Spellbook 1×04 – Underwater

 1×04 Underwater

Rose

L’atmosfera della cucina in piena notte rilassa Rose, ama quel silenzio, quella tranquillità, quel senso di sicurezza e quel senso di “casa” e “famiglia” che riesce a trasmetterle quella stanza. Una tazza bollente di camomilla è proprio accanto al libro, la ragazza guarda attentamente il fumo che esce elegantemente, danzando nell’aria, quasi a ritmo di una sconosciuta musica. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire nel libro, c’è sempre una pagina mai aperta, una figura mai vista, un disegno che le è sfuggito. Innumerevoli sono le creature, le formule e i piccoli messaggi, molti indecifrabili, che passano sotto gli occhi.

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Rose aspetta un segno, un qualcosa che le indichi come procedere, e cosa fare. Fino a quel preciso istante, solo il messaggio iniziale di Lisandra sembra essere chiaro. Tutto sembra esserle sconosciuto a Twinswood, eppure tutto le sembra così familiare. È un controsenso, un paradosso, ma ormai Rose è arrivata a credere che a tutto ci sia una spiegazione, e quella spiegazione sia nel libro.
Tra sospiri irrequieti, ma stanchi, che vengono intervallati dai fastidiosi, ma anche piacevoli – una volta che l’orecchio ci si abitua- frinii dei grilli, decide di chiudere il libro, pronta ad andare a letto. Prima che possa lasciare la stanza, tuttavia, un rumore la distrae; proviene dalla porta che passa per il giardino posteriore, quello che dà sul lago: è aperta. La ragazza si avvicina lentamente, probabilmente, se fosse in un film horror, questo sarebbe il momento di scappare dalla parte opposta.
Rose: chi c’è?!

Colonna Sonora: Blue Jeans

Dall’ombra della notte, una figura si fa avanti, una figura che porta Rose ad indietreggiare lentamente verso il centro della cucina, spaventata. La figura si fa avanti verso il primo squarcio di luce, che proviene proprio dall’interno della cucina, che illumina appena il perimetro; si tratta di Benjamin. Un Benjamin vestito, ma completamente zuppo. Il ragazzo mette il primo piede in cucina, avanzando lentamente, ma con sicurezza, lasciando cadere in terra le gocce d’acqua di cui sono pregni i suoi indumenti e il suo corpo.

Benjamin
Benjamin

Rose: cosa ci fai qui?
Il ragazzo non risponde, continua ad avanzare semplicemente.
Rose: sei bagnato.
Benjamin: tu no?
Certo, sembra una citazione da film porno pensa Rose, ma in quel momento è assolutamente azzeccata. L’acqua mette in risalto le forme di Benjamin, gli addominali disegnati, le braccia robuste, ma non esageratamente, quelle gocce che scendono lungo quelle virili e meravigliose mani, che Rose tanto ama guardare.
Rose: cosa stai facendo?
Il tono della sua voce è nervoso, ma anche eccitato, ed è difficile nasconderlo. Indietreggia, permettendo, tuttavia, al ragazzo di raggiungerla. I due sono a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altra. Si guardano, si guardano attentamente negli occhi; si scrutano, si studiano. Rose nota ogni singolo dettaglio della pelle del ragazzo, le vene sul braccio, l’affascinante riga sul mento, quei bagnati e ondulati capelli mossi, Benjamin, dal canto suo, nota le forme gentili e delicate di Rose, vorrebbe farle sue.
Rose: dovresti…
Benjamin si avvicina ancora di più, i due non si toccano tuttavia, non lo fanno mai. Non si toccano, ma sono in grado di avvertire l’uno il respiro dell’altra; è la cosa più eccitante del mondo, ed è incredibile come un semplice sospiro, un semplice odore, possa scatenare tutto questo, una forza incontrollabile, inspiegabile.
Rose, avendo finito lo spazio a disposizione, sale sul bancone dell’isolotto, spostando velocemente il libro, e permettendo a Benjamin di salire sopra di lei. Senza mai toccarla, tuttavia, i due non si sfiorano neanche. È tutta una questione di sguardi, di sospiri, di odori.
Il ragazzo pone con vigore una mano sul bancone, essendo ormai completamente sopra di lei, e facendo cadere la tazza di camomilla per terra. La guarda: feroce, affamato di lei, voglioso di averla, ORA.
E lo vuole anche lei, è la cosa che vuole di più al mondo ora. I due si guardano per un lungo istante, fino a quando un qualcosa non ritrae Benjamin, un qualcuno lo prende per i capelli, spostandolo da Rose, interrompendo quel momento; si tratta di Lisandra, che è proprio accanto a loro. Con incredibile forza tiene tra le mani i capelli di Benjamin. Rose la guarda, incredula, tentando di capire cosa ci faccia lì.
Rose: cosa?
Lisandra: NO!
Lisandra lo dice con un tono marcato, sicuro, rabbioso.
Rose: no?
Lisandra: lui no. Lui no, Rose.

Rose apre gli occhi. Quella camomilla fumante è ancora sul bancone, così come il libro, la porta della cucina è chiusa, e l’orologio segna le 2:30. Era solo un sogno. La ragazza si guarda attorno, ancora scossa, è stato un sogno molto strano, un sogno che non riesce ad avere un significato. preciso in questo momento. Rose è sicura di aver visto Lisandra in modo vivido. Ma forse era un solo un sogno, insomma non è la stessa cosa che è successa in chiesa, o almeno così si dice.

Meredith: sei ancora qui?
Rose sobbalza, spaventata dal rientro della zia, era in una bolla di pensieri.
Meredith posa la borsa sul bancone; è appena rientrata da un turno in hotel.
Rose: mi sono addormentata!
Meredith: ancora con quel libro, è diventata un’ossessione!
Rose guarda la zia e poi il libro, tentando di coprire il più possibile
Rose: abbiamo questo progetto di storia a scuola, e ho deciso di parlare del libro.
Meredith: uh, almeno alla fine si è rivelato utile a qualcosa!
Rose sorride, non tentando di rispondere al naturale comando del suo corpo di difendere il libro.
Rose: ascolta…
Tentennando, vista la domanda che sta per porle, la ragazza si alza, guardando sua zia negli occhi.
Rose: devo chiederti una cosa.
Meredith avanza verso il frigo, ha sempre fame a quell’ora della notte.
Meredith: scusa per essere scappata durante la nostra inaugurazione?
Rose: andiamo, sono tornata presto, ed è stata un successone!
Meredith sospira, non molto contenta dell’accaduto
Meredith: mi dirai mai cosa ti è successo?
Rose: te l’ho detto, ero con Leda.
Meredith: beh, la cosa positiva è che eri con un’amica, questo vuol dire che stai cercando di socializzare!
Rose: esatto!
Rose tenta di nascondere l’evidente nervosismo causato dalla bugia; non ama mentire, non ha mai amato mentire.
Meredith: quindi, cosa volevi chiedermi?
Meredith avanza verso il bancone, appoggiandoci sopra tutto l’occorrente per preparare un delizioso sandwich.
Meredith: ne vuoi uno?
Rose fa cenno di no con il capo, al contrario di sua zia, non ha per niente fame.
Rose: mamma ti ha mai parlato di questa città?
Un qualcosa di strano succede: il ritmo veloce di Meredith nella preparazione del sandwich rallenta, palesando un evidente stato di nervosismo, causato dalla domanda.
Meredith: cosa vuoi dire?
Rose: insomma, quando ve ne siete andate. Lei come si trovava qui?
Meredith: bene, tua madre adorava Twinswood.
Rose sospira, tentando di capire
Rose: quindi non ha mai detto niente di strano o fuori dall’ordinario a riguardo.
Meredith: perché avrebbe dovuto?
Rose tenta di riportare il discorso alla normalità, deve farlo.
Rose: niente, volevo solo sapere come si trovava qui.
Meredith sorride, riprendendo il naturale e veloce ritmo di preparazione del sandwich
Meredith: in realtà quando eravamo qui frequentavamo diverse compagnie, quindi non ti so ben dir chi o cosa vedeva, ma stava bene qui, era felice. Proprio come te. Ti vedo bene qui, sai? Rispetto a New York voglio dire, questo sembra il tuo mondo.
Rose vorrebbe scoppiare a ridere, vista l’ironia della situazione, ma non lo fa.
Rose: beh, io vado a dormire, è tardi.
Meredith: già. Ricorda che domani pomeriggio hai…
Rose: il turno alla reception. Lo so, tranquilla.
Meredith sorride alla nipote, mentre quest’ultima avanza velocemente verso il salone, per poi prendere le scale che portano alla sua camera.

