Suits | Recensione 6×07 – Shake the trees

“My name is Donna. And I’m awesome”

Basta. Ho finito la recensione.

boom baby

Donna Paulsen è riemersa. Per decisamente troppo poco ma è riemersa. C’è ancora, lì da qualche parte, nascosta dietro il ruolo di supporto psicologico di Harvey e cane guida di un Louis più bisognoso che mai.

Il personaggio di Donna è l’esempio perfetto di cosa va e cosa non va in questa prima parte della stagione: accantonata la sua grandiosità per esigenze di copione, riemerge a sprazzi facendoci morire di nostalgia, ma non resta mai a lungo.

Ho letto in giro diverse opinioni che rimproveravano alla serie tv una certa ripetitività nello schema degli ultimi episodi e ammetto di essere d’accordo, ma solo in parte. La mia opinione è che si siano andati ad impantanare e ora si ritrovino incastrati in un loop che inizia a sfiancare lo spettatore: non hanno vie d’uscita della trama, se non fare – questa volta letteralmente – uscire Mike di prigione o sorprenderci con un colpo di scena di quelli grossi, che prendano le nostre fondamenta e le lancino per aria. Al momento siamo in uno stagno in cui ogni tanto lanciano un sassolino e la situazione non è mai stata tanto chiara come in quest’ultimo episodio: sono settimane che predico un prossimo procedere degli eventi ma mi sembra piuttosto evidente che non sia ancora il momento. Ma siamo al settimo episodio, il mid season si avvicina e con esso una qualche soluzione…spero.

suits sigla
Il titolo dell’episodio fa riferimento ad un modo dire che indica lo scatenare una reazione di qualche tipo in un’altra persona o situazione: un modo di dire che, come sempre, coinvolge ciascuno dei personaggi in maniera diversa.

Mike Ross, la Sindrome del Martire e l’effetto boomerang

Mike è uno dei personaggi più frustranti della tv: gli voglio bene, ve lo dico onestamente, ma metà delle volte vorrei prendere a badilate il destino (aka gli autori) che lo infilano sempre in situazioni dello stesso tipo in cui qualunque decisione prenda è sbagliata. Bloccato fra il voler far la cosa giusta e voler fare la cosa giusta, Mike finisce in un ginepraio che si sta rivelando sempre più fitto.

Senza contare che con la quantità di scrupoli che si fa, ci si potrebbe costruire una piramide. Non dico che dovrebbe calpestare gli altri ma avere un briciolo di amor proprio in più non gli farebbe male.

mike

L’intera storyline della puntata (ma anche degli ultimi episodi) può essere riassunta nell’espressione italiana “Salvare Capra e Cavoli” perché è ciò che Mike sta cercando di fare.

Il suo atteggiamento, però, affonda le radici nel costante sentimento di non essere abbastanza degno: Mike si sente un imbroglione e il tempo in prigione lo sta realmente vivendo con una forma di punizione per il suo passato. Malgrado dica di non aver patteggiato per difendere Harvey e lo studio, una parte di sé è convinta di meritare quella punizione e il sacrificare se stesso per permettere a Kevin di avere la vita che vuole, fa parte di questo percorso di autopunizione. Non è redenzione quella di Mike, è un puro e semplice auto punirsi perché non è degno di salvarsi, non quanto Kevin, che ha una famiglia. Mike si sente colpevole di avere rovinato la vita di tutti, per come la vedo io, ma ciò che non realizza è che ciascuno di coloro che lo circondano hanno LIBERAMENTE SCELTO di stargli accanto e rischiare con lui. A volte mi chiedo se questo suo martirizzarsi continuo non sia legato al trauma della morte dei genitori: se non si sia mai sentito un peso per la nonna più che una benedizione, se il suo ribellarsi e poi autopunirsi non sia dovuto ad un sentirsi costretto a dover dimostrare sempre di essere degno, un’oppressione che conduce ad una ribellione ed una conseguente autopunizione per essersi ribellato. Lo dimostra l’istinto a voler fare del bene ma sempre prendendo scorciatoie: è un circolo vizioso che appaga il suo desiderio di essere buono ma che allo stesso tempo innesca il meccanismo di autopunizione per non esserlo stato abbastanza.

I nuovi particolari emersi su Miller, però, gettano alcune ombre sul personaggio del compagno di cella perché è vero che Kevin ha agito (e agisce) per il bene dei figli ma lui e sua moglie stanno coprendo qualcuno che non merita di essere protetto. Che esempio danno ai propri figli? Che è giusto scendere a compromessi con la legge pur di vivere tranquilli? Che l’onestà è un valore solo se sei ricco? Insomma, Mike si sta sacrificando per qualcuno che non è degno di quel sacrificio. Coprendo Kevin, Mike sta aiutando Sutter.

