Stranger Things Stagione 2 – Conferme, Sorprese e Opinioni Personali

Dopo un binge watching feroce a discapito di quasi tutte le serie tv settimanali che si sono dunque accumulate nella lista degli episodi da guardare su Tv Show Time, ho terminato la visione della nuova stagione di “Stranger Things” sabato notte, decisione forse non completamente geniale considerata l’atmosfera deliziosamente angosciante degli ultimi due episodi, ma che ha creato certamente il mood perfetto per lo sprint finale della maratona. Domenica dunque ho provato a raccogliere le mie opinioni generali sulla serie e sul suo trionfale ritorno e questo è il risultato.

LA STAGIONE

La seconda stagione di “Stranger Things” si è rivelata un po’ un diesel per me, è partita lentamente, in sordina, ma quando è decollata, è letteralmente esplosa raggiungendo livelli qualitativi davvero elevati e superando in alcuni frangenti anche la stagione d’esordio. Ciò che amo di più di “Stranger Things” è la capacità di combinare magistralmente una “semplicità” apparente, tipica degli show degli anni ’80 / ’90, non tanto nella trama, quanto proprio nelle sensazioni secondo me – anche il suo aspetto così squisitamente inquietante non è costruito con troppe esagerazioni, è sottile, costante, ma quasi impercettibile all’inizio-, con una crescente complessità narrativa che mostra ogni volta quanto quella semplicità iniziale fosse in realtà solo il frutto di uno studio e di un lavoro impeccabile nei minimi dettagli.

Il percorso compiuto in questo secondo capitolo della serie è stato particolare, sia per il modo in cui sono state raccontate le storie, quindi, come ho anticipato, attraverso un climax non del tutto graduale e non completamente regolare [tra il sesto e ottavo episodio c’è il settimo che rompe completamente con la storyline di base], sia per la caratterizzazione dei personaggi che spesso hanno affrontato percorsi individuali o al massimo a coppie. Non nego da questo punto di vista che avrei desiderato vedere il gruppo più unito come nella prima stagione però proprio questa scelta, paradossalmente, mi è servita per notare e apprezzare personaggi che precedentemente non avevo davvero notato come meritavano.

LE CONFERME

Le conferme ricevute in questa stagione riguardano fondamentalmente i miei personaggi preferiti: Joyce, Hopper e Dustin.

Joyce & Hopper sono a mio parere personaggi assoluti e onestamente ancora non capisco perché Winona Ryder non abbia vinto più premi di quelli che esistono per la sua interpretazione di Joyce Byers, confermandosi un’attrice con la capacità di lasciarmi senza fiato e senza parole, superba, che viaggia davvero su un altro livello soltanto suo, mentre la sua Joyce si rivela una delle mamme più straordinarie che abbia mai visto in una serie tv, e non esiste UpsideDown, Inferno o qualsiasi mondo oscuro ci sia in questo universo e negli altri che possa impedire a Joyce Byers di salvare suo figlio Will.

Hopper invece è per me un esempio di uomo ideale, con tutte le sue luci e le sue ombre. Il suo rapporto con Eleven è una delle novità più belle di questa stagione e mi ha emozionato e sorpreso in più occasioni di quante avessi previsto. Jim è un uomo segnato e distrutto dagli eventi che ha subito nella sua vita eppure ha ancora tanto da dare, a tutti coloro che si rivolgono a lui per un sostegno. Il modo in cui è riuscito a raggiungere emotivamente Eleven e a donarle una parvenza di normalità è bellissimo nella sua umanità, nonostante i contrasti inevitabili, lui la protegge e torna sempre da lei, diventando la sua prima vera famiglia intesa in senso classico, l’unico padre che lei abbia mai avuto e come tale si comporta, non abbandonandola nemmeno nel momento in cui tutti l’avrebbero fatto.

 

E ugualmente nobile è la sua decisione di restare accanto a Joyce incondizionatamente. Non ha bisogno di spiegazioni la scena nell’ultimo episodio in cui siede di fronte a lei, sul pavimento, e semplicemente le resta vicino mentre lei piange per la perdita di Bob. Jim è una costante, è il supporto di cui ci si può fidare ciecamente perché non andrà mai via.