 

“Sono le due, devo tornare a casa, Benjamin!”

Lauren ridacchia, non sembra per niente infastidita in realtà, voleva semplicemente mantenere la sua aria da brava ragazza. Benjamin la tiene per mano, mentre la conduce attraverso un sentiero naturale che porta ad un bellissimo lago.
Benjamin: vedrai, ti piacerà!
Lauren è estasiata, adora passare del tempo con lui, soprattutto perché ultimamente succede raramente.
Lauren: cos’è questa fissazione per i laghi?
Benjamin: beh, Twinswood è piena di laghi, no?
Lauren: lo so, ma è una cosa nuova per te. Relativamente.
Benjamin continua a camminare, conducendola con passo deciso, ma anche calmo.
Benjamin: nuova?
Lauren: è da qualche settimana che sei strano, e non riesco a capire perché. Non che io abbia mai capito cosa ti passasse per la testa.
Dopo questa affermazione, il ragazzo si ferma, ponendosi davanti a lei.
Benjamin: hey, sono sempre io!
Lauren lo guarda, non del tutto convinta di questa affermazione. Certo Benjamin non è mai stato un chiacchierone, e non è chiaro cosa gli passi per la testa.
Benjamin: è solo un periodo un po’ strano…
Lauren: sai che ci sono sempre per te, vero?
Benjamin annuisce, sapendo di poter contare sempre su di lei. Lauren è fatta così, sembra nata per aiutare gli altri, per esserci per gli altri. È per questo che a Ben è sempre piaciuta.
Benjamin: ricordi quando siamo andati in quel posto, al Kindergarden Bowl?
Lauren annuisce, sono bei ricordi.
Benjamin: vorrei ritornarci. Possiamo fare questo week-end.
La ragazza è sorpresa, piacevolmente sorpresa, sembra che Benjamin voglia recuperare.
Benjamin: so di non essere stato il miglior fidanzato del mondo ultimamente, ma…
Il ragazzo si distrae, avvertendo uno strano e forte odore, molto fastidioso, quasi insopportabile.
Lauren: cosa c’è?
Benjamin: non lo senti anche tu?
Lauren lo guarda, perplessa
Lauren: sentire cosa?
Benjamin: questo odore. È terribile.
Il ragazzo, spinto dalla nauseante scia, decide di seguirla, volendo capire di che cosa si tratta. Si fa avanti, velocemente, verso i cespugli, per arrivare alla meta.
Lauren: Benjamin?!
Lauren lo segue, spaventata dalla sua reazione.
Lauren: Benjamin, se questo è uno scherzo…
La ragazza si muove a fatica tra i rami e i cespugli, palesemente non abituata al tipo di natura e di percorso, continua a camminare fino ad incappare in Benjamin, che è fermo, immobile, mentre guarda in avanti.
Lauren: hey, cosa…?
La ragazza porta lo sguardo sulla traiettoria di Benjamin. Lo spettacolo è macabro: il lago è lì, ma c’è anche qualcos’altro, qualcosa di indescrivibile. Un corpo viene trascinato prepotentemente alla riva, ma non è la cosa più sconvolgente, il contorno è spaventoso; una grossissima quantità di pesci morti fanno compagnia al cadavere, pesci di tutti i tipi, alcuni si sbattono ancora a terra, ma non osano tornare in acqua. È come se fossero corsi verso la terra ferma, è come se fossero scappati e non avessero nessuna intenzione di ritornare a casa, anche potendo. Dopo aver realizzato il tutto, Lauren inizia ad urlare, inorridita.

 

 

“E’ indecente!”

Alec
Alec

Alec Whittermore scende velocemente dalla sua Rolls Royce, parcheggiata in modo disordinato accanto alla riva del fiume, ormai la notte ha lasciato spazio alle luci dell’alba, e il macabro show è ancora più evidente.

Lo sceriffo Morrison si fa avanti tra gli uomini della scientifica, che stanno analizzando lo scenario.
Morrison: cosa ci fa qui, signor Whittermore?
Alec: sei serio? Mio figlio ha trovato il corpo!
Morrison: sì, e l’abbiamo interrogato e lasciato ritornare a casa, insieme alla sua fidanzata.
Le lucide scarpe di Alec non si abbinano molto bene alla sterpaglia e alla feccia presente sul territorio del lago.
Alec: è indecente che due adolescenti abbiano dovuto scoprire tutto questo. Non c’è qualcuno che controlla l’attività di zona?
Morrison: c’era. Ed è morto, il cadavere è il suo. Wallace Demen. Abitava a pochi passi da qui, lui controllava il lago.
Alec: un vecchio?
Morrison cambia espressione; non si lascerà di certo intimidire da Alec, come metà della popolazione di Twinswood. Ma questo fa parte della sua ignoranza, forse se sapesse chi è realmente, abbasserebbe il capo.
Morrison: Signor Whittermore, come al solito decide di invadere territori che non sono i suoi. C’è un’indagine della contea in atto. Wallace aveva 75 anni, ma era in gran forma, non è stato un malore.
Alec lo guarda
Alec: e allora cosa è stato?
Morrison: queste sono cose che non la riguardano, signor Whittermore.
Alec: sono solo preoccupato.
Morrison: non deve. Faremo il possibile per riuscire a risolvere la situazione.
Alec alza il sopracciglio in segno di disapprovazione
Alec: come avete risolto la storia della ragazza scomparsa? O dei due sbranati da un animale.
Morrison lo guarda, mostrando un particolare sogghigno di indifferenza nei suoi confronti.
Morrison: sa, è affascinante, è particolarmente interessato a tutti i casi irrisolti di questa cittadina.
Alec: sono un bravo cittadino! Voglio il meglio per Twinswood!

Morrison: ne sono sicuro. E per far sì che questo accada, ci lasci fare il nostro lavoro!
Alec sorride, lasciando che Morrison si allontani verso la scena del crimine.
Alec: sceriffo?
L’uomo si gira, richiamato dalla sua voce.
Morrison: prego?
Alec: Twinswood è mio territorio. Quindi non mi sto immischiando in affari che non siano i miei. Lei ha da poco iniziato come sceriffo, ma presto si accorgerà che è così.
Morrison sospira, non ama parlare con lui, non è il tipo d’uomo con cui converserebbe, se ci fosse una scelta.
Morrison: non vedo l’ora!
Alec si aggiusta la giacca, allontanandosi lentamente e con passo fiero verso la sua vistosa macchina.

Morrison torna finalmente verso la scientifica, bisogna essere forti di stomaco per sopportare quello spettacolo e quell’odore.

Morrison: allora, sapete dirmi qualcosa?

“E’ stato ucciso, non c’è dubbio.”

Una ragazza guarda lo sceriffo, tentando di capire cosa sia successo a quel pover’uomo.
Morrison: ucciso?
Ragazza: c’è uno squarcio nello stomaco, è profondo, ma è anche graduale, come se fosse stato fatto con… una specie di arma o degli artigli… ma non di animale, è troppo… troppo studiato.
Morrison la guarda, incredulo.

