dai palazzi…), ma personalmente sono ancora convinta che Hope sia davvero la Speranza tanto attesa, che sia solo una questione di strada da intraprendere, di scelte da compiere. (E visto che si parla di uno spin off proprio su Hope dubito che il finale possa essere negativo per questa giovane e talentuosa tri-ibrido).

Gnappies_mari

 

La terza puntata è stata totalmente incentrata su Elijah Mikaelson, riprendendo la narrazione là dove il finale dell’anno scorso l’aveva lasciata (ovvero Marcel che soggiogava Elijah per permettergli di staccarsi dalla sua famiglia di modo da stare loro lontano e non mettere nessuno in pericolo), al fine di spiegarci come si è arrivati a ciò che avevamo visto negli ultimi istanti del finale della quarta stagione e nel primo episodio di questa nuova, Elijah in Francia, sereno.
Grazie a questa decisione narrativa, abbiamo avuto la possibilità di assistere alle diverse fasi che Elijah ha attraversato nei lunghi anni passati da quando si sono separati: così, abbiamo scoperto che quel soggiogamento all’inizio ha cancellato tutto di lui, non solo l’amore, ma anche il ricordo. L’intera personalità è svanita, Elijah Mikaelson è scomparso, non ricordando nemmeno più di essere un vampiro.
In questo modo, il nostro amato Originario ha dovuto ricominciare da capo, come se fosse stato appena trasformato, senza sapere nemmeno se al mondo ci fossero altri come lui. Questo ha permesso a noi di vedere tutta la sua evoluzione, questa nuova persona formarsi e crescere lentamente, dalla prima incontrollabile sete come se si fosse appena trasformato, alla scoperta di un mondo, la presa di coscienza di sé, di ciò che può fare, di chi può essere. Il ritorno della sua umanità non solo verso chi, come Antoinette, è come lui, ma anche nei confronti degli esseri umani, fino a tornare a essere il vampiro che dice di mettere in salvo gli innocenti, come gli abbiamo visto fare in Francia alla notizia che Klaus era lì.

In questo, come abbiamo visto, è stato naturalmente aiutato da Antoinette. Ci siamo trovati, così, di fronte a un’evoluzione e una narrazione simile a quanto visto in passato in “The Vampire Diaries”, ma con delle differenze: anche se solo in un episodio, in questo caso, il suo percorso è stato raccontato in modo simile a come è stato fatto per Elena nel corso della quarta stagione, con la scoperta della “nuova” natura (nuova per lui che non ricordava nulla), il difficile problema degli istinti da gestire, delle emozioni amplificate al massimo (come la scena della strage di vampiri al rave, dopo la partenza di Antoinette, ha ben mostrato), la sete che tormenta, il difficile equilibrio da trovare tra la natura del vampiro e la propria umanità, fino alla sua conquista; dall’altra parte, come abbiamo visto accadere per Damon, a lui è stata affiancata una donna a ispirarlo e guidarlo, insegnargli cosa vuol dire essere Vampiri. A differenza di Sage, però, Antoinette ha mantenuto una sua spiccata umanità, un cercare di essere compassionevole pur nel male che inevitabilmente deve fare. E proprio questo termine è quello chiave per Elijah, come gli anni ci hanno insegnato: compassione.

Antoinette si è presentata come un personaggio davvero molto interessante, affascinante e profonda, con una storia che, seppur narrata in brevi istanti, è sembrata davvero molto bella e la scelta di affiancarla a Elijah potrebbe portare sviluppi intriganti nella trama.
“We chose what we are”, un altro modo per dire “Sono le nostre scelte che dicono chi siamo”, un tema che da sempre ha caratterizzato questo universo, sin dall’inizio di “The Vampire Diaries”.
Naturalmente, è stato chiaro sin da subito che lei sapesse chi era quel vampiro biondo comparso dinanzi a lei e quindi era scontato il sorgere del dubbio che lei avesse bevuto verbena, ma questo non ha inficiato sulla resa di quei momenti.

