The 100 | Recensione 2×08 – Spacewalker

Spero vi siate ripresi dal mid-season finale, uno dei più forti e sconvolgenti per questa prima parte di stagione televisiva.

Spacewalker”, ovvero “colui che cammina nello spazio” rimanda ovviamente a Finn, che come sappiamo venne imprigionato per aver sprecato ossigeno vitale sull’Arca per farsi una passeggiata nello spazio. O almeno, questo è quello che credevamo.

Una puntata incentrata quasi esclusivamente su di lui, la sua storia, la sua personalità, il suo rapporto con Raven, quasi allo scopo di “nobilitare” questo personaggio, effettivamente un po’ bistrattato dagli autori, spesso protagonista di alcuni errori dal punto di vista del character devolpment (ci arriverò dopo): il finale a mio avviso è stata la naturale conclusione a una puntata costruita unicamente per arrivare alla sua morte.

Ma andiamo per ordine.

A scene ambientate nel presente in cui tutti cercano un’alternativa alla consegna di Finn ai Grounders si alternano flashback della vita di Finn e Raven sull’Arca.

E’ proprio durante questi flashback che scopriamo che lo spacewalker non è Finn, bensì Raven: per realizzare il sogno della sua fidanzata Finn decide di regalarle una camminata nello spazio ma, quando vengono scoperti, si prende la colpa poiché ancora minorenne, per salvare Raven dalla pena capitale.

Ed è proprio al culmine di questi flashback che ho capito che quest’episodio avrebbe potuto finire in un solo modo. La tragicità della fine di Finn sta proprio nel fatto che lui non avrebbe dovuto essere tra i 100, non avrebbe dovuto trovarsi sulla Terra in primo luogo, il che rende il suo sacrificio finale un doppio sacrificio: quello fatto per Raven sull’Arca e quello fatto per tutti gli altri (ma soprattutto per Clarke) quando decide di consegnarsi spontaneamente ai Grounders.

Il Finn che emerge da quest’episodio è un Finn che si lascia trascinare dagli eventi, sicuramente un personaggio positivo, un bravo ragazzo, qualcuno che è disposto a tutto per le persone che ama (anche danneggiando se stesso) ma che non è mai pienamente padrone della sua vita, ed è forse per questo che come personaggio ha sempre evitato di prendere le proprie responsabilità, perché lui stesso non pensa alle conseguenze delle sue azioni nel momento in cui le compie. Se ci pensiamo tutte le sventure di Finn sono legate alle due donne che ha amato, ovvero Raven e Clarke. Il Finn che ci mostrano è una vittima degli eventi, subisce le conseguenze delle sue azioni, compiute in balia dei sentimenti, senza pensare.

Lasciatemi dire che ho apprezzato Finn in quest’episodio: ho visto una presa di coscienza da parte di qualcuno che non ha mai voluto assumersi totalmente la responsabilità delle sue azioni ma che ora è costretto a fare i conti con le conseguenze. Avrebbe potuto cercare scuse, nascondersi e lasciare che altri morissero nel tentativo di salvarlo, ma ha deciso di fare la cosa giusta.

Se lo meritava? No, ma era effettivamente l’unico modo in cui poteva andare.

Il percorso del personaggio di Finn sarebbe perfetto ma, tornando al discorso di prima, a questo punto trovo delle forti incoerenze, delle cose che non tornano. Il character development, ovvero l’evoluzione del personaggio nel corso del tempo, nel caso di Finn non è lineare, anzi, va da un estremo all’altro, al limite del bipolarismo.

Chi è veramente Finn? E’ lo stronzetto un po’ insolente della prima puntata? E’ il ragazzo innamorato di Raven disposto a dare la sua vita per lei? O è quello innamorato di Clarke? E’ il ragazzo ragionevole e calmo della prima stagione o il pazzo omicida della seconda? E’ quello che uccide 18 persone tra cui donne e bambini o quello che aveva cercato di evitare uno scontro violento con i Grounders? Certo, tutto ciò passa in secondo piano in confronto alla presa di coscienza finale del ragazzo, ma continuo a credere che ci siano cose che non tornano. Non è tanto il Finn della prima stagione a lasciarmi perplessa, ma il Finn di questa stagione. E’ come se gli autori avessero costruito un personaggio, l’avessero stravolto dandogli una parentesi di follia e poi l’avessero fatto tornare come prima improvvisamente. Non riesco a capire se la follia e l’immediato rinsavimento di Finn dipendano unicamente da Clarke o se il personaggio sia stato semplicemente scritto male.

