The Good Doctor – Il pilot che non ti aspetti


All’inizio ero solo tiepidamente attratta dalla trama del pilot di The Good Doctor, che ho tendenzialmente guardato per due soli motivi: 1. la parola “pilot” esercita su di me un grande fascino (così come “Netflix”), perché ho sempre queste visioni/sogni di nuove scoperte telefilmiche a cui affezionarmi e che mi terranno compagnia nel corso del tempo. Voglio esserci dall’inizio, insomma. E non resisto al profumo della parola “nuovo”.  2. Perché ero molto curiosa di vedere che cosa ABC avesse deciso di posizionare in uno slot competitivo, quello del lunedì sera, visto che la trama non mi sembrava muoversi nel senso di uno standard elevato o molto originale, e l’idea di un altro medical drama non è esattamente una genialata. O, almeno, così pensavo.

Dopo la visione, la mia idea è cambiata in meglio, trovo il telefilm molto godibile, fresco ma non superficiale, sorretto da un passo frizzante, anche se cade talvolta in qualche cliché narrativo. 

Il giovane dottor Shaun Murphy (ottimamente interpretato da Freddie Highmore) è un aspirante chirurgo, affetto da una sindrome autistica ad alto funzionamento. Naturalmente ha un mentore schierato dalla sua parte per motivi di affetto, un medico più anziano che è anche presidente dell’ospedale che intende (o meno) assumerlo e che subito viene inserito nella lista dei “buoni”, soprattutto perché lotta contro un consiglio di amministrazione ospedaliero che tutto desidera tranne accogliere un ragazzo autistico, con motivazioni che possiamo riassumere in “la diversità come gran rottura, teniamola fuori da qui”. Ecco quindi profilarsi immediatamente l’antagonista, cioè il giovane medico rampante e di successo, che va a sedersi dalla parte dei “cattivi” senza passare dal via.

Mentre l’ospedale combatte la sua battaglia ideologica a colpi di “grazie a lui l’ospedale può diventare un posto migliore” versus “finiremo con l’uccidere tutti i pazienti”, vediamo Shaun mostrarci le sue prodezze (e, sottintesa, la sua capacità come chirurgo) nella hall di un aeroporto (apparentemente l’unico senza un’unità di pronto soccorso o qualcosa del genere), quando si prende cura di un ragazzo a cui capita un incidente che può rivelarsi mortale, usando la sua enorme intelligenza e creatività, diventando ben presto l’eroe della giornata. Eroe che, quando giunge nell’ospedale in procinto di respingere la sua assunzione, viene perlopiù maltrattato proprio come ci si aspetterebbe, finché si viene a conoscenza della prova sul campo e allora che facciamo? Non ci prendiamo il ragazzo che ci darà tanta pubblicità?

Nel frattempo cominciano a delinearsi i personaggi minori, tra cui spicca la dottoressa Brown, dotata di maggiore empatia rispetto ad altri colleghi. La trama è davvero molto semplice e così il modo scelto per presentarci le premesse dalla storia. Alla fine, ovviamente, il bene trionfa – per il momento – mentre pericolosi conflitti si palesano all’orizzonte. Del resto, senza contrasti, non ci sarebbe nemmeno una storia.

Quello che mi è piaciuto, quello che ha reso il telefilm qualcosa di diverso che non il solito accumulo di trame già viste, è proprio il protagonista e il modo in cui è stato delineato il suo personaggio (e come viene interpretato). Non ho le compentenze per definire se la rappresentazione di una persona con una sindrome austica sia realistica, valida o invece banalizzata. Io ho trovato affascinante il modo in cui ci sono state presentate le caratteristiche della sua personalità: la sua genialità, il modo diverso in cui funziona la sua mente, come sa cogliere particolari che ad altri sfuggono. Si crea inoltre immediatamente un legame di calore, se non già di affetto, con lui, grazie ai flash della sua (terribile) infanzia, resi attraverso la semplicità commovente con cui descrive quello che gli è successo o perché voglia fare il medico, quando gli pongono la trita domanda in diretta. Non è banale ma invece genuinanemente sincero e arriva dritto al cuore quando racconta di come il suo coniglio sia andato in Paradiso e anche suo fratello sia andato in Paradiso e lui vuole che invece altri possano diventare adulti. That’s all. Non si può non fare il tifo per lui e desiderare, nel giro di pochi minuti, di difenderlo dal mondo cattivo, proprio per il suo candore e la schiettezza.

In realtà non sembra avere bisogno di protezione. Proprio il suo essere diretto, senza filtri, il non conoscere le convenzioni sociali tra persone lo rendono probabilmente meno sensibile alle critiche – e quindi ai giochi politici – da parte del chirurgo che vuole mettergli i bastoni tra le ruote. Quando gli chiede se essere arrogante è una strategia vincente con le persone o nella sua professione, intendendo la domanda senza nessuna malizia, credo che nessuno abbia potuto fare a meno di applaudire, sentendoci tutti istantaneamente vendicati. E il chirurgo sta ancora cercando una risposta, credo.

Onestamente non so ancora se sia adatto allo slot in cui è inserito. In realtà è partito con un buon rating e questo dovrebbe portare a un aumento del numero di puntate previste nella prima stagione, come normalmente accade. Io sono sicura di seguirlo, perché l’impressione che ho avuto è proprio quella di una ventata fresca, qualcosa a cui posso affezionarmi, senza avere troppe pretese – per quel che ho visto nella prima puntata, ovviamente giudicare un pilot non è mai qualcosa di inciso nella pietra. Sono curiosa di vedere come andrà avanti. Voi l’avete visto? Che cosa ne pensate? Fatemi sapere!

– Syl

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