 

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Rose è davanti ad un enorme portone, guarda in alto, ancora stupita dalla maestosità della dimora e dall’incredibile perimetro che copre. Meravigliose decorazioni in giardino abbelliscono ancora di più il posto, regalando a Rose un paesaggio quasi Disneyiano, ma con un tocco gotico. È sicuramente la cosa più lussuosa che la ragazza abbia mai visto in tutta la sua vita. È un castello, un manor antico, un qualcosa che si vede solo nei film, o che viene descritto semplicemente nei libri.

Il portone si apre, distraendo la ragazza, che già era intenta ad immaginare l’interno. Leda è proprio davanti a lei.
Leda: buongiorno!
Rose: tu abiti in un castello!
Leda sorride, divertita dalla reazione dell’amica. Perché sì, ormai la considera un’amica.
A Rose manca il respiro, è semplicemente un posto meraviglioso, che mai si sarebbe sognata di poter visitare.
Rose: sei ricca?
Leda: beh, Luke è vivo da un bel po’ di anni. Ha imparato a risparmiare. Ti accompagno nel suo studio.
Rose si fa avanti, passando accanto a Leda che con la sua solita grazia chiude il pesante portone.
L’interno non è lontano da ciò che Rose immaginava, rende sicuramente giustizia all’esterno. È come quando ti trovi davanti ad un bellissimo ragazzo, e scopri che ciò che c’è dietro la fisicità, è ugualmente bello.
Leda: devo chiederti un favore.
Rose non sente neanche Leda, distratta dalla bellezza ed eleganza del posto, quadri posti ovunque, un lungo corridoio che sembra un museo d’arte. È stupefacente.
Rose: tu abiti in un castello e sei stata sul Titanic!
Leda: non dimenticherai mai il fatto che te l’ho detto, vero?
Rose: non è una cosa facile da dimenticare!
Leda: beh, non è esattamente una cosa alla Jack e Rose! Comunque, ripeto, volevo chiederti una cosa.
Rose: come fate con la scuola e con gli altri? Voglio dire, non dovreste avere un tutore legale?
Leda: oh, ce l’abbiamo. È un prestanome, la nostra governante. E l’ipnosi di Luke aiuta.
Rose è incredibilmente affascinata e incuriosita da questi aspetti, ne vorrebbe sapere di più.

Le due si fermano davanti ad una porta.
Leda: qui c’è l’ufficio di Luke. Devo chiederti un favore e per piacere, niente più domande.
Rose la guarda, capendo che la ragazza ha reale bisogno d’aiuto.
Rose: dimmi.
Leda: la sua ferita. So che tu puoi curarla.
Rose fa cenno di no con il capo, incredula
Rose: no, non posso.
Leda: c’è una formula nel tuo libro, sicuramente. In passato lui è stato aiutato in quel senso, ma è troppo orgoglioso e capoccione per chiedertelo lui stesso.
Rose: anche se ci fosse una formula, io sono ancora… Insomma, non so come si fa. Non sono brava in queste cose ancora, sto cercando io stessa di capire come funziona.

“Dovrebbe venirti naturale.”

La porta di quella stanza si apre, mostrando Luke.
Rose lo guarda
Luke: Leda.
Leda: sì.
Leda mostra un segno di rispetto al fratello, si allontana velocemente lasciandolo con Rose.
Rose: non andiamo nel tuo ufficio?
Luke chiude la porta a chiave, facendo intendere chiaramente alla ragazza che oltre lì non si va. In un certo senso l’idea del castello de “La Bella e la Bestia” non era così assurda.
Luke: possiamo parlare qui.
La voce del vampiro rimbomba per il corridoio, spargendosi per la casa. È bassa, ma è fiera.
Rose: bene, per me va bene.
Rose è chiaramente nervosa, e quella borsa pesa eccessivamente sulla sua spalla, Luke lo nota.
Luke: dunque, cosa vuoi chiedermi?
Il vampiro sembra nervoso, è una cosa strana per lui, sembra sempre così composto.
Rose: come sapevi che ero una strega?
Luke: l’odore.
Rose: stai mentendo.
Luke: no. È così evidente. Tutti qui possono percepirlo.
Rose lo guarda, curiosa
Rose: quindi vuoi dire che qui a Twinswood ci sono molte creature sovrannaturali?
Luke: una vasta gamma.
Rose: lupi, wendigo, vampiri, e…?
Luke: non parlerò di questo. Non mi immischio negli affari degli altri.
Rose: però hai lasciato che io mi immischiassi nei tuoi.
Rose alza la voce, deve farsi valere.
Luke: non avrei voluto coinvolgerti, non era mia intenzione. Ti chiedo scusa.
Rose lo guarda, sembra impossibile arrabbiarsi con lui dopo un’affermazione del genere. Effettivamente Luke non sembra una persona malvagia.
Rose: quindi sai che sono una strega grazie al mio odore.
Luke annuisce
Rose: e non c’è nient’altro?
Luke: mi dispiace.
Rose: wow… e sai qualcosa su noi streghe, oltre quello che si trova su Google, voglio dire?
Luke la guarda in uno strano modo, lo diverte, ha una bella parlantina.
Luke: c’ero ai vostri processi. Ad alcuni di loro.
Rose: beh, quella non è esattamente la mia parte preferita della storia!
Luke sospira, cambiando espressione. Questa volta è serio.
Luke: posso solo darti un consiglio. Fai attenzione, specialmente alla conoscenze e alle amicizie che ti fai. Qui è più importante che in qualsiasi altra cittadina.
Rose lo guarda, tentando di capire da chi la sta mettendo in guardia
Rose: ti riferisci a qualcuno in particolare?
Luke vorrebbe parlare, ma si è ripromesso di non farlo.
Luke: fai semplicemente attenzione.
Rose: penso di sapermi difendere.
Luke: lo so. Ma la conoscenza è una grossa arma.
Rose non è molto contenta della conversazione, sperava di scoprire di più, di capire di più, e che il vampiro potesse aiutarla in qualche modo.
Rose: quindi non hai mai conosciuto personalmente una strega?
Luke fa cenno di no con il capo, ha anni di esperienza nel saper mentire bene.
Rose: bene. Mi dispiace per… averti disturbato.
Luke: figurati.
Rose si gira, in realtà vorrebbe prenderlo a ceffoni, perché sa che lui sa di più, lo percepisce.
Rose: solo una cosa…
Rose si gira di nuovo verso di lui
Rose: usi l’ipnosi per truccare i voti scolastici? Ho sempre voluto chiederlo ad un vampiro.
Luke la guarda, tentando di nascondere la risata che questa domanda gli provoca.
Luke: no, sono solo bravo. Non mi piace barare!

 

Bright
Bright

Bright guarda l’orologio, nervoso, lo spogliatoio è ancora vuoto, ma a breve si riempirà, e non vuole correre questo rischio. Inoltre la paura del dolore è sempre lì dietro l’angolo, non ha dimenticato cosa si prova nel mentre, è come se qualcuno ti risucchiasse l’anima, la vitalità, ciò che sei. Ma deve farlo, vuole farlo, l’ha promesso.