Alla luce, però, di quanto accaduto in chiusa d’episodio, qualsiasi discorso sul sacrificarsi o tradire perde di importanza perché Cahill ha lanciato un tiro mancino che avremmo dovuto sospettare ma che abbiamo ignorato.

Harvey e un Cahill che non sa cosa lo colpirà ora che lo ha sollecitato.

Su Harvey non ho molto da aggiungere a quanto ho scritto nelle scorse recensioni: ciò che è stato disposto a fare pur di fare uscire Mike di prigione è stato più volte ribadito e l’essere arrivato a colludere con Cahill crea un interessante parallelo con il dilemma morale che ho illustrato poco fa riguardo Kevin. Ancora una volta, il fine è nobile ma i mezzi non lo sono altrettanto.

harveyL’enorme differenza la farà la rivelazione di Cahill alla fine della puntata: l’accordo non esiste più, Mike resta in carcere ed il processo contro Sutter continua, o meglio, inizia. Cahill non sa cosa lo attende perché se è vero che in caso la collusione emergesse, ne pagherebbero entrambi le conseguenze, sarebbe il procuratore a subire le più pesanti: tanto per dire, io, da persona estranea alla vicenda, mi chiederei subito se la collusione con l’avvocato della difesa sia stato un evento una tantum o se si sia verificato già in passato ed essendo Sean Cahill un procuratore, molti suoi vecchi casi verrebbero riaperti.

Da un’altro punto di vista, bisogna considerare che Sean Cahill aveva dei motivi personali contro Sutter troppo forti perché non ci dovessimo aspettare un colpo di coda del genere. Speravamo che non accadesse e per questo, almeno io, ho fatto finta di nulla.

Louis Litt e…un altro a cui l’insicurezza fa brutti scherzi

A proposito di Louis, innanzitutto, avrei una prima domanda da porre: ma fa ancora l’avvocato o vive di rendita alle spalle del lavoro di Jessica e Harvey? Perché al di là delle consulenze finanziarie a Specter, non mi sembra stia facendo altro di lavorativo negli ultimi 7 episodi. Capisco la volontà di approfondire il lato personale del personaggio ma anche una semplice battuta come «Gretchen, l’incontro con la Società Tal dei Tali mettilo alle 15» è sufficiente a non farci chiedere se quest’uomo lavori ancora o abbia optato per uno sciopero bianco.

Sorvolando, però, sul fatto che Litt sia stato confinato nel ruolo privato di macchietta comica dalle insicurezze abnormi (sensazione perfettamente esemplificata dalla reazione delle due segretarie alla richiesta di Louis), devo dire che trovo interessante la svolta presa dal suo personaggio.

L’albero Louis Litt è stato colpito da una richiesta decisamente insolita di qualcuno che, chiaramente, aveva elevato ad Essere Perfetto un po’ troppo presto. Non è tutto oro quel che luccica, caro Louis. Mi chiedo se la decisione di fare il boyfriend part time sia dovuta ad una bassissima autostima (aka «non sono degno di Tara e mi accontento di un pezzetto») o di un’effettivo desiderio di competizione. In entrambi i casi, ne uscirà con le ossa rotte perché il suo personaggio ha una così bassa considerazione di sé che in ogni caso, una relazione del genere, non farebbe che fargli del male. Anche in questo caso, mi chiedo se la decisione del part time (qualcosa di chiaramente non impegnativo) non sia fortemente legata alla fine della sua relazione con Sheila che è stata opportunamente ricordata da Donna in una conversazione. Una relazione che avrebbe portato al matrimonio, non fosse che i due volevano cose diverse per quanto riguarda i figli.

L’unico modo in cui, però, vedo produttiva questa linea narrativa è se alla fine di tutto il personaggio di Louis dovesse subire un’ulteriore crescita e maturazione o se Tara si rivelasse altro – ancora – da ciò che sembra. In caso contrario, avrebbero sprecato episodi a raccontare una storia che non aggiunge altro al personaggio di Louis.

Donna Paulsen. Una donna, un mito.

Donna è probabilmente uno dei personaggi migliori sulla faccia della Terra dei Telefilm. Il suo essere favolosa è stato però confinato da troppe puntate in qualche momento qua e là, troppo spesso legato al risolvere le mille beghe di Louis. In questo episodio, nella scena con Stu Il Simpaticone, è riemersa la vecchia Donna, quella favolosa che riuscirebbe a far iniziare la dieta a Giuliano Ferrara solo alzando un sopracciglio. Peccato sia ripiombata nel suo ruolo di psicologa nell’arco di due nanosecondi.

donnaSappiamo però che la sua relazione col misterioso Mitchell è finita ed il motivo è analogo a quello che interruppe il fidanzamento di Luois e Sheila: uno dei due voleva figli e l’altro no. La domanda è, chi dei due l’uno e chi l’altro? Sono domande importanti, soprattutto se se le pone una shipper Darvey all’ennesima potenza. i ship itRachel Zane e il “Mai una gioia”

Per quanto Rachel non sia il mio personaggio preferito della serie, non intendo unirmi al coro di haters che leggo ogni giorno sul web. È vero che è un po’ degna di Mike dal punto di vista del dramma che la segue ovunque vada, ma è anche vero che è un personaggio estremamente coerente con la sua crescita e maturazione di donna e avvocato.

