Telefilm Addicted consiglia… My Mad Fat Diary

Ben trovati e bentornati all’appuntamento settimanale con questa ghiotta rubrica miei cari telefilm addicted. Vi state godendo le meritate vacanze? State ancora chini sui libri in attesa di chiudere questa maledetta sessione estiva? O state ancora lavorando in attesa di quelle tanto sospirate ferie? Qualunque sia la categoria in cui rientrate non preoccupatevi, prima o poi arriverà anche per voi (e per me, sigh) il momento di mettere in pausa tutto ciò che vi/ci affligge e distrugge fisicamente e psicologicamente, e quando questo succederà non vi piacerebbe forse poter passare del tempo alla scoperta di qualche nuovo gioiellino telefilmico? Siamo seri, l’estate dopotutto oltre che mare, sole, caldo, sudore e viaggi è anche sinonimo di questo, lo sappiamo bene. Ed è proprio pensando a questa evenienza che ho deciso di portare alla vostra attenzione un potenziale recupero che non potete lasciarvi sfuggire, una serie tv di cui purtroppo non si parla poi tanto, in grado di affrontare temi difficili e di strappare sempre una risata e soprattutto di rubare un piccolo pezzo del vostro cuore.

Di cosa sto parlando? Ma di quella piccola perla che è My Mad Fat Diary, mi pare ovvio.

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Serie tv proveniente direttamente dall’Inghilterra, My Mad Fat Diary si basa sul romanzo autobiografico dal nome “My Fat, Mad Teenage Diary” scritto da Rae Earl e viene trasmessa per la prima volta il 14 gennaio 2013 sul canale E4. La serie è andata in onda dal 2013 sino al 2015, si è infatti conclusa una decina di giorni fa, ed si compone di tre stagioni, la prima di 6 episodi, la seconda di 7 e la terza di soli 3, tutti della durata di circa una cinquantina di minuti.

La storia è ambientata nel 1996 e le vicende prendono luogo a Stamford un paese nel Lincolnshire nel quale vive la protagonista, una certa Rachel Earl, sedicenne sovrappeso che è appena uscita dall’ospedale psichiatrico dove ha passato quattro mesi della sua vita a causa di un episodio assai spiacevole: il suo tentato suicidio. Tutto il telefilm ruota intorno alla figura di Rae, così preferisce farsi chiamare, e all’inizio del suo lento, tribolato, tragicomico cammino dall’uscio della porta dell’ospedale psichiatrico sino alla riconquista di se stessa e della sua vita messo per iscritto sulle pagine del suo diario segreto.

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Interpretata da una meravigliosa Sharon Rooney il personaggio di Rae è probabilmente uno dei punti forti della serie e che non può far a meno di colpirti fin dal principio, in grado di riuscire a portare sullo schermo una credibile immagine di una sedicenne alle prese con i primi problemi della vita, l’adolescenza, le prime esperienze, gioie e dolori e allo stesso tempo di una persona che combatte contro una malattia di cui è spesso difficile parlare. Perché sì, Rae ha un problema con il cibo, ha un problema con il suo corpo, con se stessa, con la sua immagine, con il mondo che la circonda, ed è questa la ragione che l’ha portata al ricovero e a far la conoscenza del suo analista Kester, altro personaggio chiave della serie. Quest’uomo, nel corso di tutte le sue sedute, tenta veramente di mettersi dei panni di quella ragazza ribelle e testarda, con un carattere forte e allo stesso tempo un animo così fragile e lotta per aiutarla in ogni modo possibile, per stabilire con lei un rapporto che possa trascinarla fuori dall’oscurità dei suoi problemi dimostrando quanto ci tenga.

Ed è proprio questo che adoro di questo telefilm, la caratterizzazione dei personaggi e tutto ciò che riescono a darti anche solo nei pochi frame in cui appaiono. Immergendoci a capofitto nella tragicomica vita di Rae e nel suo cammino facciamo la conoscenza di coloro che danno vita alle vicende della serie, quei personaggi che son il cardine di tutto. Così veri, così reali, non i soliti stereotipi o le caricature, non quelle macchiette che passano inosservate sullo schermo ma delle persone che potrebbero facilmente essere gli stessi che troviamo nella nostra vita reale. Incontriamo dunque la strana mamma di Rachel, Linda, che si ritrova con il problema di dover a che fare non solo con un adolescente ma anche con la malattia della figlia, all’apparenza lontana dal capire cosa passa nella mente di Rae e dal comprendere i suoi atteggiamenti e allo stesso tempo terribilmente spaventata all’idea di poterla perdere. Conosciamo Tix, compagna di ospedale, amica e gran confidente di Rae, una delle sue ancore di salvataggio, in grado di comprenderla sempre e di spronarla e farle aprire gli occhi al momento giusto, e Danny altro ragazzo ricoverato con dei seri problemi mentali. A condividere le avventure di Rae troviamo infine “The Gang”, la banda di ragazzi nella quale si inserisce fin dal primo episodio composta da Chloe, la migliore amica d’infanzia di Rae ora Mmfd_1x04sempre alla ricerca di attenzione e della popolarità, all’apparenza superficiale e snob ma che in realtà ha tanto potenziale, Archie, per cui Rae prende una cotta iniziale ma che si scopre nascondere un certo segreto, Chop, il casinista del gruppo se così vogliamo chiamarlo, sempre pronto a divertirsi, Izzy una ragazza che è la personificazione della dolcezza e infine Finn il classico taciturno, misterioso e all’apparenza scontroso del gruppo ma che si rivela essere assai diverso dalla prima impressione e di cui vi innamorerete. Impacchettate tutti  questi ragazzi, questi nomi, questi personaggi, inseriteli nella seconda metà degli anni novanta in quel di Stamford, prendete ora quel complesso, forte, insicuro personaggio che è Rae Earl, sfruttate appieno il potenziale che la situazione può creare e BAM, otterrete My Mad Fat Diary.

