The 100 | Recensione 2×13 – Resurrection

Resurrezione” è un titolo che ti fa pensare a una rinascita, un rinnovamento, in ogni caso a qualcosa di positivo. Mi sono chiesta il perché scegliere un titolo del genere per buona parte dell’episodio, che è stato il più cupo e violento dall’inizio della serie e sono giunta alla conclusione che la puntata sia stata costruita appositamente come una transizione dal punto più basso e più oscuro in cui i nostri protagonisti si siano mai trovati fino ad arrivare, appunto, a una rinascita e un nuovo inizio.

La prima metà dell’episodio è stata particolarmente cruda e sanguinosa con le immagini dei feriti e dei mutilati in seguito all’esplosione nell’accampamento e contemporaneamente le immagini della guerriglia portata avanti dai 47 prigionieri del Monte Weather. Ci sono stati momenti di forte impatto emotivo, persone intrappolate sotto le macerie e una Clarke sempre più alienata dal resto del mondo. Un’oscurità che alla fine della puntata lascia spazio alla forza di superare la sconfitta e il dolore, all’unione di due fazioni inizialmente nemiche che si spalleggiano nella ricerca dei dispersi e infine, una conclusione dell’episodio decisamente badass: Clarke e Lexa in testa all’esercito dei grounders che vanno a liberare Bellamy e i 47 (era ora).

C’è bisogno che dica quanto aspetto il prossimo episodio? Nah.

Alla fine della recensione precedente mi chiedevo se gli autori avessero veramente deciso di far fuori alcuni personaggi principali (in particolare Kane, Indra e Raven) nell’esplosione e la risposta è stata data immediatamente: Raven non si trovava lì, mentre Indra e Kane anche se feriti sono tra i sopravvissuti. Io avrei fatto fuori uno dei regular per dare maggiore impatto all’evento, che era stato ingigantito sui social dagli autori (Rothenberg in testa) e invece a conti fatti si è rivelato più un “falso allarme” che altro. Personalmente, avrei puntato tutto su Indra.

Pensavo fosse il momento buono per levarsela dalle maracas, invece no.

Ovviamente sono contenta sia per Raven (che ormai ha meno spazio di Indra, come massacrare un bel personaggio) sia per Kane. Anche perché, diciamocelo, lui ferito sotto le macerie e Abby che gli resta accanto fino al salvataggio hanno confermato quello che ormai tutti pensiamo dall’inizio dello show, e una tale tensione sessuale irrisolta non poteva certo andare sprecata per qualche stupido missile.

Octavia, sempre più badass, si riconferma come uno dei personaggi che si è evoluto maggiormente dalla prima stagione. Con questa puntata abbiamo capito che è il caso di cancellare dalla nostra mente la tamarra di “We’re back, bitches” che tempo un quarto d’ora dall’inizio del pilot aveva già le chiappe al vento. Octavia ha trovato il suo posto, è una guerriera, come sono Clarke e Lexa, con la differenza che Octavia non ha compromesso il suo lato umano e continua a preoccuparsi per le persone in generale, non solo per quelli più vicini a lei. Se dovessi dare un premio per il character development, se lo contenderebbe sicuramente con suo fratello.

Cerco sempre di darmi un certo contegno nelle mie recensioni quando c’è in ballo Bob Morley, giusto perché fangirlare in maniera indecorosa non mi sembra il caso, tuttavia lasciatemi dire che anche io sarei disposta a rischiare di essere dissanguata dai Mountain Men se poi la faccenda si concludesse così:

La quantità di abbracci ricevuti da Bellamy nel corso dell’episodio è proporzionale al mazzo che questo ragazzo si sta facendo per dare una mano ai suoi amici, sta rischiando grosso e spero che Clarke e il suo esercito si diano una mossa: se Rothenberg mi tocca Bellamy andrò a incatenarmi davanti ai cancelli verde pisello della CW con un cartello #leavebellamyalone. Che non decida di dare un taglio netto alle ship facendo fuori anche lui dopo Finn, in tal caso consiglierei di dare un taglio anche alla carriera di autore televisivo e trasferirsi in Alaska per non incorrere nelle ire dei Bellarke. Sempre che gli eschimesi non conoscano lo streaming.

