Suits | Recensione 6×16 – Character and Fitness (SEASON FINALE)

Anche questa sesta stagione è giunta al capolinea e lo ha fatto regalandoci un continuo alternarsi di emozioni anche in questo season finale.
Personalmente l’episodio mi è piaciuto moltissimo, si è distinto per un perfetto equilibrio fra suspance e approfondimento psicologico. Mi è piaciuto il modo in cui si sono approcciati a ciascuno dei nostri protagonisti e benché la conclusione de facto sia stata tutt’altro che una sorpresa, mi sono goduta il viaggio e i numerosi ostacoli dimenticando che la soluzione sarebbe stata scontata. Insomma, come direbbe un vecchio saggio: non è stata la meta ma il viaggio ad essere stato importante.
Sicuramente un posto d’onore merita la ricomparsa di Jessica: arrivata al momento perfetto con la notizia perfetta perché, non so voi, ma io non avevo idea che sarebbe ricomparsa per cui vi lascio immaginare la mia reazione totalmente controllata e ricca di aplomb…

Benché questa idea dello spin off su Jess mi piaccia molto poco, devo ammettere che ha senso: il suo personaggio aveva bisogno di una nuova spinta e se per ottenerla è stato necessario portarla via da NY, allora ben venga. Senza contare che, come scrivevo in una delle mie passate recensioni, la sua assenza porta nuovi impulsi nel resto dei personaggi.
La prossima stagione vedrà nuove sfide all’orizzonte per i nostri avvocati e sono personalmente curiosa di vedere quali saranno.
Ma volendo focalizzarci sulle tante cose accadute nell’episodio, sono obbligata a farlo andando per gradi.

Malgrado quanto sostenuto davanti alla commissione dal figlio dei Robinson lo psicologo del carcere, io non ho trovato così cresciuto il nostro Mike, solo più consapevole. Il che, nel suo caso, significa più martire. Ammetto, però, che mi piaccia questa sua contraddittorietà (rispecchiata dalla scelta finale) e i continui paralleli con Harvey. Se nel caso di Harvey, però, l’input lo dà la competitività e l’azzardo, nel caso di Mike c’è il macchiavellico voler fare del bene a qualunque costo. In particolare ho apprezzato molto – come è d’altronde tratto distintivo della serie – l’insistenza sul significato di integrità o meglio, sul suo valore.
Il procuratore Gibbs è stato uno dei migliori avversari che abbiano affrontato proprio perché inattaccabile, incorruttibile. Un po’ come era Cahill la scorsa stagione, salvo farci ricredere in questa. Ma nel caso di Gibbs, ad un certo punto, ci siamo ritrovati a chiederci – un po’ come Hermione Granger ne “L’Ordine della Fenicie” – se non fosse il caso di fare uno strappo alla regola, in onore del bene.
Insomma, trasgredire alle regole ma farlo a fin di bene è realmente condannabile? Invece, essere attaccati al rispetto delle regole, ad ogni costo, anche quello di causare del male, è realmente operare per il Bene?
Il giurato che ha dichiarato forfait chiamando in causa Gibbs era inattaccabile e aveva nominato la donna per gratitudine perché aveva ricevuto del Bene. Una scelta degli autori, questa, che ho apprezzato moltissimo innanzitutto perché è stato bello vedere che c’è qualcuno in “Suits” che non faccia carriera perché corrotto, in secondo luogo perché ha confermato che Gibbs è sì intransigente ma è inattaccabile a sua volta (e quindi non ipocrita, contrariamente a tutti coloro che l’hanno preceduta) e soprattutto che sa cosa significa il perdono. La donna, infatti, aveva piegato la legge per permettere che trionfasse ciò che è Giusto. Un chiaro richiamo al vero significato di giustizia che è stato a lungo dibattuto ad inizio stagione con Mike in carcere e Harvey&Co fuori che cercavano di aiutarlo.
Ciò che però ho più apprezzato è stato il veloce portare alle estreme conseguenze Harvey, salvo poi fargli ascoltare la voce della ragione (Mike/Louis) e capire che le decisioni dettate dalla disperazione non sono mai foriere di cose buone. Minacciare non rende più forti, solo più deboli, come gli ha gentilmente fatto notare Patterson (il giurato dimissionario).

