Tevez, dalla povertà a Netflix

Netflix

Se a volte la realtà supera la fantasia, è dunque ovvio che la realtà stessa sia oggetto di grandissime serie tv. La vita di Carlos Tevez, calciatore argentino attualmente in forza al Boca Juniors, è senza dubbio una di queste. Nato nel 1984 in una villa, l’equivalente argentino di una favela, il giocatore è stato protagonista di un’infanzia difficile prima di riuscire a diventare un calciatore professionista e risolvere i problemi economici della sua famiglia. Venuto dal basso per arrivare alla cima del mondo, vincendo tantissimi titoli, l’Apache, chiamato così per il nome del quartiere popolare nel quale è nato e cresciuto, è stato felice quando gli hanno proposto di partecipare in modo attivo alla creazione della serie sulla sua vita, uscita sulla piattaforma Netflix, che ha riscosso molto successo nell’ultimo anno. Le telecamere che arrivano fino alle interiora di un quartiere difficile come Forte Apache, nella periferia ovest di Buenos Aires, sono riuscite a dare in questo modo l’idea di come si viva in un posto del genere e di come sia difficile uscirne. Per fortuna di Tevez è arrivato il calcio a salvarlo, ma la sua grande umanità e l’affetto per chi vive ancora lì sono dei sentimenti rimasti intatti.

Partito dall’Argentina poco più che ventenne per andare a giocare prima nel Corinthians brasiliano e poi nel West Ham inglese, Tevez ha vissuto i suoi migliori anni in Europa giocando con il Manchester United, squadra con la quale ha vinto la Champions League 2007-08 e oggi grande favorita alla vittoria dell’Europa League secondo le scommesse sul calcio di Planetwin365 online in questo momento, per poi passare al Manchester City e alla Juventus. Ma il rapporto di Tevez con il suo luogo di nascita è ancora assoluto: è lì, infatti, che ha iniziato a dare calci a un pallone facendosi notare dalla squadra locale degli All Boys prima di fare il grande salto al Boca Juniors, la sua squadra del cuore. A 36 anni compiuti, l’attaccante argentino è arrivato praticamente alla fine della sua carriera con la voglia di chiuderla alla grande e punterà sicuramente alla Coppa Libertadores, l’equivalente della Champions League del Sudamerica, per poter mettere così il sigillo dorato a un percorso agonistico e umano fuori dal comune. Tevez è sicuramente uno degli esempi più fulgidi di quanto oltre il talento sia fondamentale il lavoro e l’applicazione. Da sempre innamorato del suo Boca, al quale ha confessato di aver pensato anche prima di una finale di Champions League con la Juventus, l’Apache è l’archetipo del giocatore del popolo, del ragazzo di strada arrivato in cima solo grazie a sé stesso e alle sue risorse personali.

L’Apache si è sempre fatto notare non solo per la sua abilità nel dribbling e per la sua concretezza sotto porta ma anche e soprattutto per le sue doti da trascinatore e per la sua abnegazione nel giocare a tutto campo. Dalla povertà alla fama assoluta, l’argentino era chiaramente il calciatore più adatto per una serie moderna come quella a lui dedicata. 

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