Dustin è una leggenda indiscutibile. Ogni parola, ogni gesto, ogni piccolo dettaglio della sua caratterizzazione è degno di nota. Sa essere incredibilmente intelligente e poi adorabilmente assurdo, leader e gregario, nerd e sicuro di sé, forte quando c’è bisogno di lui, ma così fragile quando la maschera di spavalderia viene meno. Per questo motivo credo che, rispetto a Lucas, lui non fosse preso tanto quanto l’amico da Max: gli piaceva, e molto, ma credo sia ancora impegnato a costruire la sua personalità per potersi avvicinare con sicurezza a una ragazza: in fondo, quando si è trattato di “scegliere” tra la segretezza della “missione” e Max, lui ha scelto di non coinvolgerla, una mossa da leader senza dubbio per quanto mi riguarda, ma non da ragazzo totalmente interessato. La scena che più ho amato di Dustin e che mi dà ancora i brividi è la sua ultima in realtà, quando Nancy lo trova mentre piange e lo invita a ballare al centro della pista, confessandogli che, tra gli amici di suo fratello, lui è sempre stato il suo preferito. Nancy è un angelo in quel momento, ma Dustin è un animo puro da proteggere e soprattutto diventa evidente quanto lui debba solo aspettare ancora un po’ per capire come vuole essere e come rapportarsi alle ragazze, senza imitare nessuno.

LE SORPRESE

Le sorprese di questa stagione invece sono state quattro per me: Will, Mike, Steve e Bob.

Will per quanto mi riguarda è, sia come personaggio sia come attore, il perno principale intorno a cui ruota l’intera stagione, molto più di quanto lo sia stato precedentemente. Noah Schnapp mi ha letteralmente travolto, ha dimostrato un talento mostruoso e ha incanalato con coraggio le sfumature più horror di questa stagione, pur mantenendo quell’innocenza che il suo volto esprime. Ma soprattutto, come tutti i Byers, Will è un personaggio bellissimo nella sua semplicità, non è problematico, è sempre pacifico, sempre desideroso di vivere solo una vita normale con i suoi amici, nonostante però sia anche spesso introverso e viva un mondo solo suo. Le sue scene con Joyce e Jonathan sono le più emozionanti secondo me, ma questo focus su di lui mi ha permesso di aprire gli occhi su un altro rapporto che è diventato uno dei miei preferiti, vale a dire la sua amicizia con Mike.

Mike è un personaggio grigio, non lo amo alla follia né ovviamente lo detesto, mi sembra a volte il tipico leader un po’ troppo convinto della sua posizione di controllo, quando in realtà è solo un ragazzino che gioca a fare l’adulto. Nel suo legame con Will però ha mostrato la parte migliore di sé, ossia una lealtà senza limiti. Mike non ha abbandonato Will neanche per un istante, è l’unico con cui Will si è confidato tanto da rivelargli anche le sue paure più oscure, ma Mike non si è spaventato e ha invece deciso di condividere con lui ogni timore, ogni assurda follia che si sarebbe sviluppata, accettando semplicemente di essere “Crazy Together”. E a conferma di queste parole, Mike non ha lasciato solo Will neanche quando il mostro-ombra ha preso il sopravvento su di lui, diventando invece per l’amico una ragione per combattere la presenza e tornare a casa.

IL TERZO LATO DEL TRIANGOLO

Steve e Bob invece sono stati i personaggi che non mi aspettavo. Nella prima stagione c’è stata un’attenzione mediatica fuori dal comune per Barb, quando onestamente ho sempre creduto che non avesse avuto questo grande impatto sulla storia. A parità di destini dunque pretendo la stessa attenzione per Bob, che invece si è rivelato un vero eroe. Bob è l’uomo ordinario che nessuno vede e che invece vale tanto quanto coloro su cui sono puntati i riflettori. È stato importante per Joyce e ha cercato di essere presente per i suoi figli come poteva, accettando qualsiasi ruolo potesse avere nella loro vita e poi sacrificandosi proprio perché non era andato via quando aveva capito quanto “folle” fosse quella famiglia.

 

Steve invece è il tipico ragazzo che si presenta a inizio stagione come un idiota menefreghista che vuole solo vivere nell’illusione che tutto vada bene, voltando le spalle alla realtà, quando poi invece all’occorrenza si mostra molto più profondo e concreto di quanto sembri all’apparenza. Credo che sia stato saggio e anche giusto per il personaggio “liberarlo” finalmente dalla storia con Nancy, che purtroppo era senza futuro, e dargli un’identità individuale accanto ai ragazzini, con cui Steve dà il meglio di sè. Ho amato come lui abbia SCELTO il ruolo di “baby-sitter”, legandosi in fretta ai ragazzi e diventando in poco tempo per loro qualcuno su cui contare.

