Snowpiercer | Film vs serie tv

Tra le novità uscite a maggio di quest’anno su Netflix, Snowpiercer era forse una delle più attese. Ispirato dall’omonimo film diretto da Bong Joon-ho, che ricorderete come il regista pluripremiato agli Oscar di quest’anno per Parasite e che figura anche come executive producer di questa serie (probabilmente ulteriore motivo che ha suscitato interesse per la sua uscita), Snowpiercer è un nuovo adattamento che va a inserirsi nell’universo post-apocalittico creato originariamente da una serie di graphic novel a cui già Joon-ho si era ispirato per il suo lungometraggio del 2013: Le Transperceneige (trilogia pubblicata a partire dal 1982 a cui ha poi fatto seguito una saga prequel, anch’essa in tre parti).

Nel mondo che vediamo, la Terra ha subito una glaciazione estrema a causa degli effetti collaterali di un tentativo di bloccare il riscaldamento globale. Così come nel film, nella serie assistiamo al procedere della vita di tutti i giorni a bordo di questo treno a moto perpetuo, lo Snowpiercer appunto, progettato come una sorta di Arca che continua a girare intorno al globo senza sosta con a bordo poche migliaia di persone, gli unici superstiti della razza umana, nonché vagoni serra e altri per il bestiame. Quello che si viene a creare sul treno è un vero e proprio spaccato di umanità forzata a vivere confinata in condizioni estreme, cosa che porta, come in molte storie dalle premesse simili, alla nascita di conflitti, alleanze, ordini precari e rivoluzioni. Quella che nel film era però una narrazione focalizzata perlopiù sulla lotta di classe e sull’emancipazione degli abitanti del “fondo” dalle proprie misere condizioni (una storia che permette di affrontare in un certo modo anche temi attuali quali il cambiamento climatico, ovviamente, e la sovrappopolazione), nella serie viene approfondita e ampliata. Ma questo è chiaramente un elemento fisiologico del medium, che grazie a tempi più allungati rispetto a un film consente di concentrarsi anche su altri aspetti anziché dover andare “dritto al punto”, creando un intero mondo con tutti i suoi micro-dettagli, popolato da un gruppo più vasto di personaggi principali che impariamo a conoscere con il tempo.

Quindi vale la pena vedere la serie Snowpiercer se si è visto e amato l’omonimo film o si rimarrà delusi dalla visione? E se non si è mai visto il lungometraggio ma si è apprezzata la serie, è il caso o meno di dedicare del tempo a recuperare anche il primo?

SnowpiercerPer quanto mi riguarda li consiglierei entrambi in quanto opere a loro modo complementari: nonostante la serie possa essere a prima vista percepita come un reboot del film, si tratta in realtà di eventi ora inseriti nel canon dell’universo creato dalla graphic novel che semplicemente hanno luogo molti anni prima. All’inizio del film abbiamo infatti una chiara indicazione temporale: anno 2031, e ci viene detto che rispetto all’inizio della glaciazione ci troviamo circa quindici anni nel futuro. All’inizio del pilot della serie scopriamo invece che siamo circa all’inizio del settimo anno dalla partenza dello Snowpiercer, quindi in tempi precedenti. La trilogia originale della graphic novel invece si colloca a metà tra questi due prodotti.
Ovviamente nel film non c’è alcun accenno agli eventi della serie (per ovvie ragioni: il progetto non era neanche stato concepito), si accenna al fatto che la rivolta guidata da Curtis (Chris Evans) non sia la prima avvenuta a bordo del treno ma non sembra trasparire che nulla di estremo come ciò che Layton (Daveed Diggs) riesce a organizzare entro la fine della prima stagione della serie sia mai avvenuto. C’è da domandarsi poi se la presenza del personaggio di Ed Harris nel film debba indicarci un certo sviluppo (più specifico rispetto a quanto già suggerito dal cliffhanger del season finale e dall’aggiunta ufficiale al cast di Sean Bean per il prossimo anno, s’intende) per la prossima stagione della serie, già confermata dal network di produzione TNT, o se gli autori sceglieranno di “lasciare i binari” (ah ah) e distaccarsi drasticamente dal canone, anziché provare a continuare a creare punti di contatto tra le due trame.