Evan
Evan

Finalmente Evan arriva, poggiando in modo disordinato la cartella a terra.
Bright: sei in ritardo.
Evan: sì, mio fratello ha avuto un’emergenza.
Bright: va tutto bene?
Bright è fatto così, si interessa sempre di tutti, in qualsiasi caso, ed è sempre pronto ad aiutare, in qualsiasi caso. È un angelo.
Evan: è morto Wallace. Il tizio del lago.
Bright lo guarda, sorpreso
Evan: la scena era abbastanza macabra. C’erano centinaia di pesci sulla riva del lago accanto alla foresta.
Bright: tuo fratello sa che sei un vampiro?
Evan abbassa lo sguardo, cosa rara per lui, facendo cenno di no con il capo
Evan: pensa che io sia un drogato.
Bright: ed è meglio?
Evan: ascolta, non devi fare questo, ok?
Il ragazzo lo guarda, non capendo.
Evan: non mi devi psicanalizzare e darmi i tuoi consigli da bravo ragazzo. Io non sono come te, e…
È davvero difficile alzare la voce con quei meravigliosi occhi azzurri, e quel viso così delicato e buono.
Bright: senti facciamo questa cosa e basta.
Entrambi sono abbastanza imbarazzati, certo non è la prima volta che Evan si nutre di lui, ma è una specie di prima volta. La prima consenziente.
Evan: allora io…
Evan si muove impacciatamente in avanti, mentre Bright si appoggia all’armadietto. Il cuore del ragazzo prende un ritmo veloce, e il vampiro riesce a percepirlo, in realtà è come un invito a nozze, le vene che pulsano sono come un tamburo nelle sue orecchie.
Evan: dove… dove vuoi che ti morda?
Bright lo guarda, è una domanda così assurda; ma in fondo si dice che sia stato gentile a chiederglielo.
Bright: non lo so. Dove… dove ti piace di più?
Evan: il collo va bene?
Bright annuisce
Bright: ma devi…
Evan: fermarmi. O mi sparerai una luce in faccia, lo so.
Il vampiro si pone davanti al ragazzo, che lo guarda, facendo grossi sospiri. Evan si rende conto del sacrificio che Bright sta facendo per lui. Tira fuori le zanne, facendo sobbalzare il ragazzo.
Evan: ascolta… Luke mi ha detto questa cosa.
Bright: cosa?
Evan: la nostra saliva e una specie di anestetizzante. Farebbe meno male.
Bright lo guarda, incredulo
Bright: vuoi leccarmi?
Bright guarda in basso, quasi pentito di averlo detto, è così pudico.
Evan: sarebbe per farti meno male. È come una sorta di…
Bright: ti prego, non lo dire!
Evan sorride, in qualche modo divertito dall’imbarazzo del ragazzo, che è diventato paonazzo in volto.
Bright: fallo e basta!
Evan annuisce, procedendo a fare ciò che deve fare. Avvicinarsi al collo di Bright è come avvicinarsi alla pietanza più buona del mondo, respirandone l’odore a pieni polmoni. Il sangue pulsa velocemente a causa del ritmo veloce del cuore del ragazzo, ed è un bene per Evan, avrà un sapore più frizzante.
Quando lentamente Evan inizia a poggiare la lingua sul collo del ragazzo, il cuore di Bright raggiunge la massima frequenza, il vampiro disegna una linea con la saliva, poi, lentamente, affonda i denti, iniziando a bere con gusto.

 

Tatia
Tatia

Tatia è annoiata, ma non è una novità per lei, i corridoi della Twinswood High non offrono quasi mai niente che riesca a catturare la sua attenzione, è una ragazza davvero difficile da stupire o da sorprendere, e specialmente da intrattenere.
Con un brutto grugno in viso, raggiunge il suo armadietto, inserendo la combinazione mentre in sottofondo ci sono i suoi annoiati sospiri.

“La scuola fa schifo, eh?”

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Tatia guarda alla sua sinistra, un ragazzo biondo, con i capelli lunghi, un look leggermente trasandato ed un’aria sicura le ha appena rivolto la parola.
Tatia: wow, questa dev’essere la peggior battuta per abbordare una ragazza nella storia delle peggiori battute per abbordare le ragazze.
Il ragazzo sorride, apprezzando l’ironia.
“Sono Thomas.”
Tatia alza gli occhi, chiaramente infastidita dal solo fatto che le abbia dato confidenza.
Thomas: posso…?
Tatia: no, non puoi. Non puoi parlarmi, non puoi chiedermi gli orari delle lezioni e neanche chiedermi che giorno sia oggi o di mostrarti la città. E non puoi neanche guardarmi, non voglio essere il tuo materiale da sega.
Thomas la guarda, sgranando gli occhi
Thomas: wow, che caratterino!
Tatia: ritiro, questa è la peggiore battuta per abbordare una ragazza nella storia delle peggiori battute per abbordare le ragazze!
Thomas: veramente io volevo semplicemente chiederti di spostarti un pochino. L’armadietto accanto al tuo… si dà il caso che sia il mio. Non avevo intenzione di rimorchiarti o guardarti per il mio materiale da sega. E sinceramente, credo che ti sopravvaluti, non mi faccio le seghe!
Tatia: tutti si fanno le seghe!
Thomas ridacchia, divertito. Stando chiaramente al gioco.
Thomas: non se hanno qualcuno da fottere.
Tatia chiude il suo armadietto. Questa volta sorride; stranamente, non è annoiata, anzi, la conversazione le ha appena ravvivato quei cinque minuti alquanto spenti. Con il suo fare da gattina procede in avanti, passando lentamente, anzi sfilando, accanto a Thomas, allontanandosi, ma dovendo necessariamente avere la battuta di chiusura.
Tatia: buona sega, Thomas!

 

Rose si fa avanti nel cortile della Twinswood High, procedendo velocemente verso l’entrata, è leggermente in ritardo, del resto lo è spesso in questi giorni, pur non essendo il tipo. Dire che le ultime settimane sono state pesanti sarebbe un pallido eufemismo; non è l’unica in ritardo, tuttavia, una strana folla è raccolta attorno a Lauren, che sicuramente sta raccontando la storia migliore del mondo, per attirare così tanta attenzione.

“Rose, Rose!”

Lane
Lane

Rose si gira, notando Lane in lontananza. È sorpresa di vederla lì, l’aspetta, mentre la donna la raggiunge.
Lane: oddio, è stato difficile trovarti!
Lane riprende fiato, dopo aver corso per un bel po’. È strano vederla fuori da quel negozio.
Rose: cosa ci fai qui?
Lane: volevo parlarti.
Rose: e sei venuta fino a qui?
Lane: anche io ho frequentato questo liceo, effettivamente non è stata l’esperienza migliore della mia vita. Vuoi prendere un caffé?
Fuori dal negozio, Lane ha un’aria completamente diversa, sicuramente più solare, più rilassata.
Rose: no, sono in ritardo.
Lane: bene, mi dispiace. Speravo che potessimo parlare un po’. Abbiamo così tante cose da dirci.
Rose: cose che nessuno sembra volermi dire in realtà!
Lane la guarda, sorpresa
Lane: cosa vuoi dire? Hai parlato con qualcun’altro?
La donna sembra preoccupata di questa eventualità, e questo preoccupa anche Rose.
Rose: no… comunque, ora devo andare.
Lane: dovresti venire al negozio oggi, abbiamo un bel po’ di cose da dirci. Dovresti portare il libro.
Potrei aiutarti a capire così tante cose.
Rose: l’ultima volta non hai voluto parlare.
Rose vuole deviare il discorso, soprattutto perché Lane ha parlato del libro, e non si fida di chi sa del libro o ne parla.
Rose: comunque oggi ho da fare, devo stare in albergo.
Lane: oh…
La donna è chiaramente delusa.
Lane: beh, allora quando hai tempo…
Rose ha mille domande, e sapendo che Lane è una persona di cui si potrebbe fidare, sicuramente avrebbe cancellato gli impegni; semplicemente non si fida.
Lane: ci vediamo, allora!
Rose: ci vediamo!

