The Flash | Recensione 3×18 – Abra Kadabra

“Iris: He’s a murderer.
Barry: I know he’s a murderer. But how many murderers have we put in prison?
How many bad guys have we taken down? Don’t we deserve one win? After everything that we’ve done?
Iris: Life doesn’t keep score, Barry.”

Una citazione è l’intera summa della puntata. Vi dirò, benché gli antichi fasti siano ben lontani, devo ammettere di aver apprezzato molto alcuni aspetti dell’episodio.

Innanzitutto, ha avuto un buon ritmo: mi ha incuriosito fino all’ultimo secondo, anche se, bisogna riconoscerlo, molte cose sono state piuttosto prevedibili. Ma come mi è capitato di scrivere in un’altra occasione, è il viaggio a dover esser interessante e non la meta.

Partiamo dal villain. Abra Kadabra è stato, paradossalmente, il vero lato debole della puntata. Non ci è stato dato modo di approfondirlo, non ha portato – a livello di progresso di trama orizzontale – particolari input né ha conquistato il nostro particolare interesse. Da un certo punto di vista, è stato un mero pretesto per introdurre varie riflessioni su altri personaggi. Punto di partenza per le altre storyline, se così possiamo dire.

Una sola cosa è certa, però, in chiusa di episodio, lo scambio di battute finali con Barry mi ha, in realtà, confermato quello che era solo un sospetto: Abra Kadabra non avrebbe mai svelato la vera identità di Savitar a nessuno del team. Perché? Semplice, perché ostacolando Barry è come se avesse lui stesso collaborato alla sua distruzione. Detto da lui stesso. Ergo, aveva ragione Iris.

A proposito della giornalista, devo dire, che sto apprezzando molto il lavoro fatto su di lei. Mi piace che, nella confusione generale, sia proprio lei l’unica a non perdere di vista il Giusto. In più di un’occasione – e in questo episodio in particolare – ci hanno mostrato una Iris che, se non nasconde la propria – logica – paura di morire, dall’altro non si dimostra disposta a fare qualunque cosa, anche eticamente scorretta, per sopravvivere. In particolar modo, mi è piaciuto molto il fatto che l’abbiano resa collaboratrice di Julian durante l’operazione di Caitlin: segno che Iris si presti ad aiutare come può e non si sia arresa.

L’incontro con Abra Kadabra, ci svela un solo particolare su Savitar: è il primo speedster. Caratteristica interessante anche se, in un mondo fatto di molti universi paralleli, è piuttosto complicato comprendere DOVE e, soprattutto, CHI sia diventato Savitar. Le teorie sono moltissime e tutte molto interessanti e per quanto la mia cara Sidrome del Detective Conan, vorrebbe vedere indizi ovunque, questa volta cercherò di non arrovellarmi il cervello più di tanto così da godermi la rivelazione finale.

Un altro aspetto tecnico che ho apprezzato è stato il primo vero combattimento alla Marvel (anche se siamo in DC) per le vie della città e in pieno giorno. Di solito abbiamo visto combattimenti brevi o notturni, al riparo da occhi indiscreti o danni collaterali: in questo caso, Vibe/Gypsie e i due speedsters, hanno rincorso Abra Kadabra per le strade di Central City, davanti agli occhi (e i piedi) dei passanti. La sequenza, a livello di action, mi è piaciuta.

Il vero focus dell’episodio, però, è proprio quello contenuto nella citazione di cui sopra: quando sacrificarsi per un Bene Superiore, diventa troppo? Perché il destino dell’eroe equivale a una vittoria per il mondo e una sconfitta per se stessi? L’eroe, non ha diritto di essere egoista? Quando dare agli altri, finisce per esaurire le proprie energie?

Insomma, una serie di domande importanti che, in misura minore, ci poniamo realmente anche tutti noi ogni giorno e che umanizza ancora di più questo gruppo di eroi che, in vari modi, lotta contro le ingiustizie, pagando spesso troppo di tasca propria.

Settimane fa lamentavo che non ci avessero mostrato nulla dello stato mentale di Joe: mi hanno accontentato. Come sempre Jesse L. Martin ci regala un’interpretazione profonda e coinvolgente: il momento vissuto con la figlia, seduto sul divano, è stato di rara intensità e realismo. Ogni padre vive nell’angoscia che possa succedere qualcosa al proprio figlio e non essere in grado di proteggerlo. Non importa quanto vorremmo farlo, non c’è modo per proteggere le persone care dai brutti avvenimenti. Il dolore e il senso di impotenza di Joe, sono credibili e condivisibili. Ci fanno guardare all’integerrimo detective con la giusta empatia: consapevoli che, davanti alla perdita di un figlio, anche i confini del Giusto/Non Giusto diventano troppo sottili.

