Suits | Recensione 6×15 – Quid Pro Quo

Partnership. Cosa significa essere «partners»? Sembra essere questa la domanda che accompagna questo penultimo episodio della sesta stagione e dovunque guardassimo la risposta è stata univoca: portare insieme il peso delle scelte e i guadagni dei successi. Condividere, nel bene e nel male: vi presento la parola chiave.

Non so bene come relazionarmi a questa puntata, vi devo dire il vero. Purtroppo c’è una grossa parte di me, quella che vede l’umanità nella finzione, che non ha per nulla apprezzato l’incedere sul fil di lama (e un po’ più in là) dei nostri personaggi.

Non ho amato la disinvoltura con cui erano tutti (grosso modo) disposti a infrangere la legge per poter permettere a Mike di accedere al Tribunale Disciplinare (e superarlo pure!) e non mi è piaciuto come gli stessi autori abbiano scelto, ancora una volta, di concedere una giostra legale per accontentare Mike.

Hanno oltrepassato il limite.

Questa, chiaramente, è la mia posizione sull’argomento morale e credo di poter affermare che capisco in pieno la reazione di Tara e che la sua è stata l’unica che ho potuto trovare accettabile.

Se, invece, focalizzo in maniera doverosa, la mia attenzione alla puntata da un punto di vista tecnico, devo riconoscere che ha avuto un ritmo sostenibile e una scrittura all’altezza del “Suits” che amo da sei anni: benché la partita a tennis della scorsa settimana sia sembrata continuare anche in questa, nella puntata odierna si sono concessi alcuni momenti di pausa utili a farci comprendere gli stati d’animo dei personaggi, illuminandoci circa le reali motivazioni dietro le loro scelte.

A parte la storyline di Donna e Ben, c’è un solo movente dietro le azioni di tutti: il senso di colpa e la disperata volontà di fare ammenda.

E no, non è per Mike che fanno quel che fanno ma per mettere a tacere quella vocina interiore che dice loro che hanno tutti sbagliato esattamente come mr Ross ma che è stato solo quest’ultimo ad averne pagato le reali conseguenze. La prima reazione di Mike, quella guidata da «cosa ne avrebbe pensato la nonna» è stata la più onesta ma, come abbiamo imparato da sei stagioni a questa parte, sono le debolezze dell’animo umano, alla fine, ad avere la meglio.

È stata la volontà di farla pagare ad un fedifrago a convincere Harvey e non guardare oltre alle motivazioni del tizio della commissione, è stata la volontà di essere – per una volta e a ragione – un esempio a convincere Mike, inizialmente, a lasciar perdere il ricatto e l’estorsione e provare ad accontentarsi (salvo poi fare marcia indietro, cedendo nuovamente alla tentazione del “fine che giustifica i mezzi”: sto infrangendo la legge ma, ehi, lo sto facendo per gli altri), è stata la paura di Rachel che Mike potesse rimanere vittima dei suoi rimpianti a farle optare per assecondare il piano di Harvey ma soprattutto, è stata la speranza di essere migliore del sé passato di Louis a fargli scegliere la strada più coraggiosa.

Contrariamente agli altri, Louis è l’unico ad ammettere ad alta voce che quello che hanno fatto li sta torturando e che non solo Mike avrebbe dovuto pagarne le conseguenze. Il confronto con Rachel prima e Tara, poi, è stato un enorme faro che mi ha illuminato sull’intero episodio. La reazione di Tara è stata comprensibile e la decisione della donna di allontanarsi è stata logica. Louis ha paragonato – in un momento di rabbia e panico – la propria confessione con la doppia vita di Tara agli inizi. Ma non è la stessa cosa: Tara è stata onesta e soprattutto, Tara – per quel che ne sappiamo – è colpevole solo di aver tenuto il piede in due scarpe. Louis ha infranto la legge (e ora confessandolo, l’ha resa complice). Sono due colpe di peso ben differente. Da un altro punto di vista, il confronto è stato lo specchio di quanto velocemente stiano procedendo le cose fra i due: la loro relazione non è ancora sufficientemente forte per supportare un segreto come quello di Louis (contrariamente a Mike e Rachel che, anche se fra alti e bassi, avevano un rapporto ben più radicato) e sarà interessante vedere cosa sceglierà di fare Tara.

Allo stesso modo, ho trovato meraviglioso come gli autori continuino a far definire Mike un «criminale» da tutti gli estranei suscitando in noi una reazione alla Rebecca Bunch di “Crazy Ex-Girlfriend”: the situation has definetely more nuances than that! Mike non è un criminale nel senso morale e più dispregiativo del termine. Il suo è stato un delitto senza vittime. Lo abbiamo visto crescere e lottare e soprattutto ne conosciamo l’animo. Il mondo lo vede come un gigantesco imbroglio, un truffatore che ha usato la buona fede per fare ciò che voleva. Noi solo come un bravo ragazzo che ha fatto delle scelte sbagliate per motivi giusti. È sorprendente come, dopo tutto, abbiamo ragione entrambi: noi (i fans e la PSL) e loro (tutti gli altri).

Su The Donna dico solo questo: o è stata una storyline totalmente inutile ed allora hanno sprecato minuti utili, oppure l’essere stata definita una «segretaria legale in carriera» smuoverà qualcosa in Donna. Nel primo caso, avrebbero toppato alla grande, nel secondo, ci mostrerebbe un nuovo percorso per un personaggio che – non importa quanto mitico e ineguagliabile – ha bisogno di nuova linfa onde evitare di diventare la caricatura di se stessa.

Vi lascio al promo del season finale. Sembra che il sostituto procuratore ritornerà in scena e farà ad Harvey un’offerta che non potrà rifiutare (sì, ho fatto un riferimento cinematografico e sì, Harvey e Mike sarebbero fieri di me).

Cosa vi è parso della puntata? Vi aspetto nei commenti.

Prima di salutarvi, vi ricordo di passare dalla meravigliosa Suits Italia.

 

Ps. Nel frattempo è uscita questa notizia che mi lascia con l’amaro in bocca.

The Lady and the Bandhttps://illabirintodellestorie.com/
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

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