Rose si gira, nervosa, intenta a continuare la sua marcia verso l’interno della scuola. Ma proprio quando alza lo sguardo, nota un impedimento davanti a lei: si tratta di Benjamin. La ragazza sobbalza, l’ultima volta che l’ha visto è stato in sogno, uno strano, criptico e “bagnato” sogno.
Benjamin: hey…
Benjamin sembra l’uomo che dice “hey,” è la sua classica battuta d’apertura.
Rose: ciao.
Rose è sempre alquanto nervosa quando lui è nei paraggi, ma dopo quel sogno, risulta difficile anche semplicemente guardarlo.
Rose: cosa è successo a Lauren?
Benjamin deglutisce, ripensando alla macabra esperienza.
Benjamin: abbiamo trovato un cadavere.
In realtà non c’era un modo più semplice di spiegarlo. Rose lo guarda, sconvolta.
Rose: come?!
Benjamin: un pescatore, il guardiano del lago non appena fuori dalla foresta. È morto.
Rose: come?
Benjamin: non lo sanno ancora.
Rose: wow…
Benjamin: è il terzo evento misterioso a Twinswood da quando sei arrivata. Potrei quasi iniziare a pensare che ci sei dietro tu.
Rose finalmente lo guarda, accennando un leggero sorriso.
Rose: beh, mi dispiace.
Benjamin: io sto bene.
I due si guardano per un istante, un breve momento che non fa che aumentare l’ansia che pervade il corpo di Rose.
Rose: bene!
Benjamin: come sta Joseph?
Rose lo guarda, sorpresa dalla domanda. Come fa a saperlo?
Rose: in realtà credo che mi odi. Sono praticamente sparita dalla festa..
Benjamin: sì, l’ho notato.
La ragazza è ancora più stupida da questa affermazione. È in completo imbarazzo, mentre Benjamin è fermo nello sguardo, mentre tiene con forza la cartella su una spalla.

“Benjamin!”

La voce di Lauren distrae i due.
Benjamin: io devo andare.
La ragazza lo guarda, annuendo. Le cose a Twinswood si fanno sempre più strane, e ogni settimana sembra esserci un qualche avvenimento che sconvolge l’apparente calma e normalità della cittadina.

Rose guarda alla sua sinistra, Luke è proprio lì, ha assistito all’intera scena. Uno sguardo di disappunto.
Le parole del vampiro sul potersi fidare delle persone o meno riecheggiano nella testa di Rose.

Rose guarda di nuovo in avanti. Nota un qualcosa che prima le era sfuggito, Ania sta ascoltando attentamente le parole di Lauren; sembra preoccupata, attenta. Fin troppo attenta. Dall’assurda scenetta al Mouintain, Rose non aveva più visto la ragazza.

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Proprio quando Rose decide di farsi avanti per parlarle, Ania corre all’interno dell’edificio, costringendo Rose a seguirla.

 

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Pochi minuti dopo, Rose è riuscita a rintracciare la ragazza, che è arrivata fino alla sala piscina della scuola. Una piscina imponente, gli spalti sono vuoti, ma Rose sente quasi echeggiare il tifo da stadio che deve riempire la sala durante le gare.

Ania è poggiata accanto al bordo, vicino ai trampolini; è persa nel blu dell’acqua. La guarda, malinconica, come se fosse una persona che non vede da tempo.

Ania: sono stati loro.
La voce limpida e leggera della ragazza si sparge per la sala.
Rose: come?
Ania si alza, finalmente.
Ania: è tutta colpa mia, non sarei dovuta venire qui.
Rose: non capisco… in effetti non potresti stare qui, credo sia vietato dal regolamento.
Ania la guarda, sempre con quell’aria innocente, sembra quella di una bambina appena venuta al mondo.
Ania: non vi capisco. L’acqua è vita. Voi dovete pagare per berla, dovete rispettare degli orari per entrarci… è così assurdo.
Rose ha sempre avuto una specie di sesto senso riguardo le persone, e in questo momento le sta dicendo che la ragazza ha bisogno di aiuto.
Rose: tu da dove vieni?
Ania: tu puoi aiutarmi?
Rose la guarda, incredula
Rose: aiutarti a fare cosa?
Ania: a mandarli via.
Rose: mandare via chi?
Ania sospira; il solo pensarci la spaventa, il solo pensarci le fa tornare in mente brutti ricordi.
Rose: ti chiami Ania, giusto?
La ragazza annuisce, ancora scossa.
Rose: se non mi dici cosa ti è successo, io non posso aiutarti.
Ania: loro vogliono me. È per questo che hanno fatto…
Ania tentenna
Ania: i tritoni.
Rose la guarda, sconvolta dalla risposta.

 

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La mensa della Twinswood High non è diversa da qualsiasi altra caffetteria di un tipico liceo; ci sono vari tavolini, ci sono varie caste, ci sono i gruppetti, e c’è la solitaria. In questo caso Rose, un MacBook davanti agli occhi, un panino morso a metà sul vassoio, un succo d’arancia, e tutte le attenzioni del mondo sulla sua ricerca:

“Sirene”

Rose ha googlato il possibile, cercando di visionare avvistamenti, informazioni, e soprattutto video inquietanti:

LINK VIDEO

Leda: oh mio Dio…
Leda si siede accanto a lei, poggiando il vassoio sul tavolino.
Leda: cos’era quella cosa?
Rose: una sirena o un tritone o semplicemente un video fake.
Leda: e perché mai ti stai interessando a queste cose? Io preferisco la versione della Disney!
Rose nota il vassoio di Leda, pieno di cibo.
Rose: come mai prendi il pranzo se non mangi?
Leda: per mantenere le apparenze!
Rose: hai preso tre panini, almeno cerca di mantenere apparenze realistiche.
Leda la guarda, apprezza il consiglio.

“Morirò da solo.”

Bright poggia il vassoio sul tavolo, sedendosi alla destra di Rose, che lo guarda, sorpresa.
Rose: che cosa sta succedendo qui?
Bright prende una patatina dal suo piatto, sembra affamato. È naturale, visto il sangue che ha perso.
Bright: cosa vuoi dire?
Rose: cosa siamo diventati? Una specie di Scooby Gang?
Bright: cos’è una Scooby Gang?
Rose lo guarda, incredula
Rose: ma dove vivi?
Leda nota la sciarpetta attorno al collo di Bright. In pieno Settembre a Twinswood la noterebbe chiunque.
Leda: stai facendo da sacca di sangue, allora?
Bright: sì, sono una sacca di sangue.
Rose: io non approvo.
Rose ci tiene a far sapere la sua, ci tiene particolarmente nel caso di Bright.
Bright: lo so, ma devo farlo.
Rose: invece no, lui ti ha sempre trattato da schifo, me l’hai detto tu stesso. E ti prego, non iniziare a difenderlo.
Leda: stai facendo qualcosa di bello, è raro trovare volontari al giorno d’oggi.
Bright guarda in avanti, Evan è accanto ad una ragazza, i due si scambiano evidenti effusioni; allo stesso tavolo ci sono Benjamin e Lauren.
Bright: già, succhiato e mazziato.
Leda lo guarda, empatica nei suoi confronti.
Leda: beh, gli stai salvando la vita.
Bright riposa gli occhi per qualche secondo, è chiaramente stanco.
Leda: ti stai nutrendo? Voglio dire, Evan ti sta dando il suo sangue?
Bright: non posso prenderlo.
Leda: sei pazzo?! Perderai i sensi entro la fine della giornata.
Rose guarda i due, sicuramente non ne capisce niente di come funziona, ma sapere che Bright è in pericolo la preoccupa.
Bright: ho trovato una soluzione, ok?
Leda: quale soluzione?
Bright: non ne posso parlare ora. Starò bene.
Rose ha chiaramente capito che il discorso mette Bright in difficoltà, cerca di cambiare argomento.
Rose: devo trovare quella ragazza.
Leda: quale ragazza?
Rose: Ania, ci stavo parlando nella sala piscina, e improvvisamente è scappata, dicendomi di dover andare non so dove…
Bright: perché devi trovare Ania?
Rose: perché credo che lei sappia qualcosa dell’attacco al lago.
Leda: perché dovrebbe saperne qualcosa? C’entra con le sirene e i tritoni?
Leda guarda attenta lo schermo del computer
Rose: non lo so, ma lei sa cosa è successo. E poi, è assurdo. Non possono esistere le sirene o i tritoni.
Rose guarda i due, lei stessa non crede alla sua affermazione.
Rose: già, dimenticavo dove siamo!
Leda: la Veronica Mars del sovrannaturale entra in azione!
Bright sorride, divertito dalla battuta della vampira. I tre si guardano, sono colpiti dall’incredibile complicità che si è andata a creare in così poco tempo.
Leda: beh, se ci sono Ariel e Ursula dietro fammi sapere, io devo andare da Robin!
Bright: chi sono Ariel ed Ursula?!
Rose e Leda guardano Bright, perplesse.