Uno stato d’animo che Joe sembra condividere con gli altri membri del team. Barry fra tutti. Ora, ammettiamolo, dopo anni, secoli, millenni in cui ci ripetono sempre la stessa cosa – NON SI INCASINA LA TIMELINE!!! – sentire Barry dire che la soluzione potrebbe essere quella di andare nel futuro, da una parte ha scatenato la She Hulk che è in me. Dall’altro, ragazzi, io mi arrendo (e dovreste farlo anche voi): i viaggi tra spazio e tempo sono così connaturati nella mitologia di The Flash che, vederli scomparire, sarebbe impossibile.

Tuttavia, dobbiamo ammettere, che la scelta di viaggiare nel futuro potrebbe effettivamente portare ad una soluzione. Non ci resta che scoprire con il Team, se la scelta sarà fruttuosa.

Le scelte disperate, però, sono al centro di un’altra bellissima storyline.

I segni per il ritorno di Killer Frost, erano disseminati per tutto l’episodio: non solo il reminder nel cold open ma anche le battute di Cisco, la riconciliazione di Cait e Julian, il primo pericolo alla vita di Cait e l’ammissione della ragazza sul preferire morire piuttosto che trasformarsi in un mostro, la scritta sulla lavagna. Eppure, anche se telefonata (come si dice in gergo), vedere Karate Cait (scusate, pun intended) emergere dalle nebbie gelide a fine episodio, è stata una conclusione di una certa entità. La disperazione di Julian davanti alla possibilità di perdere Cait, lo porta a tradire nel modo peggiore la volontà della ragazza: un atto che quando Cait tornerà in sé, porterà la donna a non perdonare così facilmente il prof. Albert. Eppure, i sentimenti di Julian sono stati così condivisibili che non ho potuto non empatizzare col suo dolore e con la scelta di non lasciarla morire.

A proposito della storyline di Cait, però, devo evidenziare come l’autoperarsi e compagnia bella, siano stati decisamente al di là dell’umano comprensibile. E, vorrei sottolineare che con un frammento di shrapnel nel fegato, forse, andava suturato meglio. 13 anni di Grey’s Anatomy avranno pur insegnato qualcosa! Senza contare i piccoli dettagli, come l’averla defibrillata mentre indossava una collana in metallo e da sopra ai vestiti…oooookey….

In conclusione, vorrei porre alla vostra attenzione una mia riflessione personale. La profezia di Savitar diceva che: uno avrebbe tradito, uno sarebbe caduto, uno avrebbe sofferto un destino peggiore della morte.

Ebbene, io credo che la profezia si possa in qualche modo applicare a molti membri del team. Barry è caduto (nell’errore), ha tradito (il team) e la perdita di qualcun altro di caro è un destino peggiore della morte. Caitlin è caduta (è morta…per qualche secondo), ha tradito e si è trasformata nel mostro che non voleva essere, un destino peggiore della morte. E se le immagini del promo sono indice di quanto potrebbe accadere, anche Wally è esempio calzante della profezia. Un presagio applicabile anche a Joe, in qualche modo.

Vi lascio al promo del prossimo episodio che, vi ricordo, andrà in onda dopo una luuuunga pausa – il 25 aprile – e che vedrà Barry attingere al ripostiglio delle parrucche di Oliver Queen.

Cosa ne pensate della puntata? Cosa avreste fatto al posto di Joe o Gypsie (su cui non ho scritto nulla perché poco c’era da dire se non un «Cisco se le cerca col lanternino!»)? Cosa pensate della decisione di Barry e di quella di Julian?

Vi ricordo le bellissime pagine dedicate al Team Flash…

The Flash Italian Fans

Grant Gustin Italia

»Cisco Ramon

…ma soprattutto vi dico: BUONA PASQUA E PASQUETTA!!!!!

The Lady and the Bandhttps://illabirintodellestorie.com/
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

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1 COMMENT

  1. Mi è bastato vedere Joe, detective esperto, aprire la cella PRIMA di farsi dire di Savitar da uno che può teletrasportarsi, ecc. per voler smettere di proseguire. A proposito, cosa ci faceva Joe col fucile, o quello che è, in mano per tutto il tempo dopo essere già stato sbeffeggiato in precedenza? E perché non si è procurato quelle manette magiche prima di liberare il reprobo?
    Ho resistito, poi ho visto il maghetto farsi un giretto turistico per le vie della città prima di decidersi ad aprire il varco che gli serviva e ho avuto un crollo esistenziale.
    Con un ultimo sforzo mi sono rassegnato a vedere Cait trasformarsi, la cosa più ovvia che potesse accadere dopo i discorsi precedenti sulla collana e come sarebbe potuta guarire senza.
    Ti saluto Flash e ti auguro il meglio per il futuro, ma non contare più su di me. Molto ma molto meglio andare a fare delle passeggiate nei boschi con i miei cani.
    Grazie davvero per le tue splendide recensioni,ma non ce la faccio più.

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