Spinning Out – Recensione Prima Stagione

Spinning Out

Spinning out – Recensione prima stagione: Sono passati anni dalla conclusione di Skins e Kaya Scodelario, lanciata dalla serie sui ragazzi di Bristol, ha avuto la possibilità di approdare a Hollywood e di entrare a far parte di saghe come Maze Runner (nel ruolo di Teresa) e Pirati dei Caraibi (Carina Smyth ne La vendetta di Salazar del 2017); tuttavia erano lontani gli anni in cui recitava come Effy Stonem, ragazza affetta dal disturbo bipolare, e a eccezione di alcune interpretazioni Kaya non ha più avuto modo di esprimere nuovamente la sua capacità attoriale portando in scena personaggio fragili e immensamente complessi. L’opportunità si è presentata quando Emma Roberts ha rinunciato al ruolo di protagonista in Spinning out, permettendole di rappresentare ancora una volta una ragazza che a malapena riesce a tenere sotto controllo il proprio, “piccolo” mondo.

Kat Baker è una pattinatrice che, come Effy Stonem, soffre di bipolarismo; la sua breve carriera ha rischiato di giungere a un punto di rottura dopo un incidente in pista, che dopo un anno la blocca ancora dall’esibirsi al pieno delle proprie abilità. L’attenzione di tutti, compresa quella di sua madre Carol (January Jones), passa quindi sulla sorella minore Serena (Willow Shields), valente promessa del pattinaggio artistico. La situazione sembra prendere una piega diversa quando, prima della partenza di Kat per Londra, l’allenatrice Dasha Tedorova (Svetlana Efremova) cerca di convincerla a esibirsi in coppia con Justin (Evan Roderick), atleta famoso quanto per la sua bravura tanto per l’effetto che ha sulle donne.

In questa serie Netflix di dieci episodi viene dunque analizzato in primo luogo il ritorno di Kat in pista accanto a Justin, attraverso splendide coreografie realizzate grazie alla presenza di grandi pattinatori del panorama mondiale. Inscindibile dal pattinaggio, tuttavia, è il rapporto con la famiglia: Kat è cresciuta con una madre bipolare come lei, ma che a differenza sua ha smesso più volte di prendere le medicine, lasciandosi trascinare in un vortice di emozioni che riversava poi sulle figlie; Carol era una pattinatrice che ha dovuto rinunciare alla carriera dopo la nascita della sua primogenita, e per tale motivo tenta continuamente di fare eccellere le figlie nello sport che le è stato precluso per sempre, in maniera però sempre più insistente e pericolosa (come quando ha costretto Serena ad allenarsi di notte all’aperto, rischiando di farla congelare). Piccola curiosità: Willow Shields (Serena) è nota per avere interpretato Primrose Everdeen in Hunger Games, in cui Kaya era in lizza proprio per il ruolo di sua sorella Katniss.

Il disturbo bipolare di cui soffrono madre e figlia si ripercuote sulla vita lavorativa di Kat, la quale comprende che il solo modo per lasciarsi andare è sospendere il litio. Dopo l’incidente, infatti, il terrore ha preso il sopravvento sul desiderio di pattinare e di eccellere, e Kat non si sente più sicura nell’esibirsi in tripli axel (salto con il quale è caduta); a peggiorare la situazione è la consapevolezza di doversi affidare a Justin, dal momento che gareggiano in coppia, con il quale nasce poi un sentimento che Kat aveva cercato in ogni modo di troncare. Kat giunge alla decisione di provare a vivere una settimana senza assumere il litio e le conseguenze si ripercuotono drasticamente sulla sua carriera e sulla vita dei suoi amici. Finalmente Kaya Scodelario ha l’occasione di portare in scena un’ottima prova recitativa quasi al pari della quarta stagione di Skins.

Spinning out non segue solo le vicende di Kat, ma si concentra anche sui personaggi che le ruotano intorno e sulle storyline secondarie. Jenn (Amanda Zhou) è la migliore amica della protagonista ed era come lei una pattinatrice di talento, prima che un infortunio che potrebbe farle saltare le prove regionali rischiasse di tramutarsi in un problema molto più grande; Marcus (Mitchell Edwards) è il collega barman di Kat e un grande sciatore, che deve scegliere se proseguire gli studi in Medicina o seguire il sogno della propria vita; Serena e Carol, infine, sono a stretto contatto con l’allenatore Mitch (Will Kemp), che Kat presume essere un pedofilo.

Non è sfuggita a pochi la somiglianza di Spinning out con un film del 2017 candidato agli Oscar, in cui eccelle la recitazione di Margot Robbie (Suicide Squad, C’era una volta a… Hollywood) e Allison Janney (Mom, Tallulah): Tonya di Craig Gillespie. Senza rivelare troppi dettagli della trama, la pellicola narra di uno scandalo che coinvolse la pattinatrice professionista Tonya Harding, la cui fin da bambina ha avuto un rapporto difficile con la madre violenta; Tonya, inoltre, fu la prima donna statunitense a eseguire correttamente un triplo axel e, dopo una grossa sconfitta dovuta alla sua pessima esibizione, lasciò il pattinaggio finché non venne ricontattata dalla sua storica coach.

Per concludere questa recensione posso dunque affermare che Spinning out appare come la versione “edulcorata” della storia di Tonya Harding, ma non completamente libera da tematiche profonde e drammatiche, come dimostrando molti degli argomenti trattati; tuttavia si tratta di un adattamento al medium seriale, per il quale – nel caso in cui ci sia la speranza di realizzare più di una stagione – è indispensabile dare ai protagonisti una possibilità di guardare avanti e i mezzi per realizzare il proprio sogno.

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