Ho letto molto in giro riguardo i due prodotti a confronto e devo dire di non trovarmi d’accordo con chi ha affossato totalmente la serie rispetto al film: Snowpiercer di Bong Joon-ho aveva senz’altro dalla sua l’essere un prodotto audiovisivo abbastanza originale nel modo in cui sviluppa lo schema (questo non nuovo) di condizioni estreme (apocalisse zombie, isola deserta, astronave sperduta nello spazio ecc.) che permettono di analizzare l’evoluzione dei comportamenti umani come individui e come società all’interno di tali condizioni. Inoltre, dal punto di vista tecnico, regia e fotografia lo rendono piuttosto ben fatto (l’utilizzo delle luci è in effetti molto incisivo). Ma la serie, oltre a non avere a mio vedere nulla da invidiare a molte produzioni cinematografiche dal punto di vista tecnico, come detto ha dalla sua la possibilità di creare una narrativa più ampia e complessa. E trovo che ci sia riuscita realizzando un intreccio che, una volta stabilito il contatto dello spettatore con il contesto, tiene incollati allo schermo. Ho ad esempio apprezzato l’inserimento del caso di omicidio all’inizio, cosa che consente a Layton di “saltare” direttamente dal fondo del treno alla prima classe e muoversi poi da lì avanti e indietro tra le varie sezioni, creando una narrativa più movimentata rispetto a quella del film, in cui lo sviluppo è più “lineare” dal momento che seguiamo i ribelli nella loro risalita verso la locomotiva, attraversando i diversi ambienti uno dopo l’altro in un crescendo. Quest’ultima scelta ha sì un elemento di pathos più forte, ma trovo avrebbe funzionato meno bene in un telefilm, dove la suddivisione in diversi episodi avrebbe fatto perdere presto interesse per una “semplice” marcia di vagone in vagone.Snowpiercer Melanie Cavill Ben venga quindi l’inserimento di altre sottotrame quali, appunto, il caso di omicidio, il segreto di Melanie (Jennifer Connelly) e il capire chi sa davvero e chi sembra sapere ma in realtà non è parte del “complotto”, la vera funzione dei cassetti, oltre a un maggiore sviluppo di temi universali qui riportati in piccola scala che nel film rimangono per forza di cose meno approfonditi (il classismo e il gap sociale, le discriminazioni, la distribuzione delle risorse, le spinte reazionarie in risposta a politiche oligarchiche ecc.).

Un appunto che si potrebbe fare alla serie è forse dal punto di vista delle scenografie: mentre nel film per i diversi ambienti dello Snowpiercer (serra, centro benessere, prima classe ecc.) si è cercato di adattare ambienti che comunque all’apparenza rimangono chiaramente i vagoni di un treno, nella serie ci sono momenti in cui quasi dimentichiamo di essere su un mezzo in movimento se non fosse per il paesaggio che scorre dietro i finestrini (nelle aree in cui esistono finestrini!) e per il ronzio di sottofondo. La nightcar, ad esempio, sembra avere infiniti anfratti laterali, quasi come i vicoli di un quartiere cittadino. Capisco la necessità di creare spazi meno angusti per ragioni sceniche, ma anche nel film c’erano vari saliscendi… Questa piccola differenza scenografica a mio parere rischia di far perdere parte del senso di “claustrofobia” che la vita sullo Snowpiercer del film potrebbe causare ai passeggeri, potenzialmente persino a quelli avvolti dagli agi della prima classe: nella serie è solo nel fondo che vediamo condizioni di vita davvero miserevoli… cosa che comunque, probabilmente, voleva proprio essere il tratto da accentuare. Diciamo che le rare riprese dall’esterno (emblematico lo shot su cui si chiude la prima stagione, dove vediamo il treno a paragone con una figura umana) ci mostrano lo Snowpiercer della serie come un mezzo dalle dimensioni mastodontiche, quindi possiamo accettare questa scelta per le scenografie interne semplicemente sospendendo l’incredulità e dando per scontato che, oltre alla costruzione del treno, si sia provveduto anche a quella delle rotaie su cui sarebbe dovuta avvenire la rivoluzione dello stesso (con uno scarto decisamente maggiore rispetto a quello di un treno normale!).

