Telefilm Addicted consiglia… Defiance

defiance-archFra meno di una settimana ricorrerà l’ottavo mesiversario dalla conclusione di Fringe, e nonostante una parte del mio cuore apparterrà sempre al suo universo (ops, universi) e a tutti i suoi personaggi, legandomi un po’ più strettamente a quel meraviglioso mondo che sono le serie sci-fi, non ci si può piangere addosso all’infinito. Consapevole che l’erede perfetto di una delle mie serie preferite non nascerà mai, ho comunque deciso di guardarmi intorno e dare una chance alle nuove proposte del genere. Ma prima di avventurarci alla scoperta di una vera e propria rivelazione pre-estiva di quest’anno, lanciata dal canale via cavo Syfy a metà aprile con una prima stagione composta da 12 appassionanti episodi e già rinnovata per una seconda, che ne conterà 13 e andrà in onda probabilmente non prima di giugno 2014, devo confessare una cosa di cui non vado fiera: quando ho visto il primo trailer di Defiance, nel lontano marzo, non sono caduta dalla sedia e gli occhi non mi sono schizzati fuori dalle orbite per l’estasi. Ve l’ho detto, non ne vado fiera, ma a mia discolpa si trattava di un periodo in cui ero particolarmente assuefatta all’apporto di effetti speciali (per quanto eccelsamente realizzati, come in questo caso) in film e serie tv, e quello che cercavo era qualcosa di diverso. A distanza di un paio di mesi però, quando la curiosità mi ha investita, ho voluto dare una possibilità a Defiance: love at first sight!

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La serie è ambientata in un futuro non troppo lontano, in cui a seguito prima dell’arrivo sul nostro pianeta di navi aliene in fuga dal loro sistema solare d’origine, quasi completamente distrutto, e poi di una logorante guerra per difendersi dall’invasione, sul pianeta Terra (nel frattempo divenuto totalmente irriconoscibile) si è infine giunti alla convivenza tra la razza umana e quelle denominate Votan. A questa macrodefinizione appartengono diverse razze aliene, tra cui spiccano i diafani Castithan, i selvaggi Irathient, i tecnologicamente evoluti Indogene, i Liberata con il loro aspetto bizzarro, e nel pilot fanno la loro comparsa anche i temibili Volge, contro i quali sarà necessario organizzare una massiccia opera di difesa e contrattacco alle porte della città che dà il nome alla serie, ai nostri tempi nota come Saint Louis, Missouri.

La vecchia Saint Louis è anche la città d’origine del nostro protagonista, l’ex-militare Josh Nolan (Grant Bowler), di cui facciamo la conoscenza nei primissimi minuti dell’episodio anche attraverso la voce fuori campo di quella che è diventata sua figlia adottiva: Irisa (Stephanie Leonidas), una ragazza di razza Irathient dal carattere scontroso e apparentemente molto problematica…che probabilmente ha ancora più casini sulle spalle di quello che pensa.

DEFIANCE -- "The Serpent's Egg" Episode 105 -- Pictured: (l-r) Grant Bowler as Joshua Nolan, Stephanie Leonidas as Irisa -- (Photo by: Ben Mark Holzberg/Syfy)Il pilot, con i suoi circa 85 minuti di durata, è un piccolo capolavoro, di stampo molto cinematografico. La serie nel suo complesso può inoltre annoverare gran parte dei pregi che spesso quelle che si proclamano già in partenza serie “epiche” finiscono con il dimenticare per strada (sì, Revolution, potrei avercela anche con te, problemi?): innanzitutto, show don’t tell! Le 3 parole magiche per un’opera narrativa, qualunque sia il medium per cui è concepita, che intenda catturare e coinvolgere il suo fruitore senza annoiarlo: NO agli spiegoni, mostrare più che raccontare. È seguendo questa regola che Defiance riesce a catapultarci subito al centro del suo universo. Non assistiamo a noiose scene con dialoghi da denuncia come “ma tu sei un Irathient” – “sì, la nostra razza come ben saprai è arrivata su questo pianeta blablabla” – “e se non ricordo male poi successe anche blablabla”…No! All’inizio della vicenda noi siamo già sul roller di Nolan e Irisa, viaggiamo con loro e scopriamo il nuovo mondo man mano che loro ci guidano attraverso di esso, senza raccontarci ogni cretinata: piante nuove, animali che sembrano delle anomalie genetiche, ci serve davvero sapere nei dettagli come è successo? No! Noi abbiamo fiducia che la serie ci porterà a scoprire tutto con i suoi tempi, senza spiattellarcelo in faccia. Scusate l’insistenza eccessiva su questo punto ma è davvero raro poter dire di una serie che è ben fatta perché si lascia seguire coinvolgendoti ma non imboccandoti… e io lo adoro! 10 punti a Grifondoro solo per questo!