Benjamin ha un’eleganza incredibile nel maneggiare la spada; una spada vera, antica, probabilmente usata da un vero guerriero, non che lui sarebbe da meno. Si allena, con destrezza, nel patio di casa Whittermore, mentre Alec assiste fiero, riesce a rivedere se stesso nel figlio in qualche modo. Il periodo in cui le spade venivano usate, era un periodo che Alec ricorda con piacere. Le armi da fuoco non fanno al caso suo.

Un battito di mani distrae Benjamin, che stanco consegna la spada al suo allenatore.

Alec: complimenti, figliuolo, bella determinazione!
Benjamin: sei già tornato?
Alec annuisce
Alec: volevo vedere il tuo allenamento.
Benjamin: wow, c’è sempre una prima volta!
Benjamin asciuga il sudore con un panno, poi beve dell’acqua, è assetato.
Alec: sai, ero bravo anche io con la spada.
Benjamin: correva l’anno?
Alec sorride, sicuramente divertito in qualche modo dalle battute del figlio.
Alec: oh, Benjamin, il tuo astio nei miei confronti è altamente ingiustificato.
Benjamin lo guarda, incredulo, ciò che ha detto suonerebbe assurdo a chiunque se non a lui.
Benjamin: ah sì?
Alec: sto per darti un dono incredibile.
Benjamin: è un dono?
Alec annuisce, non riesce a capire come il figlio non possa vederla allo stesso modo.
Alec: è potere. Ti sto donando il potere di essere a capo di tutti, di farti rispettare, di farti obbedire, di essere a capo di una comunità.
Benjamin: non mi stai facendo sindaco. E non serve questo per farsi rispettare. Preferirei essere rispettato per chi sono, non per timore.
Alec: questa insolenza è divertente. Ma non lo sarà ancora per molto, non ho intenzione di continuare a farmi mancare di rispetto da un moccioso che crede di aver capito tutto.
Eccolo, finalmente la vera natura di Alec si palesa.
Alec: ucciderò tutti i tuoi amici. Evan… gli staccherò la testa così velocemente che non se ne accorgerà neanche. Mangerò la tua ragazza.
Alec stringe i denti, parlando con tono minaccioso e deciso. Benjamin lo guarda, sconvolto.
Alec: io non voglio arrivare a questo. Io voglio che tu sia mio alleato. Tu sei mio figlio, Benjamin. Io ti ho creato, sei sangue del mio sangue.
Alec si riprende, sa benissimo che con la frase precedente ha preso una buca per strada. Ma la rabbia supera la calma e l’esperienza nel trattare.
Alec: e come padre, voglio il meglio per te.
Benjamin: ho una domanda per te.
Alec lo ascolta, curioso.
Alec: cosa?
Benjamin: perché non posso toccarla?
Alec capisce a chi si riferisce, è chiaro.
Alec: perché dovresti o vorresti toccarla?
Benjamin: è solo curiosità!
Alec sospira, facendosi avanti elegantemente verso il figlio.
Alec: è un qualcosa di naturale. Lei è una strega, tu sei per metà demone. È come mischiare due componenti che non dovrebbero andare insieme. Ti repelle.
Benjamin lo guarda, riflette sulla risposta.

“Che palle!”

I due si girano, distratti da Tatia, che arriva sul patio con un broncio.
Alec: oh, tesoro, basta con questa storia!
Tatia: io la voglio. Voglio giocarci.
Alec: perché non mi chiedi ciò che chiedono tutte le adolescenti? Qualcosa riguardo quella boyband British.
Tatia: gli One Direction? Solo se ti fai vendere l’anima, e mi permetti di vestirli e giocarci a mio piacimento come se fossero dei bambolotti!

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Leda e Robin sono seduti una davanti all’altro, si guardano attentamente, è tanto che non lo fanno, è tanto che non stanno un po’ da soli, ad entrambi mancavano questi momenti, anche se di solito il tutto includeva il nascondersi e l’appostarsi.
La vampira si guarda attorno, le piace il posto, è molto confortevole, sa che Robin viene trattato bene, e sa che per lui quella è casa.
Robin: mi sei mancata!
Leda lo guarda, sorridendo.
Leda: mi sei mancato tanto anche tu.
Robin sospira, odia doverla vedere così poco.
Robin: mi hai portato i compiti?
Leda: sì, te li ho lasciati sul tavolino.
Robin: sei un angelo.
Leda lo guarda, riesce ancora ad imbarazzarla dopo tutto questo tempo.
Leda: non sai quanto ancora ti terranno chiuso nella riserva?
Robin: devono trovare l’altro Wendigo, e fino a quando non ci sarà la luna piena sarà impossibile.
La vampira cerca di pensare ad una soluzione
Leda: forse potresti scappare semplicemente.
Robin: no, Leda no, io non scapperò dal mio packmaster. Mi ha cresciuto, sa cosa è meglio per me.
Leda: ma comunque non sei mai stato uno di loro…
Robin la guarda; queste parole lo feriscono, soprattutto perché è così che si sente da tutta la vita. Leda si accorge di aver commesso un errore.

Prima che possa dire qualcosa per scusarsi, tuttavia, la porta della cabina si apre. È Gabriel.
Gabriel: è ora!
Leda lo guarda
Leda: altri 10 minuti.
Gabriel: no, devi andare. Ordini dall’alto.
La vampira lo guarda in malo modo, si alza, velocemente, indispettita.

Gabriel: forza!
Gabriel rimarca questa parola con prepotenza, guardando Robin.
Leda: ci vediamo presto, ok?!
Leda guarda Robin, ancora scosso dalla frase detta dalla vampira.
Leda: ti amo.
Robin: ti amo anche io.
Gabriel alza gli occhi, le cose smielate e dolci non gli sono mai piaciute.

