The Alienist: Angel of Darkness – Recensione prima metà seconda stagione: ritorno in grande stile

Non sappiamo nemmeno dirvi con quanta ansia attendevamo il ritorno di “The Alienst”, ma, se avete letto le nostre recensioni della prima stagione, sapete quanto questa serie abbia fatto breccia nei nostri cuori.

Siamo dunque tornati a indagare con il Dr. Laszlo Kreizler (Daniel Bruhl), l’alienista del titolo, e i suoi amici e compagni di avventure, John Moore (il giornalista del New York Times interpretato da Luke Evans), Sara Howard (ex segretaria di Théodore Roosvelt nel periodo in cui era Commissario della polizia di New York, cui dà il volto Dakota Fanning) e Marcus e Lucius Isaacson (i due giovanissimi e geniali medici legali dai metodi innovativi).
L’affiatato gruppo, nel primo romanzo e dunque nella prima stagione, è riuscito a smascherare e fermare il serial killer che ha mietuto numerose vittime tra i ragazzini dei quartieri poveri e ora si trova alle prese con un nuovo killer, che rapisce e può arrivare anche a uccidere dei neonati.

THE ALIENIST: ANGEL OF DARKNESS – RECENSIONE PRIMA METÀ SECONDA STAGIONE

 

IL RAPPORTO TRA I PROTAGONISTI. È stato bello vedere quanto i legami che hanno instaurato nella prima stagione siano rimasti saldi, nonostante le loro vite abbiano preso strade diverse. Uno degli aspetti migliori, sinora, è costituito proprio dai rapporti tra i nostri eroi, ormai all’insegna della familiarità, della confidenza e della totale fiducia che ci sono tra i cinque e che rendono tutto più intrigante e ritmato.
L’AMBIENTAZIONE STORICA. Un altro aspetto da lodare è la rappresentazione della realtà dell’epoca e, dunque, della società. Vediamo i movimenti femministi e le Suffragette (per evidenziare, altresì, la condizione della donna a quei tempi), le tensioni internazionali che servono anche a ricordarci in che periodo siamo (ovvero prima della Prima Guerra Mondiale) e quelle sociali, non solo inerenti alla situazione femminile.

IL RITORNO DI BYRNES. Si conferma uno dei personaggi più odiosi di sempre: corrotto, arrivista, arrogante. Per le persone per cui “lavora”, però, non è altro che un essere piccolo, utile per svolgere alcune mansioni, ma totalmente irrilevante. Il fatto che, nonostante i suoi sforzi, nessuno lo consideri mai all’altezza potrebbe quasi spingerti a provare pena per lui, se solo poi non si rifacesse su chi sta sotto di lui rincarando la dose. Suscita solo un’immensa frustrazione.

 

SARA HOWARD. Forte e determinata, non permette a nessun uomo di trattarla come se fosse debole o “isterica” (un comportamento molto radicato nella società dell’epoca). Combatte abbattendo uno dopo l’altro gli ostacoli che gli altri cercano di metterle dinanzi per costringerla nella considerazione della donna che in quell’età era dominante e che lei rifiuta. Anche per questo, consapevole delle sue capacità (notevoli), apre un’agenzia investigativa propria e si circonda di giovani collaboratrici, decise e coraggiose quanto lei.

 

L’ENTRATA IN SCENA DI SARA. Lanciata a gran velocità attraverso le vie di una New York ancora in costruzione, Sara viene introdotta con un accompagnamento musicale quasi moderno, a sottolineare ancora una volta la natura del suo personaggio.

IL BRINDISI DI LASZLO. Dovendo sceglierne un altro (in mezzo ai vari presenti in queste puntate), la scelta non può non cadere sul brindisi in onore di John da parte di Laszlo, un momento che ha un duplice scopo: mostra che sotto il controllo e la freddezza di Laszlo batte in verità un cuore colmo di enormi e davvero profondi sentimenti; inoltre, con le sue parole si esprime, in verità, il legame d’amore (prevalentemente fraterno) che lega i cinque.

BONUS: Lara Pulver è qui!!! E sembra che sia determinata a mantenere il suo ruolo THE WOMAN anche in questo caso.

 

THE ALIENIST: ANGEL OF DARKNESS – RECENSIONE SECONDA STAGIONE

La task force che si era riunita per catturare Beecham è pronta a tornare all’azione su un altro caso, ma questa volta gli equilibri sono cambiati.

Sara è senza dubbio quella che ha affrontato il cambiamento maggiore e la sua forza ha quasi oscurato Laszlo e John, che, a differenza sua, sembrano aver fatto un passo indietro. L’impressione è che le stessero lasciando uno spazio maggiore sotto i riflettori, dato che questa volta è Sara a condurre le indagini.

Per Sara è anche più naturale immedesimarsi con le donne ricoverate all’istituto del dottor Markoe, ma allo stesso tempo la sua empatia nei confronti di Libby ha offuscato il suo giudizio. La sua indignazione e il suo desiderio di risolvere il caso hanno messo Betsy in pericolo. Proprio come accaduto per Laszlo nella prima stagione, l’ostinazione di Sara potrebbe portarla a un’errata analisi dei fatti, o addirittura a delle perdite considerevoli.

Il fatto che ci abbiano già mostrato la vera natura di Libby ci fa pensare che la soluzione del caso possa essere molto più ampia, coinvolgendo Osgood e Markoe, ma che Sara sia troppo legata al profilo della donna in lutto per trovare la verità.

 

80/100

La partenza è stata ottima, ma ora dobbiamo entrare nel vivo dell’azione e davvero non vediamo l’ora!

Per questa recensione di metà stagione ci fermiamo qui e vi diamo appuntamento a dopo il finale. Intanto vi lasciamo il trailer dei prossimi due episodi, “Belly of the beast” e “Memento mori”.

Al e Sam

 

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