The Falcon and The Winter Soldier – Pilot Addicted: sarà la serie Marvel migliore di sempre?

The Falcon and The Winter Soldier – Pilot Addicted: sarà la serie Marvel migliore di sempre?

Due settimane fa si è concluso WandaVision, che ha aperto – spalancato brutalmente, direi – le porte della Fase 4 del MCU. Oggi ha fatto il suo debutto su Disney+ The Falcon and The Winter Soldier che, come si può facilmente comprendere dal titolo, segue le avventure di Sam Wilson e James Buchanan Barnes all’indomani della sconfitta di Thanos.

 

WandaVision ha settato molto in alto la barra qualitativa di questa nuova era della Marvel, e se un pilot può essere estremamente indicativo per una serie di soli sei episodi, direi che The Falcon and The Winter Soldier è programmata per alzare ancora di più la tacca delle aspettative. Ma potrà arrivare a essere una delle serie Marvel migliori di sempre? Secondo me, sì, e vi spiego perché.

The Falcon and The Winter Soldier – Pilot Addicted: l’omaggio a Steve Rogers

La narrazione parte a pochi mesi dalla battaglia finale di Endgame. Abbiamo Sam, che ha ricevuto lo scudo da Steve Rogers in persona ma non si sente all’altezza di usarlo e intanto continua a vestire i panni di Falcon. C’è poi Bucky, che è stato assolto da tutti i crimini commessi nei panni di Winter Soldier e che ora sta tentando di adattarsi alla vita da civile. Entrambi bracci destri di Steve, entrambi soli ora che lui “è scomparso”. Ma l’eredità lasciata da Capitan America, e soprattutto dall’uomo Steve Rogers, non può essere dimenticata e merita di essere celebrata.

I simboli sono vuoti senza le persone che danno loro un significato.

Steve era leale, onesto e coraggioso ma più di ogni altra cosa, era un simbolo di speranza. Lo è stato durante la seconda guerra mondiale, è tornato a esserlo settant’anni più tardi con gli Avengers, si è rifiutato di arrendersi quando Thanos ha schioccato le dita facendo sparire metà della popolazione dell’universo – comprese le persone a lui più care – è ha lottato con coraggio fino a quando l’ordine non è stato ristabilito. E il pilot di The Falcon and The Winter Soldier non permette allo spettatore di dimenticarlo.

The Falcon and The Winter Soldier – Pilot Addicted: l’introspezione

È la prima volta che ci vengono mostrati Sam e Bucky in panni civili, nella vita di tutti i giorni. Bucky non ha mai conosciuto nulla a parte la violenza e la battaglia – a parte la breve parentesi in Wakanda – è stato un soldato per più di cento anni ed è l’unica cosa che sa fare: quindi ora deve imparare di nuovo a vivere. Sam ha dei problemi famigliari che potrebbero essere comuni a chiunque, e il suo status di Avenger – di eroe – non gli è di alcun aiuto per risolverli. Fanno entrambi una tenerezza assurda in questo nuovo contesto, perché nei panni di Falcon e di Winter Soldier non li abbiamo mai visti in difficoltà, eppure nelle questioni quotidiane sembrano due pesci fuor d’acqua. È un lato inedito che sarà molto bello veder esplorato e che di sicuro porterà a un’ulteriore evoluzione dei due personaggi.

The Falcon and The Winter Soldier – Pilot Addicted: sembra un film!

Se già WandaVision aveva un’impostazione prettamente cinematografica, questo pilot – e immagino anche gli episodi a venire – è sembrato a tutti gli effetti un film, uno di quelli che io pagherei senza pensarci due volte per vederlo proiettato sul grande schermo. La qualità del girato è altissima, la scrittura del tutto priva di difetti, la recitazione – ma questo lo sapevamo già – perfetta. Non si può certo dire che la Marvel abbia risparmiato le proprie risorse, a riprova del fatto che queste storie per il piccolo schermo saranno comunque importantissime per il futuro del MCU.

The Falcon and The Winter Soldier – Pilot Addicted: cosa possiamo aspettarci?

Sappiamo già che il grande cattivo della serie sarà Zemo, del resto tutto ciò che nasce da Capitan America non può che avere l’Hydra come antagonista. La serie è tratta dall’omonima serie di comics, quindi mi aspetto di vedere Bucky coccolare amabilmente un gatto – e rimarrò molto delusa se non accadrà. Ovviamente ci saranno le dovute differenze, visto che nella linea temporale del fumetto sia Sam che Bucky hanno già vestito i panni di Capitan America al posto di Steve – senza contare che il Barone Zemo cartaceo ha in comune solo il nome e l’appartenenza all’Hydra con quello cinematografico. Sappiamo anche che rivedremo Sharon Carter, com’è giusto che sia.

Ma quali sono i due aspetti più promettenti della serie? Come ho già detto, sicuramente l’introspezione riservata a Sam e a Bucky, che hanno finalmente il loro spazio per farsi conoscere anche al di fuori del campo di battaglia. Poi, come dice Rhodes nel corso dell’episodio, we need new heroes. Sarà molto interessante osservare le due persone che più sono state vicine a Steve Rogers – al Capitan America originale – venire a patti con il fatto che lui non ci sia più e che ha lasciato a loro il compito di proteggere la sua eredità morale. L’unico modo per farlo è ovviamente accettare lo scudo, che per ora è stato dato letteralmente al primo che passava per strada ma che, come ha ben detto Sam, è un simbolo vuoto senza una persona degna a dargli un significato.

Così come WandaVision è servito a introdurre i capitoli successivi di Doctor Strange e di Capitan Marvel, nonché a presentarci Scarlet Witch, il compito di The Falcon and The Winter Soldier sarà quello di arrivare all’investitura di un nuovo Capitan America e, probabilmente, introdurci i nuovi Avengers – quelli orfani sia di Cap che di Iron Man. Ma chi sarà ad impugnare lo scudo alla fine? Nei fumetti l’hanno portato con orgoglio e onore entrambi, nel MCU Steve ha passato il testimone a Sam, ma questo non significa che la serie non possa finire con il simbolo di vibranio al braccio, forgiato nello stesso materiale, di Bucky. 

Di sicuro c’è che questo pilot è bastato e avanzato per farci bramare una serie lunga ventidue episodi – e invece saranno solo sei – e la possibilità di farne un binge watch selvaggio – e invece dovremo aspettare pazientemente di settimana in settimana.

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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