Leda esce velocemente dalla cabina, che Gabriel chiude dietro di sé, raggiungendola velocemente verso il percorso della riserva.
Gabriel: aspetta.
Leda sbuffa, infastidita, procedendo a passo veloce.
Gabriel: aspetta, devo accompagnarti.
Leda: sempre ordini dall’alto?
Gabriel: effettivamente sì. Sai, qui abbiamo delle regole.
Leda non lo guarda, si limita a procedere.
Gabriel: mi sembri una a cui piace rispettare le regole.
Leda: regole che hanno senso.
Gabriel: forse per te queste regole non hanno un senso, ma per noi sì. Abbiamo un codice, è onore.
Leda: lui non è un lupo!
Gabriel: ma è cresciuto con noi!
Leda si ferma, costringendo il ragazzo a fermarsi insieme a lei.
Leda: tu puoi aiutarmi.
Gabriel la guarda, confuso
Gabriel: come?
Leda: dobbiamo trovare l’altro wendigo, possiamo salvare Robin. Tu hai il tuo fiuto, io ho il mio. Conosci la riserva.
Gabriel fa cenno di no con il capo, chiaramente non vuole andare contro gli ordini del packmaster.
Leda: come, come puoi essere così stronzo?
Gabriel: in effetti sono uno stronzo, ma qui non si tratta di questo. È di più, è un qualcosa che tu non puoi comprendere.
Leda: so che nonostante le battutine tu tieni a Robin.
I due si guardano per qualche istante; quel famoso sorrisetto fastidioso che tanto contraddistingue Gabriel viene a mancare, lasciando spazio, forse per la prima volta davanti a lei, ad uno sguardo serio.
Leda: ti prego…

Uno strano rumore distrae i due, proviene dagli alberi. Leda nota la figura di una ragazza; si tratta di Ania, ne è quasi sicura.
Gabriel: chi c’è?
Leda: oh mio Dio…

 

 

Rose e Bright hanno da poco raggiunto il luogo nel quale è stato ritrovato il cadavere del povero guardiano, il nastro giallo è ancora presente, mentre i pesci sono stati portati via dalla riva.

Bright è ancora debole, ma sta un po’ meglio rispetto a prima, mentre Rose guarda attenta il posto, alla ricerca di un indizio.
Bright: fammi capire bene, siamo una sottospecie di squadra investigativa adesso?
Rose: se ti dico CSI capirai la citazione?
Bright: conosco CSI!
Rose lo guarda, sorpresa
Rose: wow, un punto in pop culture, finalmente!
Bright: cos’hai in quella cartella? Sembra che pesi.
Rose non sa perché, ma a lui si sente di dirlo, di lui si fida. Forse è la persona a Twinswood di cui si fida di più.
Rose: è il libro.
Bright: è tipo un libro di incantesimi?
Rose lo guarda, annuendo
Il cellulare della ragazza vibra.
Rose: oh mio Dio, oh mio Dio!
Bright la guarda, preoccupato
Bright: che succede?
Rose: il mio turno alla reception dell’albergo. Me ne ero completamente dimenticata!
Bright: beh, dì a tua zia che hai da fare!
Rose sospira, nervosa, non riesce a credere che abbia deluso la zia di nuovo, e soprattutto per qualcosa che non riguarda lei.
Bright: sai, è bello che ti interessi a questa storia, anche se non ti riguarda.
Rose: in fondo mi viene naturale, non te lo so spiegare, è come se dovessi risolverla per forza, se tutto questo fosse compito mio, se dipendesse tutto da me. Non ha senso, vero?
Bright le sorride, pensando invece che abbia totalmente senso.
Bright: beh, per me ha senso.
Rose lo guarda, soddisfatta della risposta, i due si capiscono alla perfezione.
Il cellulare di Rose squilla di nuovo.
Bright: è di nuovo tua zia?
Rose: no, è Leda. È un messaggio. È alla riserva, dice che ha la mia sirena.
Bright la guarda, sorpreso dalla notizia.

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La stretta di Gabriel è davvero forte, più forte di quella di un normale essere umano, i muscoli sono in evidenza, le braccia possenti tengono Ania stretta ad un albero della riserva.
Ania: per favore, lasciami andare!
Leda: Gabriel, non tenerla in modo così forte.
Gabriel: deve dirmi perché è qui. Devi dirmelo.
Gabriel la guarda negli occhi, la ragazza è impaurita, ed è chiaro.
Ania: io, io stavo solo cercando riparo.
Il lupo la guarda, perplesso
Gabriel: riparo da cosa?
Ania: da loro…
Leda: chi sono loro?
Ma Ania tentenna, non risponde, e non risponderà a loro.
La stretta di Gabriel si fa ancora più forte, impedendo quasi alla ragazza di respirare. Leda decide di intervenire, procede, avanzando verso di lui e tirando fuori le zanne. Di conseguenza, Gabriel inizia a guardarla negli occhi, ruggendo.
Gabriel: possiamo fare questo gioco quanto ti pare.
“Ora basta!”
I due si distraggono, Rose e Bright sono appena arrivati; ci hanno messo un po’, del resto non hanno una macchina.
Gabriel: cosa ci fanno loro qui?
Rose: lascia andare la ragazza, Gabriel!
Stranamente, su ordine di Rose, Gabriel lascia la presa. Leda guarda la scena con curiosità, si chiede perché per Rose sia stato così facile.
Ania cerca di prendere aria, si accascia addosso all’albero, tentando di dare un senso a tutto. Rose corre velocemente verso di lei.
Rose: hey, sono qui!

Colonna Sonora: Little Miss Muffett
Ania la guarda; in lei finalmente vede speranza, vede una via d’uscita.
Rose: se vuoi che io ti aiuti, devi dirmi come stanno le cose.
Ania: sto morendo.
Rose la guarda, incredula. Pensava che la situazione fosse grave, ma non fino a questo punto.
Rose: cosa?!
Ania: le mie gambe…
Rose sposta velocemente l’occhio sulle gambe di Ania, la ragazza indossa un vestito che lascia le gambe scoperte; chiare chiazze di squame sono presenti su varie parti delle ginocchio e delle cosce.
Rose: cosa ti sta succedendo?
Ania: devo entrare in acqua, o morirò!
Gabriel guarda Leda, cercando un segnale, cercando di capire cosa stia succedendo.
Gabriel: oh mio Dio. È una fottuta sirena!
Bright guarda Gabriel, sorpreso dalla sua finesse.
Rose: ti prego, dimmi cosa devo fare. Dimmelo!
Rose la implora quasi, deve aiutarla, deve farlo.
Gabriel: possiamo portarla in una piscina!
Ania fa cenno di no con il capo, è disperata.
Ania: no, è un qualcosa di artificiale, non funzionerebbe. Ho bisogno di andare al lago.
Gabriel: allora andiamo al lago.
Ania finalmente scoppia in un pianto liberatorio, un pianto che commuove anche Rose. Sta diventando incredibilmente empatica nei confronti delle persone che aiuta.
Ania: i tritoni sono lì, è per questo che hanno ucciso, è per questo che non si fermeranno. Sono ovunque, e vogliono me. E fino a quando non mi avranno, uccideranno tutti coloro che metteranno piede in un lago di Twinswood.
Gabriel: esistono i tritoni?! Cazzo!
Leda: complimenti per il tatto!
Leda guarda Gabriel in malo modo
Rose: c’è un modo per mandare via questi tritoni?
Anche il solo dirlo è assurdo per Rose, ma non c’era una frase alternativa.
Ania: non lo so. Io non lo so.
Rose guarda le gambe di Ania, le chiazze continuano ad aumentare.
Rose: quanto tempo di aria hai? Quanto… Immagino che tu, ecco…
La ragazza tentenna, non sa ben come dirlo.
Ania: l’ossigeno sarà tossico per me, morirò in pochi minuti!
Bright: dobbiamo, dobbiamo trovare un modo di mandare via questi tritoni dal lago.
Gabriel: perché loro ti vogliono?
Ania lo guarda, ma non risponde.
Rose pensa ad una possibile via d’uscita, ma niente al momento sembra venirle in mente; non sembra esserci una soluzione. Portare Ania in un’altra città sarebbe ugualmente rischioso.
Gabriel: aspettate. I pesci non hanno un punto debole?
Rose lo guarda, confusa
Rose: come?
Gabriel: i suoni. I suoni forti. Basterebbe emettere un forte suono in acqua.
Leda: certo, genio. E come dovremmo fare?
Rose: ha ragione.
Leda guarda Rose, incredula
Leda: come?
Rose: io devo andare… Voi, voi restate qui con lei, bagnatela. Prendete… qui alla riserva non avete dell’acqua naturale?
Gabriel: abbiamo una pompa che porta al pozzo. Dovrebbe essere naturale.
Rose: andrà bene.
Rose guarda Ania, la ragazza è allo stremo delle forze, e la trasformazione è in atto, è chiaro.
Gabriel: posso bagnarla io?!
Leda e Bright guardano Gabriel in malo modo.

