Telefilm Addicted consiglia… Pushing Daisies

Pushing Daisies

“At that moment, in the town of Coeur de Coeurs…”

La mia avventura nello staff di TA non poteva iniziare con un compito più gradevole del consigliarvi una serie che personalmente ho amato dalla prima inquadratura, una serie tanto adorabile quanto purtroppo sfortunata, un gioiellino che consiglierei un po’ a tutti come recupero estivo per la leggerezza della trama, i sorrisi ebeti che sa strapparti e la ‘pucciosità’ (vi sfido a vedere anche solo un episodio e a trovare una definizione migliore) dei personaggi. Pushing Daisies è fondamentalmente una meravigliosa favola, come suggerisce anche la presenza di un narratore la cui voce fuori campo interviene ogni tanto per raccontare i pensieri dei personaggi o presentarci determinati eventi proprio come se stessimo leggendo un libro, espediente che a mio parere ben sottolinea lo stampo della serie.

Se vi è capitato anche solo una volta di leggere in due righe la trama di Pushing Daisies (il piccolo Ned – quello che diventerà il Piemaker, protagonista della storia – scopre per caso di avere il potere di riportare in vita persone, animali e piante con un tocco, ma a sue spese imparerà presto che il suo potere ha anche delle controindicazioni: se si riporta in vita qualcuno/qualcosa per più di un minuto si condanna un altro essere nelle vicinanze alla stessa sorte; un secondo tocco a ciò che è già stato resuscitato porta alla morte questa volta in maniera irreversibile) vi starete chiedendo cosa ci sia di tanto leggero in una storia che parla di morte. Proprio questo! La capacità di affrontare un tema così cupo tratteggiandolo in modo da costruirci sopra una storia dai contorni smussati, una visione leggera che a volte si prende anche poco sul serio, spaesando lo spettatore con trovate decisamente improbabili (mi viene in mente ad esempio il modo migliore per liberare un cadavere congelato).

I personaggi conquistano (tutti, anche quelli che a tratti possono apparire più macchiettistici o caricaturali); la trama prende una svolta più orizzontale più o meno dalla seconda stagione, ma anche nella prima ogni episodio è un piccolo capolavoro, ricco di richiami intertestuali e decisamente un piacere per gli occhi, con quei colori accesi, i vestiti un po’ anni ‘50 e l’atmosfera che sembra tuffarti in location burtoniane, come la cittadina di Edward Scissorhands o quella meraviglia di film che è Big Fish. E poi i dialoghi sono vivaci e raramente banali, le vicende trattate spesso al limite dell’assurdo, le soluzioni altrettanto bizzarre e i travestimenti… diciamo solo fantasiosi.

Insomma, non si può non rimanere catturati! Pushing Daisies è originale in ogni suo aspetto, riprendendo quelli che sembrano dei cliché e rovesciandoli in maniera da creare qualcosa di nuovo: c’è l’amore “impossibile” tra i due protagonisti, ma non perché appartengono a due famiglie che si odiano né a due razze diverse. Semplicemente non possono toccarsi, dovendo quindi escogitare metodi bizzarri per non scontrarsi per sbaglio lungo i corridoi

o sfiorarsi accidentalmente mentre sono in macchina;

C’è l’investigatore burbero ma sotto sotto dal cuore tenero, ma non viene presentato in modo da piacerci subito per il suo lato umano, al contrario si insiste molto su quello venale (la trama verticale di ogni episodio affronta un “caso del giorno” in cui il detective Emerson Cod, a conoscenza del segreto del Fabbricatorte, usa il giovane e il suo potere per risolvere casi di omicidio e incassare così la ricompensa in modo facile: Ned tocca la vittima e, nell’arco dei soliti 60 secondi, i due cercano di far superare all’assassinato lo shock  di… beh, essere morto… e di raccogliere più informazioni possibili di prima mano per risolvere il caso). Eppure Emerson ci piace lo stesso…

Si potrebbe addirittura individuare il classico triangolo amoroso tra Ned, Chuck (la ragazza morta, primo amore di Ned, che il giovane riporta in vita nel pilot) e la cameriera del Pie Hole Olive Snook, ma non ce ne accorgiamo nemmeno perché il tutto rimane sullo sfondo, senza forzature, rendendolo perfettamente sopportabile anche a gente come me che di triangoli amorosi nelle serie tv ne ha le scatole piene (ok, mi preparo al linciaggio)… Senza contare che Olive è un simpatico scricciolo tascabile, spesso comic relief della situazione e sicuramente la “terza incomoda” più adorabile del creato (…e poi è Kristin Chenoweth!).

Fanno da cornice i personaggi delle zie nevrotiche di Chuck, Lily e Vivian, che non sanno che la loro nipotina è ancora viva ma che continuano inconsapevolmente a ricevere la sue attenzioni a distanza.

Tuttavia, quando all’inizio parlavo di sfortuna della serie mi riferivo alla triste tempistica che ne fa coincidere l’uscita in America più o meno con l’inizio dello sciopero degli sceneggiatori del 2007, che tanti danni ha fatto alla serialità di quel periodo: la prima stagione di Pushing Daisies è stata bloccata a quota 9 episodi mentre la seconda, per via di un calo di ascolti, è stata chiusa dal network ABC a soli 13, regalandoci però almeno una conclusione degna e perfettamente intonata al resto dello show. Se da un lato la cancellazione a soli 22 episodi complessivi è un peccato, dall’altro potrebbe essere un buon motivo per gli indecisi per riprendere la serie, anche a tempo perso. E se ancora non vi ho convinti mi gioco la carta del creatore dello show: Bryan Fuller, ideatore fra gli altri del progetto, purtroppo rimasto fermo al pilot, di Mockingbird Lane e attualmente la mente dietro ad Hannibal.

In conclusione, se l’estate fa troppo caldo per arrovellarsi il cervello con i misteri di Lost, gli incontri fin troppo ravvicinati del terzo tipo di Defiance, i soap-intrighi di Revenge e perfino per le trashate di PLL, Pushing Daisies potrebbe essere la scelta giusta per godere di una trama fresca e divertente, una serie forse senza troppe pretese ma a cui poi non potrete che affezionarvi e per la quale, personalmente, non ringrazierò mai abbastanza la mia cara amica/ex-coinquilina Martina che me l’ha fatta conoscere.

L’angolo della saccente. Siccome sono una nerd non posso fare a meno di far notare anche la simpatica espressione idiomatica nel titolo: “pushing up daisies” (letteralmente “spingere le margherite [dal basso]”) indica in maniera eufemistica l’essere morto, equivalente se vogliamo dei nostri “finire a piedi pari”, “farsi l’abito di ebano” e svariate alternative.  Cute 🙂

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