(Altra piccola “citazione”, cinematografica, è “Mille volte sì”, frase con cui Antoinette ha accettato la proposta di Elijah, che nel film tratto dal romanzo di Jane Austen “Orgoglio e Pregiudizio”, del 2005, è il modo in cui Jane acccetta la proposta di Bingley.)

Peraltro, tutta la parte di Elijah e Antoinette è stata un altro tributo a “Le Cronache dei Vampiri” di Anne Rice, storia che da sempre è faro per questo show. Abbiamo visto Elijah, infatti, interrogarsi proprio come Louis de Pointe du Lac, che in “Intervista col Vampiro” si rivolge al suo creatore, Lestat de Lioncourt, per avere risposte.

E infine, abbiamo avuto il confronto con Klaus, grazie al quale abbiamo appreso con sorpresa che Elijah ha scoperto tutto (o quasi) del suo passato, che era a conoscenza della sua famiglia… e probabilmente anche che sapeva chi fossero Klaus e Rebekah quando sono andati da lui, come abbiamo visto nel primo episodio di questa stagione, due settimane fa.
Il confronto tra i due fratelli è stato splendido, magnificamente recitato, commovente, e ha rappresentato una sorta di perfetto opposto a quello con cui “The Originals” era cominciato, quello del famoso “Family is power, Niklaus”.

“Family is power, Niklaus. Love, loyalty. That’s power. This is what we swore to one another a thousand years ago, before life tore away what little humanity you had left, before ego, before anger, before paranoia created in this person before me someone I can barely even recognize as my own brother. This is us. The Original Family, and we remain together, always and forever. I am asking you to stay here. I will help you and I will stand by you. I will be your brother. We will build a home here together.”

L’aspetto commovente di questo confronto è che entrambi hanno ragione: questo nuovo Elijah, che non ricorda più nulla dell’amore che lo legava alla sua famiglia, sa quanto dolore quella vita gli ha portato e non vuole rinunciare a questa nuova, serena, che gli spetta dopo più di mille anni di sofferenza. Dall’altra parte, però, Klaus ha ragione nel dire che hanno bisogno di lui, che lui li ha sempre amati in modo totale e che, in sostanza, “Family is power, Elijah”.


#PoorKlaus: stanno capitando tutte a lui

Un fantastico ribaltamento, che ovviamente non potrà essere definitivo, nonostante il fatto che questo nuovo Elijah abbia deciso di “purificarsi” con il fuoco, togliendo l’anello solare. Come è chiaro, infatti, questo è il significato della sua esposizione al sole, perché il sole, come lui disse per la prima volta nella 2×19 “Klaus” a Elena e come ha ribadito parlando con Antoinette, non può ucciderlo.

Come farà la famiglia a far tornare Elijah? E che impatto avrà sulla sua relazione con Antoinette?

Sam

Bene, per questa puntata è tutto, vi lasciamo con il promo del prossimo episodio, “Between Devil and the Deep Blue Sea”.

Ricordatevi di passare in queste meravigliose pagine per news, aggiornamenti e spoiler settimanali sugli episodi, sui nostri personaggi preferiti e tanto altro!

What’s the point in being good?

The White Queen Italia

 

Sam
Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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2 COMMENTS

  1. volendo fare la pignola, ho trovato un po’ fuori luogo Klaus che dice ad Eljah che sono stati fianco a fianco nel corso dei secoli, beh non è sempre stato esattamente così eh Klaus!
    dentro una bara non conta, insomma Kol e Rebekah non sarebbero d’accordo su questa cosa 😀

    • Ciao!
      E’ vero, non è stato sempre ed esattamente così, per questo, nonostante mi sia dispiaciuto per Klaus e di certo io rivoglia Elijah con la famiglia, ho anche pensato “Klaus, karma is a b***!” 🙂

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