Il suo percorso è stato senza dubbio il più approfondito e articolato in questa stagione e quella frase finale di Mike: “She’s gone” oltre ad essere un chiaro riferimento alla 6×10 e a Jessica, è un presagio di un altro grande abbandono che subirà Harvey. Come auspicato da me nella scorsa recensione, la storyline di The Donna è servita per introdurre il giro di boa per il personaggio della Paulsen. Donna sa di valere molto, di essere eccezionale, ma si è sempre accontentata. Ha sempre svolto il suo lavoro con cura, ha fiancheggiato Harvey nelle peggiori tempeste ma ad un certo punto si è persa. Donna è molto più di una segretaria, Donna è molto più dell’amica/psicologa di tutti, Donna è molto più di tutto ciò che abbiamo visto finora. E credo proprio che la prossima stagione la vedremo esplorare tutto ciò e qualcosa nel percorso di Harvey mi dice che l’uomo la sosterrà e forse un giorno giungeremo a vederli indipendenti l’uno dall’altro ma desiderosi comunque di camminare insieme.
Ovviamente l’abbandono di Donna sarà un altro punto di svolta per Harvey ma credo sia arrivato ad uno stato di crescita personale tale da rendersi conto di poterla lasciare andare senza avere il timore di perderla. Notare, fra l’altro, il rimando non troppo sottile al litigio fra i due che concluse la quarta stagione (ancora piango al ricordo) e, soprattutto, al sogno con cui è iniziata questa seconda parte di stagione. Ricordate? Donna che non può essere la segretaria di Harvey e la sua compagna di vita nello stesso momento. Anche se all’epoca è stato un troll di dimensioni ciclopiche (grazie autori!argh!), ora ritorna come premonitore dei cambiamenti fra i due.
In generale, è stato proprio il senso di unità a trasparire dalla puntata: sono stata contenta che Harvey abbia capito che il sacrificio estremo da lui desiderato non avrebbe risolto la situazione. Certamente sarebbe stato bello vederlo sacrificarsi ma diciamocelo, sarebbe stata una soluzione uscita dalla peggiore fanfiction marvey ed avrebbe privato Harvey di tutto ciò che lo rappresenta.
E avrebbe privato la serie del protagonista per cui…
Nello specifico, ho apprezzato il percorso fatto fare ad Harvey in questa stagione e in questo episodio: è stato bello vederlo infaticabile e deciso a salvare la situazione, ed è stato bello che abbia avuto l’idea di chiamare Jessica e che la donna sia arrivata a salvare la situazione.
Grande entrata ad effetto!E comunque, Jessica mi è mancata.


Un’altra storyline che sembrava inutile, invece, si è rivelata potenzialmente utile è stata quella di Louis e Tara.
Per quanto io voglia bene a Louis, devo ammettere che Tara ha avuto ragione. Louis è cresciuto molto in questi anni ma ci sono alcuni aspetti del suo carattere – l’impulsività fra tutti – che hanno bisogno di un ulteriore lavoro. In particolare la meschinità di cui Louis è capace se provocato, è qualcosa che non va bene nella relazione con un’altra persona, soprattutto se stai per diventare genitore. Prevedo che Louis compierà un arduo percorso di crescita personale nella prossima stagione, il senso di fallimento che lo ha sommerso alla notizia di Tara sarà il punto di partenza per un nuovo Louis o in generale per una futura storyline interessante.

In generale, non vedo l’ora che Suits torni con episodi nuovi perché anche se è uno hiatus relativamente breve, la serie tv mi manca sempre.

Si chiude quindi con questo episodio una sesta stagione diversa dalle precedenti: cambiano le location e cambiano i percorsi fatti fare ai personaggi. Sicuramente il cambio di ambientazione ha portato una ventata d’aria fresca, è stato interessante vedere il nostro team agire in luoghi diversi dai soliti e in generale il livello qualitativo è rimasto inalterato.

Ho apprezzato molto il percorso fatto fare ad Harvey e sono contenta di vedere che è tutt’altro che concluso. La prossima stagione sarà il reale giro di boa per la serie tv perché gli equilibri dovranno risistemarsi senza Jessica: un’assenza che, malgrado tutto, in questi 6 episodi è pesata relativamente poco perché il fine comune era uno solo: Mike Ross.

Oltre a Harvey, ho amato molto le storyline di Rachel e Donna. Entrambe le donne dei protagonisti meritavano di essere molto più di tutto ciò ed ho adorato vederle crescere così tanto. In particolare Rachel; la ragazza, infatti, è diventata altro dal semplice interesse amoroso di Mike e la sua amicizia con Louis è stato un altro fiore all’occhiello di questa stagione.

Prima di chiudere, vorrei ringraziare VOI per aver letto le mie recensioni, la meravigliosa Suits Italia per averle condivise ed avermi supportato da….bhè da anni, perché non potete amare Suits e non adorare questa pagina!

…e Luca per avermele affidate: scrivere di “Suits” è stata una gioia più grande di quanto mi aspettassi e se sono riuscita a trasmettere a voi anche solo la metà del mio amore per questa serie tv, allora ho raggiunto il mio intento.

 

The Lady and the Bandhttps://illabirintodellestorie.com/
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

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