Telefilm Addicted Consiglia… The Jinx: the Life and Deaths of Robert Durst

Con l’arrivo della stagione estiva, e con il palinsesto ormai svuotato, ritorna la rubrica Telefilm Addicted Consiglia, per chi è sempre in cerca di un nuovo recupero!

Quest’oggi uscirò fuori dal seminato e vi parlerò di una serie non canonica, che non può essere definita telefilm.
Vogliate scusarmi per la deviazione, ma ritengo che The Jinx: the life and deaths of Robert Durst, miniserie HBO in 6 puntate, sia uno dei migliori prodotti che il 2015 abbia sfornato fino ad ora.

Robert Durst è un settantenne americano che proviene da una famiglia ricca e potente. La sua non è stata un’infanzia felice: ha dovuto affrontare la perdita della madre, suicidatasi quando Robert aveva solo 7 anni, ed un padre quasi del tutto assente.
Entrato nella grande impresa di famiglia, viene scavalcato per la guida della società dal fratello minore Douglas, fino a quando non viene totalmente estromesso.
Nel 1982 scompare la moglie, di cui non si è mai ritrovato il corpo. Nonostante i numerosi sospetti, Robert non viene mai formalmente indagato. Nel 2000 è la volta dell’omicidio di una delle sue più care amiche, caso irrisolto. Nel 2001 viene accusato di aver ucciso e fatto a pezzi il suo vicino di casa a Galveston, Texas. Robert aveva affittato l’appartamento sotto falso nome e sotto travestimento (escamotage che assumerà più volte anche successivamente).

Potrebbe sembrare la descrizione di un personaggio stereotipato, il tipico cliché del serial killer.
Potrebbe, perché in realtà non lo è per un “piccolo” e semplicissimo motivo: è una storia vera.

The Jinx non è un telefilm ma un documentario, non ci sono attori ma solo persone legate alla vita di Robert Durst ed ai casi giudiziari, nulla è inventato perché si è cercato di ricostruire quanto più fedelmente la storia e gli eventi della vita di Durst.
Si ha di fronte un documentario che però ha un impianto da serie tv: dalla costruzione delle singole puntate alla scelta narrativa.

Robert Durst e Andrew Jarecki

Il fautore del docu-drama è Andrew Jarecki, si potrebbe dire quasi ossessionato dalla storia di Durst. Per 10 anni, con il suo staff, ha esaminato il soggetto, raccolto informazioni, studiato tutti i particolari, per arrivare nel 2010 al film “All the Good Things” con Ryan Gosling e Kirsten Dunst basato sul rapporto tra Durst e la moglie e sulla sparizione della donna, avvenuta nel 1982. Per esigenze narrative nel film, però, i nomi sono stati modificati.
La pellicola non ha avuto grande successo al momento dell’uscita nelle sale, ma ha avuto il grosso pregio di attirare l’attenzione del diretto protagonista: Robert Durst.
Messosi in contatto con la staff di Jarecki, si è reso disponibile ad essere intervistato per poter dare la sua versione della storia. Da qui nasce The Jinx.

PERCHE’ GUARDARLO

Il documentario sui casi di cronaca nera non è certo una novità.
Il grande punto a favore di The Jinx, quello che lo pone su un livello del tutto nuovo e difficilmente raggiungibile, è l’aver a disposizione il diretto protagonista.
Jarecki ha intervistato Durst per un totale di 20 ore; il risultato è un ritratto a tutto tondo del presunto omicida, grazie anche a domande apparentemente slegate dal contesto ma che hanno il pregio di poter inquadrare psicologicamente il soggetto.
Movenze, tic nervosi, la scelta delle parole, le pause nei discorsi, lo sguardo, sono tutti elementi che permettono di capire che uomo è Durst e farsi un’idea sulla sua innocenza/colpevolezza.
Se nelle serie tv ci spaventiamo, ci inquietiamo, rimaniamo anche affascinati dal presunto serial killer di turno, con The Jinx è tutto amplificato perché non è una storia di fantasia, ma è tutto drammaticamente vero.
E l’inquietudine sale nel momento in cui ci si rende conto che Durst effettivamente emana un certo fascino.

La ricostruzione del caso è stata meticolosa ed attenta, gli episodi sono tematici e sempre chiari nell’esposizione della storia, senza creare alcuna confusione nello spettatore.
A Durst si alternano interviste ai parenti delle vittime, ai poliziotti e agli avvocati legati ai 3 casi, che permettono di dipingere un quadro pieno di emozioni e di reazioni oltre che evidenziare errori ed incongruenze nelle investigazioni.
Jarecki non è soltanto l’intervistatore, da un certo momento in poi ne diventa un vero protagonista, con dubbi, paure, percezioni, pensieri e convinzioni. Si tratta di un convincente inserimento perché permette di vivere il lavoro alle spalle del docu-drama e percepire i cambiamenti inaspettati della storia attraverso le reazioni di Jarecki e dello staff.

Se il caso Durst negli USA ha riempito pagine e pagine di giornali negli ultimi 30 anni, in Europa è sconosciuto ai più. Ciò potrebbe permettere un approccio più pulito e senza pregiudizi, sicuramente, però, permette allo spettatore di toccare con mano una parte di realtà investigativa e giudiziaria americana che in più di un’occasione si potrebbe definire surreale.

Il lavoro di Andrew Jarecki è degno di True Detective e riesce dove l’accusa aveva fallito: trovare le prove.

2 comments
  1. Ecco perché odio/amo questa rubrica, ti fa scoprire delle perle, quei telefilm di cui nessuno parla e questa è sicuramente appena stata messa in lista!

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