Altro punto a favore di Defiance, strettamente connesso al precedente, è senz’altro l’ottima costruzione di una sua mitologia: l’universo fittizio in cui ci addentriamo, come già detto, è popolato da diverse razze aliene oltre ai terrestri, e di molte di queste razze impariamo a conoscere usanze e tradizioni, ne ascoltiamo le lingue (che, piccola curiosità, sono state create da David J. Peterson, lo stesso linguista che si è occupato di delineare il dothraki e l’alto valyriano per Game of Thrones), scopriamo perfino che tipo di relazioni e pregiudizi esistono tra una popolazione e l’altra. Gli esponenti più emblematici sono senz’altro i Tarr, una delle famiglie di spicco all’interno della comunità Castithan di Defiance: il rigido Datak (Tony Curran), la sua devota, apparentemente innocua ma forse in realtà ancora più pericolosa moglie Stahma (Jaime Murray) e il loro unico figlio Alak, innamorato indovinate un po’? Di una terrestre!

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La giovane, Christie, è la figlia di Rafe McCawley (Graham Greene), proprietario della più grande miniera del circondario che (dai, potete indovinare anche questo) nutre un odio ampiamente ricambiato proprio per Datak Tarr. A parte questa sottotrama dai contorni shakespeariani (gestita però, devo ammetterlo, davvero bene), le due famiglie ci regalano alcuni tra i momenti più interessanti dell’intera serie.
A concludere la carrellata dei personaggi principali abbiamo l’attuale sindaco di Defiance, Amanda Rosewater (Julie Benz), sua sorella Kenya (Mia Kirshner),defiance_amanda_rosewater-0 donna in carriera con un’attività ben avviata nel settore “più antico del mondo” e, per i nostalgici di Lost, oltre alla comparsa nel pilot ogni tanto tornerà a fare una capatina anche la madre di Farad…ehm, Fionnula Flanagan, nei panni dell’ex-sindaco e mentore di Amanda Nicky Riordon.

E poi, altra caratteristica che ho apprezzato dal primo episodio, le musiche: Defiance raccoglie molte tracce che a volte quasi cozzano con l’ambientazione futuristica, proponendo come sottofondo per lo spettatore (e non solo, grazie all’espediente di aprire o intervallare alcuni episodi con uno sguardo all’interno della piccola stazione radio “on top of the Arch”, da cui Alak Tarr diffonde per la città note di brani lontani nel tempo… almeno per loro che vivono a decine di anni nel futuro, un po’ meno per noi) una musica che sembra quasi – e qui mi limito a un’analisi delle intenzioni molto da Bignami – fungere da punto di contatto con quello che era il mondo prima, un ponte con il passato attraverso note di generi musicali diversi tra loro ma tutti legati da un evidente asincronismo con il tempo che ci viene mostrato in video.

Detto tutto quello che potevo dirvi su questa serie senza rischiare di spoilerarvi nulla, è chiaro che più che mai in questo caso il suggerimento è rivolto ad amanti del genere: Defiance ha una trama che lascia molto spazio a temi e sentimenti “umani” come il confronto tra le alterità di popoli diversi, l’amore, la famiglia, l’orgoglio ecc. ma la vena che lega tutto questo, le basi su cui poggia l’intero intreccio, è di tipo prettamente fantascientifico, all’ennesima potenza! Ricordo di aver visto il season finale con mia madre seduta a fianco e, ok che era in inglese, ma alla fine aveva un’espressione che lasciava trasparire quanto poco avesse capito dell’intera faccenda e quanto ancora meno avesse apprezzato quell’ambientazione quasi post-apocalittica, con tutti quegli aggeggi tecnologici fuori dalla nostra comprensione, strani fasci di luce e un sacco di personaggi dell’aspetto anomalo… Decisamente chi non ha neanche un minimo di piacere a seguire il genere rischia di non apprezzare Defiance nella sua interezza, però non escluderei che ci sono dei lati che possono appassionare anche i maggiori detrattori dello sci-fi duro e puro: perché tolto il contorno di razze aliene, tecnologie avanzate provenienti da altri mondi e un pianeta Terra talmente mutato che alcuni abitanti sognano quel paradiso tropicale che è l’Antartide (?!), 468px-Postcard2Defiance racconta la storia di un gruppo di persone che cercano di creare una nuova comunità coesa dopo una guerra che ha devastato le vite di molti di loro, narra delle piccole battaglie quotidiane, i pericoli provenienti dall’esterno e le rivalità interne, ma anche degli affetti, la fiducia e la speranza di persone che credono che la loro città e gli ideali su cui è fondata meriti di continuare a esistere così come la conoscono. Consigliata? Assolutamente!

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