Supernatural – Recensione 15×10: Viva la normalità!

Supernatural – Recensione 15×10: Eccoci qua, con uno di quegli episodi tremendamente geniali per cui SPN, nonostante tutto, per me rimarrà sempre e per sempre una delle serie migliori in circolazione.

La puntata, di per sé, è piuttosto inconcludente a livello di trama, ma ci regala dei momenti di assoluta ed epica ilarità, oltre a una struttura meta narrativa che ci ricorda, come ho appena detto, esattamente il motivo per cui questa serie è così grande.

Partiamo dagli aspetti più “frivoli”, con Garth che chiede l’aiuto dei Winchester per una missione abbastanza banale e che sarebbe stata bene in un qualunque episodio filler all’esterno dell’ultima stagione. Ma, c’è un enorme ma: ovvero, ma rivedere Garth è stato bellissimo, scoprire come si è sistemato dopo tutto ciò che gli è accaduto, vedere che è felice e realizzato. Sicuramente non poteva mancare un suo ritorno prima della fine, e ho trovato abbastanza appropriata la conclusione che gli hanno dato – sempre ammesso che non decidano di ributtarlo nella mischia, ma non credo.

I Winchester, a seguito della loro scaramuccia di settimana scorsa con Chuck, sperimentano per la prima volta nella loro esistenza la normalità. Una vita fatta di carte di credito che non hanno un platfond illimitato, automobili – sì, perfino Baby – che iniziano a risentire dell’età e dei chilometri percorsi, salute che si fa cagionevole, intolleranze alimentari e denti che, in assenza di visite regolari, sono improvvisamente tutti cariati. È una situazione che dà vita a un siparietto esilarante dietro l’altro e rende l’episodio oltremodo scorrevole e godibile.

Il colpo di genio però, è la spiegazione di questa situazione. I Winchester non sono più gli eroi della storia, l’autore ha cambiato idea e li ha degradati a semplici comparse. Va da sé che si ritrovano vulnerabili e senza i loro “superpoteri”, ed è una soluzione narrativa spettacolare, perché i Winchester improvvisamente non sono i protagonisti della storia che noi stiamo vedendo, ma sono quelli della storia che Chuck sta scrivendo. Risentono delle sue scelte e dei suoi umori e noi stiamo osservando il dipanarsi di una storia che qualcun altro sta creando, nella consapevolezza che per l’appunto esista questo autore esterno ma allo stesso tempo interno alla storia che stiamo vedendo. 

Alla luce di ciò, è impossibile non provare la stessa meraviglia di quando Sam e Dean finiscono a una convention di Supernatural e scoprono dell’esistenza di Chuck, dei libri, dei profeti e di tutto il resto. La storia di questo telefilm è costellata di colpi di genio simili e lo ripeto, come si fa a non amarlo visceralmente, nonostante tutto?

Rimane comunque ben in primo piano la questione del libero arbitrio. Come Dean urla a gran voce durante lo scontro finale, il sudore e il sangue versati non sono di Chuck, ma sono loro, di Sam e di Dean. Lui potrà essere il maestro d’orchestra, ma il lavoro sporco l’hanno sempre fatto loro e come sono riusciti a fare moltissime volte, possono di nuovo trovare il modo di andare fuori tempo, mischiare le carte in tavola e fare alla loro maniera.

You and me. Not everything we did was Chuck. It was US.

E di nuovo, come dicevo settimana scorsa, Dean ha ritrovato la fiducia nel momento più opportuno, proprio quando quella di Sam ha iniziato a vacillare. Così si completano a vicenda i fratelli Winchester, così l’hanno sempre fatto, così vinceranno la loro battaglia.

Supernatural – Recensione 15×10: La scena TOP

Come ho detto, la “normalità” di Sam e Dean ci offre tutta una serie di scene meravigliosamente divertenti, ma senza ombra di dubbio la più epica all’interno dell’episodio è la presentazione dei gemelli di Garth.

Garth: This is Sam.
Dean: That means this one must be…
Garth: Castiel, yeah.

Il finale, ovvero i Winchester diretti verso l’Alaska alla ricerca di un misterioso guaritore o qualcosa del genere, mi ha lasciata un po’ scettica – ma decido di avere fiducia e sperare che questa sorta di figura mitologica descritta da Garth in realtà sia un volto noto e amato. Vedremo!

Voi che ne pensate?

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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