Snowpiercer filmD’altro canto, un’altra differenza tra film e serie in cui secondo me vince la serie è il senso di “pressione” dall’esterno, cosa che contribuisce ad aumentare la percezione di pericolo e, in un certo senso, claustrofobia laddove le scenografie più ampie potrebbero invece ridurlo: nella serie viene spesso ribadita la temperatura esterna e in un paio di occasioni assistiamo al contatto diretto con tale gelo. Nella serie la rottura accidentale di un vetro comporta un danno irreparabile per l’intero ecosistema del mezzo in pochissimi istanti laddove nel film le fazioni opposte arrivano a spararsi da un vagone a un altro senza pensarci troppo; la punizione del braccio esposto al freddo esterno, vista anche nel film, sembra essere una crudele prassi nella serie laddove nel film l’altitudine a cui si trova in quel momento il treno viene menzionata come elemento che dovrebbe teoricamente velocizzare l’effetto della tortura. Ovviamente verso la fine del film arriveremo a scoprire le motivazioni narrative di questa differenza, ma da un punto di vista stilistico è innegabile che nel corso di una trama avere questo gelo così pressante ad avvolgere lo Snowpiercer dall’esterno crea un maggiore senso di prigionia (il che l’ha resa una visione tristemente adatta al periodo di lockdown in cui si è inserita l’uscita della serie su Netflix), mentre nel film a tratti si potrebbe pensare che il treno stia semplicemente attraversando un territorio artico e non un intero pianeta annientato da una glaciazione.

Detto questo, il punto di svolta narrativo/rivelazione a cui accennato poco fa rimane senz’altro uno dei miei momenti preferiti del film, che dopo l’istante di smarrimento [SPOILER se non si è visto il film: in seguito al deragliamento, quando per un attimo viene da chiedersi se i superstiti riusciranno davvero a sopravvivere fuori dal treno o se è stata una follia prematura /FINE SPOILER] termina brillantemente su una nota positiva (grazie a un’immagine a dir poco evocativa). Certo, su questo punto c’è da dire che la serie non si conclude in maniera analoga anche perché NON È ANCORA CONCLUSA: chissà per quante altre stagioni avremo modo di seguire le vicissitudini dei passeggeri dello Snowpiercer, e di conseguenza chissà se assisteremo a un congiungersi delle varie storyline di serie, film e graphic novel (e quindi a un certo punto una sorta di passo indietro e azzeramento dei risultati raggiunti finora dai protagonisti della serie?). È quindi presto per dire che non ci sono spiragli di speranza nelle fasi conclusive della serie, che d’altronde come già detto sembra voler affrontare molti temi diversi anziché la sola questione sociale e ambientale. Da parte mia, ben venga!

In conclusione ribadisco quindi che, se interessati alla visione, consiglierei di recuperare entrambi i prodotti. Riguardo all’ordine di visione, se non avete ancora visto nessuno dei due, mi sentirei di consigliare l’ordine di uscita (nonostante la cronologia della continuity suggerirebbe il contrario), guardando quindi prima il film per crearsi il contesto e poi immergendosi negli approfondimenti della serie.

Snowpiercer serie

Voi siete d’accordo? E se li avete visti entrambi, quale dei due prodotti vi è piaciuto di più e perché?

Aspetto di leggere tutte le vostre opinioni qui sotto nei commenti.
Alla prossima!

Alehttps://allroadsleadfrom.home.blog/
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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