Supernatural | Recensione 10×22 – The Prisoner

Dopo la consueta morte annuale, che in Supernatural non può mai mancare, ci avviciniamo inesorabilmente alla fine di questa stagione. Non è stato facile, né sempre particolarmente interessante, arrivare fino a qui, ma ce l’abbiamo fatta e spero con tutto il cuore di arrivare alla conclusione e dire che ne sia valsa la pena. Fino ad ora, posso solo limitarmi a ribadire che, nei suoi alti e bassi, è stato l’ennesimo tragitto percorso in maniera emozionante e, proprio a sostegno della parte più emotiva racchiusa nello show, questo episodio non poteva che esordire, dopo soli pochi minuti dall’inizio, con il funerale di Charlie.

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Nella scorsa recensione, ho già detto quanto abbia amato questo personaggio e quanto abbia sofferto della sua morte, nonostante l’abbia ritenuta sensata nel contesto e, in un certo senso, anche necessaria per far progredire le storyline dei Winchester, ma così come ho voluto sottolineare tutto questo, è stato inevitabile non specificare che, seguendo la logica decennale dello show, tutto ciò avrebbe portato sicuramente a conseguenze disastrose e tanto è stato…

Sam che prova a dire qualche buona parola durante il funerale? Dick move. E’ impossibile non incolparlo della morte di Charlie, per via del ruolo che ha avuto nel coinvolgerla nel piano da lui stesso pensato, ed è proprio lo stesso Dean ad incolparlo, come previsto, ma non è che Sam abbia puntato una pistola davanti a Charlie per costringerla a cercare il Libro dei Dannati o per decifrare il codice per decifrare il Libro. Era una ragazza piuttosto indipendente, nonché intelligente, tanto da saper prendere da se qualsiasi decisione, inclusa quella di morire pur di riuscire nello scopo di aiutare una delle persone che abbiano significato di più nella sua vita. A questo punto, è meglio lasciarsi andare alla rabbia e mandare all’aria tutto il suo lavoro pur di vendicarla o dare, quantomeno, un significato al suo sacrificio?

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Nel dolore, nessuno ha la capacità di ragionare a dovere, la sofferenza ti sovrasta e non vedi nient’altro che nero, niente ha più senso oltre ciò che senti dentro; figuriamoci, quindi, se un impulsivo come Dean, che è oltretutto soggetto agli influssi malefici del Marchio, poteva essere in grado di mantenere la calma. Scontato e palese che ci sarebbe stato un vero e proprio cataclisma emotivo un po’ in entrambi i fratelli, così come nel loro rapporto, ma conoscendoli, non mi aspettavo niente di diverso e, considerando le millemila insensatezze, direi che della coerenza ci sta più che bene. Ciò di cui mi dispiaccio è, invece, l’incapacità di Dean di andare oltre se stesso – non capendo che Sam, Castiel e Charlie hanno solo tentato di trovare un modo per salvargli la vita – e di quella di Sam, che nemmeno ci prova a mettersi nei panni di Dean che, oltre tutto ciò che il Marchio gli fa provare e spingere a fare, si deve pure sentire sulla coscienza il peso di morti innocenti per vie traverse, ma comunque riconducibili a lui.