La mia teoria è che gli autori avessero in programma la morte del personaggio e gli omicidi siano stati un pretesto per giustificare la dipartita di Finn. Ma mettere un massacro così, in mezzo al curriculum di ragazzo rappresentato da sempre come dolce, sensibile e altruista, è abbastanza spiazzante.

La puntata è stata ovviamente un tributo a Finn ma allo stesso tempo fondamentale per la crescita e l’evoluzione di altri due personaggi, cioè Raven e Clarke.

Raven ha agito in modo del tutto comprensibile e in linea col suo personaggio. Lei è un meccanico, una ragazza forte, intelligente e molto razionale. Ha una mente scientifica che, però, perde totalmente la ragione quando si parla di Finn. Non solo perché, banalmente, è innamorata di lui o perché gli è riconoscente per averle salvato la vita, ma perché, come dice lei stessa, lui è la sua famiglia. Finn è tutto quello che ha.

Questa puntata azzera tutto: Raven ha perso Finn, e questa perdita non potrà che avere delle ripercussioni su di lei e sul suo rapporto con Clarke. Non credo che sarà facile per la ragazza rendersi conto che Clarke non aveva altra scelta, perché come abbiamo detto Raven non è razionale quando si parla di Finn, lo dimostra il fatto che fosse disposta a dare inizio a una guerra suicida con i Grounders nell’inutile tentativo di salvarlo.

Ma questa puntata è stata fondamentale soprattutto per il percorso di Clarke. Anche Clarke solo una stagione fa non avrebbe mai fatto una cosa del genere ma, al contrario della costruzione del personaggio di Finn, la sua evoluzione è stata graduale, l’abbiamo vista cambiare progressivamente durante la seconda stagione e il suo gesto finale, per quanto estremo, non è risultato affatto fuori dal personaggio, anzi.

Non è che Clarke non provi a salvare Finn, ma è costretta a fare i conti con la realtà: o sacrificare uno per salvare tutti, o mettere in pericolo la vita di tutti per Finn, che molto probabilmente sarebbe morto comunque. La soluzione di Raven, palesemente, era una follia: se Clarke avesse ucciso Lexa i Grounders avrebbero fatto fuori lei e Finn seduta stante e subito dopo tutto il resto dell’accampamento.

Ormai sono otto episodi in cui ci viene mostrata una Clarke diversa, trasformata dalla lotta per la sopravvivenza al punto da aver fatto suo il motto di Bellamy, che ripete, parafrasando, per la seconda volta “le cose che facciamo per sopravvivere non ci definiscono”. Allo stesso tempo però non ha perso del tutto la sua umanità: il suo gesto finale è l’ultimo segno di amore nei confronti di Finn, preferendo ucciderlo lei piuttosto che lasciarlo alle orribili torture dei Grounders.

Ancora una volta The 100 mostra dei personaggi femminili che non vengono definiti unicamente dal sentimento nei confronti di un uomo. Clarke è un personaggio con un senso, una personalità e un ruolo che va al di là del suo sentimento per Finn, al punto che sa andare oltre quello che prova per lui e ucciderlo perché è la cosa giusta, anche se probabilmente questo gesto la perseguiterà per sempre. Inutile pensare che potremo vedere la stessa ragazza dopo questo episodio.

La scena di Clarke che pugnala Finn mi ha ricordato uno dei classici della mia infanzia/adolescenza, Buffy. Ora, Rothenberg non è Joss Whedon (gli piacerebbe) e Clarke non è Buffy, The 100 è un telefilm con un po’ di pecche mentre Buffy è IL Telefilm e sono imparagonabili. Ma devo ammettere che ho quasi avuto il dubbio che gli autori di The 100 abbiano voluto “copiare” (o adesso si dice “fare una citazione”?) il finale della seconda stagione della serie di Whedon, quando Buffy si trova costretta a scegliere tra Angel, l’amore della sua vita e beh, il resto del mondo e, alla fine, messi da parte i suoi sentimenti, sceglie di ucciderlo. Whedon ha sempre detto che col personaggio di Buffy voleva dare alle ragazze un modello di eroina differente, non voleva che il suo ruolo si riducesse unicamente a quello di ragazza innamorata ma che fosse altro, che avesse un fine più alto.

