Supernatural – Recensione 15×12: L’arma finale

Supernatural – Recensione 15×12: In caso vi foste persi la news, Supernatural ha cambiato giorno di messa in onda. In tutta onestà non riesco a capire la decisione di spostare al lunedì questa seconda parte di stagione, stanno andando così male gli ascolti?

Inoltre, la produzione è stata (giustamente) fermata per via dell’emergenza Coronavirus, quindi al momento non sappiamo nemmeno quando effettivamente riusciranno a finire di girare. La mia unica preoccupazione, è che se questa situazione dovesse protrarsi eccessivamente per le lunghe, il network potrebbe decidere di tagliare degli episodi piuttosto che finire per mostrarci il finale a estate inoltrata. Io personalmente preferirei di gran lunga vederlo fra un anno – per dire – piuttosto che ritrovarmi con l’ultima stagione del mio show preferito brutalmente mutilata. Non dopo quindici anni, grazie.

Ma veniamo all’episodio! In sé non è stato malvagio. Continua però a darmi un fastidio immenso il fatto che si ostinino a perdere tempo con personaggi assolutamente marginali. Di quelli per cui bisogna mettersi a googlare per fare mente locale. Non è che nel loro parco personaggi manchino quelli che hanno completamente rubato il cuore dei fan, e scusate se Kaia per me non rientra fra questi. Capisco che sia stato solo uno stratagemma per mostrare effettivamente come Chuck stia cancellando tutti i mondi alternativi – chissà cosa ne penserebbe Barry Allen – però a volte mi sembra che stiano solo perdendo tempo. O sprecando opportunità di mostrare altro.

Comunque sia, Chuck ha dato nuovamente fuori di matto. Ha distrutto tutti gli universi paralleli a quelli dei nostri Sam e Dean, che scopriamo anche essere i Winchester originali – mentre tutte le altre realtà non erano altro che esperimenti narrativi.  È anche ormai chiaro che l’arma finale contro Chuck sia la combinazione di Jack più i Winchester, ma non che ci aspettassimo altro.

Supernatural – Recensione 15×12: I dettagli importanti

L’episodio in sé è stato quasi un caso normale: Jodie chiama, i Winchester accorrono, Kaia è in pericolo, i Winchester la salvano. Ma sono i dettagli quelli che hanno reso importanti questi quaranta minuti:

  • Jack è senz’anima, eppure non riesce a fare a meno di aiutare Kaia, mettendo a rischio l’operazione principale – ovvero la guerra contro Chuck – in quello che è stato definito un impeto di stupidità, stupidità alla Winchester, come l’ha chiamata l’assistente di Morte. Questo è interessantissimo perché ci dimostra come Jack sia fondamentalmente uno dei buoni, sempre e comunque. Il figlio di Lucifer, che anche senz’anima non riesce a smettere di comportarsi da Winchester, mostrando la sua bontà d’animo nonché quale sia la sua vera famiglia.
  • Billie è tornata in gioco parlandoci della famosa libreria di Morte, quella che contiene il destino di ogni singolo essere vivente esistente. Ma il tocco di genio è stato il flashback in cui vediamo Dean con Morte originale, ai tempi della quinta stagione, con quest’ultimo che gli dice che alla fine mieterà anche l’anima di Dio. È un cerchio che si chiude e una storyline che si completa.
  • Era tanto, troppo tempo, che non si sentiva nominare il diario di John Winchester. Da quando Sam e Dean hanno “ereditato” il bunker dei Men of Letters e con esso la loro libreria, il diario di John è finito praticamente nel dimenticatoio. Sentire Sam dire “sì, papà ne parlava nel suo diario” è stato uno splendido colpo al cuore. Un ritorno alle origini, un omaggio meraviglioso racchiuso in una sola battuta di script.

Per il resto, nient’altro da segnalare. Mi piace come si siano nuovamente invertiti i ruoli fra Sam e Dean, ora che il primo ha perso fiducia nella missione e il secondo l’ha ritrovata. Non penso smetterò mai di amare il fatto che riescono sempre a fare in modo che i due si completino a vicenda. Dopo quindici stagioni, ancora non smetto di osservare le dinamiche fra loro con meraviglia.

Vi lascio con un tweet di Misha Collins di settimana scorsa, con l’ultima pagina dello script dell’ultimo episodio.

Mi mancheranno, mi mancheranno tantissimo.

 

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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