Telefilm Addicted consiglia… Daybreak, Apocalisse for dummies

Un paio di settimane fa vi avevamo presentato il pilot di Daybreak, di cui avevamo analizzato qualche pro e contro all’indomani dal lancio della serie su Netflix. Dopo uno strenuo bingewatching negli ultimi giorni, devo dire di trovarmi perlopiù d’accordo con quanto già esposto da Luca in quell’occasione e mi sento per questo di consigliare la visione di Daybreak a chiunque sia in cerca di un prodotto che mescoli dark comedy, un po’ di splatter ma anche sentimenti.

Per quanto l’idea di tali accostamenti potrebbe far aggrottare la fronte ai più, in Daybreak c’è infatti un po’ tutto questo: la storia inizia in un sobborgo di Los Angeles, in una scuola apparentemente come tante, ma in neanche cinque minuti scopriamo che quello a cui abbiamo appena assistito non è altro che il ricordo di una vita passata, precedente a un’esplosione che ha ucciso quasi tutti gli adulti (e quelli rimasti in vita si sono trasformati in pseudo-zombie chiamati ghoulie) e lasciato in vita in pieno possesso delle proprie facoltà cognitive solo i ragazzi.

Questa premessa crea quindi la base per una serie di narrative che vanno a intrecciarsi nell’arco dei dieci episodi, focalizzandosi su tematiche riguardanti l’adolescenza ma in un contesto fuori dall’ordinario, portandoci in un mondo segnato dalla perdita e dalla precarietà… in cui però a regnare è spesso la risata involontaria. Il protagonista (“just Josh”, come viene ripetuto nei primi episodi come una sorta di catchphrase) è un buon esempio: un ragazzo ordinario che sembra spezzare qualsiasi stereotipo dell’eroe post-apocalittico. Josh è sì riuscito a sopravvivere per diversi mesi da solo nella desolazione e nella “guerra tra bande” che si è venuta a creare, in cui i vari gruppi studenteschi si sono trasformati in gang con particolarità diverse e volutamente accentuate per farne dei potenziali pericoli, ma ha zero abilità di combattimento e i suoi exploit si traducono spesso in gag tragicomiche.

Oltre a Josh e alla sua missione/ossessione di trovare e salvare la sua ragazza Sam, impariamo poi col tempo a conoscere e apprezzare anche altri personaggi che a lui si affiancano, che da iniziale contorno diventano loro stessi fulcri di interesse e a volte narratori delle vicende, ognuno con il suo stile e ognuno presentandoci un diverso quadro (background familiare e professionale, situazione sentimentale, ecc.). Ci sono personaggi che sembravano di passaggio e invece restano, altri che parevano dover restare ma non durano mezza puntata.
Episodio dopo episodio, inoltre, la trama va dipanandosi rivelandoci maggiori dettagli su quanto accaduto ai vari personaggi nei giorni appena precedenti all’esplosione che ha cambiato tutto, e con questa struttura “a matrioska” scopriamo di volta in volta un nuovo tassello che ci spiega alcuni degli assetti attuali.

Grazie al creativo uso di flashback (più o meno introspettivi) con cui i personaggi spesso interagiscono e al frequente abbattimento della quarta parere, all’alternanza tra sequenze più splatter e pseudo-brutali e altre più leggere, Daybreak sorprende e intrattiene anche più di quanto le premesse quasi demenziali del trailer avrebbero dato da pensare. Si finisce per ridere delle trovate più bizzarre e quasi commuoversi nei momenti in cui scopriamo una vena più intima, siamo investiti dal senso di pericolo ma c’è sempre spazio per ricordarci che quelli che stiamo seguendo sono pur sempre dei ragazzini, per forza di cose spesso sprovveduti. Come Angelica afferma a un certo punto, in maniera quasi metatestuale: “questo non è The Walking Dead”!

È vero che una serie come Daybreak chiede un’enorme sospensione dell’incredulità allo spettatore, non affrontando molte delle problematiche che viene da immaginare farebbero parte di una situazione post-apocalittica di questo tipo, ma è un prodotto poco impegnativo che va preso semplicemente per quello che è. E vi posso assicurare che se lo si prende così lo show riuscirà a darvi anche più di quello che vi aspettate, grazie alla sua costruzione narrativa, all’ottimo uso delle musiche e direi anche a una regia e un montaggio molto ben curati per un prodotto che sembrava presentarsi senza grosse pretese.

Quanti di voi hanno già finito di vedere questa serie e quanti invece ce l’hanno in lista e vorrebbero iniziarla? Aspetto di leggere i vostri pareri in merito qui sotto nei commenti.
Alla prossima!

Alehttps://allroadsleadfrom.home.blog/
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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