In piccolo (molto più in piccolo) è quello che stanno cercando di fare gli autori di The 100 per discostarsi dalle protagoniste femminili che tanto vanno di moda da quando Twilight ha sdoganato il mito della donna insulsa che aspetta di essere salvata invece che salvarsi da sola e la cui unica funzione all’interno della trama è la scelta tra due uomini. Elena Gilbert docet.

Per concludere, una puntata degna di nota, finalmente abbiamo capito dove volevano andare a parare gli autori dall’inizio della stagione. Devo dire che, anche se con qualche difettuccio e qualche incoerenza, questo show sta effettivamente cercando di portare qualcosa di nuovo all’interno del panorama CW e spero che questo venga riconosciuto. Un episodio che ha fatto tabula rasa sotto molti punti di vista e che segna sicuramente l’inizio di una nuova fase per lo show. Ammiro il coraggio nel far fuori uno dei personaggi principali, che è sempre un azzardo: potrebbe portare a un rinnovamento in positivo ma potrebbe anche essere dannoso. Finn, a prescindere dalla sua utilità nell’ultimo periodo, era comunque uno dei protagonisti e farlo fuori potrebbe far perdere la fetta di ascolti rappresentata dai suoi sostenitori.

Considerato poi che era la terza parte di un triangolo-non triangolo con Bellamy e Clarke, credo che questa scelta rappresenti da parte degli autori un taglio netto, un rifiuto dell’utilizzo del triangolo amoroso come espediente narrativo per appassionare gli spettatori. In un certo senso, facendo fuori Finn hanno scelto la strada difficile e di questo bisogna dar loro atto.

Io vi lascio al promo del prossimo episodio e vi ricordo che The 100 e le nostre recensioni torneranno il 21 Gennaio, dopo il Winter Break.

Se non sapete come arrivare al 21 Gennaio senza crisi d’astinenza, vi consiglio di mettere mi piace alla pagina Facebook The 100 Serie TV, un angolino di internet costantemente aggiornato con foto, video, news, spoiler, commenti e approfondimenti sullo show.

1 commento su “The 100 | Recensione 2×08 – Spacewalker”

  1. Ciao!! Commento in ritardo a causa delle vacanze natalizie, ma non potevo non scrivere niente su questa meravigliosa puntata di The 100. Non accetto che gli ascolti siano così pericolosamente bassi per una serie che ha tutto e che forse fa un solo errore: avere troppe storyline troppe trame e poce ship. Gli autori stanno facendo esattamente l’errore opposto degli autori di TVD 5 stagione. Questi ultimi erano troppo incentrati sulle ship e poco sulla cura della trama, mentre i primi le ship manco le calcolano. Cioè considerando la cw, chiedere al pubblico di accontentarsi di riferimenti, sguardi e un abbraccio è veramente troppo misero. Dovrebbero dare più spazio ad un rapporto che è nato praticamente dal nulla ma che ha preso tanto il pubblico.
    Tornando sulla puntata, devo ammettere che avevo capito dall’inizio che Finn sarebbe morto. Ogni volta che ci sono fb incentrati su una sola persona in un tf che ha molti protagonisti, si capisce che a quella persona qualcosa di brutto succederà. Ed infatti Finn è morto. Che dire? Mi sono commossa, mi dispiace e onestamente credo sia stata una eliminazione troppo precoce. L’anno scorso Finn sembrava essere il personaggio maschile principale e poi l’abbiamo visto diventare quasi un personaggio secondario come Jasper e Monti. Troppo netto il taglio che gli autori hanno dato a Finn, lo hanno trasformato e l’unico pensiero che mi viene è che lo volevano fuori dai giochi, ma mi chiedo perchè..possibile che sia per far nascere il Bellarke?
    Ormai non mi stupisce più niente considerando quante soluzione assurde per me prendono gli autori pur di portare la storia dove vogliono (ancora non perdono alla Plec di aver chiuso il Klaroline, la mia otp per eccellenza).
    Bellissimo commento!! E buon anno!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.