Bellamy e Octavia sono cresciuti vedendo il mondo esterno come una minaccia e dandosi forza l’un l’altro. Le persone li hanno feriti e lasciati soli, e forse tra tutti loro due sarebbero gli unici a poter essere giustificati se decidessero di non fidarsi degli altri e chiudersi nell’insensibilità e nell’egoismo. Al contrario, rimangono tra i personaggi più altruisti e disposti a sacrificarsi per il gruppo, il coraggio e la lealtà sono i tratti più marcati del loro carattere.

E’ chiaro che Bellamy tiene a ognuno dei suoi compagni nel momento in cui Jasper nomina Finn. Vediamo chiaramente il suo sforzo nel mascherare il dolore per non rovinare a Jasper quel momento di gioia: in un certo senso, a Bellamy è rimasto l’istinto di protezione che lo porta a prendersi cura di tutte le persone a cui tiene, esattamente come è sempre stato abituato a fare con Octavia.

Mentre anche i 47 sopravvissuti sul Monte Weather hanno collezionato vittorie restando uniti sempre e comunque, vedo Clarke sempre più lupo solitario e totalmente estraniata da tutti gli altri. Probabilmente anche a causa di Lexa, che prima mi piaceva ma ora con le sue continue massime di vita da Grillo Parlante inizia a darmi fastidio.

E’ vero, tutto quello che ha fatto finora è finalizzato a liberare i suoi amici e, in teoria, pochissimi “dei suoi” avrebbero dovuto trovarsi nell’accampamento dei grounders al momento dell’esplosione. Ma in ogni caso, Clarke non avrebbe mai lasciato morire delle persone e soprattutto, non avrebbe mai rischiato di uccidere qualcuno dei suoi compagni, neppure per un fine più grande. Questo non è da Clarke, è da Lexa.

Vediamo una Clarke fredda e insensibile, e devo dire che Eliza Taylor ha reso perfettamente l’idea di una persona i cui sentimenti sono intorpiditi, confusa, che sente di non appartenere più a nessun luogo. La reazione di Clarke al senso di colpa, forse proprio perchè la forte morale ha sempre caratterizzato il suo personaggio, paradossalmente è quella di cancellare del tutto la sua moralità. Nel momento in cui ha ucciso Finn, qualcosa dentro di lei si è spezzato e non credo che riabbracciare i suoi compagni risolverà tutto, anzi, credo che si sentirà ancora più sola.

La freddezza che dimostra parlando con Octavia di fronte alla sincerità della ragazza quando in realtà sappiamo tutti che l’avrebbe lasciata morire nell’accampamento rappresenta perfettamente l’evoluzione negativa che Clarke come personaggio ha subito nel corso della stagione. Io voglio credere che in fondo in fondo, un piccola parte di lei sappia di aver fatto una cosa tremenda, se ne vergogni, e abbia paura del giudizio degli altri, il che spiegherebbe la nonchalance con cui ha mentito a tutti nel corso della puntata.

E no, non credo che c’entri qualcosa con l’educazione ricevuta sull’Arca come dicevano Abby e Kane.

Una puntata molto forte, molto interessante e che mi ha lasciato col fiato sospeso: al momento non so davvero come potrebbe concludersi la stagione.

Vi lascio col promo della prossima puntata e vi ricordo inoltre che se volete tenervi sempre aggiornati sulla serie basta mettere “mi piace” alla pagina Facebook The 100 Serie Tv, sempre ricca di foto, news, video, spoiler, interviste e approfondimenti.

Alla prossima!

https://www.youtube.com/watch?v=YlWCJSUOe2w

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