 

 

13Shawnigan-Lake-Dock

Colonna Sonora: 1864

Qualche minuto dopo, Rose è arrivata sul luogo del delitto, al Lake Broody, quel lago non lontano dalla foresta, e quindi dalla riserva. Lentamente procede sul pontile che porta alla parte alta dell’acqua, guardandosi costantemente attorno.
I suoi passi e lo struscio dell’acqua sembrano gli unici rumori presenti sul luogo. La ragazza apre velocemente la borsa, poggiandola in terra e tirando fuori il libro.
Il sole non è poi più così alto nel cielo, ma lo spettacolo è sempre meraviglioso; Rose si chiede come possa esserci tanta morte in cotanta bellezza.
Rose: ok, Rose, ce la puoi fare.
Rose apre il segnalibro, la formula dell’urlo sembra quella adatta.
“Crea un forte stridio in grado di rompere vetri e timpani,” la scrittura di Lisandra è chiara, e sembra la formula giusta da usare.
Rose si schiarisce la voce, assicurandosi che sia pronta per pronunciare ad alta voce quelle parole.
“Nella voce del tempo io dico…”
Ma prima che possa terminare la formula, un qualcosa le afferra la caviglia dalla parte centrale del pontile, una mano squamata, grigia, un qualcosa di viscido, che la porta a sbattere a terra e a cadere in acqua di conseguenza.

L’impatto con l’acqua è terribile; è gelida, è viscida, è melmosa, è un’acqua torrida, è un ambiente ostile. Rose non riesce a vedere, non riesce a vedere chiaramente, c’è qualcosa che la tiene giù. Inavvertitamente, a causa del panico, manda giù parecchia acqua. Quando riesce a percepire qualcosa, si tratta di qualcosa di viscido, sprazzi di grigio, occhi neri, orribili, mani squamose; riceve un forte colpo nello stomaco, da ciò che è riuscita a vedere, si trattava di una lunga coda grigia che è riuscita a portarla ancora più a largo di quanto non fosse. Deve fare qualcosa, o morirà.

Quelle creature sono velocissime, si muovono insieme, cercando di confondere, cercando di colorare l’acqua di strisce grigie, tutto questo confonde Rose, che cerca disperatamente di ritornare in superficie, senza successo, qualcosa la tiene giù, qualcosa la spinge ancora più in profondità.

Rose si sente fuori dal mondo, la testa inizia a diventare incredibilmente leggera, e prima che la facoltà di ragionare le sia portata via, deve almeno fare un tentativo.

“Nella…”

Rose cerca di parlare sott’acqua, per quanto può, da bambina ci provava sempre insieme ai suoi cugini, era un gioco che la divertiva, che potrebbe rivelarsi utile.

“Nella voce del tempo…”

Ma è difficile, incredibilmente difficile, soprattutto a causa di quelle creature che non smettono di muoversi attorno a lei, che non smettono di confonderla e di portarla giù.

“Nella voce del tempo io dico, che il mio sia come un tuono, espandi questo suono.”

Rose ha usato tutta la forza e l’energia che poteva; e in effetti il risultato c’è, una grossa onda sonora si espande sott’acqua, costringendo le creature ad allontanarsi velocemente; le orecchie le fanno incredibilmente male, Rose nota del sangue accanto a lei; si muove quasi come il fumo di quella camomilla.

Colonna Sonora: Never Let Me Go

È libera, nessuno la tiene per la caviglia, non più. Ma è troppo tardi; le luci del sole, che riuscivano a filtrare attraverso l’acqua, stanno lentamente scomparendo, la testa è sempre più leggera, Rose si sta lasciando andare. Non vorrebbe farlo, ma non ha più forze, non c’è aria, non ci sono colori, non c’è speranza. In uno strano modo, la sensazione è quasi liberatoria, nonostante sia incredibilmente doloroso non riuscire a respirare sott’acqua. Rose ha spesso pensato alla morte, semplicemente non pensava che sarebbe avvenuta in quel modo.

Nel melmoso buio del lago, tuttavia, Rose nota un qualcosa, un qualcosa che avanza verso di lei. Inizialmente pensa che sia un tritone che sta tornando indietro; ma non è così, è il viso di Benjamin, è il corpo di Benjamin, è lui, e sta nuotando velocemente verso di lei. Rose lo vede avvicinarsi frettolosamente, nonostante l’acqua abbia ormai assunto un colore verdastro. Dopodiché, dopo aver visto il bellissimo volto del ragazzo, Rose perde definitivamente i sensi, lasciandosi andare in profondità.

Ben la afferra prepotentemente, e per lui è il dolore più grande che si possa provare. È come toccare un carbone ardente, è come non riuscire a respirare, è come scalare un monte portando con sé mille lame taglienti che si innestano nel nostro braccio.

Ben urla, urla dal dolore straziante, nell’acqua, ma non molla la presa, non lo farebbe mai. Continua, continua a portarla su, nonostante sia la cosa più difficile del mondo, nonostante lui stesso potrebbe morire a causa di questo; perché è così, si sente morire. Lo fa e basta.

Lo fa, e il percorso dura più di quanto durerebbe con un umano. Senza quel terribile fardello. La mano di Benjamin tocca finalmente il pontile, finalmente le sue urla prendono vita nell’aria.
Benjamin: AAAAAAAAAAH.
Benjamin porta su Rose, ed è come se fosse costretto a tirare su una varietà di lame ardenti che spingendo si infilano nella pelle. Una volta che, con fatica, è riuscito a sdraiarla sul pontile, si fa forza, e sale velocemente.

La guarda; non respira, è semplicemente lì, un corpo disteso su un pontile. Benjamin è nel panico.
Benjamin: Rose… Rose…
Non sa cosa fare, non sa cosa deve fare.
Benjamin: no… no, Rose…

Ma lo fa e basta, fa ciò che sente di fare. Velocemente spinge le mani contro il petto della ragazza, ormai non curante del dolore. Spinge con tutta la forza che ha. Poi si fa avanti, poggiando la sua bocca su di lei, ed è come come se la poggiasse sulle fiamme più calde di sempre, Benjamin continua ad urlare, straziato dal dolore, ma lo fa, continua a farlo; continua a spingere velocemente contro il suo petto, continua a farle la respirazione bocca a bocca, continua, continua e continua a ancora, imperterrito, fino a quando, finalmente, Rose non sputa acqua.

Quando Rose finalmente apre gli occhi completamente, dopo qualche secondo, il ragazzo si è ormai velocemente allontanato, assicurandosi, tuttavia, che prima si riprendesse.

Rose si tocca le labbra, le sente strane. Flash di ciò che è successo poco fa in acqua iniziano ad arrivare davanti ai suoi occhi.

Rose: Benjamin…

Fine Episodio.

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3 COMMENTS

  1. Ho iniziato da poco questo “telefilm su carta” – idea che oltretutto trovo geniale – e non riesco a capire il perché non cago minimamente la Benjamin/Rose mentre sto incominciando a shippare la Luke/Rose in una maniera al di fuori del normale, ergo: My heart screams otp!

  2. Questo telefilm su carta (che poi tanto carta non è) è bellissimo! I miei complimenti a Luigi, che ha una meravigliosa fantasia. So di essere in ritardo di un paio d’anni, perciò non so se queste mie osservazioni siano ancora utili, ma se non fosse per l’espressione “un qualcosa” ripetuta innumerevoli volte e tutti i riferimenti pop culture spesso forzati questa serie non avrebbe una pecca 🙂 ancora i miei complimenti!

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