Steve e Bob si sono rivelati molto di più del “terzo incomodo” che sembravano destinati ad essere (e lo dico io che ho venduto l’anima a Joyce & Hopper e che apprezzo molto Jonathan & Nancy), distruggendo finalmente quei triangoli banali su cui hanno puntato un po’ troppo in questa stagione e affermandosi nella loro unicità.

 

LA COPPIA CHE CI ASPETTAVAMO

Un discorso uguale e contrario potrei farlo per Nancy & Jonathan, che ancora apprezzo molto come coppia, ma che avrei preferito vedere più inseriti nella storyline centrale anziché creare una sotto-trama a parte… ancora per Barb. Ma quando finalmente tutte le storyline sono convogliate nella principale, entrambi sono ri-diventati i personaggi che amo, lui il fratello maggiore che guida Will affinché si accetti in tutte le sue sfaccettature, e lei la ragazza badass che impugna il fucile e che dimostra al tempo stesso una sensibilità luminosa. Non posso ad ogni modo negare di averli anche riscoperti come coppia nel momento in cui Jonathan si abbandona completamente tra le braccia di Nancy, non riuscendo più a sopportare la vista delle condizioni disperate in cui versa suo fratello Will.

L’EPISODIO

L’episodio migliore della stagione ma probabilmente anche dell’intera serie secondo me è stato senza ombra di dubbio l’ottavo, “capitolo” in cui finalmente tutte le storyline parallele trovano il loro perfetto punto d’incontro per affrontare e terminare insieme la battaglia finale. Vedere Joyce, Jonathan e Mike che ricordano i momenti più catartici e caratterizzanti della vita di Will e dei loro rispettivi legami con lui per raggiungerlo oltre il controllo che il mostro-ombra opera sul ragazzo è stato toccante come non me lo sarei mai aspettata, perché ha rappresentato tutto ciò che di più umano e semplice si potesse ritrovare in una serie così “strana” a volte eppure così intensa.

 

NEW ENTRY

Una buona e interessante caratterizzazione hanno dimostrato anche Max e Kali. Della prima non ho potuto fare a meno di notare una radicata solitudine, “guarita” da un gruppo di coetanei che tanto respingeva quanto bramava fare parte. La seconda invece è riuscita a lasciare un segno importante nella storia nonostante il suo spazio ridotto, creando in questo frangente un’emozionante dinamica familiare con Eleven, che ipotizzo verrà ripresa nella terza stagione.

In definitiva, credo che questa seconda stagione di “Stranger Things” abbia raggiunto un obiettivo “non facile”: accrescere ancora di più l’attenzione riservata a questa serie e confermare quello spazio unico e originale che lo show è riuscito a ritagliarsi nell’immenso panorama seriale.

 

WalkeRita
Occasionale inquilina del TARDIS e abitante in pianta stabile di un Diner americano che viaggia nel tempo e nello spazio, oscilla con regolarità tra Stati Uniti e Gran Bretagna, eternamente leale alla sua regina Victoria e parte integrante della comunità di Chicago, tra vigili del fuoco (#51), squadre speciali di polizia e staff ospedalieri. Difensore degli eroi nell’ombra e dei personaggi incompresi e detestati dalla maggioranza, appassionata di ship destinate ad affondare e comandante di un esercito di Brotp da proteggere a costo della vita, è pronta a guidare la Resistenza contro i totalitarismi in questo universo e in quelli paralleli (anche se innamorata del nemico …), tra un volo a National City e una missione sullo Zephyr One. Accumulatrice seriale di episodi arretrati, cacciatrice di pilot e archeologa del Whedonverse, scrive sempre e con passione ma meglio quando l’ispirazione colpisce davvero (seppure la sua Musa somigli troppo a Jessica Jones quindi non è facile trovarla di buon umore). Pusher ufficiale di serie tv, stalker innocua all’occorrenza, se la cercate, la trovate quasi certamente al Molly’s mentre cerca di convertire la gente al Colemanismo.

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1 COMMENT

  1. Steve è un po’ come Jaime Lannister, passi da un estremo all’altro, un minuto prima lo odi a morte quello dopo lo ami alla follia!

    Winona è un’attrice dall’enorme talento (tanto da essere “musa” di Tim Burton) ma parecchio sottovalutata, e congratulazioni a Noah Schnapp l’interprete di Will, uno dei migliori di questa stagione!

    direi che Sean Astin ha preso molto del suo Sam Gamgee per “trasformarlo” in Bob, il suo voler proteggere chi ama a tutti i costi e seguirli ovunque vadano, che morte atroce però.

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