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Infatti, l’episodio non inizia tanto a caso con una scena, all’apparenza insulsa, di un giovane Cyrus Styne bullizzato e che, in seguito, mostra di non avere nulla che sia vagamente riconducibile allo stile di vita della sua famiglia. Avevo sperato nella presenza a lungo termine di questa famiglia, vista la loro originalità, ma in Supernatural chiunque ha vita breve, così anche loro; però, non me ne lamento affatto, anzi. Sorvolando sul fatto che sono piuttosto certa che rivedremo in futuro qualche altro parente, visto che la famiglia sterminata da Dean ne era solo una delle tante, c’è da dire che il loro coinvolgimento non ha significato molto per Dean solo perché Eldon ha ucciso Charlie, ma anche perché ha fatto scattare qualcosa in lui, che va oltre il Marchio. Era abbastanza infuriato da uccidere Cyrus, di cui ci è stato mostrato il suo essere un bravo ragazzo innocente, perseguitato e costretto dalla sua famiglia ad essere qualcos’altro solo per farci capire il livello di rabbia e frustrazione raggiunto da Dean nell’esitare a malapena prima di premere il grilletto su di lui, ma era pienamente cosciente e consapevole delle sue azioni, tanto da non uccidere Castiel. Non c’entra il Marchio, quindi, la sua è solo frustrazione provocata dal fatto che, a causa sua, continuino a morire persone innocenti, perché lui è in grado di ragionare solo così.

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E mentre Dean si dà da fare a sterminare rami genealogici, Sam persiste nel tentativo di salvarlo. Ormai, Charlie è morta e nessuno la riporterà indietro – perché in Supernatural certe capacità vengono sfruttate solo per i Winchester di nome e di fatto – quindi, tanto vale portare avanti il piano originario e fare in modo che il suo sacrificio, quantomeno, non diventi vano. L’unico ostacolo, nonché l’unica possibilità di riuscita, sfortunatamente, è quello di accontentare Rowena che, essendo una strega alquanto furba, riesce a rigirare a suo favore la situazione, mettendo Sam alle strette: per ottenere aiuto con il Marchio, dovrà prima uccidere Crowley.

Il giovane Winchester non solo acconsente, provandoci e fallendo miseramente, ma fa pure lo spavaldo! Non che sia proprio il caso di difendere Crowley, certo… Ma dubito fortemente che istigare il Re dell’Inferno possa rivelarsi una scelta saggia, solo perché ha passato un ‘momento’ di umanità / sopportazione altrui.

Di tutto l’episodio, che dopo secoli non ha avuto nemmeno un secondo di noia, devo ammettere che la scena che più di tutte mi ha elettrizzato è stata proprio la rivalsa di Crowley. Gli occhi rossi come il sangue e l’austerità nel tono della sua voce che mancava da troppo, troppo tempo, mi hanno fatto emozionare. Questo è il Crowley che ho amato per tanti anni e che spero di rivedere presto all’azione. Semplicemente fantastico.

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In tutto questo fangirlizzare e ragionare, però, mi sono distratta e solo alla fine dell’episodio ho seriamente realizzato che ora che il gioco si fa duro, i duri si ritirano per le vacanze estive… Siamo ad un passo dalla conclusione di questa stagione e ho già l’amaro in bocca al solo pensiero di quanto ci toccherà aspettare prima di assistere al proseguo di queste storie.

Mi infastidisce che abbiano usufruito di episodi filler nel corso della stagione, quando in ballo c’era tutto questo, ma arrivati a questo punto, ormai, non si può far altro che sperare in un degno finale.

Jules
Giulia, 23 anni, abruzzese, studentessa universitaria di "Beni Culturali: cinema, musica e teatro", presso l'Università degli studi di Siena. Appassionata di cinema fin da bambina, ad un certo punto della sua vita, esattamente quando scoprì Supernatural nel 2006, ha iniziato a diventare una drogata anche di serie tv. Adora passare ore ed ore davanti al suo pc a fare lunghe maratone telefile, occupando il suo tempo libero con un'altra forte passione, la scrittura (riducendosi a studiare la notte, ai limiti della sopportazione umana!). Il suo sogno nel cassetto è di diventare una sceneggiatrice, ma si accontenterebbe anche di diventare una 'semplice' scrittrice di romanzi fantasy. Ha una vera e propria ossessione per tutto ciò che riguarda gli angeli e, più in generale, per ogni sorta di creatura sovrannaturale. Sa che un giorno farà il giro degli Stati Uniti a bordo dell'Impala insieme a Sam e Dean ma, nel frattempo, si accontenta di vederli solo attraverso lo schermo.

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