The 100 – Recensione 7×05: Una Nuova Teoria

The 100

Bentornati carissimi Addicted con la recensione della 7×05 di “The 100“.

Questi salti temporali da un pianeta all’altro cominciano a far girare la testa. Arrivati al quinto episodio, stiamo ancora cercando di rimettere insieme i pezzi del puzzle per capire quale sia la vera direzione di questa settima stagione.

Allo stesso tempo, continuano a disseminare piccoli indizi per accrescere la curiosità sui Discepoli, aprendo nuove strade e nuove questioni da risolvere.

Trattandosi però dell’ultima stagione, la cosa potrebbe risultare un’arma a doppio taglio. Sappiamo che il tempo a nostra disposizione è limitato e questo ci spinge a voler trovare risposte il prima possibile, nel timore che la conclusione di ogni nuova storyline possa arrivare in maniera frettolosa, senza darci l’approfondimento che ci aspettiamo.

Nel complesso io mantengo una certa fiducia. La mia ipotesi è che tutte queste piccole sottotrame, non siano poi così “nuove”, ma troveranno il modo di ricollegarsi a qualcosa di già visto all’interno della serie, andando a dare una chiusura ancora più approfondita a filoni che credevamo sepolti da tempo. Come successo con Becca, che è stata una figura chiave per “The 100”, collegando la storia dei Grounders alle  spedizioni Elygius e alla scoperta di Sanctum e Penance.

Durante l’assemblea dei Discepoli, in cui  Hope,  Echo e Gabriel vengono trascinati, scopriamo infatti che non sono stati i primi colonizzatori di Bardo, ma che hanno invece soppiantato i Bardoani e assimilato tutte le loro avanzate scoperte tecnologiche. I Discepoli sono arrivati attraverso un portale presente sulla Terra e questo mi ha immediatamente fatto accendere una lampadina.

THE 100 RECENSIONE 7×05: UNA NUOVA TEORIA

Oltre a Grounders e Mount Weather, nella quarta stagione abbiamo incontrato un altro gruppo: i seguaci della Second Dawn, una sorta di setta che credeva nell’avvento dell’Apocalisse e che aveva costruito il bunker utilizzato dal Wonkru durante la quinta stagione.

Sono allora andata a ricercare i dettagli che non ricordavo, trovando una serie di similitudini con i Discepoli.

I seguaci della Second Dawn erano un’élite che credeva nella venuta di un’apocalisse che potrebbe identificarsi con la grande battaglia finale per cui anche i fedeli del Pastore si stanno addestrando. Il loro culto prevedeva il superamento di dodici livelli che avrebbe portato infine all’ascensione, proprio come spiegato anche da Orlando.

Parte della mitologia della Second Dawn è stata assorbita dalla cultura dei Grounders: sulla Terra si sono formate dodici tribù e le parole per attivare la Fiamma (ascende superius) ricordano appunto l’ascensione che era lo scopo ultimo dell’addestramento. Ma ciò che avevamo inizialmente pensato fosse collegato alla sola storia degli Heda, in realtà ben si adatta anche a ciò che abbiamo fino ad ora scoperto sui Discepoli.

Forse non è nemmeno un caso che il titolo della prima puntata di questa settima stagione, “From the ashes”, riprenda proprio il motto della Second Dawn.

In quest’ottica, tutto potrebbe assumere un nuovo significato e risultare inaspettatamente collegato.

THE 100 RECENSIONE 7×05: QUESTIONI IRRISOLTE

Oltre a questo barlume di scoperta, ci sono cose che ancora risultano piuttosto confuse.

Dalle parole di Anders, il leader dei Discepoli, sembra che l’apparizione di Octavia e Diyoza li abbia effettivamente colti di sorpresa, quasi non si aspettassero di poter incontrare altri esseri umani. Sappiamo però che possono viaggiare su Sanctum e che i Prime hanno colonizzato quel pianeta per centinaia di anni. Come è possibile allora che credessero di essere gli unici superstiti della razza umana?

E poi il vero grande dilemma: qual è il loro interesse per Clarke? Cosa hanno visto nei ricordi di Octavia per renderla indispensabile alla loro missione? Che la fine del mondo sia nuovamente legata a una leva e abbiano bisogno della massima esperta in materia? Su questo dobbiamo ancora lavorare.

Su Sanctum abbiamo lasciato, invece, un altro improbabile team, formato da Indra, Emori e Murphy – perdonatemi  se non cito Jackson, ma la sua utilità in questa stagione è ai limiti storici. Improbabili ma d’effetto. Indra piega la sua indole guerriera ad uno spirito più politico, mentre Murphy e Emori hanno dovuto per la prima volta diventare dei punti di riferimento e non solo delle semplici spalle.

Mi chiedo cosa succederà ora che l’identità di Sheidheda è stata scoperta, e quali conseguenze potrebbe avere sul precario equilibrio politico di Sanctum.

THE 100 RECENSIONE 7×05: MOMENTI TOP DELLA SETTIMANA

In questa recensione dedicata per lo più alle teorie, abbiamo lasciato da parte la componente umana, ma per questo c’è sempre la TOP 3 della settimana.

  • Levitt: come si può non amarlo? Ormai è uno di noi, la saga di “The 100” l’ha conquistato. Spero solo che l’aver aiutato Octavia e Hope non gli sia costato la vita.
  • John Murphy che si comporta da John Murphy. Sono io ad essere traviata dal mio amore incondizionato per questo personaggio, o effettivamente sta dando il meglio di sé? Io lo trovo semplicemente meraviglioso.
  • La reazione di Echo alla (presunta) morte di Bellamy – dico presunta perché chiaramente non credo che l’esplosione l’abbia ucciso, ma al più ferito, e che sia stato trasportato, come Gaia, su un altro pianeta. Inizialmente l’ho trovata eccessiva, ma a una seconda visione ho apprezzato il fatto che in questo modo abbiano trascinato Echo al di fuori del classico schema del bravo soldatino, fedele sempre e solo alla sua missione. Persino durante il Red Sun era stata l’unica in grado di controllarsi, e ora invece l’abbiamo vista cedere alla rabbia e alla disperazione, rischiando di compromettere irrimediabilmente l’esito della missione.

Dato che abbiamo parlato di nuove teorie, ovviamente vi aspetto nei commenti per speculare insieme sul futuro di questa settima stagione. Nel frattempo vi lascio con il promo della 7×06 e vi ricordo di passare dalle pagine Facebook dedicate a “The 100”.

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