Prima ho parlato della protagonista come punto di forza dello show, ma se devo dire la verità questo è solo uno dei pochi che mi vengono in mente e che sicuramente dimentico. Punto forte della serie è infatti anche la colonna sonora, quella splendida alternanza di pezzi che riesce sempre a toglierti il fiato. Date la colpa a Rae se vi ritroverete a riascoltare decine e decine di volte le canzoni degli Oasis , Stone Roses, Blur e tanti altri gruppi del panorama rock o britpop che si intervalleranno durante gli episodi. Già solo la canzone della sigla, la splendida One to Another dei The Charlatans riuscirà a conquistarvi il cuore fin dalle sue prime note. Oltre alla bellezze dei pezzi che ritroviamo nella serie c’è da sottolineare soprattutto che questi sembrano sempre essere inseriti perfettamente nella trama, nelle scene, scelti appositamente per rafforzare no stato d’animo, per esprimere un emozione o i sentimenti che prova la protagonista in quel preciso istante. Son praticamente parte integrante della sceneggiatura se vogliamo, son un aggiunta alla recitazione impeccabile del cast, in particolare in alcune scene di Sharon e in generale, qualsiasi musica, qualsiasi pezzo o canzone inserito nello show ha sempre il potere di coinvolgerti maggiormente nella visione, nella scena, di riuscire quasi a farti attraversare lo schermo e vivere anche tu quello che stanno passando i personaggi.

E oltre a Rae, oltre ai personaggi e alla colonna sonora, quello in cui My Mad Fat Diary è maestro è riuscire a straziarti il cuore e poche scene dopo a farti quasi cadere dalla sedia dalle risate. Riesce, senza mai scadere nel banale o nell’eccesso a farti genuinamente ridere per le situazioni improbabili in cui si caccia costantemente Rae, o anche tumblr_inline_n3b4ti9aUJ1rzl8xjsolo per il suo modo di vedere la vita, con quelle scritte, quei disegnini, i suoi deliri e la sua folle immaginazione e allo stesso tempo a farti piangere per la sofferenza palpabile che un personaggio incompreso come questo riesce a portare sullo schermo. Ed è questo il binomio efficace della serie, è questo suo modo di essere così onesta, genuina e reale che arriva dritta al cuore e ti cattura per sempre, son i pianti di Rae, gli abbracci con il gruppo, l’amore che riceve e che non crede di meritare, son i dialoghi con Kester, e i problemi di Tix, la scuola, la famiglia, è TUTTO. Questa serie è la vita, quella vera. E nonostante io non abbia mai sofferto di una malattia simile, o di problemi mentali, o abbia mai avuto qualche parente o amico a cui sia capitata una cosa del genere, nonostante io mi senta a mio agio con il mio corpo e sia veramente lontana a tutti i problemi che si ritrova il personaggio di Rae non ho potuto fare a meno di immedesimarmi in lei, di ridere con lei, di piangere con lei, di vivere appieno quella realtà e di desiderare di poter possedere anche un briciolo della sua forza o del suo coraggio. E davvero so che mi sto perdendo in mille parole, potrei finire per risultare ripetitiva o quasi scontata ma mi viene veramente difficile esprimere esattamente quello che questo telefilm mi ha trasmesso e fatto provare perché non saprei come descrivervelo se non in questo modo e invitandovi alla visione. Penso di aver consigliato veramente poche altre cose con lo stesso trasporto e affetto che provo per questa serie per cui, se non avete niente da fare, siete alla ricerca di una serie BREVE, in grado di strapparvi qualche risata ma anche di farvi ragionare, se avete fatto scorta di fazzolettini dall’ultima volta al supermercato e avete voglia di provare qualcosa di nuovo allora fate un salto a Stamford e non ve ne pentirete.

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