Come scrivevo già nella scorsa recensione, la sua storyline mi affascina molto e sono curiosa di scoprire come e se riuscirà a vincere il caso del condannato a morte.

rachelMi piace che abbiano scelto di farle incontrare l’odio dei genitori delle vittime: un odio giustificato ma che ha fatto sì che lei dimostrasse ancora una volta che sta crescendo e diventando sicura di sé. La vecchia Rachel si sarebbe nascosta da qualche parte a piangere e sarebbe corsa da Jessica per lamentarsi, invece la nuova Rachel ha accusato il colpo, è tornata nel suo ufficio ed ha ricominciato a lavorare, perché anche se riconosce come legittimi i sentimenti del padre della giovane uccisa, è anche sicura di essere nel giusto ed ha intenzione di combattere per esso. Non è ancora pronta per farlo da sola e sa che non ha ancora l’esperienza (sì, l’esperienza perché non si nasce Jessica Pearson ma lo si diventa) per affrontare un caso di questa portata. E, cosa più importante, non ha perso tempo a spiegare che lei non lo fa per farsi un nome, sa di essere nel giusto e sa che non ha bisogno di giustificarsi.

Per quanto mi riguarda, GO RACHEL! La sua storyline, per ora, è la migliore.

In conclusione, l’episodio è stato scorrevole e intrigante ed ha posto le premesse per ciò che seguirà: dai ricatti di Gallo, al processo di Sutter e Bailey. Di per sé mi ha soddisfatto ma allo stesso tempo, dovendolo inserire nell’economia generale della stagione, ha evidenziato in pieno le mancanze: il loop narrativo, la macchiettizzazione di alcuni personaggi, lo scarso uso di altri ed una certa lentezza negli eventi che rende il ritmo generale poco incalzante.

Nulla che però non possa essere risolto nelle prossime puntate. Si spera.

Per ora vi lascio al promo del prossimo episodio.

E con questo vi saluto. Vi ringrazio per seguire le mie recensioni e vi invito a lasciare i vostri commenti qui sotto.
Vi ricordo, altresì, la meravigliosa pagina dedicata a Suits: Suits Italia.

Un vero gioiellino. Parola di fan.

 

The Lady and the Bandhttps://illabirintodellestorie.com/
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

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2 COMMENTS

  1. Approvo tutto, tranne una piccola cosa, se posso permettermi. Donna non ha assolutamente detto che la sua situazione era la stessa di Louis/Sheila/figli. Ha solo nominato la storia con Sheila a Louis, per dire che nonostante sia stato lui a lasciarla, il cuore lo aveva comunque spezzato. Era solo un modo per fargli capire come si sentiva. Ammetto che quando ha detto “it was like you and Sheila” ho pensato per 10 secondi che fosse una questione simile, ma poi si è capito che non lo era. Donna ha nominato due volte sto Mitchell e lo ha chiamato due volte “someone she was seeing”. Manco “boyfriend” ha usato. Non penso proprio fossero a quel momento della relazione dove si parla di figli.. Io penso lei lo abbia lasciato perché non era molto convinta, e comunque sappiamo che finché non risolverà la situazione con Harvey non potrà mai essere in grado di darsi completamente a qualcuno. Quindi, no. Non penso parlasse di bambini. Era solo un modo per fare capire a Louis come si sentiva. 🙂

    • Ciao!
      Grazie del commento e della puntualizzazione, evidemente ci ho letto più di quel che ci fosse, effettivamente lei non specifica nulla del genere, è tutto lasciato all’interpretazione di noi spettatori.
      Il fatto comunque che il nome di Mitchell sia emerso poco non significa moltissimo, purtroppo (o per fortuna) sono accadute alcune cose più rilevanti (ai fini della trama) della vita privata di Donna per cui è possibile che noi spettatori non sapessimo realmente come fosse la situazione.
      Resta il fatto che Mitchell non esiste più e il futuro è pieno di speranza per chi, come me, spera che un giorno Harvey e Donna diventino una coppia a tutti gli effetti (anche se, è una mia convinzione personale, una volta accaduto nulla cambierebbe realmente nella serie tv ahahahah. Grazie agli sceneggiatori non è la coppia il fulcro della serie tv).
      Grazie ancora e alla prossima 🙂

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